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Avere il 90% del mercato delle CPU può essere limitante secondo il CEO di Intel

Intervenendo alla Credit Suisse Annual Technology Conference, il CEO di Intel Robert Swan ha illustrato la sua visione per il futuro di Intel, affermando un concetto piuttosto interessante: rincorrere una quota del 90% nel settore delle CPU potrebbe dannoso per la crescita dell’azienda.

Sebbene sulle prime questa affermazione possa far storcere il naso, alla base vi è l’intenzione di rendere Intel un’azienda che si concentri ben oltre le CPU, capace di cogliere le opportunità presentate dal mercato.

Swan ritiene infatti che pensare solamente a proteggere la quota di mercato nel settore delle CPU tradizionali non si adatti a tempi in cui il mercato del silicio nel suo complesso è ben più ampio e potenzialmente più remunerativo.  

Pensiamo ad avere una quota del 30% in un mercato complessivo del silicio da 230 miliardi di dollari che riteniamo possa crescere a 300 miliardi di dollari nel corso dei prossimi quattro anni. Francamente sto cercando di distruggere il pensiero di puntare ad avere una quota del 90% all’interno della nostra azienda, penso che sia limitante per la nostra mentalità, ritengo che ci porti a non cogliere le transizioni tecnologiche”.

Perdiamo opportunità perché siamo in diversi modi preoccupati e occupati a proteggere quel 90% anziché vedere il mercato in un modo molto più ampio con le tante innovazioni che vi sono, sia all’interno delle nostre mura che all’esterno. Perciò ogni mattina veniamo al lavoro con in testa una quota del 30%, con l’aspettativa che nei prossimi anni giocheremo un ruolo sempre maggiore nel successo dei nostri clienti e non solo grazie alle CPU”.

Intel ha le mani in pasta un po’ dappertutto nel settore dei chip, quindi quando parla di mercato complessivo il CEO di Intel fa riferimento a GPU, FPGA, soluzioni per l’automotive, chip specializzati per l’intelligenza artificiale e molto altro ancora, senza ovviamente dimenticare le CPU.

La strategia sembra quindi quella di cedere qualcosa sul fronte delle CPU tradizionali per concentrarsi su una visione d’insieme più ampia per allargare gli orizzonti di Intel, le sue opportunità di mercato e non renderla troppo dipendente dall’andamento di un singolo prodotto (le CPU x86 per PC e server).

Swan anche parlato di altri temi durante la conferenza. In merito allo shortage delle CPU, ha spiegato che ci sono tre i problemi fondamentali: il primo è la domanda di CPU più alta di qualsiasi previsione, il secondo è stata la scelta di produrre internamente i modem per smartphone e il terzo è il ritardo del passaggio al processo produttivo a 10 nanometri.

Per quanto riguarda l’ultimo punto, Swan ha ribadito quanto affermato da Intel a più riprese: l’azienda si era data obiettivi di miglioramento del processo un po’ troppo ambiziosi.

“Nella transizione dai 14 ai 10 nanometri abbiamo deciso di alzare l’asticella prestazionale nonostante le leggi fisiche fossero diventate più sfidanti. Quindi dai 22 ai 14 non abbiamo migliorato la densità di 2 volte, ma di 2,4 volte e quel risultato ci ha dato fiducia di passare a un fattore di scaling fino a 2,7 volte nel passaggio dai 14 ai 10 nanometri, ma quando cerchi di ottenere sempre più densità e prestazioni è lì che inizi a vedere il problema”.

Con i 7 nanometri (Swan parla di primi prodotti nel quarto trimestre 2021) Intel manterrà uno scaling di due volte, più in linea con il trend storico. Nel frattempo l’azienda sta già lavorando ai 5 nanometri che Intel considera i concorrenti delle soluzioni a 3 nanometri di altri produttori.