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PS5 e gli eterni insoddisfatti

È passato un anno dallo showcase PlayStation che ebbe il compito di mostrare e provare a vendere PS5. Da quella data fino a qualche giorno fa, non fosse per alcuni State of Play, Sony ha smesso di comunicare in grande, evitando – come da qualche anno a questa parte – persino gli eventi più importanti, E3 e Gamescom su tutti. 

Non è dunque immotivato l’hype della community per l’evento di ieri sera, soprattutto se la stessa PlayStation lo comunica in grande spolvero. 

Tuttavia, chiuso il sipario, la community non è rimasta entusiasta come ci si aspetterebbe dopo un evento del genere, ma a dirla tutta, almeno io, Antonio, l’autore di questo articolo, faccio fatica a comprenderne il motivo. Vi spiego il perché.

Hermen Hulst, il capo dei PlayStation Studios

Una comunicazione zoppicante?

Da qualche anno a questa parte la comunicazione PlayStation proprio non vuole saperne di essere brillante e cristallina. L’apice lo abbiamo raggiunto un anno fa, quando durante lo showcase che menzionavamo in apertura sono stati commessi errori mastodontici: tutti i giochi avrebbero dovuto essere solo next-gen, cosa che poi non si è rivelata veritiera; tutte le finestre di lancio sono state confuse, persino quelle dei giochi usciti al lancio, e ci sono stati persino degli scivoloni impensabili per una multinazionale come Sony, erroracci implosi con il trailer di Demon’s Souls Remake che riportava la dicitura “anche disponibile su PC”.  

Anche sforzandosi di voler fare i bravi a tutti i costi è proprio impossibile non uscirsene con frasi del tipo: che disastro! E dovremmo essere tutti d’accordo, almeno in un mondo ideale. 

Ciò detto, anche l’evento di ieri sera è criticabile sotto molti punti vista, ma sapete la differenza? Sony l’anno scorso non doveva per nessun motivo al mondo commettere simili errori, proprio perché stava presentando i primi software PS5, la roba che farà correre l’utenza ad accaparrarsi un pre-order della console. Oggi, dopo che da novembre 2020 a settembre 2021 è uscita tanta ottima sostanza, un trailer fumoso, senza data e con un logo ha un sapore diverso. Ce l’ha per forza. Ci fosse stata soltanto polvere nel deserto durante l’ultimo anno, sarebbe sacrosanto attaccare PlayStation, non lo è farlo in questa realtà.

Un parallelismo insensato, ma utile per farvi comprendere il discorso, è lo show Xbox durante l’E3 2020, evento in cui furono presentati una buona quantità di giochi ma nel modo più sbagliato possibile: in CGI, quindi senza mostrare l’engine di gioco, e con date lontane o del tutto assenti. Ma nonostante ciò, il guaio più grosso rimane comunque un altro: il vuoto durato quasi un anno, quel lancio di Series X|S che più sfoglio non si può. Mancanza che fa pesare il doppio, se non il triplo, le varie presentazioni piuttosto timide dell’E3. 

La situazione PlayStation è abbastanza diversa, così come lo è attualmente quella Xbox dopo lo show a E3 2021. Il succo del discorso è: se mentre sto giocando mostri un logo che altro non fa che comunicare “divertiti che in futuro arrivo anche io”, non stai più vendendo fumo, stai montando delle aspettative e arricchendo il più possibile uno show senza dimenticarti di essere allo stesso tempo concreto e rilasciare giochi per la tua community. E inoltre, tra i giochi rilasciati in quest’ultimo anno e quelli che verranno rilasciati durante i primi mesi del 2021, credo che le cose non stiano andando per niente male in casa PlayStation.

Kratos è tornato

“Un altro more of the same?” 

Accantonato il problema comunicazione, è il momento di tirarne in ballo un altro molto scottante. 

More of the same, ovvero: ancora la stessa roba. È stato questo il commento più in voga a seguito della presentazione del nuovo God of War, e anche in questo caso, sempre io autore di questo articolo, faccio fatica a comprenderne il motivo. 

Salvo rare occasioni, serie costruite in modo molto particolare e che richiedano un cambio di rotta deciso ad ogni uscita, il “more of the same” è proprio scontato in un sequel che arriva dopo un primo capitolo acclamato da pubblico e critica. Vi è piaciuto? Eccone ancora, questa volta più bello ed espanso di prima. I problemi reali sorgerebbero se, arrivati al terzo o quarto capitolo, non ci si allontanasse moltissimo dalla base iniziale. Un bell’esempio? L’ultima trilogia di Tomb Raider, o ancora, Far Cry o Assassin’s Creed. 

Ma il recente reveal di God of War Ragnarok, esattamente come lo scorso di Horizon Forbidden West, andrebbe assolutamente compreso. Questi due titoli in particolare hanno avuto dei prequel in grado di portare delle novità: nel caso di God of War è stata stravolta la base dei classici capitoli; nel caso di Horizon è stata proposta una IP nuova. 

È ancora troppo presto per gridare “more of the same”.

Jim Ryan

“Basta giochi cross-gen

Veniamo all’ultima problematica, forse la più dibattuta e complessa da esporre. 

“Bello God of War, bello Horizon, ma purtroppo sono giochi cross-gen”. Non prendiamoci in giro, sono esattamente questi i commenti che vanno per la maggiore, e sapete cosa? In questo caso non sono difficili da assecondare. Tutti vorremmo dei giochi esclusivi pensati per sfruttare al massimo la nuova PS5 e perché no? Anche per sentirci più soddisfatti di aver investito i nostri 400 o 500 euro sulla console. Il discorso è però troppo ampio e vario per riguardare solamente la nostra fame di prodotti next-gen e produzioni capaci di soddisfare pienamente. C’è di mezzo una pandemia, la carenza di scorte e di componenti hardware, e ci sono anche più di 140 milioni di PlayStation 4 nel mondo, una cifra talmente elevata che risulterebbe impossibile da ignorare a qualsiasi compagnia. 

In uno scenario così tanto complicato, la cosa da fare era una e soltanto una: concentrare nei primi anni di next-gen l’uscita dei grandi “more of the same” intervallandoli con produzioni unicamente pensate per PS5 ma incapaci di arrivare totalmente alle masse, e lasciare poi la spremitura dei nuovi hardware in mano a Naughty Dog ed altri studi nella seconda parte della generazione.

Una strategia dovuta a una PlayStation 4 che è stata in grado di dar vita a giochi sensazionali e caratterizzati da un ottimo comparto grafico. Senza i semini piantati dalla scorsa generazione, oggi Sony non avrebbe modo di concedere sequel cross-gen al proprio pubblico, e soprattutto di farlo con intelligenza e senza far notare troppo i limiti che, per la natura stessa dell’operazione, ci sono in queste produzioni. 

Certamente, rimane vivo nella mente dei giocatori quell’enorme passo indietro commesso da Sony quando promise in un primo momento di puntare esclusivamente sul passaggio generazionale. Ma è forse arrivato il momento di fare mente locale e di accettare che grandi major come Microsoft e Sony di bazzecole ne raccontano tante, e quest’ultima altro non è stata che una menzogna atta a piazzare più console possibili durante il lancio, così da potersene uscire con frasi e notizie del tipo “abbiamo fatto il lancio migliore di sempre.” 

Che piaccia o meno, quindi, questa è la realtà, ed è composta da grandi aziende che sanno eccome quali bottoncini premere. In ogni caso, il futuro di PlayStation è più che roseo e siamo certi che durante i prossimi anni ne vedremo sicuramente delle belle.