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Il Mausoleo Nero: la recensione del secondo numero di Samuel Stern

Dopo l’esordio con Un nuovo incubo, Samuel Stern torna in edicola con il secondo numero, Il Mausoleo nero, proprio sul filo di lana del 2019. La serie di Bugs Comics è uno dei progetti di maggior interesse dell’anno appena terminato, una realtà controcorrente che nel periodo in cui anche nome storici come Bonelli sembrano cercare lontano dalle edicole nuovi mercati e punti di incontro con i lettori, torna invece nel tempio del fumetto più popolare, quell’edicola che per decenni ha decretato il successo di grandi personaggi del mondo delle nuvole parlanti.

Oltre l’incubo

Il Mausoleo Nero deve iniziare a mostrare ai lettori di Samuel Stern come il personaggio creato da Fumasoli e Filadoro abbia il carisma necessario per vincere questa sfida. I presupposti di Un nuovo incubo, al netto di alcuni aspetti da migliorare, erano incoraggianti, tanto che il primo impatto con l’esorcista scozzese ha spinto a tornare in edicola per il secondo albo, alla ricerca di una riconferma.

Pur essendosi divincolato dall’ingombrante ombra di altri fumetti horror (da Dylan Dog ad Outcast), Samuel Stern necessita di dare maggior consistenza alla sua struttura, aspetto di certo non pienamente raggiungibile al secondo numero, ma di cui si devono iniziare a vedere i primi tentativi. Il Mausoleo Nero riconferma come uno dei pilastri della serie sarà la città stessa in cui si muovono Samuel e Padre Duncan: Edimburgo.

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Non è un caso che il fulcro di questa seconda avventura del personaggio sia uno dei monumenti chiave della città scozzese: Il Mausoleo Nero. Luogo storico di Edimburgo, ospita i resti di uno dei personaggi più odiati della storia scozzese, Sir George Mackenzie, che fu artefice di una spietata repressione religiosa durante il regno di Carlo I, talmente esecrabile da fruttargli il soprannome di Bloody, Sanguinario. Come spesso accade per simili luoghi, sono nate diverse lugubri suggestioni popolari, che rendono il Mausoleo Nero un’attrazione per chi cerca non solo una testimonianza della storia passata, ma anche un brivido.

Che è il motivo per cui un gruppetto di visitatori decide di visitare Greyfriars Graveyard, il cimitero in cui non è presente solo il Mausoleo Nero, ma in cui riposano anche le vittime della violenta repressione di Bloody George Mackenzie. Dopo la visita a questa attrazione storica, i presenti iniziano ad esser vittime di eventi sovrannaturali e sanguinari, che portano Samuel e padre Donovan ad affrontare una minaccia inattesa.

Costruire il mondo di Samuel Stern

Il secondo numero di Samuel Stern tiene fede alla radice del personaggio, mantenendo centrale la visione delle possessioni offerte in Un nuovo incubo. Una simile continuità necessita comunque di una varietà di storie che non renda il tutto facilmente prevedibile, ma che sia, all’occorrenza, fuorviante per il lettore. Fumasoli e Filadoro imbastiscono l’avventura di Samuel come un giallo psicologico, forti dell’espediente della possessione come elemento radicato non tanto ad un contesto religioso, ma ad una predisposizione interiore. È un’impostazione quasi sociologica, che vede nel contesto sociale e nel vissuto delle potenziali vittime una delle cause scatenanti della possessione, o quantomeno una prima crepa nell’anima dell’individuo che consente l’ingresso dei demoni. In quest’ottica, Samuel e padre Donovan sono più dei profiler che non dei semplici esorcisti, dato che il loro intervento e il bandire il demone è il culmine di un’indagine che tiene conto principalmente dell’elemento umano.

In Il Mausoleo nero è interessante vedere come la possessione in Samuel Stern possa assumere anche diverse forme. Non è solamente una questione individuale, ma può apparentemente espandersi sino a coinvolgere anche più individui, come un’epidemia, che si insinua e lascia emergere il peggio dell’animo umano. Sviluppo interessante, che offre una varietà al contesto narrativo della serie che allontana il rischio di ripetitività.

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Fumasoli e Filadoro non sviluppano solo la concezione del paranormale, ma iniziano anche a dare corpo al mondo di Samuel Stern. In Il Mausoleo Nero compare anche un’altra figura della vita di Samuel, Penny, amica e proprietaria di un’officina in cui Samuel si rifugia definendolo ‘la sua versione del giardino zen’. L’amicizia tra i due sembra in fase di definizione, con Samuel più propenso ad esser un supporto per Penny che non ad aprirsi pienamente con lei. Scelta intelligente dei due autori, che mantengono quel senso di distacco e di difficoltà di Samuel a creare dei legami, una sua titubanza che aiuta a mantenere inalterato il mistero che avvolge il suo passato.

In Il Mausoleo Nero è, però viziato da un dettaglio che arriva propio sul finale. Come nel precedente episodio, la conclusione sembra esser guidata da una sorta di predestinazione, un epilogo inquietante che se da un lato può esser visto come la conferma della concezione della possessione tipica della serie, dall’altro rischia di divenire un elemento ripetitivo di Samuel Stern, minandone il valore. Non dimentichiamo, ovviamente, che siamo solo al secondo numero e queste considerazioni sono ipotesi che gli autori avranno modo di confutare con i prossimi numeri.

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Chi ha già mostrato di interpretare magnificamente il personaggio è Luca Lamberti. I suoi disegni per questo secondo numero di Samuel Stern sono ottimi, interpretano in ogni frangente le diverse tensioni narrative con precisione e offrono uno spaccato reale della vicenda. I volti sono espressivi, le espressioni veicolano al meglio lo spirito dei protagonisti. La ricerca del dettaglio è ben realizzata, trasmette con forza l’inquietudine della storia, con il giusto tocco di sofferenza e disperazione che servono per dare a Il Mausoleo nero la sua identità.

Conclusioni

Se Un nuovo incubo è stato un inzio promettente, Il Mausoleo nero è un secondo episodio che mostra come dietro l’idea di Samuel Stern ci sia un progetto ragionato e che può offrire molto. Pur non discostandosi troppo da una tradizione dell’horror già vista nell’ambito del fumetto, Samuel Stern ha la possibilità di mostrare una maggior personalità lavorando sulle proprie peculiarità (in primis, la visione unica della possessione) e su una più definita concezione dell’ambientazione. I presupposti ci sono tutti, due numeri non possono essere il metro di giudizio di una serie ancora agli esordi, ma con le prossime uscite Fumasoli e Filadoro hanno devono alzare ulteriormente il livello, puntando a personalità e definizione dell’ambientazione.

A veder quanto promette il numero di gennaio, Legione, si prospettano periodi interessanti per Samuel Stern.