Libri e Fumetti

La Strega della Vigna: la recensione


La Strega della Vigna
Genere
Fantasy
Autore
Luanne G. Smith
Editore
Armenia

Da Armenia, arriva un nuovo fantasy in cui magia e mistero si intrecciano in uno scenario inaspettato: un vigneto francese in cui si producono alcuni dei migliori vini della Provenza, segnato tuttavia da un’orribile maledizione. La Strega della Vigna, l’intrigante romanzo d’esordio di Luanne G. Smith, in cui gli amanti del magico mondo dell’occulto legato alla natura e ai suoi misteri si lasceranno di certo trasportare senza indugio.

Tra alti e bassi, gradite sorprese e piccoli inciampi, vi raccontiamo perchè vale la pena leggere La Strega della Vigna.

La Strega della Vigna

Da rana a… La Strega della Vigna

Elena Boureanu è una rana. O meglio, è una donna. E più nello specifico una strega delle vigne, ma le è stata scagliata contro una maledizione che l’ha trasformata in un anfibio, finché non riesce a escogitare una soluzione che le consente di riacquisire le sue sembianze umane. Seppur in pessime condizioni, torna a casa a Chàteau Renard, dove si trova l’amato vigneto in mezzo ai cui filari Elena è cresciuta. Qui ritrova la sua Grand Mére, ovvero la donna che le ha insegnato tutto ciò che sa sulla magia e l’arte della vinificazione, ma da lei apprende un fatto che la sconvolge: sono trascorsi ben sette anni da quando è scomparsa da Chàteau Renard, ovvero da quando è stata trasformata in una rana, ed Elena sa anche chi è il colpevole. Il suo (ormai ex) fidanzato Bastien Dumonde.

La giovane donna tuttavia riceve un’altra brutta sorpresa: Chàteau Renard è stato comprato da un avvocato non praticante che ha deciso di avviare la sua attività come vinicoltore proprio nella proprietà che Elena considera la sua casa. Il suo nome è Jean Paul e non vuole proprio saperne nulla di streghe, magia, o streghe e magie delle vigne. Per Jean Paul l’arte della produzione del vino si basa sulla scienza e i metodi razionali che possono essere misurati. Peccato, però, che dovrà affidarsi a Elena e ai suoi incantesimi se vorrà riportare in vita il vigneto, anch’esso vittima di una maledizione che sta facendo marcire le piante e i relativi frutti.

La Strega della Vigna

Elena e Jean Paul stringono quindi un patto: lei aiuterà l’avvocato a risanare la vigna e produrre il miglior vino della vallata, se lui le darà la possibilità di vivere ancora a Chàteau Renard, dove la strega ha intenzione di preparare al contempo la sua vendetta contro l’uomo che le ha rubato sette anni di vita. Al villaggio, intanto, numerosi animali vengono brutalmente uccisi e poi dissanguati e quando Elena si imbatterà nel macabro mistero scoprirà che in realtà questo è legato indissolubilmente a lei e a ciò che le è stato fatto sette anni prima.

La magia del vino

Una delle peculiarità che rendono La Strega della Vigna un romanzo fantasy originale, se confrontato con le altre opere dello stesso genere, è indubbiamente la sua ambientazione. Non siamo infatti in presenza di castelli medievali, foreste in cui si celebrano cerimonie druidiche o metropolitane in cui la magia viene esercitata negli ambienti underground. Chàteau Renard è un vigneto in una vallata francese, che già di per sè possiede un’aura di fascino naturale: un luogo che, attraverso le parole di Luanne G. Smith, immaginiamo come un panorama paesaggistico costellato di terrazzamenti e filari di vitigni, incantevole come solo gli scenari della Provenza sanno essere. Un luogo, insomma, che probabilmente non evocherebbe alla mente uno scenario entro cui possano muoversi delle streghe.

La Strega della Vigna

Invece la sinergia tra il contesto descritto e la trama che si dipana entro i suoi confini è davvero forte; la stessa vallata, con Chàteau Renard e il piccolo villaggio poco distante a fungere da ambientazioni principali, sono protagonisti carichi di un magico mistero, permeati da una sapienza antica legata indissolubilmente alla terra stessa e alla natura che la circonda. All’interno de La Strega della Vigna apprendiamo infatti che le streghe che abitano la vallata posseggono conoscenze profonde in grado di ribaltare a proprio favore (o a svantaggio della concorrenza) le sorti dei vigneti d’appartenenza. Non solo. Molti degli abitanti comuni, o come chiamati nel romanzo i “mortali”, sanno dell’esistenza delle streghe e del loro operato e accettano la loro presenza, accogliendola talvolta con benevolenza poiché portatrice di prosperità.

La sapienza magica alla base della produzione vinicola non è qualcosa di sotterraneo, undergound, e le streghe non sono viste come orribili creature da linciare o mandare al rogo, quanto depositarie di conoscenze indispensabili che altrimenti nessun’altro riuscirebbe ad applicare. L’atmosfera che si respira ne La Strega della Vigna è quindi quella di un luogo in cui lo stesso territorio è intriso di magia, pur con tutti i risvolti negativi che un uso improprio della stessa potrebbe portare; tuttavia è inevitabile lasciarsi trasportare nelle campagne di questa vallata francese, dove si custodiscono antichi e straordinari segreti.

Elena, strega eroina

In questo contesto Jean Paul gioca un ruolo fondamentale come primo elemento di “disturbo”. È un uomo pratico, che ripone una fede cieca nella scienza e nei fenomeni che possono essere spiegati razionalmente, perciò Elena è costretta a scontrarsi in un primo momento non solo con il suo scetticismo, ma anche con il timore che la sua natura di strega possa essere pericolosa. Elena sa ovviamente come accedere al mondo delle ombre per osservare i suoi nemici e conosce la ricetta per la preparazione di un veleno letale che intende applicare per uccidere il suo presunto aguzzino. Tuttavia è tutt’altro che pericolosa. Pur con i suoi sentimenti di vendetta, ritroviamo nella protagonista la figura di un’eroina pura, decisa a battersi per far valere la giustizia e andare a fondo anche alle questioni più pericolose con ogni mezzo.

La Strega della Vigna

La Strega della Vigna Elena Boureanu deve quindi scontrarsi anche con chi la accusa ingiustamente di un omicidio mai commesso e sfuggire alle istituzioni che vorrebbero imprigionarla (o addirittura condannarla a morte). Luanne G. Smith delinea però un personaggio che non lesina in coraggio e tiene incollati alle pagine grazie alla sua intraprendenza, che la conduce a capofitto in situazioni tanto spiacevoli quanto coinvolgenti per noi lettori che vorremmo scoprire come riuscirà a venirne a capo. La sua è una sete di giustizia che non riguarda solo sè stessa, per la terribile maledizione che le è stata lanciata, ma anche gli individui e le creature che vengono coinvolti dal passaggio dell’oscuro male che sta infestando la vallata.

Ecco perché può essere considerata una strega eroina e perché La Strega della Vigna risulta tanto appassionante. Se in un primo momento, infatti, possa sembrare di essere dinanzi ad una donna livida di rabbia e desiderosa di una tremenda vendetta nei confronti dell’uomo che l’ha tradita, scopriamo invece che Elena è una donna dalla personalità forte la cui intraprendenza e il cui coraggio risultano contagiosi persino per gli altri. Una piacevole sorpresa che fornisce un ulteriore motivo per immergersi nella lettura del romanzo edito da Armenia.

Francia mon amour

La Strega della Vigna di Luanne G. Smith non è un fantasy che pretende di porre sul piatto strane creature, magie lanciate con la sola forza delle mani, incantesimi per i quali basta pronunciare una semplice parola. È piuttosto una lettura leggera che basa la sua forza sul potere non solo dell’animo vigoroso della sua protagonista, ma anche della natura descritta. La magia di cui è fatto il mondo di questo romanzo attinge infatti ai semplici elementi che chiunque di noi potrebbe trovare in natura, o a oggetti di uso comune quali candele e stoppini, che combinati insieme possono dar vita a potenti incantesimi.

La Strega della Vigna

È sempre il territorio il vero protagonista, quindi, di questa narrazione che ci incanta una volta di più con la sua magia. Un territorio che si fa sentire anche nel linguaggio dei personaggi, i quali utilizzano sovente termini in francese volutamente non tradotti. Così ad esempio il vignaiolo è il vigneron, i fiammiferi sono gli allumettes, la carriola è la brouette e così via. Parole che costellano il racconto in maniera raffinata, senza apparire come uno scimmiottamento (avete presente quando i siciliani parlano nei film? Ecco, quello è uno scimmiottamento): i termini francesi che Smith inserisce nel suo romanzo caricano invece la narrazione di ulteriore fascino, posseggono essi stessi una sorta di magia in grado di calare maggiormente in lettore nei luoghi in cui si svolge l’azione.

Non manca l’elemento amoroso, che in puro stile français si allaccia alla tematica della cucina. Il cibo, come il vino, assume dei connotati sensuali, afrodisiaci, rappresentati soprattutto dalla presenza di una pasticceria (magica, anch’essa) in grado di realizzare dei lussuriosi dolcetti sulla base dei desideri amorosi di ciascuno. Anche in questo caso la narrazione non scade nel parodistico, ma diviene al contrario più piena e corposa, ricca di quel carattere che anche una parentesi romantica può conferire se ben gestita come in questo caso: mai stucchevole o sdolcinata, ma adulta e ricca di attesa.

Una trama che avrebbe potuto osare di più

Cosa si sarebbe potuto migliorare ne La Strega della Vigna? Probabilmente alcuni piccoli passaggi che avrebbero potuto creare più suspense nell’economia generale della narrazione. In certi punti, infatti, la trama risulta un po’ scontata, è facile intuire cosa accadrà dopo e chi ha mosso i fili che hanno condotto a determinate situazioni. Non ci addentriamo ulteriormente nel racconto per non cadere nello spoiler, tuttavia è a volte evidente chi potrebbe essere in realtà il cattivo, perciò il romanzo non è segnato da particolari plot twist che potrebbero lasciare i lettori sorpresi. Solo uno dei protagonisti porta su di sè il peso del dubbio da parte del lettore, che avrà modo solo alla fine di scoprirne le reali intenzioni, riuscendo a risollevare le sorti de La Strega della Vigna.

La Strega della Vigna

Le avventure di Elena Boureanu, comunque, sembrano non concludersi con questo primo volume, perciò ci chiediamo come proseguiranno in futuro nei romanzi di prossima uscita firmati dalla stessa autrice e quali saranno le vicende legate a questa strega tanto coraggiosa e al suo Chàteau Renard, il vigneto, la vallata francese e l’aura di magico mistero che permea queste terre. Attendiamo fiduciosi i sequel in arrivo da parte di Luanne G. Smith.

La Strega della Vigna


Un romanzo fantasy che ci conduce in luoghi mai visti prima, attraverso un'ambientazione originale come può essere un vigneto in una vallata francese. Un luogo ricco di natura e magia, che ben si accorda alla materia narrata, incantando e coinvolgendo il lettore, complice anche la coraggiosa e intraprendente protagonista Elena Boureanu: una strega eroina le cui avventure rappresentano una piacevole lettura. Una sola parola: magico.

Pro

  • Ambientazione originale e notevole;
  • Una lettura leggera, mai appesantita da troppi espedienti tipici del fantasy;
  • Un'eroina da ammirare, forte e sprezzante del pericolo;
  • Alcune delle magiche bellezze francesi in tutto il loro splendore

Contro

  • Talvolta la trama può risultare un po' prevedibile in alcuni punti