Amazon si prepara a un drastico ridimensionamento della propria forza lavoro con il licenziamento di 16.000 dipendenti, una mossa che si inserisce in una strategia di ristrutturazione organizzativa più ampia e che porta il totale dei tagli degli ultimi mesi a 30.000 persone. L'annuncio, firmato dalla vicepresidente senior Beth Galetti, rappresenta una delle più significative ondate di riduzione del personale nella storia del colosso dell'e-commerce, e arriva in un momento in cui l'azienda registra una crescita dei ricavi del 13% su base annua e un utile netto in forte espansione.
La comunicazione ufficiale sottolinea che l'obiettivo è "ridurre i livelli gerarchici e rimuovere la burocrazia", una formula che nella Silicon Valley è diventata ricorrente per giustificare tagli al personale anche in presenza di risultati finanziari solidi. I dipendenti statunitensi colpiti avranno 90 giorni per cercare una ricollocazione interna all'azienda, con diritto a un'indennità di licenziamento nel caso non trovassero una nuova posizione. Galetti ha precisato che Amazon non intende procedere con "ampie riduzioni ogni pochi mesi", pur ammettendo che potrebbero essere necessari "aggiustamenti appropriati" in futuro.
La gestione della comunicazione ha mostrato evidenti criticità: la notizia dei licenziamenti è trapelata prematuramente attraverso un'email inviata per errore ai dipendenti, accompagnata da un invito a calendario per una riunione dal nome in codice "Project Dawn". Nel messaggio, visionato da Bloomberg e BBC, Colleen Aubrey, vicepresidente senior di Amazon Web Services, informava che i colleghi coinvolti negli Stati Uniti, Canada e Costa Rica erano già stati notificati. La nota evidenziava come "cambiamenti di questo tipo siano difficili per tutti" e fossero stati decisi "in modo ponderato per posizionare l'organizzazione e AWS per il successo futuro".
I 14.000 tagli annunciati nell'ottobre 2025 avevano già colpito le divisioni gaming, logistica, pagamenti e cloud computing, con l'intelligenza artificiale indicata come uno dei principali motori della riorganizzazione. "Questa generazione di AI è la tecnologia più trasformativa che abbiamo visto dall'avvento di Internet, e sta permettendo alle aziende di innovare molto più velocemente che mai", aveva dichiarato Amazon in quell'occasione. Gli attuali 16.000 licenziamenti rappresentano quindi la seconda fase di un piano che fin dall'inizio prevedeva l'eliminazione di circa 30.000 posizioni lavorative.
La scelta arriva in concomitanza con altri importanti cambiamenti strategici: Amazon ha confermato la chiusura dei rimanenti negozi fisici Amazon Go e Amazon Fresh, concentrando gli sforzi sulla consegna della spesa a domicilio. Una decisione che riflette un ripensamento del modello retail fisico dopo anni di sperimentazione con tecnologie di checkout automatizzato e negozi senza casse.
Il contrasto con i risultati finanziari è netto: nel terzo trimestre del 2025, Amazon ha registrato un incremento delle vendite nette del 13% su base annua, con un utile netto salito a 21,2 miliardi di dollari rispetto ai 15,3 miliardi dello stesso periodo del 2024. Un aumento del profitto di quasi 6 miliardi di dollari che rende ancora più controversa la decisione di procedere con licenziamenti di massa, alimentando il dibattito sull'equilibrio tra ottimizzazione dei costi attraverso automazione e intelligenza artificiale e responsabilità sociale delle grandi corporation tecnologiche.