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Guilty Gear Strive, ritorna in grande stile un grande classico | Recensione

Il genere dei picchiaduro nasce con quegli sprite su due dimensioni che, con tecnica e tante monetine, hanno fatto appassionare tanti giocatori a suon di scazzottate. E più il titolo si avvicinava a un cartoon, più cresceva la gioia per gli occhi, consegnando lo scettro del Re incontrastato del genere alla saga di Street Fighter (soprattutto con l’avvento della serie Zero/Alpha). Ma quando sembrava non ci fosse più posto nell’arena, quella perla di Guilty Gear creata da Arc System Works riuscì a ritagliarsi una piccola fetta di un pubblico esigente nella fine degli anni ’90. Oggi lo stesso team di sviluppo col nuovo capitolo Guilty Gear Strive vuole dimostrarci che si può evolvere un genere senza tradire il passato.

Diamo il benvenuto a quello che è il primo picchiaduro di questa nuova generazione.

Foto generiche

Guilty Gear Strive, anime in movimento

Nonostante la serie vanti oltre venti titoli pubblicati nei format e nelle piattaforme più disparate, il canone narrativo riconosce questo nuovo Guilty Gear Strive come il quarto capitolo della serie, a far seguito quindi a Guilty Gear Xrd. La storia riprende proprio dalla sconfitta della “Volontà Universale”, ma per Sol Badguy, principale protagonista della serie, la vera resa dei conti deve ancora arrivare. Infatti, Asuka R. Kreutz, il peggior criminale della storia che ha creato i Gears trasformando anche Sol, si è arreso al governo degli Stati Uniti, con una scena di apertura che lo vede proprio insieme al Presidente. Ma Sol sospetta che, dietro a questa resa, Asuka abbia in mente un nuovo attacco, quindi decide di sistemare una volta per tutte il suo conto in sospeso con l’uomo che gli ha stravolto la vita.

Una storia che, mai come in questo capitolo, ne esce arricchita da uno stile anime che vi farà appassionare alla saga prima di tutto come spettatori. Infatti, il titolo sfoggia tutta la potenza della nuova veste grafica donata dall’Unreal Engine 4 prima con una modalità Storia, dove si è solamente spettatori di tutti gli eventi narrati in questo nuovo capitolo, e successivamente, entrando nel vivo del gioco, si resta ancorati ai concetti visivi tracciati in precedenza – grazie anche al successo delle recenti produzioni come Dragon Ball FighterZ e Granblue Fantasy Versus – restando fedele nello stile anime-fighter e sul piano delle dimensioni. Ma è nei dettagli del gameplay e delle nuove modalità di gioco introdotte che il nuovo picchiaduro dei ragazzi di Arc System Works vuole fare la differenza.

Reduci dalle prime impressioni avute nella Closed Beta, possiamo già anticiparvi che il team è riuscito a soddisfare le buone premesse superando le aspettative grazie ad alcune novità.

Avviando il titolo per la prima volta, vi verrà proposta una sessione di training con la modalità di allenamento. Che voi siate dei veri hardcore gamer o dei novizi del genere, vi consigliamo caldamente di seguire tutto il programma di training, non solo per prendere confidenza con le nuove meccaniche offerte dal gioco, ma anche per comprendere che ognuno dei 15 personaggi (subito disponibili più altri 5 che verranno aggiunti come DLC a posteriori attraverso il primo Season Pass) ha uno stile di lotta unico e imparerete che occorrerà adattarsi e studiare bene il vostro avversario per metterlo al tappeto. In ogni caso, anche nelle modalità Arcade e Storia, avrete a disposizione anche l’elenco delle mosse, corredato da brevi video nel menù di pausa dedicati al combattente che state utilizzando.

Dopo la sessione di training indotta dal primo avvio, se volete diventare dei Gear pronti ai veri scontri online, vi consigliamo di catapultarvi subito nella sezione Dojo, che oltre a includere le sessioni di training, prevede anche una delle più vaste modalità di questo quarto capitolo: la Mission Mode.

Ma andiamo con ordine e scopriamo il ventaglio dell’offerta di Guilty Gear Strive.

Il vero “cuore” della lotta

In passato, quando si padroneggiava un particolare picchiaduro, avveniva che dopo aver ultimato lo Story Mode (derivato dallo stesso Arcade Mode), il titolo si riduceva ai soli match in locale con i nostri amici. Con gli anni “l’offerta di gioco” si è completamente spostata nel multiplayer online, dando sempre meno spazio ad altre modalità offline. Ma nonostante Guilty Gear Strive offra una componente online di primissimo livello – e ci arriveremo tra poco – le altre modalità approntate dal team di sviluppo si rivelano degli ottimi format non solo dal punto di vista narrativo (appunto con lo Story Mode), ma anche dal perfezionamento delle proprie tecniche di gioco.

L’esperienza di gioco è suddivisa in tre sezioni distinte dal menù iniziale: Offline, che racchiude le modalità Arcade, VS CPU, VS 2 giocatori, Sopravvivenza, Dojo (con Tutorial, Missione e allenamento); Rete con la lobby a piani del multiplayer online con ranking match e avvio rapido dei match online e infine la modalità Storia.

Iniziando con la modalità Storia, possiamo recuperare in termini narrativi quanto accaduto fin adesso, con riassunti, un vastissimo glossario, per poi proseguire con i nuovi “episodi”. Già perché la nuova storia di questo quarto capitolo, oltre ad essere di natura episodica divisa in capitoli, il giocatore diventa mero spettatore alla stregua di un magnifico anime visto in TV. Esattamente. Nessun match o altro genere di interazione. Una scelta interessante dal punto di vista narrativo, soprattutto perché permette di assaporare meglio la storia, ma da giocatori avremmo gradito un maggior coinvolgimento.

Si può ripiegare sull’Arcade che come da prassi offre la storia di ogni personaggio, che però può variare con un percorso a bivi a seconda delle vittorie/sconfitte e ai dialoghi avuti con i propri avversari. Inoltre, riguardo a questi ultimi, possono partecipare agli scontri dandoci un supporto contro i successivi avversari, anche se avremmo gradito poterli anche controllare eseguendo un “TAG” durante il match.

Invece, esplorando la sezione Dojo, con la modalità Missione veniamo introdotti al meglio nella realtà futuristica e distopica di Guilty Gear, con una mappa esplorabile a colpi di match. Gli scontri di questa modalità permettono all’utente una crescita calibrata grazie a degli obiettivi sempre differenti correlati a sequenze predeterminate da rispettare con particolari limiti, il tutto con un ottimo bilanciamento della difficoltà. La modalità missione offre 5 aree: Castello, foresta, Mayship, Terre Desolate e Area Infernale per un totale di ben 121 missioni. Un ottimo sistema per assimilare il ventaglio di tecniche messe a disposizione di ogni lottatore. A questo tipo di “training” possiamo affiancare la modalità Sopravvivenza, che dopo un certo numero di scontri, ci para davanti a degli avversari potenziati ad hoc per poterci mettere al tappeto.

E adesso veniamo al vero cuore pulsante di questo titolo: il Multiplayer Online.

Guilty Gear Strive utilizza e perfeziona lo stesso netcode del precedente capitolo, un sistema che già nella closed beta, aveva fatto capire la qualità del lavoro svolto.

Dopo un primo scontro, il gioco ci posiziona in una sorta di sistema a piani, che non ci permette di andare sotto il piano assegnato. Ciò vuol dire anche che i giocatori allo stesso livello di abilità si riuniscono naturalmente sullo stesso piano, tuttavia, oltre a competere nel nostro piano, si può decidere di andare nei piani superiori mettendo a fuoco la regola base di ogni buon picchiaduro: se vuoi diventare più forte, devi sconfiggere qualcuno più forte di te, rispettando quindi un buon ranking già con questa premessa. Ovviamente, non è possibile fare il contrario, ovvero andare ai piani inferiori per massacrare chi ha un livello più basso solo per fare esperienza.

Nei piani ci si muove con un particolarissimo avatar in pixel art, in una location somigliante a dei piccoli dungeon dove si incontrano gli altri giocatori, un sistema che però non ci ha convinto per la scarsa praticità. Nello specifico, il modello messo a punto dagli sviluppatori introduce un sistema di “pose” volte a dichiarare la propria disponibilità al combattimento.

Nonostante il matching avvenga in modo immediato, questa modalità di selezione dell’avversario soffre di una scarsa praticità di queste pose. Avremmo gradito un banalissimo “sistema di dialogo” tra gli avversari e avrebbe dato una componente quasi “ruolistica”, ma sicuramente più funzionale.

Durante la nostra prova abbiamo beneficiato dell’ultima patch 1.02 che ha rilasciato ulteriori migliorie previste per il netcode. In fase di recensione non abbiamo avuto tantissimo tempo e abbiamo incontrato un ristretto numero di giocatori, tuttavia, essendo quindi costretti a scontrarci con utenti di tutto il globo, l’esperienza di gioco ha confermato quanto visto nella closed beta, risultando sempre impeccabile, senza alcun tentennamento da parte del netcode. Speriamo che in futuro regga al popolamento della lobby.

Completa l’esperienza dell’online una sezione della lobby completamente libera dove è possibile incontrare – e quindi sfidare – avversari di qualunque livello, a patto di non influire nel sistema di ranking con le vittorie o sconfitte accumulate.

Inoltre, per i giocatori che vogliono semplicemente lanciarsi direttamente in un match online, si può proseguire al matchmaking senza accedere al sistema di lobby multipiano, mentre si gioca in modalità Allenamento, senza dover vagare per i piani alla ricerca di un avversario. Ovviamente, non viene chiamato in causa il sistema di ranking. Abbiamo apprezzato anche la possibilità di poter sfidare direttamente i nostri amici – ancora senza passare dalla lobby – usando la modalità Player Match. Insomma, il team di sviluppo hanno concesso ai giocatori un grado di massima libertà che non può fare altro che amplificare il divertimento.

L’evoluzione del combat system

Guilty Gear Strive vuole segnare un netto cambio di rotta col passato, rivoluzionando proprio il combat system della serie, introducendo delle meccaniche semplici da eseguire, ma comunque complesse da padroneggiare a dovere, per la gioia dei giocatori più hardcore. Il combat system differenzia i colpi in base a tre tipi di distanza: lontano, vicino e molto vicino, ricordando, per certi versi, la visione originale di Mortal Kombat. In ogni caso, la velocità gioca un ruolo determinante.

Infatti, i ritmi di gioco sono molto frenetici con delle combo rapide e brevi. Ciò significa che in relazione al ranking raggiunto, avrete sempre più necessità di eseguire i colpi del vostro personaggio preferito con maggiore velocità. Tuttavia, ogni mossa eseguita ha una frazione di tempo decisamente più lungo che implica uno studio ragionato dei tempi legati all’attacco e contrattacco, con degli effetti in ‘slow motion’ che sono addirittura funzionali a tale scopo.

Proprio con la Roman Cancel, eseguiremo un’azione che permette di sospendere un attacco, lanciare un’onda d’urto e rallentare il movimento dell’avversario. Questa tecnica si può eseguire per rafforzare gli attacchi o usarlo in difesa per resistere agli attacchi del nemico. Altra tecnica protagonista del nuovo combat system è la Psych Burst, un sistema di contrattacco che vi aiuterà a uscire dall’angolo o quando siete letteralmente in preda a una combo dell’avversario, ma si tratta di un espediente che, avendo una barra a riempimento, va utilizzato solo quando disponibile.

Dal punto di vista visivo, Guilty Gear segue lo stile anime utilizzato anche nella precedente produzione di Dragonball FighterZ, grazie all’utilizzo dell’Unreal Engine 4, segnando un nuovo standard per la serie e probabilmente per i picchiaduro a tecnica mista aventi il cel-shading ancora una volta protagonista. I personaggi, partendo da Sold Badguy fino alla nuova arrivata Giovanna Nagoriyuki sono disegnati in modo eccelso, mantenendo una delle caratterizzazioni più belle mai viste in un picchiaduro.

Grazie poi alla modalità Storia, dove praticamente si assiste a una lunga serie animata, Guilty Gear Strive riesce a mostrare tutta la potenza dell’engine, mentre i match possono contare su effetti della fotocamera al rallentatore, immagini di testo impressionanti e una qualità di animazione di prim’ordine. Completa la cornice artistica la colonna sonora rock composta dal creator della serie Ishiwatari Daisuke.

Guilty Gear Strive è tutto ciò che si poteva desiderare da un picchiaduro 2D che nel suo piccolo ha fatto la storia, per poi oggi ripresentarsi in grande stile. C’è una guerra ancora aperta che vi aspetta…

Se volete un pezzo di storia della saga di Guilty Gear, potete recuperare Guilty Gear Xx Accent Core 20Th Anniversary Pack per Nintendo Switch, in un’edizione da collezione!

9

Guilty Gear Strive – PlayStation 4


Guilty Gear è tornato in un momento di stagnazione per un genere che ha ancora tanto da offrire rivolgendosi a una platea di giocatori fatta da giocatori hardcore e neofiti. L'attenzione dedicata all'offline permette già numerosissime ore di divertimento, mentre il multiplayer vanta un rigoroso sistema di ranking e un netcode a prova di bomba che non vi farà rimpiangere i match in locale con i vostri amici, pur avendo ancora qualche perplessità sulle interazioni e nell'esplorazione della lobby. Gli sviluppatori ci hanno consegnato un nuovo combat system, che riesce a fondere alla perfezione meccaniche classiche ed evoluzione grazie a tempi rapidi di movimento, ma dilatati nell'esecuzione e combo con brevi sequenze, con un tempismo sempre più ricercato. Una modalità Storia molto profonda, con elementi di background narrativi volti a far recuperare l’intero arco narrativo e i nuovi capitoli tutti da vedere seduti comodi sul divano, che forse poteva coinvolgere un po’ di più i giocatori. Guilty Gears Strive merita di essere riconosciuto come il picchiaduro next-gen, per il periodo di pubblicazione che lo vede come il primo capitolo ad arrivare su PS5, ma soprattutto per la mole di novità che rendono giustizia a un franchise così tanto apprezzato e longevo.

Pro

  • Comparto tecnico di altissimo livello;
  • Combat system rinnovato e adatto a tutti;
  • Modalità online fluida e ben equilibrata;

Contro

  • Sistema di esplorazione delle lobby e delle pose un po' macchinoso;
  • La modalità Storia poteva essere più coinvolgente.
9