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The Division 2 Warlords of New York | Anteprima

Siamo stati invitati da Massive Entertainment nella propria sede di Malmö, in Svezia, per trascorrere due ore in compagnia di The Division 2: Warlords of New York, la nuova espansione a pagamento del TPS open-world pubblicato quasi un anno fa da Ubisoft. Warlords of New York arriverà il 3 marzo, a meno di un mese dall’uscita dell’Episodio 3, l’ultimo dei contenuti storia gratuiti previsti nel primo anno di vita del titolo che chiude il cerchio iniziato con Invasione: Battaglia per DC e apre la strada all’anno 2 con un ritorno nella mai dimenticata Grande Mela.

Giochi che procedono di stagione in stagione, anno per anno, ne è ormai pieno il mercato. Il caso più eclatante di “nuovo rilancio” avvenuto negli ultimi mesi va però imputato a Destiny 2: Ombre dal Profondo. Lo sparatutto di Bungie continua a mantenere una certa influenza sulle produzioni arrivate dopo e in 3 anni è stato tra i pochi in grado di reinventare di continuo il modo di veicolare i propri contenuti aggiuntivi. Con Warlords of New York, The Division 2 si appresta a fare un passo altrettanto importante sia in termini di nuove attività, sia in termini di sistemi di gioco che cambieranno il modo stesso di affrontare lo sviluppo del personaggio.

Uno degli aspetti su cui Massive ha insistito molto è la libertà che vorrebbe il giocatore provasse. Una libertà molto attesa è quella che dovrebbe garantire una maggiore diversità di build. A tal proposito sono in lavorazione un gear system 2.0 che si pone l’obiettivo di semplificare la lettura delle statistiche, un loot 2.0 che dovrebbe offrire meno oggetti ma con più peso specifico e una massiccia revisione della stazione di ricalibrazione. Sul fronte narrativo, se prima la struttura dei livelli era molto schematizzata e seguiva un percorso ben delineato, la nuova espansione lascia più autonomia nel seguire un percorso.

La nuova campagna sarà incentrata sull’investigazione, sulla ricerca di Aaron Keener per consegnarlo finalmente alla giustizia dopo i tragici eventi del primo The Division. Warlords of New York è quindi il vitale collegamento che mancava tra il gioco del 2016 e quello del 2019 e che mira a riunire nuovi giocatori e veterani. Massive cercherà del resto di giocare un po’ con le emozioni di chi si è unito alla Divisione fin dall’inizio e vuole vedere il sorriso beffardo di Keener spegnersi.

Warlords of New York: la nostra prova

La caccia ad Aaron Keener si dispiegherà in 5 missioni principali e 8 missioni secondarie. Ognuna di queste missioni secondarie è collegata all’investigazione che fa da fulcro allo svolgersi degli eventi e servirà in una prima fase a trovare indizi e posizione dei 4 luogotenenti che formano il gruppo di agenti traditori. Ogni luogotenente sconfitto ci avvicina alla posizione dello spietato Aaron Keener. Le novità principali introdotte riguardano gli scontri a fuoco che saranno per la prima volta trattati come delle boss fight a tutti gli effetti, con meccaniche pensate a seconda del soggetto che affronteremo.

Nella nostra prova abbiamo completato una corposa missione d’inseguimento all’interno di luoghi al chiuso come una prigione, un’aula di tribunale e spazi all’aperto pensati come un’arena per lo scontro finale con il bersaglio Theo Parnell. La struttura è quella a cui ci ha abituati The Division con dati da recuperare mantenendo una posizione, torrette da disabilitare, droni e “named boss” –  elite dalla barra gialla – a intralciare la nostra avanzata. I momenti clou della missione sono messi in risalto dalle differenti fasi di ingaggio con Parnell, che evidenziano la sua specializzazione nel combattimento dalla lunga distanza e nell’elusività, tecnica che padroneggia grazie a un dispositivo “esca” che crea copie di sé stesso per confondere l’avversario.

L’abilità “decoy” ha un funzionamento simile al dispositivo Prisma utilizzato dall’operatrice Alibi di Rainbow Six Siege, che proietta un ologramma identico all’utilizzatore in una posizione statica, ossia, non è in movimento come l’Esca Olografica usata dagli Spartan in Halo Reach che simula invece il movimento del personaggio per raggiungere la posizione indicata dall’attivazione dell’abilità. L’utilità però è la stessa: disorientare, indurre in errore o far scoprire un giocatore dalla sua posizione. A tal proposito, le dotazioni non convenzionali utilizzate dagli avversari vengono acquisite ed entrano a far parte del proprio arsenale solo sconfiggendo il boss di turno. Potremo quindi utilizzare anche noi l’esca dopo aver sconfitto Parnell.

Le nuove skill che si potranno ottenere sono 4 e, oltre al dispositivo esca, avevamo in dotazione anche la Bomba Adesiva vista nel primo The Division. Presenterà le dovute varianti anche se non abbiamo potuto provarle. Si tratta nel complesso di una skill efficace per gruppi numerosi di nemici, in grado di attaccarsi a diverse superfici e con detonazione a distanza. Dal passato torneranno anche personaggi chiave come Faye Lau, Roy Benitez e Paul Rhodes che ora gestisce una base per le operazioni a Haven. Il nuovo centro degli eventi si sposta quindi verso la Lower Manhattan, una zona caratterizzata da alcuni importanti punti di riferimento come il Battery Park e la zona finanziaria che ospita Wall Street, Chinatown, il Civic Center e il quartiere Two Bridges.

Pur non avendo potuto esplorare l’open-world in lungo e in largo, è chiaro che, con il ritorno a Manhattan, Massive Entertainment voglia offrire maggior varietà rispetto a Washington DC. A tornare saranno anche alcune fazioni note come i Purificatori e Rikers che gli sviluppatori affermano essere “cambiate, mutate, potenziate” rispetto a quanto visto in precedenza. Quest’ultima affermazione non sorprende, è un aspetto sul quale The Division dovrebbe insistere se si vogliono proporre nuove sfide e nuovi approcci nel corso degli aggiornamenti, altrimenti si collezionano solo nuovi gadget che non trovano applicazioni strategiche effettive.

Vecchi problemi, nuove soluzioni?

Come ogni grande espansione, Warlords of New York promette di includere nuovo loot – esotiche, brand e gear set – un nuovo level cap fissato a 40, una nuova difficoltà leggendaria per le missioni e un nuovo sistema di progressione endgame con statistiche tra le quali investire. L’endgame è uno degli aspetti maggiormente in bilico quando si parla di Games as a Service e verso il quale l’investimento di energie è massiccio dopo il lancio di un nuovo contenuto. The Division 2 ha sofferto tantissimo di ripetitività nel lungo periodo, mentre sulla corta distanza è stato senza dubbio un valido intrattenimento. La lunga attesa tra un contenuto e l’altro, l’assenza di attività che potessero offrire una reale rigiocabilità – si pensi alla portata di Underground nel primo The Division – e ricompense non adeguate agli sforzi, lo hanno trasformato in un gioco mordi e fuggi a cui dedicare qualche ora dopo un nuovo contenuto storia per poi aspettare mesi prima di veder qualcosa di nuovo.

A non offrire sostegno adeguato è stata anche la parte PvP del gioco e la revisione delle Zone Nere. Quest’ultime, in particolare, non sono riuscite a catturare quella magia che si era venuta a creare la prima volta che fu introdotto questo nuovo modo di giocare. Tre zone molto più piccole al posto di una hanno frammentato l’esperienza e ridotto le attività interne. Massive ha chiari progetti per correggere i difetti che hanno afflitto il gioco, a partire proprio dal rivitalizzare le dinamiche nella Zona Nera. L’obiettivo è far si che le Zone Nere non siano solo un luogo per competere e fronteggiare altri giocatori, ma siamo luoghi dove i membri della divisione si aiutino a vicenda. Come fanno notare gli autori, in un luogo senza regole ha un forte impatto incentivare la difesa degli altri giocatori dai traditori o il supporto durante un’estrazione.

Per dare una scossa alla staticità del formato a episodi, anche The Division 2 tenterà la strada delle stagioni e di un modello simil battle pass per le ricompense. Ogni stagione sarà all’incirca una “mini-campagna di 3 mesi”, ci è stato spiegato nel corso di una presentazione, e avrà un movente narrativo chiaro per metterci in moto e spingerci a svolgere attività. I contenuti saranno strutturati secondo un calendario visibile ai giocatori così che potranno scegliere come e quando dedicare del tempo alle attività previste. L’introduzione degli Eventi Globali mitigherà il problema della ripetitività andando di volta in volta a cambiare le regole: “aggiungerà nuovi modificatori, ripenserà le abitudini e le routine”.

Il nuovo raid, a lungo atteso, vedrà la luce in primavera e continuerà a proporre meccaniche gravitanti intorno ai boss, a enigmi e al gioco di squadra. Potranno accedervi tutti, sia che siate al livello 30 senza possedere Warlord of New York, sia che abbiate raggiunto il nuovo level cap con l’espansione. I giocatori di The Division 2 già in possesso del gioco potranno acquistare l’espansione a un prezzo di 30 euro, mentre i nuovi giocatori potranno scegliere tra una versione “Standard” che include sia il gioco base che l’espansione a 40 euro, e un’edizione “definitiva” che include il gioco base, l’espansione e tutti i vantaggi del Pass Anno 1 alla cifra di 60 euro.

Conclusioni

Il potenziale di Warlords of New York ci ha incuriositi per diversi motivi: primo fra tutti perché si tratta di un’espansione che non aggiungerà solo contenuti ma metterà nel corso dei mesi delle basi per alcune sostanziali modifiche ai vari sottosistemi di gioco; in seconda battuta perché promette di far avanzare la storia di The Division reintroducendo personaggi chiave dal passato e gettando luce su questi mesi lontani da New York. Il ritorno a Manhattan farà poi felice chi ha sempre criticato la scelta di spostarsi a Washington DC. La zona più a sud dell’isola è stata colpita duramente dall’uragano e sarà interessante vedere come il tempo dinamico si abbatterà sui nuovi distretti.

Come già evidenziato durante la recensione e nella copertura degli episodi, uno degli aspetti che ci aveva meno convinti della produzione era proprio l’assenza di boss fight che rendessero unici gli scontri più significativi. Le missioni si chiudevano con nemici tutt’altro che memorabili, equiparabili ai vari archetipi di elite che si trovano in giro. Massive Entertainment vuole chiaramente invertire questa tendenza per quanto riguarda i profili di alto grado, dando spazio a scontri costruiti su una particolare meccanica. La missione che abbiamo provato ruotava intorno allo sdoppiamento olografico di Theo Parnell e si protraeva per diverse fasi di danno. Ci è parso essere uno step in avanti in termini di design, così come lo è stato l’acquisizione delle abilità nemiche al termine dello scontro. Si aprono nuove possibilità di ingaggio.

Il modello dei Games as a Service è divenuto negli anni sempre più popolare, ma ad oggi è difficile identificare l’esemplare vincente tra le diverse proposte. Ciò che funziona in termini di monetizzazione per un Free to Play è difficile da replicare in un gioco il cui prezzo di partenza si aggira almeno sui 60 euro, offre una campagna estesa nel tempo e sistemi di gioco con diversi livelli di profondità. Le aspettative sono più alte e il lavoro necessario per mantenere gli standard cresce vertiginosamente.

Gli sviluppatori sono alla costante ricerca di nuovi modi per far progredire il gioco in modo da mantenere un numero più elevato di giocatori all’interno dei propri mondi digitali. Non sempre le scelte sono vincenti e spesso bisogna tornare sui propri passi, lavorare a stretto contatto con l’utenza e produrre qualcosa che sia stimolante per i giocatori più appassionati, ma non troppo chiuso da impedire a nuovi giocatori di entrarne a far parte. Warlords of New York vuole mettere a frutto quanto ridiscusso e rielaborato nel corso di un anno e se ci riuscirà potremmo dirlo solo dopo un’approfondita analisi del gioco completo, le premesse, tuttavia, ci sembrano incoraggianti e sembrano voler recuperare parte di ciò che aveva reso il primo The Division un intrattenimento per lunghi periodi di gioco.

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