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Coronavirus, il sistema di tracciamento Google-Apple escluderebbe oltre 2 miliardi di utenti

Il sistema di tracciamento dei contatti Covid-19 sviluppata da Google e Apple prevede l'utilizzo del Bluetooth LE, di Android 6 e iOS 13. Per Counterpoint, oltre 2 miliardi di dispositivi non sarebbero compatibili.

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Avatar di Lucia Massaro

a cura di Lucia Massaro

@Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 21/04/2020 alle 15:07 - Aggiornato il 09/08/2022 alle 14:44
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Oltre 2 miliardi di smartphone non sarebbero compatibili con la tecnologia di tracciamento dei contatti che Google e Apple starebbero sviluppando per limitare la diffusione del Coronavirus. A dichiararlo alle pagine del Financial Times è Neil Shah, analista della società di ricerca di mercato Counterpoint. Secondo le stime, questi numeri includono molti utenti con risorse economiche limitate e in età avanzata, che rappresentano le fasce più vulnerabili al Covid-19.

Come abbiamo avuto modo di raccontarvi in un precedente articolo, la tecnologia messa a punto dai colossi della Silicon Valley prevede l’utilizzo del Bluetooth Low Energy e di versioni dei rispettivi sistemi operativi abbastanza recenti, soprattutto nel caso di Apple. La funzione di tracciamento sarà, infatti, supportata dai dispositivi con a bordo almeno Android 6 e iOS 13. Se da un lato, si può contare sull’ampio bacino di utenza che utilizza smartphone Android e iOS; dall’altro, i due requisiti fondamentali farebbero fuori una gran fetta di utenti evidenziando ancor più il divario digitale presente nel mondo intero.

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Secondo gli analisti di Counterpoint Research, il Bluetooth Low Energy - che viene utilizzato per rilevare la vicinanza tra dispositivi senza impattare molto sulla batteria del dispositivo - non sarebbe presente su almeno un quarto degli smartphone attualmente attivi a livello globale. Senza contare che 1,5 miliardi di persone usano ancora telefoni classici (non smartphone) o i cosiddetti feature phone che non eseguono né iOS né Android.

Nei mercati sviluppati, come Stati Uniti, Europa e Giappone, l’88% dei dispositivi sarebbe compatibile con la tecnologia di tracciamento dei contatti proposta. La percentuale scenderebbe a circa il 50% in Paesi come l’India. In tutto ciò, non bisogna dimenticare che potrebbero essere incompatibili tutti gli smartphone Android presenti in Cina, dove i servizi di Big-G sono vietati, soprattutto quando la funzione verrà resa disponibile attraverso un aggiornamento dei Google Play Services.

Insomma, ci sono ancora tanti dubbi sul livello di efficacia e di protezione dei dati degli utenti su questi sistemi di tracciamento proposti sia dai colossi tecnologici che dagli Stati, come nel caso dell’app Immuni scelta dall’Italia.

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Fonte dell'articolo: arstechnica.com

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