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Hardware

IA a pagamento? No grazie (e ti spiego perché)

Oggi bisogna davvero pagare per accedere ai vantaggi offerti dai chatbot basati su intelligenza artificiale o bastano le versioni gratuite? Parliamone.

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Avatar di Andrea Ferrario

a cura di Andrea Ferrario

Editor in Chief @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 09/02/2026 alle 17:10
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In questo articolo
  • Cosa cambia?
    • ChatGPT
    • Claude
    • Gemini
    • Perplexity
    • DeepSeek
  • Quale usare?
    • ChatGPT
    • Claude
    • Gemini
    • Perplexity
    • DeepSeek
  • Dovreste usarli tutti
In questo articolo
  • Cosa cambia?
    • ChatGPT
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    • DeepSeek
  • Quale usare?
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    • DeepSeek
  • Quale usare?
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    • Claude
    • Gemini
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    • DeepSeek
  • Dovreste usarli tutti

Oggi bisogna davvero pagare per accedere ai vantaggi offerti dai chatbot basati su intelligenza artificiale? Oppure le versioni gratuite sono più che sufficienti per la maggior parte degli utilizzi quotidiani? La diffusione di questi strumenti è stata rapidissima e, nel giro di pochi mesi, sono diventati parte integrante dello studio, del lavoro e della ricerca di informazioni online. Ma con la moltiplicazione dei piani in abbonamento e delle funzioni “premium”, è sempre meno chiaro dove finisca l’uso gratuito e dove inizi quello che richiede un pagamento. Per capire se abbia senso sottoscrivere un abbonamento, bisogna quindi analizzare cosa cambia davvero tra le due modalità e in quali casi il costo è giustificato.

Per rispondere a questa domanda prenderemo in considerazione i chatbot più utilizzati oggi: ChatGPT, Gemini, Perplexity, Claude e DeepSeek. Ognuno di questi servizi propone una versione gratuita e una o più versioni a pagamento, con differenze che riguardano non solo la potenza dei modelli, ma anche i limiti di utilizzo, la disponibilità nelle ore di punta, l’accesso a strumenti avanzati e, per chi li usa in ambito professionale, anche la gestione dei dati. L’obiettivo non è stabilire quale sia il migliore in assoluto, ma capire se e quando ha senso pagare e quale tipo di utente può davvero trarre vantaggio da un piano a pagamento.

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Cosa cambia?

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Tra versione gratuita e piani a pagamento le differenze principali riguardano la potenza del bot, la sua “intelligenza”, la continuità d’uso nelle ore di punta, gli strumenti collegati che vanno oltre al semplice chatbot e, per chi lavora, anche la governance dei dati.

ChatGPT

Se volete usare ChatGPT, nella versione gratuita avete accesso all’ultima versione del modello GPT-5, ma con quote ristrette su messaggi, upload, generazione di immagini, funzioni di deep research e memoria o contesto. Di conseguenza, se il vostro tipo di utilizzo è leggero, quindi qualche analisi o ricerca ogni tanto oppure qualche immagine occasionale, probabilmente non avrete bisogno di pagare.

Se invece è uno strumento di studio o di lavoro con cui interagire tutto il giorno, il passaggio al piano Plus consente di ottenere finestre e limiti più ampi, creazione di immagini più veloce, deep research e agenti estesi, più messaggi e upload, oltre a funzioni extra come progetti, attività e Custom GPT.

In sintesi, il piano gratuito serve per compiti leggeri, mentre Plus e superiori abilitano una produttività continuativa e funzioni avanzate.

Claude

Con Claude la distinzione è centrata su continuità d’uso, ampiezza delle richieste e strumenti professionali. Anthropic rende disponibile agli utenti non abbonati l’accesso al modello Sonnet con limiti di utilizzo, mentre il passaggio al piano Pro sblocca un uso intensivo, la priorità nelle ore di punta e l’accesso completo ai modelli e alle novità. Anche in questo caso, un utilizzo leggero e saltuario non richiede realmente un accesso a pagamento.

Gemini

Nel caso di Gemini, ciò che cambia davvero è l’integrazione con l’ecosistema Google. L’uso gratuito resta limitato al web e all’app, mentre con il piano a pagamento si ottiene l’accesso al modello Gemini 2.5 Pro nell’app Gemini, alla funzione Deep Research sulla stessa famiglia di modelli e a limiti più elevati nelle integrazioni con Gmail, Documenti e Drive. Qui bisogna valutare un contesto d’uso differente: non tanto “quanto si usa”, ma “come si usa”. Gemini permette di velocizzare il flusso di lavoro, ma solo se si utilizzano gli altri strumenti Google.

Perplexity

Perplexity struttura la differenza tra piano gratuito e Pro sulla profondità della ricerca e sull’accesso ai modelli. Nel piano free sono disponibili ricerche di base praticamente illimitate, cronologia, poche ricerche approfondite e upload limitati, senza accesso ai modelli avanzati né alla generazione di immagini. Con il piano Pro si sbloccano ricerche approfondite illimitate, pacchetti di query per report e progetti, accesso a una lista di modelli avanzati, generazione di immagini e video, upload e analisi dei file. In questo caso è soprattutto la qualità dei risultati, più che la quantità, a giustificare il piano a pagamento.

DeepSeek

DeepSeek rappresenta un’eccezione nel gruppo perché, lato consumer, offre accesso gratuito via web e app al modello di punta, mentre il livello a pagamento riguarda soprattutto l’uso via API, con prezzi a consumo molto aggressivi. Qui entra in gioco anche una questione di governance dei dati, trattandosi di un modello cinese, e di qualità dei risultati, essendo un modello distillato da altri modelli, GPT in primis.

Riassumendo, con le dovute differenze che vedremo tra poco, i piani gratuiti di tutti i chatbot sono sufficienti per studio leggero, brainstorming e domande rapide, mentre risultano limitanti per sessioni lunghe, upload complessi, profondità di ricerca e priorità nelle ore di punta.

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Quale usare?

Non voglio in questa parte dire quale sia il chatbot migliore in assoluto, perché per farlo servirebbe un’analisi estremamente dettagliata e probabilmente anche inutile, dato che i chatbot evolvono costantemente e non esiste un modello oggettivamente migliore per tutto. Dipende dal contesto, cioè da come lo si usa, e soprattutto dai prompt.

L’obiettivo è quindi fornire indicazioni su quale chatbot, in base alle peculiarità della versione gratuita, sia più adatto in certi contesti, tenendo conto anche di come evolve nella versione a pagamento.

ChatGPT

ChatGPT è il più equilibrato e versatile. Anche nella versione gratuita utilizza il modello GPT-5 più avanzato, seppur con funzioni limitate, e resta il punto di riferimento per chi cerca un assistente generalista capace di scrivere testi, riassumere articoli, spiegare concetti e generare codice in modo fluido. È l’opzione ideale per studenti, docenti, copywriter, professionisti della comunicazione e chiunque abbia bisogno di uno strumento rapido per ideare, scrivere o riformulare contenuti.

Con l’abbonamento Plus o Pro diventa adatto a consulenti, ricercatori, giornalisti e piccoli team che vogliono lavorare con progetti, file, dati o analisi complesse. In pratica è un assistente “tuttofare”: se non sapete da dove iniziare, iniziate da qui.

Claude

Claude è probabilmente il chatbot più “umano” nel linguaggio e più raffinato nella scrittura lunga. Nella versione gratuita offre già risposte coerenti e ben argomentate, ideali per studenti, blogger e autori che vogliono un aiuto nella fase di ideazione o stesura dei testi. Se la scrittura è il vostro obiettivo principale, Claude è una scelta sensata, mentre i piani a pagamento diventano necessari quando l’uso non è più occasionale ma lavorativo. Non è il più potente in senso assoluto, ma è quello che si avvicina di più alla scrittura umana.

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Gemini

Gemini è probabilmente la scelta più logica per chi è già inserito nell’ecosistema Google. La versione gratuita funziona bene per ricerche e organizzazione personale: scrivere email, preparare un itinerario, riassumere articoli, gestire appunti. Con il piano Pro diventa un vero stile di lavoro, grazie all’integrazione con l’intera suite Google. Se avete uno smartphone Android e volete fare ricerche o poco più, può bastare il piano gratuito. Se invece lavorate con la suite Google, il piano Pro diventa interessante per consulenti, marketer, project manager, liberi professionisti e piccole aziende che vogliono implementare l’IA senza integrazioni complesse. L’esperienza è meno creativa rispetto a ChatGPT o Claude, ma più orientata alla produttività.

Perplexity

Perplexity è, di fatto, il migliore per la ricerca approfondita. La versione gratuita è già molto utile per studenti, giornalisti e chiunque debba informarsi con fonti aggiornate e verificabili. Fornisce risposte sintetiche ma documentate ed è meno soggetta ad allucinazioni nelle ricerche. È ideale per chi vuole imparare, verificare fatti o ottenere informazioni in tempo reale. Il piano Pro diventa uno strumento di lavoro per analisti, ricercatori e divulgatori. Perplexity non racconta storie, ma eccelle nell’affidabilità e nella sintesi.

DeepSeek

DeepSeek non è stato incluso pienamente in questa analisi perché rappresenta un’anomalia nel gruppo. Tuttavia, la sua caratteristica principale è la capacità di ragionamento logico e matematico. È quindi adatto a studenti di materie scientifiche, ingegneri, programmatori e a chi lavora con dati e calcoli. È più diretto e asciutto rispetto agli altri, meno narrativo, ma molto efficiente.

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Dovreste usarli tutti

Chiudo con una riflessione generale che nasce dal modo in cui utilizzo personalmente questi strumenti. Se siete semplicemente curiosi e volete iniziare a sperimentare con l’intelligenza artificiale, in realtà qualsiasi chatbot può andare bene. Le differenze esistono, ma per un uso occasionale, fatto di domande, piccoli riassunti o qualche prova di scrittura, non sono così determinanti da rendere indispensabile una scelta precisa o un abbonamento.

Se invece volete applicare questi strumenti a un lavoro più strutturato o continuativo, allora il discorso cambia. In quel caso diventa sensato usarli tutti, o almeno più di uno, sfruttando le loro peculiarità. Ognuno di questi chatbot è progettato con un’impostazione leggermente diversa: c’è chi è più forte nella ricerca, chi nella scrittura, chi nell’analisi dei dati, chi nell’integrazione con altri servizi. Rinchiudersi in un solo strumento significa rinunciare a una parte delle possibilità offerte dall’IA.

Immaginiamo, per esempio, di voler realizzare un approfondimento, come un video o un articolo. Gli strumenti di intelligenza artificiale possono entrare in diverse fasi del processo: nella raccolta delle fonti e delle informazioni iniziali si può usare un chatbot orientato alla ricerca; nella fase di costruzione del racconto si può ricorrere a uno più portato per la scrittura; nell’analisi di dati o documenti complessi si può invece scegliere quello più adatto al ragionamento logico o matematico. I risultati possono poi essere confrontati, verificati e rielaborati, mantenendo sempre un controllo umano sul contenuto finale.

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Questo approccio aiuta anche a evitare un errore comune: affidarsi completamente a un’unica IA come se fosse un oracolo. In realtà nessun chatbot è infallibile. Tutti possono sbagliare, semplificare troppo o interpretare male una richiesta; usarne più di uno permette di confrontare le risposte, individuare incoerenze e migliorare la qualità complessiva del lavoro. È un modo per trasformare l’IA in uno strumento di supporto, e non in un sostituto del pensiero critico.

Il fatto che tutti questi servizi offrano piani gratuiti dovrebbe essere visto come un incentivo a sperimentare. Allo stesso tempo, il fatto di pagare un abbonamento non dovrebbe diventare un vincolo mentale che porta a usare un solo chatbot per tutto. Bisogna evitare il ragionamento del tipo “sto già pagando questo servizio, quindi devo usarlo per qualsiasi cosa”. In realtà, la scelta migliore è quella funzionale: usare lo strumento più adatto al compito che si ha davanti, indipendentemente da quale sia quello su cui si è attivato un abbonamento.

Il suggerimento finale è quindi molto pratico: aprite più finestre del browser e assegnate i compiti in base alle caratteristiche di ciascuna IA. Usate una per cercare informazioni, un’altra per scrivere, un’altra ancora per analizzare dati o documenti. In questo modo non solo otterrete risultati migliori, ma riuscirete anche a capire davvero quale strumento fa più al caso vostro in base a ciò che dovete fare, e non in base a slogan o classifiche astratte.

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