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Fleabag, una riflessione sulla donna moderna londinese

Nel panorama della serialità televisiva contemporanea coesistono più realtà, da grandi produzioni come un Trono di Spade a esperienze più ordinarie e strutturate per lo spettatore occasionale. Esiste una terza categoria di prodotti ancora più di nicchia, di natura prevalentemente sperimentale e spesso curate da singoli autori, che ne fanno il loro one man show. […]

Nel panorama della serialità televisiva contemporanea coesistono più realtà, da grandi produzioni come un Trono di Spade a esperienze più ordinarie e strutturate per lo spettatore occasionale. Esiste una terza categoria di prodotti ancora più di nicchia, di natura prevalentemente sperimentale e spesso curate da singoli autori, che ne fanno il loro one man show. L'origine di questo movimento di artisti indipendenti va probabilmente ricondotta ai particolarissimi prodotti (Louie e il meno fortunato Lucky Louie) del comico Louis CK.

Negli ultimi anni abbiamo visto un discreto numero di autori, scrittori e commediografi avvicinarsi al mondo seriale con prodotti più intimi, con l'intento di ritrarre i sentimenti di una generazione (Master of None, di Aziz Ansari) oppure di una subcultura americana (Atlanta, di Donald Glover). Con Fleabag, rilasciato su Amazon Prime Video, abbiamo il primo prodotto di questo tipo a sfondo femminile, a cura dell'attrice e autrice teatrale inglese Phoebe Waller-Bridge (Broadchurch e il futuro Solo: A Star Wars Story).

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Fleabag è la trasposizione e ampliamento di un suo spezzone teatrale del 2013, dove interpreta una donna senza nome – che si identifica proprio con il soprannome Fleabag – e affronta un'esistenza vuota e sofferta con tanto cinismo, apatia e odio per sé stessa, tanto da "non potersi neanche definire una femminista". Passa le sue giornate a gestire una caffetteria in un sobborgo londinese con i conti in rosso, oppure combattendo per ottenere un prestito bancario, o assistendo a noiose e insensate conferenze femministe in compagnia della sorella Claire, il suo completo opposto in tutto per tutto. Le uniche parentesi che riescono a farla tirare avanti sono gli incontri con partner occasionali, dove dà sfogo al suo bisogno di sesso e affermazione della sua femminilità, alla ricerca di una relazione stabile e per non ricadere nella solitudine.

Nonostante le premesse abbastanza deprimenti, in questo show si ride tantissimo. Si ride di e con la protagonista, che usa continuamente l'escamotage della rottura della quarta parete per commentare in diretta tutti gli avvenimenti, semplicemente volgendo lo sguardo in camera e parlando direttamente allo spettatore. Tramite questa tecnica non solo siamo più coinvolti con la narrazione, ma riusciamo a vedere più chiaramente le contraddizioni fra pensieri e comportamenti. Fleabag diventa così un'interessante commistione di registri narrativi, non solo perché fonde in maniera sapiente drama e comedy, ma anche per questa frequente alternanza fra azione e flusso di coscienza del personaggio.

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Un personaggio che non solo buca lo schermo – in senso figurato – ma rimane impresso per come è stato costruito e per l'onestà con cui è rappresentato. Grazie soprattutto alla bravura attoriale della Waller-Bridge, Fleabag è una delle donne più complesse mai viste sul piccolo schermo. La storia ha il coraggio di narrare i retroscena della sua natura autodistruttiva, con flashback improvvisi che rompono improvvisamente una scena, a seconda di dove la mente del personaggio vaga.

Il centro della sua caratterizzazione rimane l'uso della sua femminilità e sessualità, un'arma a doppio taglio che le permette di trovare con facilità partner sessuali occasionali ma che allo stesso tempo la rendono troppo imprevedibile e fuori dagli schemi per poter legare con qualcuno, specialmente se si tratta della sua assurda famiglia.

Quest'ultima infatti include altri interessanti personaggi come la già citata sorella, che rappresenta l'opposto caratteriale della protagonista – algida, in carriera e sposata – e il cui rapporto conflittuale sarà centrale per tutte le sei puntate della prima stagione. Simile ma profondamente diverso è invece l'incontro con la matrigna interpretata da Olivia Colman (Broadchurch e in futuro la regina Elisabetta di The Crown) dai comportamenti passivo-aggressivi e manipolativi nei confronti del padre della protagonista, ma soprattutto un'artista concettuale che affronta in maniera più aperta la propria sessualità, tanto da mettere in imbarazzo la figliastra.

fleabag sisters

In tutto questo quale ruolo hanno i personaggi maschili della serie? Il rischio di una serie a sfondo femminile è di criticare l'archetipo maschile, ma per fortuna Fleabag tratta uomini e donne allo stesso modo, mostrando in maniera imparziale i difetti e le fissazioni degli uni e delle altre.  Anzi, proprio con la rivelazione finale scopriamo quanto le azioni della protagonista siano la causa delle sue successive disgrazie.

Fleabag è un piccolo gioiello di show indipendente, che prima fa ridere un sacco grazie a una interprete fenomenale e poi a tradimento rifila un pugno nello stomaco. Le appena sei puntate da 25 minuti ciascuna regalano un'esperienza diretta e senza filtri con un ritmo sempre incalzante. Non tutti forse apprezzeranno la tipologia di umorismo, ma chi la vedrà sicuro ne rimarrà piacevolmente sorpreso.


Tom's Consiglia

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