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Ghostbusters: who you gonna call?

Usciva 34 anni fa Ghostbusters. La prima infatti si tenne a Los Angeles l’8 giugno del 1984: il film cult continua ad appassionare grandi e piccini.

Certe idee nascono per caso. Molti autori si appellano a questo dogma della creatività quando li si interroga sulla genesi delle loro creazioni, una facile scappatoia in alcuni casi, ma per certi capolavori quella che sembra una semplice è la pura e semplice verità. Se poi pensiamo agli ‘80, un decennio che ci ha consegnato alcuni dei più grandi successi del cinema come Blade Runner o The Blues Brothers, è facile capire come in questo maelstrom di creatività e follia nascessero continuamente nuove idee. Ed è proprio da una di queste schegge impazzite di genialità che prese vita uno dei film più celebri del periodo: Ghostbusters.

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Ghost smashers, a caccia di fantasmi

Solo a sentirlo nominare, Ghostbusters suscita la nostalgia degli amanti del film degli Acchiappafantasmi, cresciuti con il mito dei quattro folli scienziati che a bordo della loro assordante Ecto-1 sfrecciavano per una New York improvvisamente invasa dai fantasmi. Quello che oggi viene considerato un cult, fu l’epilogo di un’avventurosa realizzazione, fatta di intuizioni strabilianti, compromessi commerciali e la sicurezza di dare vita a una grande storia.

Il primo passo per la realizzazione di Ghostbusters venne compiuto quando Ivan Reitman, con i produttori Joe Mediuck e Michaal Gross, decisero di realizzare la trasposizione cinematografica di Guida Galattica per Autostoppisti, il celebre romanzo di Doug Adams. Per interpretare il protagonista Ford Perfect si pensò al comico Dan Aykroyd, noto per il suo ottimo lavoro nel Saturday Night Live e reduce dal successo di The Blues Brothers. Questa scelta fu la fine del progetto legato al romanzo di Adams e la fortuna per la nascita di Ghostbusters.

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Aykroyd, infatti, in quel periodo era particolarmente interessato al paranormale. Dopo aver vissuto in una casa in cui pare vivesse lo spirito di Cass Elliot, cantante dei The Mamas & The Papas, Aykroyd iniziò a nutrire un forte interesse per i fantasmi, ma questo era un dono di famiglia. Il suo bisnonno, Samuel Augustus Aykroyd, era uno studioso di spiritismo, al punto da creare gli Ayroidi, una congrega di studiosi del paranormale che cercavano di trovare prove dell’esistenze di fantasmi e altre creature paranormali. A dare ancora più forza a questa passione dell’attore, fu la lettura di saggi su fisica quantistica e parapsicologia, che lo portarono a ideare il soggetto di una versione comica di queste suggestioni, dal provvisorio titolo di Ghost Smashers.

Per Ghost Smashers, Aykroyd si era ispirato a celebri film del passato che avevano affrontato questo tema, tra cui Topolino e i fantasmi. L’attore aveva immaginato una storia molto più articolata di quella vista infine al cinema, in cui gli acchiappafantasmi avrebbero viaggiato anche nel tempo e in altre dimensioni. È con queste idee che Aykroyd si presentò a un incontro con Reitman e i produttori, convincendoli ad abbandonare il loro progetto per dedicarsi a questa sua strampalata idea. Quando venne dato il via libera al progetto, Reitman decise che per completare la sceneggiatura servisse l’aiuto di Harold Ramis, con cui aveva già collaborato per Animal House, con la convinzione che Ramis dovesse anche essere uno degli acchiappafantasmi.

Una volta che la Columbia diede ufficialmente mandato di avviare la produzione, Ramis e Aykroyd iniziarono a lavorare alla sceneggiatura, partendo dal soggetto di Aykroyd. Molte delle sue idee vennero cancellate o ridimensionate per venire incontro alle esigenze del budget previsto, che non poteva sostenere la folle idea di avere più di una squadra di acchiappafantasmi in azione contemporaneamente. In questa fase della scrittura vennero anche definiti i tratti essenziali dei personaggi, soprattutto in termini di design delle attrezzature ‘scientifiche’, che vennero affidate a Stephen Dane, esperto creatore di simili apparecchi per il cinema.

Dane realizzò i famosi zaini protonici e le trappole per catturare i fantasmi dopo avere sfogliato una rivisita di attrezzatura militare in cui venivano presentati nuovi modelli di lanciafiamme, da cui trasse l’ispirazione per i fucili protonici, e di vani per trasporto bombe che divennero il concept da cui furono sviluppate le trappole. Anche l’abbigliamento dei quattro Acchiappafantasmi venne modellato sullo stile militare, creando delle tute che riprendessero lo stile di quelle degli aviatori.

Tutto questo lavoro venne svolto nel giro di un anno, dati i ristretti tempi imposti dalla Columbia, ma quello che era noto come Ghost Smashers doveva ancora affrontare il suo primo, grande ostacolo: diventare Ghostbusters.

Da Ghost Smashers a Ghostbusters

Il titolo proposto da Aykroyd non convinceva la produzione, intenzionata a cercare un’alternativa che fosse più semplice e accattivante. La scelta ricadde su un termine classico, come Ghostbusters, ma questa decisione mise la Columbia di fronte a un’empasse: esistevano già i Ghostbusters. O meglio, i Ghost Busters, protagonisti di una sitcom degli anni ’70, che vedeva due uomini e un gorilla dare la caccia a fantasmi e mostri del calibro di Frankenstein, l’Olandese Volante o il Barone Rosso.

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Quando la Columbia decise di battezzare Ghostbusters il proprio film, per evitare possibili ripercussioni legali ottenne dalla Filmation, società detentrice dei diritti di The Ghost Busters, l’autorizzazione all’utilizzo del nome per il film. Un precedente che tornò utile quando sia la Columbia che la Filmation decisero di realizzare una serie animata ai rispettivi acchiappafantasmi: The Original Ghost Busters per Filmation e The Real Ghostbuster. Dove la Filmation puntava a identificare i propri cacciatori di fantasmi come quelli originali, la Columbia preferiva giocare su una maggiore importanza (real può essere tradotto anche come veri).

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Risolto anche questo inghippo, si dovevano scegliere i quattro eroici acchiappafantasmi. Quando Aykroyd aveva iniziato a sviluppare la sua idea, nella sua mente era ben chiara la composizione dell’insolita squadra che lo avrebbe affiancato: Eddie Murphy, John Candy e John Belushi. Questo dream team del paranormale, figlio di quel trampolino di lancio che era il Saturday Night Live, non si concretizzò mai per la prematura scomparsa di Belushi, mentre gli altri due attori, per quanto interessati a interpretare i ruoli proposti dovettero rifiutare per precedenti ingaggi: Candy per Splash – Una sirena a Manhattan, mentre Murphy stava per indossare i panni dell’insolito sbirro Axel Foley, il protagonista di Beverly Hills Cop.

Ghostbusters

A sostituire Muprhy fu chiamato Ernie Hudson, che dovette pagare lo scotto interpretando un Winston Zemorde dall’importanza visibilmente ridotta. Nella prima stesura della sceneggiatura, infatti, l’acchiappafantasmi di colore aveva maggior minutaggio, che veniva utilizzato per raccontare il suo passato da veterano ed ex-paramedico. Il background di Winston non venne del tutto dimenticato, venendo utilizzato come soggetto per uno degli episodi della serie animata, The Real Ghostbusters.

Per dare volto a Egon Spengler, dopo una serie di casting fallimentari che videro attori di grande fama (Christopher Walken, John Lightgow, Jeff Goldblum e Christopher Lloyd), alla fine venne convito Harold Ramis, che sin dall’inizio aveva tentato di defilarsi da questo ruolo. Eppure, alla fine accettò, imponendo come condizione di aggiungere al suo personaggio un tono erudito, che lo portò a trasformare la sua passione per la storia antica, in particolare quella babilonese, in uno dei punti essenziali della storia: l’evocazione di un dio sumero, Gozer. Il personaggio di Egon deve il suo nome a un compagno di scuole di Ramis, Egon Donsbeck, studente ungherese parte di un programmo di scambio culturale, e al filosofo tedesco Owald Spengler.

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Alla morte di Belushi, per il ruolo di Venkman inizialmente si pensò a Steve Guttemberg, che preferì diventare una recluta delle forze dell’ordine interpretando Carey Mahoney in Scuola di Polizia. Una rinuncia che aprì le porte a Bill Murray, spalleggiato da Aykroyd che lo aveva già affiancato durante alcune gag al Saturday Night Live. Ancora una volta, il caso riservò a Ghostbusters una mano vincente, visto che la vena comica di Murray diede il meglio durante la lavorazione del film. La leggenda vuole che nemmeno una delle scene del film andò come inizialmente prevista, considerato che l’improvvisazione divenne la regola sul set. Un dogma che diede vita ad alcune scene più riuscite del film, come l’incrociare i flussi durante lo scontro con Gozer.

Per il ruolo di Dana Barret, Sigourney Weaver si presentò al provino con la speranza di poter interpretare un personaggio comico che la allontanasse dall’eroina sci-fi di Alien, Ellen Ripley. A convincere la produzione ad affidarle il ruolo fu la sua improvvisazione durante il provino, quando soprese tutti interpretato uno dei cani demoniaci di Gozer, con tanto di ringhi e versi assortiti.

Ghostbusters, segnali di un mito

Ghostbusters è ancora oggi adorato per alcuni dei suoi tratti distintivi, che hanno contribuito a rendere questo film uno dei cult del periodo. Parte di questo fascino è l’aver reso New York una dei protagonisti di questa storia, sfruttando al meglio le ambientazioni offerte da Manhattan, come la leggendaria base dei Ghostbusters, una vera e propria caserma dei pompieri newyorkesi, sede della 8th Hook & Ladder, i cui esterni divennero l’inconfondibile sede degli acchiappafantasmi, mentre gli interni appartenevano a un edificio analogo di Los Angeles, che venne riutilizzato anche per un altro cult del periodo, Grosso guaio a China Town.

Ma come non ricordare Slimer, il primo fantasma catturato dai Ghostbusters? Inizialmente, lo spettro non era pensato per essere una delle figure principali del film, e la sua creazione fu quasi uno scherzo, tanto che il fantasma venne inizialmente chiamato per scherno Onion Head, a ribadire il fastidioso odore del materiale di cui era fatto. Solo Aykroyd lo chiamava diversamente, riferendosi a lui come Bluto, in omaggio al personaggio interpretato dal defunto amico John Belushi in Animal House. Il nome Slimer, in realtà, non viene mai menzionato nel film, ma è compare nella serie animata, dopo che il successo del fantasma convinse i produttori a renderlo una figura ricorrente nella vita dei Ghostbusters.

Immancabile compagna di avventure dei Ghosbusters è la leggendaria Ecto-1, l’auto con i quattro acchiappafantasmi scorrazzavano per New York a sirene spiegate. La macchina con cui venne realizzata la Ecto-1 era una Cadillac Miller-Meteor Combo del 1959, una vettura rivoluzionaria del segmento ‘combination car’, ovvero automobili che erano assemblate su appositi chassis allungati in modo da essere impiegato come autoambulanze, carri funebri o limousine. Per Ghostbusters, data la natura particolare del mezzo, venne trovato un solo esemplare, che svolse egregiamente il suo lavoro, registrando solamente un guasto meccanico che non ritardò la lavorazione del film, visto che avvenne al termine delle riprese. Per la sua inconfondibile sirena, Richard Beggs, sound designer del film, campionò il ringhio di un leopardo, elaborandolo poi analogicamente.

Fantasmi e tribunali

Una produzione come Ghostbusters poteva evitare di finire in tribunale? Ovviamente no, e furono proprio due dei tratti più iconici della pellicola a portare il film nelle aule giudiziarie.

Il logo degli acchiappafantasmi venne realizzato dal produttore esecutivo Michael Gross e da un amico di Aykroyd, John Daveiks. Nel creare il simbolo, si cercò di non renderlo troppo simile a Fatso, uno dei personaggi di Casper, fumetto della Harvey Comics, che alla fine pensò bene di intentare causa alla Columbia ritenendo che il logo dei Ghostbusters fosse troppo simile al proprio fantasma, perdendo però il contenzioso. Rimasto senza nome per anni, lo spettro racchiuso nel divieto ‘no-ghost’ dei Ghostbuster è stato battezzato Mooglie nel 2016 da Paul Feig, regista del remake al femminile del film.

Meno fortunato è stato Ray Parker Jr., autore del celebre tema dei Ghostbusters. In prima battuta, si era interpellato Huey Lewis, che rifiutò in quanto già all’opera per la colonna sonora di Ritorno al Futuro. Parker Jr. lavorò rapidamente a una canzone, la celebre Who you gonna call?, registrandola usando come coriste la sua fidanzata e alcune sue amiche. Quando la canzone divenne un tormentone, Huey Lewis citò in giudizio Parker Jr. in quanto il suo brano era molto simile a I Want a New Drug, canzone di Lewis che inizialmente era stata richiesta dalla produzione di Ghostbusters come parte della propria colonna sonora. Il tutto si risolse con un accordo riservato tra Parker Jr e Lewis, che vedeva la vittoria di quest’ultimo. Quando anni dopo Lewis rivelò in un’intervista questo dettaglio, Parker Jr non perse occasione di citarlo per violazione degli accordi di riservatezza.

Ghostbusters: un cult immortale

Ghostbusters fu un vero e proprio fenomeno. Per la campagna pubblicitaria non si badò a spese, venne addirittura creato un vero numero telefonico per i Ghostbuster, che comparve anche nel film, e che prevedeva una risposta preregistrata da Murray e Aykroyd in cui avvisavano che gli acchiappafantasmi erano in missione. Il numero ricevette un milione di telefonate in meno di due mesi, a dimostrazione dell’impatto del film.

Per girare questo cult, la zona intorno a Central Park venne praticamente blindata, aumentando l’interesse della gente e focalizzando l’attenzione su questa produzione. Quando arrivavano delle lamentele, gli addetti del set dicevano che stavano lavorando a un film di Francis Ford Coppola, ma questo piccolo stratagemma non impedì a un newyorkese particolarmente acuto di cogliere la verità. D’altronde, se sei Isaac Asimov non è facile ingannarti, ma apparentemente chiudere l’accesso alle tue strade solite è un motivo sufficiente a farti arrabbiare, visto che il popolare scrittore si lamentò dei disagi. Una lamentela che durò pochissimo, quando Bill Murray riuscì a placarlo rivelandosi un suo grandissimo fan.

The Real Ghostbusters

L’impatto culturale di Ghostbusters è ancora oggi una delle punte di diamante della pop culture, tanto di venire inserite all’interno della National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti nel 2015. Dall’uscita del primo film, cui seguirono un sequel non pienamente riuscito e una serie animata, i quattro acchiappafantasmi sono divenuti un simbolo di questo decennio cinematografico, spinti da un merchandising impeccabile, come le Reebok a tema, e che ha mantenuto vivo l’interesse per  Ghostbusters, che costato 32 milioni di dollari ne fruttò quasi 300 milioni, diventando il film dell’anno per il 1984. Il film di Reitman è stato citato in diverse opere che trattano di questo periodo, non ultimo Stranger Things, e il suo successo ha fatto sì che per anni si chiedesse a gran voce un terzo capitolo, un desiderio che finalmente potrebbe avverarsi con Ghosbusters: Legacy.

Grazie a Ghostbusters e a questi quattro squinternati scienziati, il mondo del cinema ha avuto modo di unire comicità e paranormale, dando vita un mito immortale che ha segnato profondamente il nostro immaginario, mostrandoci come affrontare i fantasmi con il sorriso ma soprattutto insegnandoci che se una divinità sumera ci chiede se siamo un dio, è meglio rispondere di sì.

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