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Zero Vol. 4 – La Fine del Fuoco: la recensione del finale

Che Zero fosse una action spy story controcorrente lo avevamo già intuito leggendo il primo volume della serie a fumetti ideata da Aleš Kot. Con Zero Vol. 4 – La Fine del Fuoco non solo giunge la conferma di essere di fronte a un fumetto innovativo, ma si viene totalmente scagliati tra le pagine di un labirintico percorso in grado di sconvolgere e travolgere. Accantonati gli elementi spionistici in favore di una trama dalla struttura più introspettiva e metanarrativa, con quest’ultimo volume Aleš Kot ci schiaccia con forza nella tana del Bianconiglio: ad attenderci dall’altra parte non il Paese delle Meraviglie, ma il caos della mente immaginifica di William S. Burroughs, scrittore della beat generation e padre spirituale di Edward Zero.

Un cambio di rotta che solo in apparenza mette sul piatto elementi sconnessi tra loro, ma che con la sua esplorazione chirurgica e psichedelica dell’io risolve alcune questioni rimaste in sospeso nella vita di Edward Zero; si giunge così a un finale tanto emozionante da risultare inatteso per una spy story che ha fatto dell’azione e della violenza alcuni dei suoi pilastri portanti. Come si conclude il viaggio di Zero iniziato da Aleš Kot e i diciotto colleghi illustratori che lo hanno accompagnato? Ve lo raccontiamo qui, spiegandovi perché secondo noi vale la pena di portare a termine fino in fondo la serie pubblicata in Italia da saldaPress.

Zero Vol. 4 – La Fine del Fuoco

Il pasto nudo di una spia

Dover, 2038. Su un’alta scogliera, siede un anziano mentre un bambino alle sue spalle gli punta una pistola alla testa. L’uomo è Edward Zero, un ex spia, addestrato sin dalla tenera età a uccidere e portare a termine missioni letali con metodicità e spietatezza. Il bambino è suo figlio, giunto a voler uccidere il padre per un tradimento che non conosciamo. Dal racconto di Zero che ci ha accompagnati fin dal primo volume della serie, apprendiamo tuttavia che l’agente segreto è stato responsabile della propagazione di un virus su tutto il pianeta che ha distrutto gran parte della vita su di esso divenendo una sorta di specie dominante sotto forma di fungo.

Zero Vol. 4 – La Fine del Fuoco

Le missioni, gli omicidi, l’amore perduto a causa dell’Agenzia, hanno generato in Zero un male oscuro chiamato il Brutto Spirito. Lo stesso che nel 1951 aveva indotto William S. Burroughs a uccidere la moglie Joan Vollmer, a detta dello scrittore. Mentre i due si trovavano a Città del Messico, sotto i fumi di alcol e droghe, Burroughs si era infatti improvvisato Guglielmo Tell, mancando il bicchiere sulla testa della donna e centrandola in piena fronte. Reciso l’ultimo, sottilissimo legame con quello che poteva essere il concetto di famiglia, lo scrittore aveva poi abbandonato il figlio William Jr., dedicando la vita alle sue opere lisergiche e agli stupefacenti. Tra queste opere, William S. Burroughs aveva iniziato la stesura di una storia: quella di un agente segreto del futuro chiamato Edward Zero, il cui Brutto Spirito lo ha condotto in una spirale di odio e morte, fino a doversi trovare di fronte a una scelta. Cambiare sè stessi per cambiare il mondo o lasciarsi divorare e annientare dal Brutto Spirito?

Un cut-up che esplode in una supernova

Aleš Kot è un timoniere volubile e la sua nave ci conduce su mari che, fino ai tre volumi precedenti della sua serie a fumetti, erano ancora inesplorati. O meglio, solo avvistati da lontano e accennati tra le nebbie delle esperienze oniriche di Edward Zero. Il cambio di rotta che l’autore fa in Zero Vol. 4 – La Fine del Fuoco (disponibile qui, in pre-order) potrebbe allontanare quei lettori che fino a questo momento avevano seguito una action spy story con una trama grondante sangue. La direzione introspettiva dalle accecanti tinte acide presa da Kot, amplia però quel focus sulle questioni individuali che in Zero aveva sempre funzionato un po’ da sottofondo alle sue imprese spionistiche. Un forellino che viene allargato spasmodicamente fino a diventare un buco nero, inghiottendoci in problematiche dell’io che nella serie avevano fatto capolino tra uno sbudellamento e l’altro.

Zero Vol. 4 – La Fine del Fuoco

Edward Zero è la perfetta macchina da guerra in grado di “portare sempre a casa il risultato”, addestrato sin da che ne ha memoria a una rigida disciplina che lo ha reso insensibile alla morte e alla violenza. Durante il suo cammino scopre però, a spese dell’Agenzia per cui lavora, di essere in realtà un essere umano. Una persona in grado di amare e soffrire terribilmente la perdita della donna amata; una persona capace di mettere in discussione il suo letale lavoro e chiedersi se stia facendo la cosa giusta o meno; una persona che, allevata da un ente governativo, crede di avere il diritto di sapere chi siano i suoi genitori e quale sia il suo vero passato. Tra le pagine di Zero abbiamo visto quindi le certezze dell’agente segreto sgretolarsi sotto i colpi di un’umanità che cerca di affiorare da dietro la corazza d’acciaio che si è costruito, mandando la sua mente in frantumi con angoscianti incubi e notturni e tagliando fuori dalla scena il suo mentore e padre adottivo, Roman Zizek.

Zero Vol. 4 – La Fine del Fuoco

Fuggire da una vita trascorsa all’ombra della morte non è semplice, ma Edward Zero ci ha provato cercando di inserirsi nella società come un uomo comune, vivendo come un individuo anonimo e innocuo. Il danno tuttavia è già fatto: il Brutto Spirito ha già preso dimora nel suo animo e non è più possibile estirparlo. In Zero Vol. 4 – La Fine del Fuoco, Aleš Kot si concentra quindi su questo aspetto, ritagliando un cut-up che racconta come si è giunti fino a qui: che esista un multiverso ce lo aveva fatto intuire l’ex amico di Zero, Ginsberg Nova, ma la certezza esplode tra le pagine di quest’ultimo volume nel momento in cui ci troviamo di fronte a William S. Burroughs. Autore beat controverso, sono proprio i suoi celebri cut-up (un esempio tra tutti, Nova Express) a descrivere un agente segreto dilaniato dal Brutto Spirito, un agente che nel multiverso vive e sanguina e soffre le colpe di padri le cui scelte sbagliate si perpetuano all’infinito in un circolo vizioso. Da Burroughs che uccide la moglie e abbandona William Jr., a Zizek che porta avanti i propri sporchi interessi, fino a Zero che tradisce la fiducia del figlio: le colpe dei padri trascendono il tempo e lo spazio e, benché nell’uomo si sia fatto largo il desiderio di diventare una persona migliore, il Brutto Spirito si nutre del rancore, dell’odio, della brama e delle ossessioni, espandendosi come un male virulento che dall’individuo attacca il mondo e divora tutti coloro che vengono a contatto con esso.

Zero Vol. 4 – La Fine del Fuoco: un cambiamento drastico

Niente più combattimenti, missioni furtive, mosse spettacolari. A dispetto di ciò, Aleš Kot ci porta però sulle montagne russe dei cut-up, scritti e mentali, di William S. Burroughs, a bordo del carrello della metanarrativa. Edward Zero è una creatura nata dall’immaginario di un autore (due autori, in questo caso), e come tale assurge a metafora della creazione artistica come occasione per indagare l’uomo attraverso l’inventiva. La narrazione e l’illustrazione diventano in Zero Vol. 4 – La Fine del Fuoco i mezzi per parlare dell’arte attraverso l’arte, un manifesto che dichiara come essa possa esprimere i mali che consumano l’uomo, ma non solo.

Zero Vol. 4 – La Fine del Fuoco

La creazione artistica può essere un’occasione di cambiamento per l’uomo, la spinta per raggiungere una nuova consapevolezza che possa indurre a migliorarsi. In Zero Vol. 4 – La Fine del Fuoco, Edward Zero cerca con grande sforzo di spezzare quel circolo di morte e odio che ha valicato i limiti del tempo e dello spazio per perpetuare scelte discutibili e disastrose. La sua è la volontà di vincere il Brutto Spirito, tirarlo fuori da sè e distruggerlo, non solo per poter cambiare sè stesso e diventare un uomo migliore, ma per cambiare anche il mondo in meglio. Da agente segreto ad agente del cambiamento, Zero è la dichiarazione di Aleš Kot su come migliorare sè stessi, compiere un’indagine introspettiva e capire in che punto del nostro animo si trovi il Brutto Spirito per estirparlo, può migliorare anche l’universo che ci circonda. Il finale del fumetto è ovviamente aperto alla libera interpretazione del lettore, tuttavia l’emozione cui si giunge dopo il lisergico percorso introspettivo compiuto in questo volume, è irrefutabile e sconvolgente.

Zero Vol. 4 – La Fine del Fuoco

Anche in Zero Vol. 4 – La Fine del Fuoco Aleš Kot si fa accompagnare da quattro artisti diversi, come avvenuto nei volumi precedenti della serie per giungere infine a un totale di diciotto. Un’eterogeneità di stili che si accorda alla perfezione a quello che scopriamo essere il vero tema fondante di Zero: il mutamento, il cambiamento dell’individuo e del suo mondo. In quest’ultimo volume troviamo le densissime e irrequiete illustrazioni di Ian Bertram che immortalano gli stati narcotici di Burroughs; le “sporche” e allucinogene figure di Stathis Tsemberlidis, perfette per descrivere i passaggi dedicati soprattutto al fungo-virus; le prospettive pulite e lineari di Robert Sammelin, più realistiche nella realizzazione delle figure umane; il tratto rapido seppur marcato di Tula Lotay, che ci accompagna con più delicatezza verso la fine di un percorso spiazzante. Jordie Bellaire è l’abile colorista che anche in Zero Vol. 4 – La Fine del Fuoco accende di vita le illustrazioni, prendendosi tuttavia una licenza finale che segna la speranza di un reale cambiamento: ai toni acidi del verde, del rosso e del blu, sostituisce sulle ultime battute colori pastello sulle note del verde acqua, dell’azzurro, del rosa al tramonto. Che il cambiamento sia quindi possibile e tangibile? Dipende solo da noi e dalla nostra volontà di abbandonare il Brutto Spirito.

Zero Vol. 4 – La Fine del Fuoco


Un viaggio dagli accecanti flash acidi e psichedelici in cui l'introspezione e la possibilità di un cambiamento interiore si intrecciano all'interno di un percorso metanarrativo, in cui la creazione artistica può essere occasione di indagine dell'io e veicolo del cambiamento. Zero Vol. 4 – La Fine del Fuoco ci dà conferma di come la serie a fumetti di Aleš Kot sia innovativa, ma ci spinge in quest'ultimo volume verso una direzione che disseziona l'io e le sue ombre più scure attraverso un viaggio lisergico e sconvolgente. Gli elementi da action spy story sono stati messi da parte, ma il viaggio in cui l'autore ci porta insieme agli abili colleghi illustratori è un trip allucinogeno in cui viene a galla una verità fondamentale: cambiare noi stessi può renderci capaci di cambiare anche il mondo. Un degno finale per un'opera esplosiva.

Pro

  • Sconvolgente, acido, labirintico al punto giusto: un viaggio nell'io che toglie il fiato;
  • Un cambio di rotta che tuttavia amplia il focus sull'introspezione del protagonista finora solo accennata;
  • Innovativa, originale: la spy story che nessuno si aspettava;
  • I quattro illustratori che si avvincedano nel volume ci portano in un trip allucinogeno da cui è difficile riprendersi

Contro

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