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PlayStation 4

Alla (ri)scoperta di… Red Dead Redemption!

Il western secondo Rockstar Games

Otto anni fa faceva capolino sulle console ammiraglie di Sony e Microsoft Red Dead Redemption, seguito spirituale del western, sempre sviluppato da Rockstar Games San Diego nel 2004, Red Dead Revolver.

Il cambio di nome e non la semplice aggiunta di un numero o un sottotitolo era il segno di un grande cambiamento nell’essenza della serie. E così è stato: Red Dead Redemption ha rivoluzionato il genere degli open world, abbandonando la linearità del capitolo precedente, e segnando l’ulteriore maturità di una software house che, appena due anni prima, aveva dato al pubblico Grand Theft Auto IV.

Niko Bellic lascia quindi spazio a John Marston, pistolero dal passato da fuorilegge, che per le proprie azioni è costretto a percorrere un lungo e sanguinoso percorso di redenzione in un west sempre più moderno e civilizzato, dove gli uomini come lui sono ormai in via d’estizione. È il 1911 e il nostro antieroe, degno di un italianissimo spaghetti western, ha ormai abbandonato da anni la banda di Dutch van der Linde, dopo una rapina finita male ed essere stato abbandonato ferito e agonizzante dagli stessi compagni di scorrerie.

La gang di criminali è anche il principale elemento in comune con Red Dead Redemption 2, prequel ambientato nel 1899 dove impersoniamo proprio uno dei membri di quella masnada di furfanti. L’avventura di John ha inizio anni dopo la fuga da quel mondo violento, quando Edgar Ross, capo del Bureau of Investigation, la nuova agenzia governativa che deve porre un freno al banditismo dell’epoca, interrompe la nuova vita che si era costruito. Gli Stati Uniti d’America non vogliono criminali e gli sceriffi federali fanno di tutto per eliminare alla radice il problema dei criminali, con qualsiasi mezzo.

John Marston ha quindi una scelta: aiutare il Bureau a eliminare gli ultimi membri della banda van der Linde o finire il resto dei suoi giorni in prigione. Per assicurarsi la totale obbedienza del protagonista, la moglie Abigail e il figlio Jack sono trattenuti contro la loro volontà in un luogo segreto. Il ricatto e l’ovvia accettazione delle richieste, ci porta in un lungo viaggio attraverso la versione di Rockstar Games degli USA e del Messico del primo ‘900, in quello che è ancora oggi uno dei migliori videogiochi open world di sempre.

Tutti i comprimari e antagonisti che si incontrano durante questa epopea sono ben inoltre caratterizzati. Bonnie MacFarlane è una mandriana esperta che salva John nelle fasi iniziali dell’avventura e rappresenta la più forte e indipendente figura femminile di Red Dead Redemption. Ma abbiamo anche il truffaldino Nigel West Dickens, a cui ci si affeziona velocemente grazie alle sue continue chiacchiere e bugie che spesso lo portano in pericolose situazioni, la leggenda del west Landon Ricketts, pistolero di grande fama ormai in pensione in Messico e tanti altri, accomunati però da psicologie e comportamenti che li rendono realistici e credibili agli occhi del pubblico.

La storia di John Marston si svolge in un vasto mondo di gioco che raggiunge i 40 chilometri quadrati, superando perfino quello di Skyrim e Fallout 3. Quello che però colpisce è la richezza di dettagli, contenuti e attività dietro ogni angolo. Tutto questo grazie a RAGE, il motore di gioco frutto di anni di lavoro di Rockstar Games che, a partire da GTA IV, abbandona il RenderWare sviluppato da Criterion.

Se Liberty City è ancor oggi un luogo virtuale credibile e particolareggiato, gli aridi territori su cui John Marston mette piede superano ampiamente il risultato precedente. Il passaggio dal giorno alla notte regala dei panorami mozzafiato durante il tramonto mentre il meteo dinamico aggiunge ancora più varietà agli scenari. Anche il vagare senza metà per New Austin e Nuevo Paraiso in sella al proprio destriero è una delle migliori esperienze videoludiche che si possano fare.

La moderna cittadina di Blackwater, il paese di frontiera di Armadillo, i puebli messicani, gli sterminati terreni dei ranch o i forti ormai in disuso sono i luoghi dove incontriamo bene o male la civilizzazione. Red Dead Redemption rende le interazioni con gli altri personaggi profonde proprio grazie a un trama appassionante e ricca di un black humor penetrante come solo Rockstar Games sa fare. Naturalmente non ci sono solo chiacchiere ma anche tante sparatorie. Il Dead Eye, l’effetto rallenty che consente di marcare i bersagli e colpirli automaticamente, rende il nostro protagonista incredibilmente letale, con il risultato che il gunplay è assolutamente fluido e divertente.

Rockstar Games ha inoltre lavorato a fondo su svariati aspetti sviluppando un videogioco pieno fino all’orlo di contenuti. Dai deserti alle cime innevate delle montagne incontriamo una fauna viva, che si comporta realisticamente in base alla specie che incontriamo. I cervi e le lepri scappano quando ci percepiscono, mentre lupi e iene si muovono e attaccano in branco, i possenti orsi difendono da soli il proprio territorio e i pericolosi puma ci raggiungono rapidamente prima di poterci difendere. Ci sono 35 diverse razze di animali diverse sparse per il selvaggio west, tutte riprodotte con tanta attenzione.

Sia che decidiate di andare a caccia, fare il mandriano, duellare per strada, uccidere o catturare criminali per riscuoterne la taglia o più semplicemente giocare a poker e blackjack, riuscire a scoprire e provare ogni cosa che Red Dead Redemption offre richiede tantissimo tempo di gioco che non annoia mai.

Red Dead Redemption riesce quindi a mostrare una grande maturità del medium videoludico, invogliando il giocatore a completare il gioco in ogni suo aspetto. È ciò che rende le produzioni Rockstar Games, assieme a quelle di altre importanti software house, così di successo. L’acquirente e giocatore è infatti ripagato del proprio denaro e tempo speso con John Marston.

Il ciclo si ripeterà il prossimo 26 ottobre con l’arrivo per PlayStation 4Xbox One dell’atteso prequel Red Dead Redemption 2. Viste le premesse, siamo sicuri che sarà un capolavoro come il precedente capitolo e perfino migliore. Ringraziamo quindi Rockstar Games per essere riuscita a catturare l’essenza del west e averla efficacemente riprodotta nella serie Red Dead.

Selvaggio west e zombie? Sì, con Undead Nightmare

Red Dead Redemption è ulteriormente ricordato anche per l’economica ma incredibilmente corposa espansione Terrore dall’Oltretomba. All’improvviso Rockstar Games ha deciso di unire western e apocalisse zombie in un unico videogioco e, seppur fosse un connubio alquanto improbabile, il risultato è stato più che ottimo.

Gli eventi del DLC non sono ovviamente canonici e corrono parrallelamente alla parte finale di Red Dead Redemption. Un notte, dopo essere ritornato al proprio ranch, John Marston trova i propri familiari infettati da una misteriosa epidemia che trasforma le persone in fameliche creature assetate di sangue. Riesce a catturarli e quindi si mette in viaggio per trovare una cura, attraverso gli stessi luoghi già visitati in precedenza ma che ora hanno un aspetto molto più spettrale.

Giocando con la palette cromatica, il meteo e gli effetti audio Rockstar Games ha rivitalizzato e adattato New Austin e e Nuevo Paraiso alle inedite dinamiche horror. Gli zombie sono inoltre un nemico molto differente rispetto agli avversari umani: non sparano e attaccano il protagonista corpo a corpo. Undead Nightmare riesce quindi con semplicità a cambiare totalmente il modus operandi del giocatore, che abbandona l’uso delle coperture per lanciarsi in folli sparatorie a piedi e a cavallo mentre è inseguito da un’orda di non morti.

Terrore dall’Oltretomba ha il pregio di cambiare radicalmente Red Dead Redemption, lasciandolo però familiare al giocatore che può rivedere non solo gli stessi luoghi sotto una luce completamente diversa ma anche molti dei personaggi principali che ora combattono contro l’apocalisse.  La madre superiora del convento delle suore di Las Hermanas, si è trasformata in una letale cacciatrice di zombie, mentre il vecchio Nigel continua a vendere il proprio tonico farlocco, millantando inesistenti capacità protettive contro l’epidemia.

L’espansione è come un enorme B movie basato sui contenuti del gioco base ma che riesce comunque ad avere una propria identità ben sviluppata. Il DLC è stato un successo è dimostra come i giocatori apprezzino nuovi contenuti in grado di stravolgere le regole – infatti speriamo che anche Red Dead Redemption 2 possa essere arricchito da ulteriori espansioni post pubblicazione della stessa qualità.

In sella in compagnia

Red Dead Redemption è inoltre caratterizzato da una modalità multigiocatore che anticipa l’odierno GTA Online, dove 32 persone possono esplorare liberamente il mondo di gioco, combattersi, allearsi e partecipare a un gran numero di attività attraverso le quali guadagnare livelli di esperienza, vestiti, armi, cavalcature e alter ego.

Chiunque si stanchi del solo singleplayer può in ogni momento accedere al multigiocatore online. Le attività a cui si può partecipare sono tante e arricchite anche da due appositi  DLC. Seppur con altri nomi abbiamo il classico deathmatch, il cattura la bandiera e una divertente modalità conquista con attaccanti e difensori.

A ciò si aggiungono altre attività da svolgere da soli mentre si è in free roam e sei diverse missioni cooperative, con video introduttuvi e obiettivi da completare. Ci sono contenuti per ore e ore che sono stati apprezzati dai giocatori di tutto il mondo.

Red Dead Redemption 2 avrà a sua volta un apposito e più elaborato multigiocatore chiamato proprio Red Dead Online che sarà disponibile qualche tempo dopo la pubblicazione del gioco, come avvenuto per Grand Theft Auto V e l’omonimo online.

A conti fatti, Red Dead Redemption ha davvero rivoluzionato il mondo dei videogiochi. Chiunque ci abbia giocato non può che apprezzare il certosino lavoro svolto da Rockstar Games nel ricreare in un videogioco l’essenza dei western, sdoganando sempre più il genere dal solo mondo cinematografico.

Al contrario, il passaggio a un medium così interattivo ha permesso la nascita di una serie, iniziata con Red Dead Revolver, che continua ancor oggi senza adagiarsi sugli allori e continuando a settare un nuovo standard per i giochi open world, d’avventura e d’azione.

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