Auto

Recovery Plan e auto elettriche: la strada è ancora lunga

Al fine di fornire una chiara risposta alle sempre più stringenti normative imposte dall’Unione Europea, il nostro Paese deve necessariamente introdurre delle misure utili a permettere un passaggio soft alla mobilità elettrica; per farlo, il Governo ha istituito il PNRR, ovvero il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, una scelta apparsa razionale ed adeguata a fronteggiare le richieste europee. Nonostante le buone intenzioni, sembra che la mobilità elettrica sia rimasta in secondo piano e le risorse siano state dedicate ad altro.

Le proposte c’erano e sono state ignorate favorendo altre iniziative; secondo quanto riportato da Livio de Santoli, presidente del coordinamento Free ovvero un raggruppamento di associazioni delle rinnovabili e dell’efficienza energetica, mancherebbe la visione del futuro sottolineando anche come il paese abbia ignorato le trasformazioni dell’industria automobilistica che si verificheranno in questo decennio.

Il rischio è quello di non evolversi al passo degli altri paesi europei o addirittura di regredire, non riuscendo a garantire un’infrastruttura adeguata a chi vorrà acquistare un veicolo elettrico e rallentando anche i trasporti essenziali che, a loro volta, diventeranno elettrici come possiamo vedere da Volvo e Tesla.

Ridurre le emissioni di Co2 è infatti uno degli obiettivi primari del Green Deal europeo e una della basi di partenza è quella della mobilità sostenibile, andando a fornire incentivi sostanziosi per il passaggio ad auto ad emissioni zero e garantendo infrastrutture di ricarica adeguate a non rendere la ricarica dell’auto elettrica un peso per l’utente.

Le uniche menzioni riguardanti la mobilità sostenibile nel PNRR sono di interventi generici “finalizzati ad aumentare la resilienza della rete di distribuzione elettrica e ad installare poli integrati di ricarica per veicoli elettrici” e lo “sviluppo di una rete di stazioni di ricarica veloce”; inoltre troviamo “innovazione della rete di distribuzione di carburanti” che però manca di indicazioni più precise.

Dal punto di vista dei trasporti pubblici invece, troviamo iniziative interessanti grazie ad un piano che prevede l’acquisto entro il 2026 di 2730 veicoli alimentati a GNC o GNL, 2051 a propulsione elettrica e 358 ad idrogeno come la Mirai.