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Quarantine Prophets – Epifania: nascita di un nuovo universo

Declinare un medesimo concept narrativo in diversi linguaggi è uno sforzo titanico. La crossmedialità, per quanto ottimo strumento di approfondimento di un universo narrativo, richiede un controllo e una percezione capillare dell’ambientazione in cui si muovono molteplici storie, legate da una continuity che deve concorrere alla creazione di un universo coeso. Basterebbe citare l’esempio di Star Wars, capace di espandersi in diversi media (romanzi, fumetti, videogiochi), che a partire da Il Risveglio della Forza ha trovato nel Canon una direttrice narrativa che riconduce tutto in una dimensione coesa e coerente. Una caratteristica che si spera di vedere svilupparsi anche dal progetto editoriale avviato con Quarantine Prophets – Epifania, primo tassello di un universo crossmediale pronto a lanciarsi in altre direzioni.

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Una natura aperta che fa affidamento su Fabio Guaglione, co-creatore di Quarantine Prophets assieme a Luca Speranzoni e Giovanni Timpano. Guaglione ha già mostrato di vedere nella crossmedialità il futuro della sua narrazione, come ci ha testimoniato il suo precedente esperimento di Ride, sviluppatosi su più media: film, fumetto, romanzo e gioco da tavolo. Una molteplicità che andava a comporre un mosaico narrativo strutturato per avvolgere con un’avventura adrenalinica e intrigante, fornendo differenti punti di vista e consentendo al fruitore di godere appieno di questa storia e o di apprezzare solo le singole declinazioni del concept. Con Quarantine Prophets – Epifania, edito in volume da Panini, la sensazione è che Guaglione e sodali intendano spingersi oltre quanto di buono visto ai tempi di Ride.

Quarantine Prophets: l’alba di un nuovo universo

L’umanità si trova ad affrontare una malattia apparentemente incurabile, che sta sconvolgendo la società mondiale. Chi contrae questo morbo, l’Epifania, sviluppa una serie di incredibili poteri mentali, che li porta ad esser considerati come un pericolo per la razza umana. Indecisi tra il curare e lo sfruttare questi esseri mutati dal morbo, il governo il centro detentivo di Clearwell, dove i malati, una volta identificati, vengono condotti per essere curati. Ma non tutti vedono in questi malati un rischio, per alcuni i poteri da loro acquisti sono dei doni, che li renderebbero le nuove guida dell’umanità: i Profeti.

Come facilmente intuibile, per l’ordine costituito la comparsa di umani dotati di poteri mentali incredibili non è una minaccia da prendere a cuore leggero. Clearwell, universalmente presentato come un centro di cura, è stato ribattezzato il Pozzo, a indicare la sua vera natura di campo in internamento, dove i Profeti sono studiati. Un mondo lontano dal mondo, come scoprono presto Rob, Hailee e Arnon, tre nuovi internati del centro, protagonisti di Quarantine Prophets – Epifania.

Sono questi tre personaggi e i loro poteri a esser al centro del primo passo di questo universo crossmediale. L’idea di sviluppare un concept in una pluralità di dialettiche narrative è avvincente, in linea con quella che sembra essere una moderna tendenza. Dove sorgono le prime perplessità è nello spunto narrativo da cui prende vita il progetto capeggiato di Guaglione, che sembra essere privo di una propria identità, preferendo appoggiarsi a una serie di spunti che sono radicati nella cultura pop, dando vita a una sin troppo evidente vena citazionista.

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Sin dalle prime battute di Quarantine Prophets – Epifania si crea una onnipresente sensazione di deja vù nelle situazioni e nei tratti essenziali della storia. L’idea stessa di un potere mutante che si attiva in una fetta della popolazione richiama un concept narrativo che dalla comparsa degli X-Men è stato più volte sfruttato, per non dire abusato. La versione che ne offre Guaglione sembra trarre ispirazione da una queste innumerevoli iterazioni, ossia Rising Stars di Straczinky, recentemente rielaborato dallo stesso in Resistance. La sfiducia nel diverso, l’insorgere di una mutazione che causa poteri e il latente scontro tra le due diverse frange di umanità sono parte un archetipo narrativo che ha oramai fatto sicuramente presa sull’immaginario collettivo, al punto che viene da domandarsi quanto un universo narrativo basato sullo stesso debba faticare per evolversi senza venire costantemente offuscato dallo scomodo paragone con l’originale.

Ma va concesso a Quarantine Prophets – Epifania anche il non indifferente dettaglio di esser uno starting point. Il primo passo di un universo narrativo ha il compito di mostrare al fruitore quali saranno le basi su cui si baserà tutto lo sviluppo narrativo, cercando un’empatia che attiri. In quest’ottica, un concept narrativo rodato e noto è sicuramente uno strumento utile, a patto che il narratore, o i narratori nel nostro caso, sappiano cogliere il momento in cui emanciparsi da questa familiarità. Nel caso di Quarantine Prophets – Epifania, questa necessità si percepisce anche nella narrazione, che sembra essere influenzata da una serie di stereotipi che, per quanto inseriti con scaltrezza all’interno della scansione temporale della storia, risultano piuttosto evidenti nelle loro origini. Dalla dinamica tipica del prison drama stile Prison Break sino alla vena citazionista sfrenata che omaggia con sin troppa evidenza dei cult cinematografici come Robocop o Ghostbusters, Quarantine Prophets – Epifania lascia la sensazione che manchi il coraggio di affrontare una strada completamente nuova, preferendo percorre, almeno in prima battura, sentieri sicuri e familiari.

Un primo passo incerto

Una scelta che ha il vantaggio di trasmettere un senso di solidità del world building, basato essenzialmente su una serie di idee già presenti nel background del lettore, ma che rende potenzialmente complesso sviluppare un universo narrativo che sappia mostrare una propria identità. Bisogna comunque riconoscere a Quarantine Prophets – Epifania il merito di avere introdotto nella caratterizzazione dei personaggi alcuni tratti contemporanei, come la rilevanza dei social e delle loro dinamiche (Hailee), o la contrapposizione emotiva incarnata dalla figura del secondino Marc. Sono questi elementi di rottura con un’altrimenti troppo radicata tradizione narrativa che devono essere i veri punti saldi su cui costruire il complesso arazzo di questo nuovo universo narrativo, che dovrebbe comprendere anche i progetti Carisma e Carnivalia, ma che al momento, composto da Quarantine Prophets – Epifania e dal romanzo Quarantine Prophets – Futuro incerto, sembra afflitto da una timidezza che tradisce una mancanza di originalità, percepibile nonostante il ritmo sin troppo rapido di questo primo capitolo di Quarantine Prophets.

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Sensazione che viene attutita dal buon lavoro svolto dai due interpreti grafici di questo volume, Giovanni Timpano e Daniele Rudoni. Al netto di alcune imperfezioni, Timpano offre una prova convincente, soprattutto nella creazione e caratterizzazione di Clearwell, teatro principale della vicenda che il disegnatore rende subito centrale, con un design futuribile che aiuta a renderlo credibile agli occhi del lettore. La padronanza di Timpano della gabbia e della narrazione visiva si evince dalla gestione di punti di vista precisi, che aiutano a valorizzare non sole le scene d’azione, ma anche i dialoghi più pacati ed emotivi dei protagonisti, con una buona ritrattistica dei volti e della gestualità dei personaggi. Rudoni completa il tutto con una colorazione puntuale, particolarmente efficace all’interno di Clearwell, dove la presenza di confinamenti hi-tech e un’illuminazione artificiale particolare porta il colorista a dover studiare soluzioni ad hoc, che non mancano di deliziare l’occhio del lettore.

Il volume con cui Panini presenta Quarantine Prophets – Epifania è un cartonato semplice, privo di extra che invece avrebbero potuto offrire una maggior definizione della genesi dell’opera. Allo stato attuale, Quarantine Prophets è un progetto che ha ancora molto da dimostrare, iniziato con un primo passo non del tutto saldo che lascia più perplessità che sicurezze.

Quarantine Prophets – Epifania


Quarantine Prophets – Epifaniaha il non indifferente dettaglio di esser uno starting point. Il primo passo di un universo narrativo ha il compito di mostrare al fruitore quali saranno le basi su cui si baserà tutto lo sviluppo narrativo, cercando un’empatia che attiri. In quest’ottica, un concept narrativo rodato e noto è sicuramente uno strumento utile, a patto che il narratore, o i narratori nel nostro caso, sappiano cogliere il momento in cui emanciparsi da questa familiarità. Nel caso di Quarantine Prophets – Epifania, questa necessità si percepisce anche nella narrazione, che sembra essere influenzata da una serie di stereotipi

Pro

  • Storia dal ritmo rapido e scorrevole
  • Buona definizione del world building
  • Interessante il potenziale crossmediale

Contro

  • Privo di spunti davvero originali
  • Eccessivamente derivativo