Ibride e Elettriche

Micromobilità elettrica, le soluzioni per l’ultimo chilometro

L’inquinamento atmosferico e il riscaldamento globale sono da alcuni anni temi al centro del dibattito politico e che stanno conducendo i Governi alla graduale introduzione di soluzioni di mobilità sostenibile. Non a caso, si è sempre più orientati verso una micromobilità urbana con l’obiettivo di creare spazi maggiori per pedoni e biciclette e ridurre la circolazione delle auto.

Cosa si intende per micromobilità?

Con il termine micromobilità si definisce l’insieme di veicoli e di modalità di spostamento attualmente utilizzati per i brevi tragitti. Parliamo dunque di un modello di mobilità che prevede l’uso di mezzi più piccoli e versatili per arrivare a destinazione, che consentano di spostarsi senza incidere sul traffico cittadino. In questa categoria vengono inclusi non solo monopattini elettrici, segway, monowheel, bici elettriche e hoverboard, ma anche servizi di noleggio come il bike sharing e il car sharing ormai presenti in molte città.

Nata in forma sperimentale nel 2019, la circolazione di veicoli elettrici in ambito urbano è stata liberalizzata all’inizio del 2020, quando monopattini, hoverboard, segway e monowheel sono stati equiparati alle biciclette e dunque obbligati al rispetto dei limiti del Codice della Strada.

Nel corso degli anni la micromobilità ha subito una graduale evoluzione, portando ad importanti vantaggi per i cittadini: evitare il traffico automobilistico ed i mezzi pubblici consentendo di effettuare spostamenti a basso impatto ambientale sono solamente alcuni dei benefici della micromobilità elettrica.

Nuove abitudini e modalità di lavoro hanno inevitabilmente stravolto la vita quotidiana dei cittadini, compresi i modi di spostarsi all’interno di una città. Come accennato, il termine micromobilità fa riferimento a veicoli leggeri e di piccole dimensioni che gli utenti prediligono ai mezzi di trasporto tradizionali. Parliamo dunque di veicoli ecologici rispetto ai mezzi di trasporto tradizionali, che aiutano a ridurre le emissioni di Co2 contribuendo alla strategia a impatto climatico zero dell’Unione Europea per il 2050.

Non dimentichiamo però che la micromobilità fa parte delle nostre comunità già da tempo, ed oggi arricchita grazie allo sviluppo di nuove tecnologie realizzate dai grandi colossi. I primi tentativi di diffondere il bike sharing risalgono infatti ai lontani anni 60′. L’iniziativa avanzata ad Amsterdam e relativa al cosiddetto White Bicycle Plan mirava a chiudere il centro della città al traffico, inclusi ciclomotori, con il chiaro intento di incrementare la frequenza del trasporto pubblico di oltre il 40%. Solamente l’utilizzo dei taxi era consentito, ma a condizione che fossero veicoli a propulsione elettrica e con una velocità massima di 40 km/h. La stessa città di Amsterdam avrebbe inoltre fondando il primo servizio di bike sharing in seguito all’acquisto di 20. 000 biciclette, mentre la città inglese di Portsmouth introdusse nel 1995 lucchetti sbloccabili con smart card dedicati all’utilizzo di biciclette condivise.

Nel corso degli anni sono stati innumerevoli gli investimenti destinati non solo alle auto elettriche ma anche alla micromobilità elettrica. L’obiettivo condiviso di combattere l’inquinamento atmosferico ha spinto i diversi Governi ad adottare nuove soluzioni per la mobilità sostenibile, indispensabili per ridurre le emissioni  legate sia al trasporto pubblico che privato.

Micromobilità: i mezzi presenti sul mercato

Da alcuni anni, tra i mezzi caratteristici di questo nuova modalità di spostamento , il monopattino elettrico è inevitabilmente uno dei protagonisti. Un’opzione efficace per la mobilità urbana, un veicolo facile da usare, pratico e comodo da trasportare. Insieme al monopattino, anche le e-bike sono un simbolo della mobilità urbana: queste offrono, infatti, la possibilità di coprire distanze elevate, molto più lunghe del monopattino elettrico.

Tra i mezzi green della micromobilità elettrica non possiamo che includere anche gli hoverboard, veicoli che negli ultimi anni ha avuto molto successo tra i giovani insieme ai segway, valida alternativa per l’ultimo chilometro. Ribadiamo che gli hoverboard si basano su un motore elettrico azionato dal peso di chi lo guida e sarà poi il motore stesso a dare il movimento alle due ruote motrici. Il funzionamento del segway è invece basato sul principio dell’auto-bilanciamento: si tratta di un veicolo a metà strada tra un monopattino elettrico e un hoverboard in grado di raggiungere una velocità di 20 Km/h, con un’autonomia che arriva fino a 40 Km in base al modello.

Senza dubbio, sono tanti i giovani che scelgono i monowheel, mezzo inevitabilmente simile ad un hoverboard ma differenziato dalla presenza di una sola ruota, accompagnata dalle due pedane su cui si appoggiano i piedi.

Monopattini elettrici ed e-bike

Tanti dunque i mezzi green attualmente scelti dai giovani, ma che non sostituiscono i monopattini elettrici e le e-bike che rappresentano una delle principali alternative alla mobilità urbana anche per gli adulti. I monopattini elettrici sono attualmente veicoli perfetti per coprire l’ultimo chilometro in modo indipendente ed ecologico, permettendo all’utente di muoversi in modo sostenibile grazie ad un’autonomia fino a 50 Km con una sola carica; cosi come le e-bike. Questi veicoli funzionano infatti con la modalità della pedalata assistita, con motori elettrici che si attivano con il movimento meccanico e si disattivano a 25 Km/h, con possibilità di usufruire di un’autonomia fino a 100 Km.

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Micromobilità e norme da seguire

Naturalmente, tutti i veicoli che abbiamo citato sono regolamentati da alcune norme del Codice della Strada che è necessario seguire per non incorrere in sanzioni e gravi incidenti. 

Nel 2019 il cosiddetto Decreto Toninelli ha cercato di mettere un po’ di ordine nel settore della micromobilità, stabilendo dove e in che modo possono circolare hoverboard, monopattini elettrici e biciclette elettriche.

Il Decreto del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti del 4 giugno 2019 n. 229, entrato in vigore il 27 luglio 2019, ha consentito la sperimentazione in ambito urbano di due diverse tipologie di dispostivi per la micromobilità elettrica: mezzi come monowheel, hoverboard e segway e, infine, i monopattini elettrici.

Per il momento, è stato scelto di consentire l’uso solo di dispostivi con potenza non molto elevata e, soprattutto, con velocità non superiore a 25 km/h. Dalla fine del 2019, è iniziata la sperimentazione in alcuni comuni Italiani ma a partire da inizio 2020, con due diverse leggi (L. 27 dicembre 2019 n. 160 e decreto-legge 30 dicembre 2019 n.162 convertito con L. 28 febbraio 2020 n. 8), i monopattini elettrici sono usciti dalla fase sperimentale e sono stati equiparati ai velocipedi pur con limiti specifici di utilizzo in ambito urbano.

Non a caso, dal 2020, dopo la pubblicazione della legge di bilancio in Gazzetta Ufficiale, i monopattini hanno la possibilità di circolare liberamente e sono equiparati alle biciclette, in base a quanto dichiarato dal comma 75. A tal proposito, precisiamo che la legge prende in considerazione solamente i monopattini elettrici. Per quanto riguarda invece segway, monoruote e hoverboard il riferimento rimane il decreto del 2019 che si limitava dunque ad autorizzare la sperimentazione nelle città che l’avrebbero deliberata. 

I monopattini elettrici possono dunque circolare seguendo le norme del Codice della Strada: questi devono però rientrare nei limiti di potenza e velocità previsti dal DM 229/2019 ed avere pertanto una potenza massima del motore elettrico di 500W e sottostare a limiti di velocità previsti dalle zone in cui circolano.  Come accennato, il Decreto Legge del 27 luglio del 2019 ha delegato a ciascun Comune buona parte della regolamentazione relativa alla circolazione dei monopattini elettrici e di altri mezzi di trasporto “alternativi”. Per il resto, le regole devono essere stabilite dai Sindaci dei singoli Comuni che decidono di avviare una sperimentazione che consenta ai monopattini, hoverboard e altri mezzi “alternativi” di circolare.

Sottolineiamo che con l’approvazione definitiva del Decreto Milleproroghe entrato in vigore l’1 marzo 2020 viene confermata l’equiparazione dei monopattini elettrici alle biciclette, ma ad alcune condizioni. I monopattini devono avere una potenza massima di 0,5 kW (500W); tutti quelli con potenza superiore saranno considerati dei ciclomotori e pertanto punibili con sanzioni che variano da €200,00 fino a €800,00 con sequestro e distruzione del veicolo. Secondo le regole e le norme previste per condurre il monopattino elettrico, (art.1 c.75 della legge 160/2019), i conducenti che non hanno raggiunto i 18 anni di età sono obbligati a utilizzare il casco protettivo.

Non dimentichiamo però la nuova discussione parlamentare sul tema ripresa con un nuovo Ddl. Per i monopattini le novità potrebbero essere molte, a partire dalla guida riservata solo ai maggiorenni. Ci sarebbe anche l’obbligo di indossare il casco e il giubbotto catarifrangente e persino il divieto di circolazione dopo il tramonto. I mezzi elettrici potranno circolare (ad una velocità massima di 20 Km/h) su strade urbane e circolare nelle aree pedonali andando al massimo a 6 Km/h.

Per quanto riguarda invece monowheel e hoverboard, l’apposito Decreto stabilisce che possono circolare solo nelle aree pedonali e a velocità inferiore a 6 km/h. Nelle aree pedonali potranno circolare anche i segway ed i monopattini ma sempre entro i 6 km/h. Segway e monopattini saranno ammessi anche su percorsi pedonali e ciclabili, piste ciclabili, zone 30 e strade con limite di velocità di 30 km/h e comunque a velocità non superiore a 20 km/h.