Cinema e Serie TV

The Haunting of Bly Manor e l’horror gotico di Henry James

The Haunting of Hill House sta a Shirley Jackson come The Haunting of Bly Manor sta a Henry James, si potrebbe asserire sbrigativamente. In parte è così, ma sarebbe sin troppo semplicistico fare quest’associazione al fine di ricavarne la giusta proporzione, perché in verità la seconda stagione della serie horror ideata dal prolifico Mike Flanagan vuole essere di più ampio respiro rispetto a quanto fatto in passato. L’idea dell’associazione logica nasce dal fatto che la prima stagione era interamente basata sull’omonimo e iconico romanzo gotico della tormentata scrittrice americana, mentre The Haunting of Bly Manor prende come fonte d’ispirazione principale un altro classico della letteratura di fine ‘800: Il Giro di Vite, considerato in maniera unanime un caposaldo della letteratura di genere e una delle storie di fantasmi più influenti e importanti del periodo, capace di tracciare salde linee guide per tutti i romanzieri che si sono fino a oggi cimentati in racconti dalle atmosfere terrorizzanti.

Non solo Il Giro di Vite

Mike Flanagan ha costruito un’intera carriera sul suo modo particolare di fare cinema horror e sulla sua forte propensione ad adattare le opere letterarie di genere, incontrando a più riprese anche l’approvazione del sommo Stephen King. La collaborazione col Re del Brivido ha dato vita alle fedeli trasposizioni de Il Gioco di Gerald e di Doctor Sleep, il tanto discusso sequel di Shining che seguiva le orme di un Danny Torrance ormai cresciuto e in perpetua lotta coi fantasmi del passato e coi traumi di un’infanzia traviata dal padre abusivo. In odore di rinnovo per una nuova collaborazione con King, che vedrà tra gli altri anche Revival arrivare nelle sale, Flanagan continua a lavorare al suo progetto su Netflix con la volontà di ampliare lo spettro narrativo dell’idea primigenia alla base della serie: uno show con stagioni auto-conclusive che si ispirano alle migliori storie di fantasmi della letteratura.

The Haunting of Hill House, benché avesse un solo romanzo come luce guida, ricorreva ad alcuni salti temporali che potevano creare un po’ di confusione, se s’incappava in una perdita saltuaria del filo del racconto. Ciò non accadeva invece nello scritto originale di Shirley Jackson, che al contrario creava terribili suggestioni e atmosfere raggelanti mentre disseminava il racconto di particolari in grado di farci comprendere come si sarebbe svolta la vicenda. E nonostante lasciasse aperte le porte a diverse interpretazioni sulla possibilità che gli orrori della mente avessero il sopravvento su quelli reali, non c’era mai un gioco di sottrazione della narrativa che appesantisse il processo di assimilazione da parte del lettore.

Flanagan invece lo fa spesso anche con altre sue opere, e si può affermare senza timore di essere smentiti che è uno dei lietmotiv della sua poetica del terrore. In The Haunting of Bly Manor la vicenda potrebbe diventare ancora più interessante (e anche più ingarbugliata), perché secondo quanto ammesso dallo stesso regista, che non dirigerà tutti gli episodi, non c’è solo Il Giro di Vite a sorreggere la struttura narrativa di questa seconda stagione. Uno dei motivi è che “Non si potrà fare di certo meglio di quanto fatto da The Innocent” (Suspense, da noi, film del 1961 che è di fatto la migliore trasposizione cinematografica de Il Giro di Vite).

L’altro motivo è che il romanzo più famoso dello scrittore vuole essere la spina dorsale della seconda stagione, ma non l’intero corpo. Prendendo in considerazione le dichiarazioni fatte durante la produzione, The Haunting of Bly Manor dovrebbe essere una sorta di mostro di Frankenstein che omaggia Henry James a trecentosessanta gradi, includendo al suo interno anche la rivisitazione di racconti e romanzi brevi di grande importanza come L’angolo felice, La romanzesca storia di certi vecchi vestiti e altre opere che non sono mai state adattate fino a oggi.

Un unico filo conduttore

Il rischio che corre The Haunting of Bly Manor, com’è facile intuire, è che la troppa ambizione possa finire per trasformare questa seconda stagione in un pot-pourri sin troppo variegato. La commistione di più opere dello stesso autore non è però un’idea così peregrina, e sapendo già in anteprima quali saranno i titoli degli episodi che comporranno la nuova stagione, emerge chiaramente una certa capacità di puntare con forza sulla coerenza delle tematiche. Inoltre, la brevità di certi racconti fa in modo che quei personaggi e le loro vicende possano essere inseriti con una certa disinvoltura all’interno di un quadro più grande, espandendo in modo tentacolare la storia alla base de Il Giro di Vite.

Così come l’incipit del libro, anche l’apertura di The Haunting of Bly Manor seguirà la storia di una governante incaricata di badare a due bambini all’interno di un enorme maniero, col padre dei due che formulerà la richiesta di non essere mai distolto dai suoi impegni e mai disturbato per nessuna ragione al mondo. La giovane donna che accetta quello che è il suo primo lavoro, suo malgrado s’imbatte in dei macabri segreti di famiglia, convincendosi che i ragazzini siano posseduti dalle anime reprobe di chi è defunto in quel luogo di antichi dolori. Ed è a questo punto che la serie potrebbe sorprendere con l’inclusione armonica e non forzata di altre storie di fantasmi (ed esistenzialismo, badate bene) in cui James si è rivelato un maestro.

A circa metà di The Haunting of Bly Manor sappiamo che un episodio dovrebbe intitolarsi L’angolo felice, esattamente come quel racconto che segue il ritorno di un uomo nella vecchia casa di famiglia dopo che ha trascorso gli ultimi trent’anni della sua vita in giro per il mondo, convincendosi che tra quelle vecchie mura si aggiri una figura spettrale.

L’ultimo episodio dovrebbe invece intitolarsi La Bestia nella Giungla, proprio come il racconto che Henry James scrisse nel 1903 e che ambientò esattamente nello stesso periodo storico de Il Giro di Vite. La vicenda segue lo strano racconto di un uomo che a un ricevimento incontra una donna conosciuta dieci anni prima in Italia. Dopo tutto quel tempo trascorso, la donna serba ancora il ricordo di una bizzarra confessione che quest’ultimo le fece: la continua e pressante sensazione che qualcosa di grande, incontrollabile e imprevedibile stia per abbattersi su di lui con la ferocia di una belva. Entrambi i racconti hanno la forza per potersi infiltrare in modo indolore nel tessuto di The Haunting of Bly Manor, fornendo allo spettatore ulteriori punti di vista e più chiavi di lettura su ciò che effettivamente è accaduto all’interno della magione, creando potenzialmente un intreccio narrativo che potrebbe risultare difficilmente attaccabile.

Inoltre, e questo è un aspetto da tenere in altissima considerazione, c’è un altro filo conduttore che lega sia la prima e la seconda stagione, sia Shirley Jackson ed Henry James: la forte introspezione psicologica sui personaggi, su uomini e donne che hanno smarrito certezze e hanno abbracciato l’irrazionalità per tentare di rischiarare il buio che hanno dentro. Sono personaggi che da adulti continuano a subire in silenzio i traumi del passato; anime tormentate e piegate dall’insostenibile peso delle atroci brutalità dell’esistenza, che si abbandonano a loro stessi e schiudono con timidezza le porte al pericolo delle dipendenze, delle ossessioni, di una follia che prima li accarezza e poi li ghermisce con decisione, fino a non abbandonarli mai più. The Haunting of Hill House ha dimostrato che anche su schermo tutto ciò funziona alla grande, e se Flanagan farà tesoro dell’inestimabile valore del materiale letterario da cui ha voluto pescare a piene mani, The Haunting of Bly Manor potrebbe surclassare il già incredibile lavoro fatto nella prima stagione.

Se volete approfondire i temi trattati nelle opere di Henry James che hanno ispirato The Haunting of Bly Manor, vi consigliamo di recuperare alcuni dei suoi romanzi più importanti in questa economica edizione integrale.