PlayStation

Sakura Wars | Recensione, Ritorno dei Petali di Ciliegio


Sakura Wars – PS4
Genere
Action-RPG
Piattaforma
PlayStation 4
Sviluppatore
SEGA
Editore
SEGA
Data di Uscita
28/04/2020

Riportare in vita Sakura Wars è un compito davvero difficile dopo tanti anni di inattività, ma quanto avevamo visto con le prime ore del nuovo Shin Sakura Wars ci ha dato abbastanza speranza e ottimismo, tanto da vedere un ritorno del marchio in pianta stabile nel prossimo futuro.

Dopo avervi illustrato le nostre impressioni, è finalmente giunto il tempo di tirare le conclusioni su Sakura Wars e su quanto SEGA abbia fatto per portare uno dei nomi più famosi del panorama giapponese dalla gloria del Dreamcast fino a un moderno inizio. Non a caso Sakura Wars parte proprio da una Flower Division che cerca di emergere dalle macerie del passato, crescendo insieme alla tradizione per trovare una sua anima da poter esporre con orgoglio. Sarà quindi riuscita ad essere all’altezza della vecchia guardia? La risposta è sì, ma con qualche piccola difficoltà.

Fiori di ciliegio a Ginza

Sakura Wars parte seguendo più o meno la classica impostazione della serie: un nuovo capitano viene incaricato di prendersi cura della nuova Flower Division di Tokyo, cioè una squadra speciale di combattenti donne che affrontano delle creature demoniache a bordo di mecha steampunk, mentre la sua facciata pubblica è quella di una compagnia teatrale che si esibisce nel prestigioso Teatro Imperiale. Tale ambientazione in un’epoca Taisho a metà tra la realtà e la fantasia meccanica, insieme al cast variegato, è da sempre stata la qualità più evidente per il successo del marchio, qualcosa a cui SEGA ha evidentemente tenuto a ribadire anche in questo nuovo progetto grazie a innumerevoli sforzi dal punto di vista estetico.

L’alter-ego del giocatore, il giovane Sejiuro Kamiyama, e la compagnia sotto suo comando sono infatti affidati alla penna di Tite Kubo (Bleach), distaccandosi dallo stile anni ’90 che finora faceva parte della serie per puntare alla modernità degli autori del nostro secolo, non senza rendere omaggio all’importanza del folklore estetico della realtà Giapponese. Immersi in una città nel pieno dell’industria e del misticismo che l’ha sempre accompagnata, muoveremo i primi passi seguiti proprio dalla famosa Sumire: personaggio importantissimo del vecchio corso che ritorna insieme alla sua storica doppiatrice, evento eccezionale considerato il ritiro di quest’ultima sia dal gioco che dalla compagnia teatrale di Sakura Wars.

I primi passi nella trama servono proprio a collegare più o meno gli eventi di So Long, My Love con la situazione attuale della ormai sgangherata Flower Division, composta da cinque nuove ragazze con cui faremo presto la conoscenza nei vari capitoli di gioco. Del resto il vecchio corso di Red Entertainment era basato su tre principi fondamentali: combattimento, socialità e romanticismo, ritrovabili anche qui grazie a una narrazione che procede su due binari paralleli. Da una parte abbiamo la storia principale della lotta contro le nuove orde di demoni che stanno minacciando la pace di Tokyo mentre si deve svolgere un importante torneo tra le divisioni combattive di tutto il mondo, dall’altra saremo i protagonisti delle relazioni che Kamiyama coltiverà nel corso degli otto capitoli del gioco, costruendo amore, fedeltà, amicizia e ispirazione con tutte le ragazze.

Il cast è decisamente variegato, abbastanza da potervi permettere di scegliere il vostro amore preferito tra le varie eroine a disposizione. Sakura, la indiscussa protagonista del gioco, è una ragazza acqua e sapone che insegue il sogno di essere la nuova protettrice di Tokyo fin dall’infanzia. A seguirla ci sono Hasuho, un’irascibile quanto tsundere sacerdotessa poco convenzionale, la giovane ninja Azami, l’erudita europea Clarissa dall’animo innocente e infine la star d’oltreoceano Anastasia. Chi conosce il tratto di Kubo troverà molta familiarità nel character design qui adottato, specialmente per quanto riguarda caricare eccessivamente le curve di alcune ragazze senza alcun motivo. Tra tutte Anastasia è quella che soffre di più di questa soluzione, considerando che il suo petto è così messo in evidenza da mettere in imbarazzo perfino il più sconcio dei giocatori, nonché tradendo un po’ l’eleganza che Sakura Wars ha sempre avuto nel vestiario e nella descrizione delle personalità, comunque presente dietro l’abbondanza fisica.

A prescindere dall’aspetto, generalmente molto gradevole, di ogni personaggio, la storia di ognuna delle ragazze è davvero ben fatta e in alcuni esempi specifici è in grado di coinvolgere emotivamente il giocatore anche con poche frasi apparentemente innocue, culminando con alcuni eventi “in prima persona” per tutte le eroine dove dobbiamo “toccare” con gli analogici per interagire e aiutarle a superare alcuni ostacoli emotivi. Avendo ognuna il proprio “capitolo”, strutturati come se fossero un episodio di un anime con tanto di anticipazioni finali dallo stile Evangeliano, è possibile approfondirle una ad una e sfruttare il sistema LIPS per compiere scelte in grado di avvicinarci – o allontanarci – a ciascuna. Come sempre il LIPS si dimostra una delle colonne portanti di Sakura Wars grazie ai dialoghi dalle risposte multiple e alla selezione del tono di voce in alcune scene chiave. Ma a onor del vero, arrivando a concludere l’avventura, la sensazione che rimane è quella di non essere stati coinvolti in significativi cambi di rotta per la trama o per i sentimenti romantici, lasciando che i momenti di svolta siano decisi quasi interamente dalle fasi finali della storia.

In parole povere, la libertà dei panni di Kamiyama è limitata dal binario lineare con cui la campagna principale deve essere necessariamente svolta, sentimento evidente in dialoghi dalle scelte che non modificano il corso degli eventi ma al massimo, oltre alle opzioni buone, ci fanno passare per stronzi insensibili o pervertiti maniaci in chiave prettamente umoristica. Non che sia necessariamente un male, specialmente perché la trama è gestita eccellentemente e non può davvero concludersi altrimenti visto il seguito animato al momento in onda, ma siamo ben lontani dal tempo del Dreamcast e qualche sforzo in più per rendere più incisiva l’azione del giocatore avrebbero giovato al fattore rigiocabilità. Buona invece la gestione del fanservice, affidato interamente al giudizio morale del giocatore e punito nel caso si facesse troppo i guardoni nelle terme condivise del teatro.

Flower Division, move out!

Il binario su cui viaggia Sakura Wars però è uno spettacolo tutto da osservare, capace di emozionare con la sua anima shonen per tutta la durata delle vicende. Gli ingredienti per il successo del nuovo Sakura Wars, oltre alle ragazze della Flower Division, sono ascrivibili alla decisione di far svolgere un torneo e a utilizzare la minaccia dei Demoni per collegare le vicende passate con la rinascita futura. Il nemico non è un semplice essere immondo da sconfiggere dopo averne affrontato le legioni, piuttosto è rappresentato come una lotta interna dei protagonisti, i quali devono innanzitutto dimostrare a sé stessi la forza dei sogni che credono di avere. Amicizia e coraggio saranno i catalizzatori per la storia della genesi di una nuova Flower Division, illustrata in modo da essere un chiaro punto di partenza per un auspicabile nuovo filone di Sakura Wars.

L’idea però di mettere il torneo mondiale nel mezzo di tale svolgimento è stata la ciliegina sulla torta che serviva al nuovo Sakura Wars per riuscire ad abbracciare il lavoro d’internazionalizzazione che Red Entertainment aveva avviato fin da quando decise di spostare le sue produzioni su Parigi e New York. Certo, il protagonista di questo nuovo corso è pur sempre il Giappone, ma le unità ospiti degli altri paesi arricchiscono tremendamente la varietà del cast che Sakura Wars propone pur lasciando sotto i riflettori solo la Flower Division.

A rafforzare questa valutazione c’è l’impegno di SEGA nell’aver coinvolto numerosi artisti per caratterizzare sia ognuna delle divisioni estere, come BUNBUN di Sword Art Online per i Cavalieri di Londra e Fumikane Shimada per Berlino, sia per alcuni personaggi secondari di spessore, come Shigenori Soejima (Persona) e Ken Sugimori (Pokémon). Dal punto di vista meramente estetico, non c’è quindi davvero nulla da poter recriminare a Sakura Wars, soprattutto se la bellezza del motore grafico usato riesce a ricreare una Ginza appagante e piena di vita in quella che potrebbe possibilmente essere la migliore produzione visiva in stile anime degli ultimi anni.

Ma se la modernità ha giovato gli occhi dei giocatori, l’approccio dal lato del gameplay non può dirsi altrettanto. Sakura Wars abbandona ancora una volta l’anima strategica per trasformarsi in un action che più che RPG si avvicina ai musou. Come nel migliore degli anime mecha di un tempo, ogni capitolo è diviso in una fase in cui si esplora Tokyo e si socializza con i membri del cast del gioco, proseguendo la storia, e un’altra sezione in cui ci si avventura nei regni oscuri per combattere il cattivone di turno. Non ci sono dungeon, livelli, abilità da far crescere o qualsiasi altro sistema RPG: ci si butta nell’azione e si distruggono orde di nemici proseguendo dritti fino al boss finale.

Uno schema che alla lunga, è innegabile, risulterà ripetitivo nonostante una buona diversità nell’impostazione ed estetica dei vari livelli. A un certo punto però ci sarà anche il torneo di mezzo, un tocca sana per l’intera impostazione ludica e che riesce a far crescere nel giocatore l’attesa per una battaglia valevole di essere vissuta. Naturalmente potremo controllare ogni singolo personaggio della Flower Division e ognuno ha la sua combo di attacchi base/pesanti insieme a una mossa speciale e un attacco combinato che si può usare una sola volta per missione. Ma, dato che non c’è davvero nessun tipo di progresso, vi ritroverete ad utilizzare la stessa identica combinazione di tasti per tutta la durata dell’avventura, specialmente quando controllerete Kamiyama e vi accorgerete che esiste un pattern di attacchi più performanti di qualsiasi altro.

Un nuovo inizio

Senza dubbio, Sakura Wars ha sacrificato molto del suo gameplay per asservire le funzioni narrative e l’evidenza arriva dal tempo netto che passerete a combattere: nettamente inferiore rispetto a quello dedicato a dialoghi e scene. Questo aspetto è la parte più controversa di Sakura Wars, che rimane comunque divertente ma non si avvicina minimamente allo spessore tattico che ha da sempre contraddistinto i capitoli di successo del marchio. Una decisione che con tutta probabilità è mirata a coinvolgere un pubblico maggiore, specialmente se si considera le tendenze nel lato visual novel più mainstream del Giappone, ma che avrebbe comunque giovato di uno spessore in più nel lato RPG o nella traduzione della fiducia guadagnata con le ragazze in effettivi valori per il combattimento.

Di ereditario però rimane davvero molto, a partire dalle musiche composte dallo stesso autore di un tempo Kohei Tanaka. Ogni brano della colonna sonora è di una qualità stupefacente, perfetta fusione tra i brani storici e una nuova concezione musicale che va a migliorare le composizioni d’epoca. Anche la qualità delle voci scelte per il doppiaggio è da encomio, seguendo la filosofia di ricercare sempre doppiatori che riescano a utilizzare la propria voce in maniera musicale per seguire lo spirito teatrale che accompagna la faccia pubblica di Sakura Wars. Nonostante non tutte le scene possiedano doppiaggio, il che vi darà un impatto straniante nelle prime ore di gioco, quelle che lo hanno si fanno ben perdonare della mancanza con una qualità attoriale stratosferica nella voce e nell’utilizzo dell’eccellente engine di gioco.

Rimane anche la meraviglia di scoprire il Giappone dell’epoca Taisho, esplorando i dintorni del teatro in ristrette aree tutte curate fino al più maniacale dettaglio. I giochi di luce che Sakura Wars riesce a creare in questi frangenti urbani sono una delle sue punte di diamante, e come avevamo visto nell’anteprima non strutturare il tutto come un open world ha ripagato tanto nella bellezza quanto nella stabilità del frame rate mai ballerino anche su PlayStation 4 Standard.

Ma sarebbe un errore ascrivere l’esperienza di Sakura Wars a meri numeri e performance, è nelle emozioni che riesce a tirare fuori il suo valore più evidente, impossibili da poter suscitare se non si fosse svolto un lavoro egregio in ogni aspetto “tecnico”, impegnandosi a tirare fuori il più possibile momenti che avvicinino il giocatore a ognuna delle nuove ragazze della Flower Division. Minigiochi come Koi Koi Wars e la raccolta delle Bromide sono alcuni dei tanti metodi per rendere la città più viva e il rapporto tra la compagnia più vissuto, testimoniando quanto SEGA volesse dare al giocatore opzioni per allungare la propria permanenza nel gioco. Al netto della sua linearità però, è davvero difficile poterlo rigiocare senza saltare ogni singola scena e arrivare direttamente al finale per scegliere una ragazza con cui vivere un finale personalizzato.

Sakura Wars – PS4

Il primo titolo moderno dello storico franchise di SEGA. In questo action-RPG dallo stampo da visual novel, i giocatori sono chiamati a vestire i panni del capitano della nuova Flower Division di Tokyo, impegnata a combattere demoni per proteggere la città mentre si esibisce in spettacoli teatrali nel prestigioso Teatro Imperiale.

8
8

Verdetto

Il nuovo Sakura Wars è capace di far sbocciare ancora una volta l’amore per il marchio di SEGA, specialmente quando ci si mette nei panni occidentali a cui sono arrivati giusto pochi capitoli. Gli ingredienti per il successo ci sono davvero tutti: emozioni, amore, una storia coinvolgente, personaggi ben fatti, autori di alto calibro al character design e delle musiche eccezionali fedeli alla tradizione. Grazie alle scelte del LIPS il giocatore è coinvolto in ogni momento, mai distaccato da qualsiasi evento e sempre presente quando si tratta di incoraggiare la nuova Flower Division, trovando nel romanticismo la conclusione perfetta per un racconto di crescita, riscatto e passaggio del testimone alla nuova generazione di eroi. Tuttavia però, il salto decennale del marchio nel mercato ha portato con sé alcuni inciampi che minano leggermente lo splendore di questo inedito inizio, come un gameplay decisamente poco ragionato e un’eccessiva linearità che poco si addice alle possibilità fornite dal LIPS. Ma tutto sommato, questo Sakura Wars emoziona, stupisce e conquista, riportando alla mente la stessa meraviglia che il primo capitolo riuscì a suscitare in tutto il Giappone.

Pro

- Storia emozionante e ben cadenzata in una struttura da show animato
- Cast variegato dall'ottima caratterizzazione
- Numerosi artisti famosi al character design
- Le musiche ripercorrono la tradizione aggiungendoci la giusta dose di modernità
- Egregia direzione artistica immessa in un motore grafico appagante e stabile

Contro

- Il gameplay è davvero ridotto all'osso, per quanto divertente
- Nonostante le numerose scelte di dialogo, decisamente lineare
- Le scene non doppiate potrebbero risultare stranianti