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Un weekend con Porsche 718 Boxster GTS 4.0

Partenza da Milano in direzione Firenze, per poi procedere verso Barberino di Mugello, su e giù dal Passo della Futa, pranzo in un bellissimo ristorante nei colli toscani e infine il rientro a Milano. È questo il percorso di circa 700 chilometri che abbiamo coperto con la Porsche 718 Boxster GTS 4.0 durante l’evento “The Run” organizzato da Driive, un’associazione nata con l’obiettivo di realizzare una serie di eventi dinamici per appassionati e proprietari di supercar. 

L’evento prevede un format unico nel suo genere che punta ad unire percorsi mozzafiato a location suggestive dove poter apprezzare tutti i sapori e le prelibatezze dei luoghi visitati; insomma, il giusto mix tra un percorso adrenalinico e una rilassante gita fuori porta. All’appuntamento hanno partecipato diverse supercar, anche ben più potenti della nostra Boxster, e abbiamo avuto il piacere di ammirare primizie di varia natura: dall’iconica Lamborghini Gallardo Superleggera sino a più recenti McLaren, passando naturalmente da Ferrari e Porsche.

Il tragitto verso Firenze l’abbiamo coperto con la capote della Porsche alzata, più di 300 km di dritta autostrada, in cui abbiamo cercato di capire meglio come un’auto dalla natura sportiva, non solo in termini di motore ma anche di telaio e meccanica, potesse accompagnarci in circa tre ore di noiosa autostrada. 

Quando si parla di auto sportive ci si immagina una rigidità tutt’altro che confortevole e la parola “cabrio”, in genere, non rappresenta un sinonimo di “insonorizzazione dell’abitacolo”.  Insomma, siamo rimasti subito colpiti da quanto un’auto potesse essere estrema, secondo alcuni aspetti, ma anche trasformarsi in una soluzione da viaggio confortevole. Gli ammortizzatori assorbono le buche e gli avvallamenti egregiamente, magari non come un SUV, ma non diversamente da quanto un’auto più classica di fascia medio – alta sia in grado di fare. I sedili (standard) risultano comodi, soprattutto quello del passeggero che offre abbastanza spazio per allungare le gambe e rilassarsi. 

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Leggermente meno comoda la posizione del guidatore, per via della mancanza di supporti per appoggiare i gomiti. Si tratta probabilmente di un aspetto oggettivo legato, forse, anche all’impostazione della macchina che invita a mantenere le mani sempre in posizione di sicurezza, distese con il volante impugnato alle dieci e dieci. In situazioni di cruise control attivo, con il motore rilassato (come in autostrada), viene naturale voler prendere una posizione più confortevole, e potrete farlo solo tenendo il volante in una posizione meno sicura. Insomma, avremmo sarebbe stato più comodo avere un supporto centrale da utilizzare nei tragitti rilassati.

Alla velocità di crociera il motore è decisamente silenzioso e la capote, seppur non insonorizzata come un Cayman o una capote rigida, non è così rumorosa come si possa immaginare. Si riesce a conversare a voce normale e ascoltare musica a volume basso. Siamo rimasti anche piacevolmente sorpresi dai consumi che a velocità di crociera, tra i 110 e i 130 km/h, raggiungono circa 8.5 litri per cento chilometri, ossia i 12 km al litro. Con il serbatoio pieno, il computer di bordo segnala un’autonomia di oltre 850 km, un numero che non avremmo mai immaginato di vedere con un’auto che, dopotutto, monta un propulsore aspirato da 6 cilindri e 400 cv di potenza. Ovviamente la musica cambia non appena si esce dalla zona di comfort e si inizia a premere sul pedale del gas; su un percorso misto, il valore medio è di circa 7 km al litro e in alcuni frangenti siamo riusciti a “raggiungere” anche i 4 km al litro.

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Il motore centrale consente di avere una buona abitabilità di bordo che si traduce in due vani dedicati allo stivaggio di borse e trolley; più in dettaglio il doppio vano di carico, anteriore e posteriore, permette di portare con sé un paio di piccole valigie e altrettanti zaini (piccoli). Considerato che si tratta di un’auto a due posti, lo spazio a disposizione è decisamente considerevole e potrete andarci in vacanza per una settimana o poco più. 

Giunti a Firenze, in partenza verso il passo Futa, siamo passati dalla tranquillità dei circa 2500 giri a 130 km/h a numeri ben differenti, almeno per quanto riguarda i giri motore e il conseguente melodia che ne deriva. L’aspirato di Stoccarda, se mantenuto ad un regime di rotazione compreso tra 4 e 5mila giri, emette un rombo di pura cattiveria se premete a fondo l’acceleratore. Il feeling migliore lo si ottiene in modalità manuale o in Sport (ancora meglio in Sport+), tenendo il motore sopra i 3500/4000 giri, dove la coppia inizia a spingere e per cui si può ottenere una progressione molto coinvolgente. 

Sotto queste cifre i tempi di reazione si dilatano e, se non si scala manualmente o si preme a fondo l’acceleratore, questa GTS rimane relativamente tranquilla. Tra le curve in salita e discesa del Passo della Futa abbiamo apprezzato la velocità del cambio PDK, sia attivato dai paddle al volante, sia in modalità Sport+. Se siete stanchi di azionare i paddle, o semplicemente volete concentrarvi sulla guida, la modalità automatica rimane molto divertente, con cambi di marcia che a volte ci hanno fatto chiedere se l’auto ci stesse leggendo nel pensiero, poiché avvenivano proprio quando lo avremmo fatto manualmente. La meccanica e il telaio permettono di spingere la GTS a livelli molto alti, comunicando una fiducia nella guida, a tratti, inaspettata. La vettura appare sempre estremamente aggrappata al manto stradale, lasciando intendere al guidatore dove si trovino le gomme e quale potrebbe essere il comportamento anche in uscita di circa. Con i controlli di stabilità attivi è quasi impossibile perdere aderenza sull’asse posteriore e, di conseguenza, è sempre possibile avere una guida molto pulita.

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Scesi dai colli, abbiamo approfittato del primo weekend di avvicinamento all’estate e abbiamo deciso di immetterci in autostrada con capote abbassata. Nonostante le perplessità iniziali derivate dall’utilizzo alle alte velocità, siamo rimasti piacevolmente sorpresi dalla versatilità della vettura e dalla buona protezione dell’abitacolo al vento. Naturalmente per poter apprezzare la musica del sistema di infotainment è necessario alzare il volume, di conseguenza sconsigliamo questo genere di tragitto a tutti coloro che prevedono di sostenere lunghe conversazioni. Se da un lato il fruscio non permette di percepire tutti i rumori di bordo, dall’altro l’assenza della capote consente di apprezzare maggiormente la melodia del propulsore, soprattutto in galleria.

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In conclusione, nonostante l’animo sportivo, la proposta tedesca è risultata una valida alleata per tutti coloro che sono alla ricerca di una soluzione adatta sia a viaggi comodi, con consumi contenuti, sia a percorsi più adrenalinici. Tra tutti i modelli di Porsche è forse quello che offre il meglio dei due mondi, che permette di divertirsi in pista, ma che lascia anche spazio per un uso quotidiano senza diventare scomoda o troppo onerosa da gestire.