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Qual è il migliore Game as a Service del momento?

Una comparativa sui contenuti offerti dai tre maggiori esponetni dei Game As A Service in questi primi mesi del 2019, Anthem, Destiny 2 e The Division 2.

Da diversi anni il genere dei Game As A Service si e imposto sempre di piu come una costante nel mercato videoludico. Da quando il primo Destiny fu presentato all’E3 2013 come uno dei primi esperimenti di carattere mainstream per le piattaforme casalinghe, divenendo ben presto un fenomeno in grado di realizzare milioni di utenti attivi, un numero sempre maggiore di software house iniziarono a vedere in questa tipologia di prodotti uno dei potenziali futuri del media, in grado di garantire svariati anni di vita alle loro produzioni, mantenendo sempre alto l’interesse attraverso espansioni e contenuti addizionali. Non si trattava di un genere che si poteva definire nuovo, specialmente per gli utenti PC, ma sicuramente il successo di pubblico ottenuto dalla produzione di Bungie iniettò una rinnovata linfa vitale a questa tipologia di giochi, specialmente nel mercato delle console.

Game As A Service o Looter Shooter?

Gli ultimi cinque anni hanno visto un incremento sostanziale delle produzioni di stampo Game As A Service, fra titoli Free To Play e i vari Anti-Destiny, che regolarmente si palesavano sul mercato, i prodotti che maggiormente hanno catturato l’interesse del pubblico fanno parte di una categoria informalmente definita “Looter Shooter” ovvero degli sparatutto cooperativi, o competitivi, basati su un sistema di ricompense randomico ottenute al conseguimento di determinate attività, innestate a loro volta nel modello economico dei Game As A Service. Dall’annuncio del primo The Division, considerato il primo vero contendente al trono di Destiny, fino all’uscita del recente Anthem, ogni “Looter Shooter” che si è palesato sul mercato ha dovuto confrontarsi con le richieste di un pubblico sempre più esigente in termini di quantità e qualità dei contenuti proposti e sempre meno attratto dal semplice sistema “loot based” sul quale queste produzioni pongono le loro fondamenta. Ed è proprio soffermandoci sul comparto contenutistico degli attuali tre maggiori esponenti del genere, che abbiamo deciso di proporvi una breve analisi di ciascuno di essi cercando di mostrarvi un breve sunto delle offerte proposte da Massive Entertainment, Bungie e Bioware.

Anthem

Abbiamo deciso di iniziare la nostra comparativa dedicata a questa categoria di Game As A Service, con la sfortunata proprietà intellettuale di casa Bioware. Giunto a cinque anni di distanza dalla produzione di Bungie, Anthem, fin dal suo annuncio all’E3 2017 è riuscito immediatamente a catturare l’attenzione di pubblico e critica grazie a un insieme di caratteristiche decisamente interessanti e in grado di generare un’interesse pari a quello dell’annuncio del primo, indimenticabile, Destiny nel lontano 2013.

La possibilità di sorvolare liberamente il mondo di gioco utilizzando una futuristica armatura, meccaniche da action GDR, un frenetico gunplay in terza persona e la rinomata abilità di Bioware nel creare universi pregni di mitologia e storie affascinati, erano tutte premesse in grado di presentare Anthem come uno dei migliori esponenti del genere.

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Quando, però, lo scorso Febbraio il titolo fu rilasciato il progetto si rivelò poco convincente, povero di contenuti e pieno di scelte stilistiche incomprensibili che si trasformarono brevemente in una pioggia di critiche da parte dell’utenza e della stampa specializzata. La critica maggiore rivolta ad Anthem non poggiava sull’ottimo comparto tecnico o sull’ammaliante gameplay ma proprio sulla sua natura di Game As A Service. I contenuti al lancio si sono rivelati pochi, ripetitivi e mal bilanciati, l’end game basato su un “Loot RNG” (il sistema con cui vengono distribuiti randomicamente le ricompense alla fine di un attività) troppo severo e poco appagante, la narrativa si rivelò claudicante e apparentemente castrata dalle meccaniche che il genere di riferimento imponeva, rendendo l’universo di gioco creato da Bioware poco attraente e facendolo apparire maggiormente come un titolo Single Player forzatamente convertito in un progetto differente.

La tiepida accoglienza riservata ad Anthem fu seguita da alcune modifiche apportate dagli sviluppatori, in seguito ai consigli della community di giocatori che si è creata attorno al nuovo titolo di Bioware, per migliorare l’esperienza di gioco generale ma allo stato attuale è davvero difficile consigliare a cuor leggero il titolo a chi si affaccia al genere dei Game As A Service per la prima volta. Un matchmaking mal bilanciato, l’assenza di un comparto competitivo, la scarsa varietà nelle attività di gioco e la quasi totale assenza di stimoli nel ricercare nuovo equipaggiamento una volta raggiunto l’endgame non si pongono sicuramente come il migliore dei biglietti da visita. Indubbiamente la serie di aggiornamenti gratuiti, presentata prima del lancio del gioco, potrà migliorare l’esperienza generale di Anthem in futuro ma resta indubbio che un rilascio del prodotto meno frettoloso, e maggiormente curato in termini contenutistici, avrebbe potuto cambiare radicalmente l’accoglienza ricevuta da questa nuova proprietà intellettuale, specialmente considerando l’attuale standard richiesto dal genere di appartenenza.

Destiny 2 

Bungie, con il rilascio di Destiny 2, riuscì a dimostrare chiaramente cosa non vada fatto quando si sviluppa un sequel di un Game As A Service. Nel Settembre 2017, a seguito di una serie di scelte incomprensibili, la software house di Seattle presentò un secondo capitolo del suo celebre franchise, povero di contenuti, stravolto nelle sue meccaniche e in grado di perdere tutti gli elementi vincenti che erano stati inseriti nel corso dei tre anni precedenti. Le attività endgame ridotte sensibilmente, il comparto multigiocatore competitivo modificato nelle sue fondamenta e un’incursione poco stimolante rispetto al passato, furono gli ingredienti che generarono una spaccatura netta all’interno dei fedelissimi della produzione di Bungie. Molti utenti si allontanarono dal titolo trovandolo poco stimolante e in grado di rendere poco divertente persino l’ottimo gunplay da sempre marchio di fabbrica di Destiny.

 

La manovra correttiva, apportata da Bungie su Destiny 2, per arginare questo disastro imminente si sviluppo durante tutto il corso del primo anno di vita del titolo, confluendo in un community summit dove la software house decise di confrontarsi con i giocatori per riportare l’appeal del comparto contenutistico di Destiny 2 ai livelli del predecessore. Il risultato di questa serie di operazioni lo si può sperimentare con I Rinnegati, l’espansione che ha aperto il secondo anno di vita del titolo e che è riuscita a rialzare l’attenzione sul brand offrendo una serie di contenuti molto più corposa e un endgame maggiormente stimolante. Resta comunque complicato, allo stato attuale in cui verte il gioco, consigliare Destiny 2 a un novizio dei Game As A Service. Al netto di una campagna principale, tre espansioni, cinque incursioni e molteplici modalità addizionali, sicuramente non è il numero di contenuti presenti a inficiare la qualità dell’offerta, quanto la gestione di quest’ultimi. 

Innanzitutto, un giocatore che decide di immergersi oggi nel vasto universo di Destiny 2, deve tenere in considerazione che per fruire in maniera ottimale delle attività endgame più impegnative, quali le incursioni o le playlist competitive, si rivela necessario essere parte di una squadra di giocatori. L’idea alla base di questi contenuti, e la conseguente dinamicità di alcune delle meccaniche di gioco, risiede infatti nella totale necessita di una costante comunicazione e collaborazione fra i giocatori, rendendo impossibile un matchmaking casuale fra di essi. Questo si rivela un importante fattore da tenere in considerazione nel momento in cui si voglia cominciare la propria avventura all’interno della produzione di Bungie, specialmente se si fa parte di quella tipologia di giocatori maggiormente “casual” e con delle finestre temporali da dedicare al gaming non costanti o regolari. 

Questa folta schiera di attività disponibili sia in ambito PvE, che in un contesto PvP maggiormente competitivo, sono inoltre potenzialmente minate da una scelta che viene offerta da Bungie fin dal rilascio de I Rinnegati, ovvero la possibilità di potenziare immediatamente il proprio avatar a un livello tale da poter fruire direttamente dei contenuti del secondo anno di gioco. Questa decisione, però, comporterà l’impossibilità di giocare le missioni della campagna principale, e delle seguenti espansioni, partendo direttamente dal secondo anno di contenuti. In maniera analoga, con l’ultima stagione iniziata poche settimane fa, vi e la possibilità di affrontare delle attività in grado di garantire dell’equipaggiamento di livello superiore, ottimizzato per permettere al giocatore di dedicarsi direttamente agli ultimi contenuti resi disponibili.

Pur rimanendo una scelta lasciata completamente nelle mani del giocatore, e per nulla obbligata, rimane indubbio, considerando anche una politica di rilascio dei contenuti che vede da oramai cinque anni un’ammontare sostanzioso di attività riversate nei mesi autunnali per poi rilasciare delle espansioni meno ricche e varie durante il resto dell’anno, il rischio di ritrovarsi brevemente in una routine statica dove ci si trova a ripetere senza sosta quel risicato numero di attività in grado di garantire equipaggiamento migliore, dimenticandosi di quel bacino ricolmo di contenuti che diventeranno solo un corredo poco impattante nel massimizzare la vostra crescita del personaggio. Consigliare, quindi, Destiny 2 a chi si affaccia per la prima volta ai Game As A Service risulta complicato non per la qualità, e quantità, dell’offerta proposta ma per la struttura scelta da Bungie che potrebbe impedirne una fruizione ottimale senza un ammontare di tempo adeguato e un gruppo di amici con il quale condividere la propria avventura.

The Division 2

Massive Entertainment si è rivelata una software house davvero sorprendente, in grado di accusare il tiepido lancio riservato al suo primo The Division, accettare le critiche rivolte alla sua produzione, ascoltare i suggerimenti della community di fan che si creo attorno al titolo e renderli parte, in seguito, integrante di un lungo processo di restauro atto a rendere il primo capitolo dedicato alla divisione un prodotto in grado di fondere i desideri dei giocatori con l’idea originale degli sviluppatori. Il risultato si rivelo una vera sorpresa, in grado di rendere degnamente giustizia al titolo facendolo diventare ben presto uno dei “Looter Shooter” migliori sul mercato. Con simili prerogative l’annuncio di un sequel catturo immediatamente l’attenzione di critica e pubblico, entrambi curiosi di vedere cosa aveva in servo Massive Entertainment per The Division 2.

Lo scorso Marzo, differentemente da quanto successo con Destiny 2, il rilascio di The Division 2 ha proposto un sequel solido, ben confezionato, in grado di migliorare gli aspetti meno riusciti del predecessore e, fattore più importante, dotato di un comparto contenutistico davvero imponente. Pur non potendo più contare sulle iconiche atmosfere di una Grande Mela imbiancata dalla neve, la Washington D.C. di The Division 2, riesce fin dalle prime ore di gioco, a sopraffare il giocatore con la moltitudine di attività disponibili al suo interno. Missioni principali e secondarie, ostaggi da salvare, rivolte da fermare, oggetti sparsi per la mappa da rintracciare e avamposti da liberare si rivelano solo la punta di un iceberg sapientemente stratificato e capace di intrattenere tranquillamente per un buon quantitativo di ore il giocatore accompagnandolo alla portata principale di ogni Game As A Service che si rispetti: l’endgame.

Una volta giunti alle fasi finali della campagna di The Division 2, e portato il vostro alter ego al livello massimo disponibile al momento, l’offerta di contenuti muta completamente proponendo un endgame capace di stravolgere quanto affrontato sino a quel momento, rinnovando quasi in toto la varietà dei contenuti proposti e aprendosi a una fase finale in grado di impegnare il giocatore per una cinquantina di ore addizionali. La mappa di gioco si trasforma conseguentemente alle missioni portate a termine dal giocatore, offrendo attività aggiuntive e sfide più complesse che garantiscono un conseguente aumento dell’ottenimento di equipaggiamento di livello migliore. E se una tale mole di contenuti non fosse sufficiente vi sono le specializzazioni (similari alle classi dei giochi di ruolo tradizionali) a permettere al giocatore di definire il proprio ruolo all’interno di una squadra e a costruire il proprio agente in modo da rispecchiare un ulteriore livello di caratterizzazione.

E proprio questa meccanica delle specializzazioni riesce nell’intento di variegare degnamente gli approcci con cui si affrontano le attività di gioco, che risultano purtroppo meno stratificate in termini di meccaniche rispetto ad altri esponenti della categoria Game As A Service anche in funzione di un sistema di matchmaking presente per tutte le attività e in grado di permettere anche ai giocatori occasionali di fruire senza limiti dell’intera offerta proposta da The Division 2. Una serie di contenuti gratuiti, e non, già pianificati per l’imminente futuro del titolo, inoltre, si erge a garantire un supporto post-lancio costante da parte degli sviluppatori, che gia nelle prime settimane seguenti all’uscita hanno cominciato ad affinare alcune meccaniche di gioco e a presentare le espansioni future. L’imponente lavoro svolto da Massive Entertainment in ambito contenutistico, quindi, si rivela una scelta obbligata per tutti quei giocatori alla ricerca di un Game As A Service che, seppur meno incentrato sulla narrazione e la mitologia dell’universo di gioco, riesca a offrire una varietà e una quantità di cose da fare tali da impegnare costantemente il giocatore.

Per quanto la mole di contenuti offerta da The Division 2 sia indubbiamente la più vasta attualmente sul mercato, lo scopo di questa comparativa non era quella di decretare un vincitore da poggiare sul podio ma bensì di raffrontare le differenti offerte proposte dalle software house cercando di chiarire in un unico articolo eventuali dubbi a chi fosse indeciso su quale titolo orientarsi. Con la recente scissione di Bungie da Activision, che sicuramente influenzerà lo sviluppo dei contenuti futuri di Destiny 2, Bioware che dovrà rimboccarsi le maniche per rendere giustizia al suo Anthem e Massive Entertainment che ha mostrato uno stile conservativo e orientato a soddisfare la sua community, la scena dei Game As A Service sta vivendo un momento particolarmente interessante e che riserverà sicuramente delle sorprese nei mesi a venire.

Attualmente The Division 2 è in offerta a questo indirizzo. Un motivo in più per immergervi nella Washington creata da Massive Entertainment