10 0 8.7 The Division 2
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PlayStation 4

The Division 2 Recensione, il looter shooter di Ubisoft


The Division 2
Genere
Sparatutto in terza persona, action rpg
Piattaforma
PlayStation 4, PC, Xbox One
Sviluppatore
Massive Entertainment
Editore
Ubisoft
Data di Uscita
15/03/2019
In The Division 2, Massive Entertainment impara dalle lezioni del passato e confeziona un sequel migliorato sotto molti principali aspetti.

The Division 2 arriva sul mercato in un periodo particolarmente propizio per lasciare un segno nei “looter shooter”, quella tipologia di giochi che affonda le sue radici in Borderlands ma che è cresciuta e ha raggiunto nuovi standard con il primo Destiny. La partenza non brillante di Anthem e l’incapacità di Destiny 2 di mantenersi al livello dell’espansione I Rinnegati, di fatto, evidenziano la carenza di uno sparatutto a mondo condiviso con una struttura solida, attività avvincenti, ricompense adeguate agli sforzi e un piano di contenuti di fine gioco che invogli a giocare per piacere e non per quasi obbligo.

Nelle oltre 50 ore passate insieme al titolo di Massive Entertainment e Ubisoft non abbiamo trovato la risposta a tutti i problemi endemici del genere, ma possiamo dire senza remore che The Division 2 si candida a migliore looter shooter attualmente sul mercato. L’attenzione rivolta dagli sviluppatori alla propria community ha fatto sì che il gioco non necessitasse stravolgimenti rispetto a quanto visto nel primo The Division. Ciò ha permesso al team di partire da una struttura familiare e da una base al contempo unica nel panorama dei Game as a service affinando ed espandendo gli aspetti open world, rpg e più meramente contenutistici dell’endgame. Il risultato è un gioco impegnativo, appagante, profondo che prova più di tutti ad apparire vivo e reattivo nonostante l’intrinseca ripetitività di determinate attività.

La speranza di un futuro migliore

Sono passati 7 mesi dai rocamboleschi e infernali giorni nella spettrale New York con il suo cielo cinereo, la neve sporcata dai cadaveri e un’atmosfera funerea, pesante ma così suggestiva da essere difficile da dimenticare. Non era facile cambiare ambientazione dopo che per i giocatori NY ha assunto quasi uno stato iconico, eppure la Washington DC protagonista di questo secondo capitolo è sorprendentemente varia, piacevole da percorrere e scoprire: si riescono a distinguere chiaramente i punti di interesse storico, le zone commerciali, i luoghi del potere politico e la natura che lotta con tutte le forze per segnare la crescita dopo il tracollo. Le condizioni meteo variabili unite a un ciclo giorno/notte contribuiscono a dare agli scenari una personalità suggestiva.

Nelle ore più calde, con il sole a picco, gli effetti di luce filtrano tra la bionda aura che ammanta le strade. Se avessimo la possibilità di utilizzare tutti i sensi, sentiremmo l’afa inghiottirci. In un attimo ci ritroviamo sotto la pioggia incessante o in una tempesta di sabbia così dirompente da sovrastare i punti di riferimento, lasciandoci smarriti ma anche estasiati. La nebbia di notte rende difficile mettere a fuoco le pattuglie nemiche, l’impenetrabile banco è tagliato da qualche faro e dai fucili da cecchino che come noi sono in attesa di un movimento. La miccia dello scontro può accendersi ovunque: in un vicolo, tra i resti di una metropolitana sfruttando le carrozze come riparo, linee di fuoco tra palazzi connessi o di fronte al torreggiante obelisco in onore di George Washington che svetta saldo e inamovibile mentre gruppi di civili, si uniscono a noi per respingere la minaccia.

La prima grande novità del gioco si ritrova proprio in questo senso di lotta e speranza di chi logorato dalle perdite non ha ceduto alla rivalsa e all’odio, ma ha provato a ricostruire la propria vita creando Insediamenti e stabilendo Avamposti. Non sono più individui solitari e smarriti in cerca di aiuto, ma sono gruppi quasi autosufficienti in cerca di una nuova normalità. Gli insediamenti sono un posto sicuro, quasi una nuova casa per molti che riesce a prosperare in cambio di aiuto sotto forma di missioni da completare, progetti da acquisire e supporto nelle conquiste di avamposti nemici. Già dopo poche ore di gioco si nota subito il cambio di rotta sia a livello di quantità dei contenuti che di qualità e pluralità di tipologie di attività. La grande scacchiera dei quartieri di Washington pullula di icone in misura quasi sopraffacente e più zone si scoprono più si allarga il numero delle possibilità: salvataggio degli ostaggi, propaganda da azzittire, territori da controllare, casse SHADE da recuperare, missioni secondarie.

Il senso di progressione è costante e continuo, non si ferma neanche dopo aver completato la campagna. In The Division 2 c’è sempre qualcosa di nuovo da aspettarsi dopo aver raggiunto un obiettivo importante, un aspetto che non solo premia gli sforzi compiuti ma permette di concepire le attività come singole parti di qualcosa di più grande: non sono semplici riempitivi messi sulla strada del giocatore per dargli qualcosa da fare e distrarlo da una carenza di contenuti, ma diventano contenuti imprescindibili che si legano a doppio filo alla crescita del personaggio e allo sviluppo della propria base operativa. Emerge chiaramente il processo di perfezionamento dell’open world intrapreso da Massive, la cui presenza di una fazione alleata dona un maggiore senso di dinamicità e vivacità, anche se a lungo andare le attività finiscono per esaurire il loro effetto novità che ci vede per lo più fronteggiare ondate di nemici fino alla loro eliminazione.

Il processo centrale di gameplay strutturato sul ripulire una stanza per avanzare alla successiva si estende anche all’impianto narrativo di The Division 2, che come una copia in carta carbone del primo, mantiene un progresso basato su missioni in sequenza che fanno fatica a tracciare una trama avvincente. Il compito di instillare qualche dubbio, assistere alle strazianti conseguenze del disastro e conoscere qualche aspetto in più sui personaggi è affidato a registrazioni e punti ECHO. In linea con altre produzioni, il cuore pulsante sta nel gunplay e nelle meccaniche che permettono di approcciare gli scontri, piuttosto che sulla costruzione di una narrazione forte. Un’occasione di elevare ulteriormente il titolo sfruttata solo parzialmente, a fronte anche del nome Tom Clancy che richiama storie molto più vivide. Il personaggio silente, che non si esprime mai, non aiuta poi molto nell’immedesimazione.

L’eccellenza della Divisione

Quando si è in combattimento è facile essere completamente assorbiti dal flusso martellante degli scontri e dalla strenua difesa di ogni centimetro di area di ipotetico vantaggio tattico. La nuova fisicità del personaggio, più massiccia nei movimenti, e l’introduzione della riparazione della corazza che avviene tenendo premuto il tasto direzionale destro per qualche secondo, bloccando di fatto il personaggio, impongono un contatto con il nemico meno sregolato e più attento e cauto. Se le prime missioni trasmettono un senso di già visto, sono i successivi livelli ambientati nei musei che evidenziano tutta la cura riposta nella creazione delle ambientazioni. L’attenta riproduzione delle sale e le gallerie del National Museum of American History trasmettono la sensazione di trovarsi lì, tra pezzi di storia americana western, giungle della guerra del Vietnam e il fedele modello di una locomotiva a vapore. Cambio di tono invece nel National Air and Space Museum dove gli scenari si spostano nell’esplorazione spaziale su Marte e nella difesa del planetario Einstein.

La buona alternanza tra spazi all’aperto più difficili da controllare e spazi al chiuso dove evitare di essere schiacciati nella morsa nemica offrono una interessante varietà di situazioni che muta contrattacco anche a seconda del tipo di avversario che ci si trova a fronteggiare. Delle tre fazioni principali – quattro contando la Black Tusk che si aggiunge a fine gioco – si possono osservare stili diversi di combattimento a seconda del grado di militarizzazione e ruoli perlopiù simili ma che mantengono la loro particolarità a seconda della fazione di appartenenza. Ad esempio il picchiatore dei Reietti è un kamikaze che si lancia per farsi esplodere, mentre il picchiatore delle Iene carica con un manganello dopo essersi drogato. In sostanza però la varietà si limita ad alcune varianti riproposte.

Rimanere immobili e non improntare una buona strategia conduce nella maggior parte dei casi alla sconfitta, questo perché i nemici sono più aggressivi e capaci di attaccare sui fianchi, hanno dotazioni pericolose e non hanno nessun problema di munizioni da dover tenere in considerazione. I più corazzati sono macchine letali, ma a differenza del primo The Division, gli elite non trattengono più i proiettili come spugne. Un fuoco concentrato sui punti deboli indebolirà lo scudo che li protegge, rendendo più rapida la loro uccisione. Se è vero che la normale carne da macello offre un po’ di varietà, gli scontri con i boss non sono memorabili o legati a particolari meccaniche: si tratta per lo più di versioni più resistenti e forti delle normali unità. Attualmente manca una formula di combattimento che esalti l’unicità degli scontri con il nemico più temibile del livello, che finisce invece dimenticato in fretta dopo la sua uccisione.

Nel complesso l’intensità degli scontri rende appagante il combattimento anche senza incontri spettacolari e questo perché The Division 2 offre un arsenale di tutto rispetto che sarà la gioia più grande per chi costruisce in modo certosino la build perfetta a seconda della situazione. Le novità più evidenti sono i nuovi gadget tecnologici in dotazione che dovranno prima essere sbloccati con punti abilità e successivamente si potranno ottenere anche le loro varianti utilizzando i punti SHADE raccolti nel mondo di gioco. Con otto diverse piattaforme tra cui scegliere, di cui due da portare in dotazione, la personalizzazione del proprio Agente inizia prima di tutto dal ruolo che si vuole avere all’interno della squadra.

Si può essere di supporto, si può fare da diversivo attirando il fuoco nemico sul proprio scudo, si può indebolire il nemico con i jammer o si può scegliere di controllare il territorio incendiando zone precise di campo o piazzando una torretta che punisce l’avvicinamento dei nemici. Qualsiasi sia la vostra scelta, coordinandovi con i compagni, potrete sfruttare tutto il potenziale offerto dalla tattica di The Division 2. Le missioni della campagna sono una sfida crescente e un ottimo allenamento anche giocate da soli, ma è impagabile sapere che c’è un compagno a coprirvi le spalle mentre ricaricate o vi spostate di copertura, sapere che in squadra avete un freddo cecchino che elimina i nemici che stanno cercando di aggirarvi è essenziale quanto un compagno pronto a riparare la vostra corazza quando siete in difficoltà.

Le nuove bocche da fuoco possono contare anche sui fucili semi-automatici in aggiunta ai fucili d’assalto, dalle lunghe distanze, fucili a pompa, doppiette, pistole per una scelta che amplifica le possibilità di calarsi al meglio in un ruolo. Il loot è risultato essere molto generoso, con ritrovamento di pezzi nuovi e migliori praticamente svolgendo una qualsiasi attività all’interno di Washington: un aspetto che potrebbe rendere fin troppo semplice accedere ad alcune attività, tuttavia più è alta la sfida, maggiore è giusta che sia anche la ricompensa. Considerato il setting moderno e attuale, non si trovano armi dal design particolare come possono esserlo le esotiche di Destiny – che spesso però finiscono per accentuare una certa dipendenza da quel pezzo, ritenuto quasi l’unico in grado di cambiare le sorti di un match – e al tempo stesso la qualità degli strumenti bellici non è anonima come il loot di Anthem grazie alla presenza di talenti distintivi.

L’equipaggiamento si completa di maschere, giubbotti, zaini, ginocchiere, fondine e guanti che a seconda del marchio di produzione sono più indicate per uno stile di combattimento rispetto a un altro. La profondità del gioco si basa su un equilibrio di molti micro-fattori che vanno ben oltre il punteggio numerico indicato sul pezzo. Gli aspetti da considerare si compongono anche di set di almeno tre tipologie di equipaggiamento della stessa marca e di tre principali statistiche da bilanciare: offesa, difesa e abilità. I vantaggi che si ottengono completando un set si sommano alle statistiche generali e un attento bilanciamento dei tre valori di offesa, difesa e abilità può determinare l’attivazione di specifici talenti utili in situazioni pericolose come il 50% di danni dell’arma per 5 secondi uccidendo un nemico nel raggio di 7 metri, o una maggiore ampiezza del raggio d’azione delle granate.

L’aggiunta delle mod praticamente per ogni elemento – armi, equipaggiamento e abilità – estende ulteriormente la capacità di personalizzazione e specificazione del proprio personaggio. Le mod per armi si raccolgono completando progetti e missioni e si realizzano presso il banco del fai da te. Hanno il vantaggio di non occupare spazio nell’inventario e il loro bilanciamento è offerto dalla presenza di bonus e malus. Differenti sono le mod per equipaggiamento e abilità che si trovano come ricompense del bottino e non presentano svantaggi a essere equipaggiate. La componente gioco di ruolo di The Division 2 è stata estesa e rifinita per risultare più profonda e completa, riuscendo a centrare l’obiettivo di esaltare le individualità dei giocatori che eccellono davvero quando sono messe al servizio della squadra. Trovato il giusto assetto si può comodamente salvare come dotazione accessibile dal menu.

L’endgame è solo l’inizio di The Division 2

Metabolizzate tutte le novità e presa confidenza con le nuove attività, una volta raggiunto il livello 30 e completata la campagna principale si entra nell’endgame di The Division 2 che muta radicalmente la mappa di gioco. L’arrivo della nuova fazione Black Tusk, protagonista di una vera e propria invasione, mette sotto scacco l’intera Washington bloccando missioni principali, avamposti e fortezze. La minaccia è reale: una super squadra di soldati d’elite che combattono con le migliori tecnologie addirittura superiori a quelle in dotazione alla Divisione. I centri di interesse andranno quindi nuovamente liberati affrontando attività nuove come il bypass del jammer – mantenere il punto di controllo per un determinato periodo -, pattuglie elite o affrontando un grosso drone in ricognizione aerea. Le missioni principali dovranno essere rigiocate, ma con la variante che saranno i soldati della Black Tusk gli avversari principali, ciò determina anche delle piccole differenze nel come sarà strutturata la missione rispetto a quella giocata durante la campagna offrendo al contempo una sfida diversa da quella già affrontata.

Avanzare nelle fasce di mondo è ciò che caratterizza il progresso nelle fasi di fine gioco: il livello 1 ha inizio con l’invasione e prosegue al momento fino al livello 4, con il livello 5 che sarà raggiungibile in un secondo momento e porterà con sé invasioni settimanali, la difficoltà eroica, nuovi set di equipaggiamento e un nuovo livello punteggio dell’equipaggiamento fissato a 500. Conquistare le Fortezze nemiche permette di passare alla fascia successiva, ma sarà possibile farlo solo dopo aver completato alcune missioni invasione e aver raggiunto un determinato “gear score”. Nelle immagini sottostanti potete vedere come cambia la mappa di gioco mentre debellate la presa della Black Tusk sui luoghi vitali per la popolazione e passate da una fascia mondo 1 alla 4.

Se prima gli avamposti e i luoghi controllati dalle forze nemiche potevano apparire statici, in questa fase di invasione i nemici combatteranno per aumentare il proprio dominio muovendosi tra i punti di interesse ed estendendo il loro controllo attraverso attività connesse agli avamposti. Gradualmente il gioco aumenta sempre più il numero di attività, mettendo in scena un open world che sembra vivo e reagisce ai cambiamenti. Alla fascia mondo 4 viene introdotto, ad esempio, un nuovo sistema di allerta, attraverso il quale i nemici che si sentono minacciati aumentano il proprio grado di allerta: eliminare le attività connesse a un avamposto ne aumenta il grado a cui seguono più nemici ma maggiori ricompense.

Ciò che rende interessante accedere alle fasce di personalizzazione di fine gioco è la possibilità di sbloccare una Specializzazione – potranno essere attivate singolarmente anche tutte e tre e scambiate nel corso della partita – che garantisce un’arma distintiva e un albero delle abilità unico. Le classi attualmente disponibili sono esperto di demolizioni munito di lanciagranate, l’esperto di sopravvivenza dotato di balestra a dardi esplosivi e l’occhio di falco con il suo fido Tac-50 C per eliminare i nemici dall’ombra. La scelta di una specializzazione permette di affrontare il gioco da una nuova prospettiva, andando a costruire il proprio agente in modo da rispecchiare un ulteriore livello di caratterizzazione. Con l’aggiunta delle specializzazioni arrivano anche nuovi tipi di granate, in particolare sia l’incendiaria che la flashbang si rilevano molto adatte in situazioni di controllo soprattutto perché mentre i proiettili dell’arma distintiva sono più rari da trovare, le granate si riforniscono con maggiore facilità.

L’offerta di contenuti al lancio è sufficiente a tenervi incollati al gioco per oltre 50-60 ore, inoltre si aggiungono due nuove difficoltà per affrontare le missioni, zone nere invase senza la normalizzazione e nuove taglie e progetti su base giornaliera e settimanale. Tutte queste aggiunte spingono a rigiocare quanto già superato in precedenza in un circolo continuo per ottenere i migliori pezzi che fanno al caso della vostra build come da tipica dinamica looter shooter. Questo è un genere da valutare nel tempo in seguito ai continui aggiornamenti che ne migliorano la stabilità, la risoluzione di crash e bug e l’apporto di nuovi contenuti. Sul primo fronte il team ha già in queste prime fasi avviato alcuni fix mentre sul secondo fronte, il piano di Massive sembra orientato già a una buona iniezione di contenuti per tutto l’anno 1 come potete leggere nell’articolo dedicato. Mentre la concorrenza fatica a trovare una strada dopo una serie di alti e bassi, The Division 2 ha trovato la quadra che intercetta i gusti di chi aveva già apprezzato il primo capitolo concentrandosi su un’offerta forte che vede l’endgame non come un punto di arrivo ma come un punto di partenza.

PvP e Zone Nere

L’offerta tradizionale composta principalmente da elementi giocatore contro ambiente è piuttosto cospicua, a questa si aggiungono le particolari Zone Nere, segno distintivo di The Division, e una ristretta modalità PvP rappresentata dal Conflitto. Qui gli agenti si possono scontrare in arene nei classici Dominio e Schermaglia. La modalità competitiva, richiesta dalla community, va indubbiamente a vantaggio della varietà di gioco ma non aiuta a mettere in evidenza i pregi del gunplay tattico. Le Zone di Decontaminazione invece, di cui potete leggere il nostro approfondimento, si confermano a oggi uno degli aspetti più intriganti del mondo post-apocalittico e al cui interno si respira un costante senso di inquietudine perché le minacce possono arrivare sia dai nemici controllati dall’IA che dagli agenti traditori e rinnegati, ora meglio identificabili.

La scelta di partire da tre Zone Nere invece che una, tra l’altro tutte diverse per caratteristiche che rispecchiano la ricchezza stilistica di Washington, è una lezione appresa nel corso del primo The Division e della quale Massive ha fatto tesoro confezionando un’esperienza ardua, vasta, che ricompensa chi corre più rischi. Diventare Traditore apre a una serie di nuove possibilità come violare la rete SHADE o rubare i bottini, ma è uccidendo un altro giocatore che si passa allo stato di rinnegato. Il livello ancora ulteriore, la Caccia all’Uomo, aumenta la tensione e inscena una caccia serrata all’agente nemico andando a modificare la priorità dei propri obiettivi iniziali. Ogni ingresso nella Zona Nera potrebbe essere diverso dal precedente perché le dinamiche di gioco si evolvono a seconda di chi sta partecipando. In aggiunta, a rotazione, una Zona Nera sarà occupata e verrà meno la normalizzazione, quel processo che tenta di appiattire le differenze tra giocatori. Senza normalizzazione e con il fuoco amico attivo la costruzione del proprio setup torna a fare la differenza, aumentando ulteriormente una difficoltà che già si presta a buoni livelli.

Con sistemi di progressione diversi per ogni attività, varietà e livelli di sfida crescenti sembra proprio che l’opera massiccia di ridefinizione dei contenuti operata da Massive abbia dato i suoi frutti fin da subito consegnando nelle mani dei giocatori più avidi di loot un’ottima base di partenza che sarà destinata a evolversi e migliorare nel tempo – e della quale siamo molto curiosi di conoscere i futuri dettagli. The Division 2 non cerca di innovare quanto piuttosto di perfezionare una formula assodata e piaciuta ai tanti fan che hanno continuato a supportare il gioco precedente nel corso degli anni. Dato questo obiettivo possiamo affermare che questo sequel riesce quasi a migliorare in ogni area debole, risultando però un po’ più carente sulla trama vera e propria.

The Division 2

The Division 2 è il sequel quasi perfetto del mondo post-apocalittico creato da Massive Entertainment, un titolo che migliora i principali punti dolenti del primo capitolo andando a rivedere e correggere sia la natura open world, ora più ricca e viva, sia la componente endgame, fin da subito impegnativa e piena di sorprese.

8.7
8.7

Verdetto

La trama resta una delle note leggermente sottotono, ma viene compensata dal carisma e dalla cura nei dettagli dell’ambientazione che favoriscono un’immedesimazione maggiore rispetto a quanto non facciano filmati e personaggi. Il gameplay incoraggia strategie più tattiche elevando i combattimenti a scontri più ragionati in cui la sinergia tra i componenti del gruppo fa la differenza. L’ottima profondità di personalizzazione del proprio equipaggiamento incoraggia la prova di diversi stili di gioco a cui in fase di endgame si uniscono le Specializzazioni che contribuiscono a nuovi e ulteriori approcci di gioco. The Division 2 è il migliore lancio di uno shooter a mondo condiviso fortemente incentrato sul loot: è massiccio, appagante, completo e da qui può solo migliorare con nuovi contenuti.

Pro

- Washington DC è un mondo in fermento curato nei particolari
- sistema di progressione e personalizzazione profondo
- tante attività da svolgere già al lancio

Contro

- trama non particolarmente efficace
- gli scontri con i boss restano poco memorabili