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Ritratto di Philip Dick a 90 anni dalla sua nascita

Il 16 dicembre 1928 nasceva Philip Kindred Dick, uno degli scrittori più importanti del ventesimo secolo – nonché uno tra gli autori più amati in assoluto dagli appassionati di fantascienza in tutto il mondo.

Secondo quanto riporta Wikipedia, pubblicò 44 romanzi e 121 racconti, oltre ad alcuni saggi. Una mole di materiale enorme, a cui andrebbero aggiunti alcuni testi mai finiti e le trascrizioni di conferenze e interviste. Iniziò a pubblicare nel 1951, solo tre anni dopo che George Orwell aveva sconvolto il mondo con 1984.

A lui dobbiamo gioielli come Ubik, La Svastica sul Sole o Ma gli androidi sognano pecore elettriche. E sono altrettanto belli molti dei suoi numerosi racconti brevi, raccolti in diverse antologie. Il suo lavoro ispirò (tra i molti) anche il cult movie Blade Runner, a cui collaborò personalmente. Purtroppo Dick morì pochi mesi prima che il film arrivasse nelle sale, nel 1982.

Oltre al famoso film diretto da Ridley Scott, sono moltissime le opere cinematografiche e televisive ispirate al lavoro di Philip K. Dick: Minority Report, A Scanner Darly, Total Recall, Impostor e molti altri. Si tratta in genere di adattamenti più o meno riusciti, a parte A Scanner Darkly, che è un coraggioso adattamento filologico. Il più recente è la serie TV L’uomo nell’alto castello prodotta da Amazon, piuttosto buona, ma non particolarmente fedele al libro a cui si ispira.

Philip K. Dick

Insomma, forse per fama Dick non può uguagliare Isaac Asimov o Arthur C. Clarke o Frank Herbert. Ma l’impatto e l’eredità del suo lavoro hanno un peso anche maggiore nella letteratura e nella cultura del XX e del XXI secolo.

Una vita complessa

Dick cresce con la madre Dorothy, e mostra i primi interessi per la fantascienza intorno ai dieci anni. Curiosamente fa le superiori a Berkeley insieme a Ursula K. LeGuin, anche lei importante autrice di fantascienza (La Saga di Terramare, I reietti dell’altro pianeta) – pare che i due all’epoca non si conoscano. Frequenta l’università nella stessa città per un anno, durante il quale si avvicina a discipline che lo affascineranno per tutta la vita e che riporterà nelle sue opere: filosofia, psicologia e storia in particolare.

È in questi anni che comincia a maturare una sua visione della realtà come concetto filosoficamente incompleto; è probabilmente nella lettura di Platone che inizia la visione dickiana, che ha poi portato a realtà multiple nelle sue opere, spesso interne alla psiche dei personaggi. Sempre in questi anni, tuttavia, cominciavano a manifestarsi alcuni problemi di ansia. La vita dell’uomo cominciava a farsi difficile, mentre quella dello scrittore si avviava a una produzione sconfinata e quasi ossessiva.

Svolse diversi mestieri fino al 1951, anno in cui pubblicò il suo primo racconto e decise di diventare uno scrittore a tempo pieno. Quattro anni dopo pubblica il suo primo romanzo, Solar Lottery, pubblicato tre anni dopo in Italia con il titolo Il Disco di Fiamma e Lotteria dello Spazio.

La scelta di Dick fu coraggiosa e ne pagò le conseguenze. Per quasi tutta la sua vita ebbe problemi economici anche gravi, e vincere il Premio Hugo nel 1963 per La Svastica sul Sole non fu di grande aiuto per la sua situazione finanziaria. Fu più rilevante il sostegno di altri, in particolare quello dello scrittore Robert A. Heinlein; nonostante l’incolmabile distanza ideologica tra i due, Heinlein riconosceva l’immensa qualità del lavoro di Dick e si impegnò personalmente nel sostenerlo finanziariamente.

Le difficoltà finanziarie si aggiungevano all’instabilità emotiva mai superata. Negli anni ’60 Dick inizia ad assumere droghe e diventa dipendente, ma almeno in parte è proprio a questa dipendenza a cui si deve l’abbondanza della sua produzione. Presto arriva anche il fallimento del primo matrimonio, e la situazione precipita velocemente fino al 1972, anno in cui tenta il suicidio. Negli anni successivi arrivano le allucinazioni, non necessariamente dovute all’uso di droghe; raccontò di aver vissuto la vita di un certo Thomas, un cristiano perseguitato dai Romani duemila anni fa. Philip Dick sviluppa anche tendenze paranoidi, che lo spingono al punto da sporgere denunce allucinate all’FBI. È un’epoca molto cupa della sua vita, che Dick ha riportato in uno dei suoi romanzi più simbolici, A Scanner Darkly, pubblicato nel 1977.

Uomo e autore, una cosa sola

Se per alcuni autori è relativamente semplice separare vita e opere, nel caso di Philip K. Dick è un’operazione quasi impossibile. La sua narrativa è sempre un riflesso delle sue vicissitudini personali, seppure non siano molti i testi che si potrebbero etichettare come autobiografici. E i temi dickiani principali sono anche le inquietudini dell’uomo, i dubbi che lo tormentavano e i demoni che non lo lasciavano riposare.

Spesso i suoi personaggi scoprono che la realtà non ciò che credevano, e che esiste una qualche forza esterna che modifica la loro percezione. Difficile non vederci le tendenze paranoiche dell’autore, che pure è riuscito a controllarle dando vita a narrazioni e personaggi del tutto coerenti (quasi sempre). Le sue storie sono popolate di persone comuni, quasi sempre, che si trovano a scoprire un mondo più grande, più complesso e più spaventoso.

Letture consigliate

  1. Carlo Pagetti, Il senso del futuro. La fantascienza nella letteratura americana
  2. Anthony Peake, Philip K. Dick: L’uomo che ricordava il futuro
  3. Tessa B. Dick, La mia vita con Philip Kindred Dick

E se la realtà è discutibile, cangiante, lo è anche la natura umana. Fu lo stesso Dick ad affermare che a muovere il suo lavoro, tra le altre cose, era la domanda “che cosa costituisce l’autentico essere umano”. Questione che, naturalmente, ha elaborato in Ma gli Androidi sognano pecore elettriche.

Problemi di stabilità mentale, abuso di droghe, difficoltà finanziarie e relazioni tormentate sono tanto comuni nella letteratura di Philip Dick quanto nella sua vita personale.

L’eredità di Philip K. Dick

La produzione di questo autore è enorme, così come il numero di studiosi che l’hanno esaminata dettagliatamente, per poi eleggerla a simbolo della letteratura americana del ventesimo secolo ed epifania della fantascienza.

Non si contano gli adattamenti cinematografici e televisivi del lavoro di Philip Dick, dai cult come Blade Runner e Screamers (che di dickiano ha ben poco a dire il vero), e gioielli poco noti come A Scanner Darkly. Ancora più importante, la visione dickiana, quella di realtà molteplici di protagonisti sempre in bilico tra lo scoprire una grande Verità e l’affondare in una crisi psicotica, si ritrova in molta narrativa che ufficialmente non ha nulla a che vedere con questo autore.

In effetti, forse il film più dickiano che si possa citare è The Truman Show, e il suo “fratello minore” Ed TV. E ancora Existenz, Fight Club, Abre los Ojos, Mullholand Drive e molti altri forse non sarebbero mai esisti senza la profonda, indelebile influenza di Dick.

E naturalmente molta della fantascienza contemporanea, probabilmente tutta, è in debito con Philip Dick. Tutto il filone del cyberpunk, a partire dai suoi inventori William Gibson e Bruce Sterling, mentre autori come Cory Doctorow creano una fantascienza che trasforma il presente in allucinante distopie, stilisticamente divise tra Dick e autori come Orwell o Bradbury. La fantascienza cinese e la climate fiction, protagonisti del presente, similmente portano i segni (o forse sarebbe più opportuno dire le stimmate) di Philip K. Dick.

Oggi avrebbe compiuto novant’anni, e non possiamo che ringraziarlo per la bellezza e la profondità che ha donato al genere umano. E fargli gli auguri, naturalmente.