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Scatole Nere: viaggio al centro delle paure del domani

Una famiglia separata, costretta a vivere in settori lontani di un mondo afflitto da una malattia inarrestabile che ha completamente stravolto la società. Poche parole che potrebbero descrivere una situazione reale tipici degli ultimi mesi, dove la pandemia ha spesso imposto condizioni simili, ma che è ora la base narrativa di Scatole Nere, romanzo di esordio di Matteo Romiti, pubblicato da Mondadori. Scegliere di cimentarsi con una trama che affondi in una recente sensazione di disagio le proprie radici non è semplice, eppure Romiti, psicologo e psicoterapeuta, ha scelto di utilizzare questo vissuto concreto per dare vita a una storia dai tratti angoscianti e disturbanti, perfetta nel rendere questa sua visione.

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A sostenere Scatole nere è l’impronta narrativa dal vago sapore fantascientifico, che si avvicina a un tema caro a una certa branca della sci-fi, dove malattie e epidemie hanno dato a mondi disperati. Un filone letterario che può vantare cult come Io sono leggenda di Matheson in campo letterario, offrendoci al cinema gli angoscianti domani de I figli degli uomini o L’esercito delle dodici scimmie. Inserendosi in questa tradizione narrativa, Romiti ha scelto di focalizzare la propria attenzione su una compagine di anime costrette a fronteggiare la vita in una realtà avulsa e gelida.

Scatole nere: prigionieri della propria mente

Ambientato in un domani inquietantemente prossimo, Scatole nere ci porta in un mondo costretto a fronteggiare un’epidemia, apparentemente inarrestabile. Una realtà cinica e spietata, in cui l’umanità viene spogliata di ipocrisie e maschere per fare emergere la propria natura, mostruosa o disperata che sia. Una condizione che rivediamo anche nel mondo circostante, grigio e freddo, in cui gli ospedali smettono di esser luoghi di cura per divenire purgatori in cui vengono relegati i malati, in attesa della loro guarigioni o della loro morte. Un radicale cambio di prospettiva che porta alla nascita di nuovi costumi, di un diverso rapporto con la morte e la sua accettazione.

A muoversi in questo mondo algiso sono quattro personaggi, interpreti suggestivi del dramma presentato da Matteo Romiti. Apre idealmente il romanzo un padre disperato, che vorrebbe riavere i suoi figli, portati via dal governo quando la moglie è stata rinchiusa in un ospedale, dopo aver contratto la malattia.  A lui si avvicina una donna che si finge inizialmente la moglie, giurando di aver preso l’impegno con la consorte di prendersi cura di lui e dei suoi figli, visto che lei non lascerà mai l’ospedale in cui è rinchiusa. Ma che segreti nasconde questa sconosciuta, che parla con un misterioso interlocutore e che sembra afflitta da una sorta di malanno che le fa crescere delle spine nel corpo?

E’ questa figura disturbante il trait d’union tra i protagonisti che susseguono al disperato padre: una donna che intraprende un vero e proprio calvario pur di salvare una figlia fragile e apparentemente inadattato a questo mondo spietato e un medico che dietro la sua aura da salvatore nasconde segreti orrendi e inconfessabili. Anche loro avranno modo di interagire con la donna, che attraversa questo mondo diviso in settori seguendo una propria agenda.

Scatole Nere, a ben vedere, sembra rifarsi più agli pseudomondi di Dick, basti pensare a Ubik, o alla letteratura weird che non a una fantascienza distopica. Gli espedienti narrativi della malattia e del futuro, infatti, non mutano drasticamente il mondo come lo percepiamo attualmente, ma gli conferiscono un’identità specifica, perfetta per accogliere queste anime disperate. Scatole nere, infatti, giova della costruzione di un mondo credibile, caratterizzato non tramite lunghe descrizioni o dialoghi forzati, ma nel racconto di piccole consuetudini individuali, un rituale quotidiano non lontano dalle nostre abitudini che ci consente di empatizzare con i protagonisti.

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Romiti, forte della sua preparazione, riesce a dipingere con particolare attenzione le tensioni emotive dei protagonisti. Il depersonalizzarli non fornendo nomi ma descrivendone angosce e pensieri è una felice intuizione per dare al lettore un ruolo attivo nella lettura, portandolo a porsi interrogativi sulle loro esistenze, scavando all’interno della complessa costruzione narrativa di Romiti i dettagli che consentano di dare loro un volto. Per raggiungere questa sinergia, Romiti si addentra in una scrittura a tratti opprimente opprimente, che trasmette la pesantezza dell’animo dei protagonisti, rendendo Scatole nere una lettura non leggera e di svago, ma che richiede un certo impegno dal lettore.

Un esordio promettente

Un approccio interessante, che porta anche a porsi quesito: cosa sono le scatole a cui fare riferimento il titolo? Potrebbero essere i soffocanti ambienti in cui muovono i protagonisti, o i settori in cui è suddiviso questo mondo grigio e spietato. Man mano che si prosegue la lettura, la sensazione è che queste scatole siano in realtà le menti dei protagonisti, rinchiusi all’interno di prigioni invisibili, confinati da angosce interiori e paure scaturite dal vivere in questo mondo odioso. Un ritratto mentale dei personaggi avvincente e minuzioso, una valorizzazione delle loro idiosincrasie e delle loro esasperazioni che Romiti padroneggia con maestria, andando a creare delle condizioni mentali precarie che portano alla definizione di una realtà malata e ostica, in cui si muovono queste personalità travagliate e disperate.

Come dicevamo, non una lettura leggera e spensierata. Romiti vuole indagare a fondo nella psiche dei suoi personaggi, vuole scardinare le chiusure delle loro scatole mentali, lasciando emergere tutte le loro fobie e angosce, presentandoci degli esseri umani pesantemente condizionati dal mondo che li circonda. Inevitabilmente, alcuni passaggi di Scatole nere risultano, lenti e faticosi, ma è una caratteristica inevitabile di questo romanzo. Come il suo essere privo di una direzione narrativa univoca, ma aprendosi a una narrazione dinamica, ciclica, in cui le diverse parti in cui è suddiviso non siano pubblicati secondo un ordine cronologico immutabile, lasciando al lettore la sensazione che l’ordine di lettura potrebbe variare tranquillamente senza privare Scatole nere della sua potenza.

Parliamo di potenza perché Romiti ha dato viata a un romanzo interessante, dando al suo esordio un fascino particolare. La sua scrittura veicola al meglio disagio e confusione interiore, ci offre dei personaggi fittizi che mostrano un’umanità autentica, rendendo quasi difficile credere che quanto raccontato non sia reale. L’ansia e la paura dei personaggi diventano nostre, ci legano a questi scampoli di umanità spezzata, rendendoli affascinanti e invitandoci ad addentrarci nei loro pensieri. Un’offerta che viene rappresentata alla perfezione dalla fotografia usata sulla sovraccoperta, opera di Matjaz Tancic, in cui si ha la sensazione di entrare in un’oscurità interiore.

Scatole Nere


"Scatole Nere" è un thriller psicologico, una storia di fantascienza distopica, un romanzo di scissione e ricomposizione inconsueto e inquietante. Il racconto scurissimo di come quello che viviamo determina in modo incontrollabile ciò che diventeremo, una polaroid in fase di sviluppo su dove potremmo fatalmente andare, ogni giorno di più. In un futuro non lontano, in un tratto di terra indefinibile, l'umanità fa i conti con un giro di vite che l'ha costretta in settori presidiati e sotto embargo.

Pro

  • Concept interessante e ben gestito
  • Definizione psicologica dei personaggi avvincente
  • Distrubante e angosciante al punto giusto

Contro

  • Non adatto a chi cerca letture leggere