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Direttiva europea sul copyright: tutti d’accordo sul fatto che non va bene

Ora anche i titolari di copyright si oppongono all'articolo 13, preoccupati che aumenti i costi per loro e dia troppo potere a Google.

L’articolo 13 della direttiva europea sul copyright sembra aver finalmente messo tutti d’accordo. Nel senso che non ora non piace nemmeno ai rappresentanti dell’industria culturale. I produttori di musica, cinema e televisione avevano scelto una lettera aperta per manifestare le proprie preoccupazioni.

Iniziativa che è servita a poco, se non a prolungare lo stallo: ieri le trattative a tre (Trilogue) si sono chiuse con un nulla di fatto, con le parti coinvolte apparentemente incapaci di trovare parole che possano davvero mettere tutti d’accordo. E dire che solo poche settimane fa l’ultima approvazione sembrava una semplice formalità.

Le “aziende del copyright” (per l’Italia ha firmato ANICA) sono sostanzialmente preoccupate che l’articolo 13 finirà per dare troppo potere a Google e le altre aziende comunemente definitive OTP (Over The Top). Temono inoltre che i costi per mantenere il sistema di filtri ricadano su di loro, azzerando i possibili profitti o persino generando perdite. Lo spirito della normativa, però, all’inizio era proprio ridurre il potere degli OTP in favore degli effettivi titolari di copyright (autore ed editori), offrendo loro un maggiore potere negoziale.

Anche Google è contraria all’articolo 13, e lo ha fatto sapere a tutti con un video mostrato praticamente a chiunque nelle scorse settimane. Il che è un dettaglio notevole: questa piattaforma è in effetti quella che sarebbe più o meno pronta ad applicare l’Articolo 13, per via del sistema ContentID.

Di fatto, Youtube è l’unico servizio che ha già un servizio di filtri attivo e funzionante (maluccio, a onor del vero). Tutti gli altri dovrebbero adeguarsi, ma pochi avrebbero in effetti le risorse per farlo velocemente. E nessuno potrebbe farlo bene, cioè garantendo il rispetto del copyright e allo stesso tempo anche la libertà di espressione. Allo stato attuale, semplicemente gli algoritmi non sono adeguati alla richiesta.

E non sono contenti nemmeno molti consumatori: ci sono almeno 4 milioni di europei che hanno firmato una petizione online che si oppone alla normativa, a cui si aggiungono molte voci autorevoli nel mondo politico, accademico e aziendale.

“L’opposizione collettiva non sorprende”, scrive Cory Doctorow per EFF. “Mesi di trattative a porte chiuse e di lobbying hanno in effetti peggiorato la proposta: rendendola ancora meno coerente, ancora più piagata da contraddizioni inconciliabili“. Il giornalista e scrittore fa notare per esempio che sono previste multe salate per chi permette a un utente di caricare materiale protetto, ma non ci sono conseguenze se viene bloccato materiale legittimo.