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La Cina ricorre all’usato per aggirare le restrizioni USA?

La guerra fredda virtuale continua. Dopo avervi parlato di Jian, malware cinese che “emula” codice scritto in USA, vi parliamo di come Pechino stia ricorrendo al mercato dell’usato per aggirare le restrizioni statunitensi.

Nikkei Asia, pubblicazione in lingua inglese della Nikkei Inc – casa editrice proprietaria anche del Financial Times, svela che i prezzi delle attrezzature usate per la produzione di chip sono aumentati del 20% nel corso dell’ultimo anno. L’aumento sarebbe determinato dalla domanda dei produttori di semiconduttori cinesi, che acquistano queste strumentazioni perché non sono soggette alle restrizioni statunitensi imposte nel 2020.

Lo scorso settembre gli Stati Uniti hanno imposto ulteriori sanzioni a SMIC, uno tra i più grandi produttore di microchip in Cina. L’azienda è stata inserita anche nella “Entity List”, che le impedisce di rifornirsi di prodotti statunitensi. Ma queste restrizioni, volte a rallentare o bloccare la produzione di chip nel paese, non includono le attrezzature usate. Per questo le aziende giapponesi specializzate nell’usato hanno letteramente dato fondo ai loro magazzini. Secondi alcuni rivenditori il valore di alcune strumentazioni specializzate, come i sistemi di litografia, è triplicato.

Il report di Nikkei Asia sottolinea che, secondo una fonte della Mitsubishi UFJ Lease & Finance, “[…] circa il 90% delle macchine usate è diretto in Cina”. Un’altra fonte anonima tra i rivenditori specializzati ha affermato che “macchine che erano senza valore diversi anni fa ora si vendono per 100 milioni di yen (più di 770.000 euro, ndr)”. “Le macchine che portiamo (nelle fiere cinesi o a Taiwan, ndr) vengono acquistate e spedite direttamente agli stabilimenti di produzione – ha riferito un funzionario della Sumitomo Mitsui Finance and Leasing – Spariscono in un istante”.

Come vengono utilizzate queste attrezzature? Una piccola parte sembrerebbe essere impiegata nelle linee di produzione, mentre la maggioranza viene accumulata per essere eventualmente utilizzata in futuro. In entrambi i casi si tratta di macchine vetuste, che hanno 20 o anche 30 anni. Questa “rinascita” dell’usato non è limitata al solo Giappone. Bloomberg ha raccontato che, nel 2020, le imprese cinesi hanno acquistato quasi 32 miliardi di dollari di attrezzature utilizzate per produrre chip anche dalla Corea del Sud, da Taiwan e da altri paesi asiatci. Il volume di acquisti usati sarebbe aumentato del 20% già nel 2019, con un trend in costante ascesa anche per effetto della pandemia e del confinamento.

L’obiettivo finale della Repubblica Popolare è l’autosufficienza. Le aziende cinesi stanno cercando di implementare le linee di produzione per non affidarsi più alle tecnologie statunitensi. La stessa SMIC sta lavorando allo sviluppo di CPU, GPU, memorie e altri componenti autonomamente. Per riuscirci, sembra che Pechino sia disposta anche a ricorrere ad attrezzature obsolete.