Mi capita, da ormai troppi anni, di assistere ai vari lanci di questo, o quel, prodotto e avere un costante sentore di stanchezza. Una sensazione diversa dalla semplice noia dell'assistere sempre alla stessa cosa messa in scena con qualche piccola variante; si tratta proprio della frustrazione nel vedere che, anche se con attori diversi rispetto al passato, il mercato continua a sembrare spogliato della sua competitività.
Sono stufo di vedere un’intera industria, popolata da colossi con budget miliardari, comportarsi come un adolescente insicuro che aspetta di vedere come si veste il "ragazzo popolare" della scuola, prima di scegliere l’outfit per la festa di fine anno.
Quel ragazzo, ovviamente, è Apple. E il problema non è l'azienda di Cupertino, specialmente in quest'ultimo periodo dove sta brillando per vendite ma ben poco per innovazione, ma il fatto che a quasi 20 anni di distanza dalla presentazione del primo iPhone, siamo ancora qui a veder copiare ogni singola mossa compiuta da Apple, anche quelle più impopolari.
La sindrome del "Copia-Incolla" preventivo
Prima di continuare, fatemi precisare una cosa. Non sto elogiando Apple e sono più che consapevole che nel mercato degli smartphone, "post-iPhone", diventa difficile innovare se devi mettere nelle mani dei consumatori un rettangolo di vetro nero.
Dopo l'arrivo dei foldable, in seguito alla venuta delle IA e ora che sembra che, quasi, tutte le aziende abbiano capito come esprimere la propria identità sfruttando a dovere la parte posteriore dello chassis di uno smartphone, speravo di non veder più quella "rincorsa di Cupertino" che a caratterizzato i primi anni di questo settore.
E invece, guardando proprio all'ultimo anno, devo nuovamente sforzarmi di ridere per non piangere, visto che siamo arrivati al punto che non solo si copiano le forme, i modelli, le idee e i colori proposti da Apple, ma anche i rumor riguardanti l'azienda e quelle "rivoluzioni" che sembrano fallimentari già da prima della loro presentazione ufficiale.
Prendiamo il caso più recente, ovvero l'iPhone Air. Uno smartphone che è stato al centro di centinaia di rumor nei mesi precedenti alla sua uscita, ma anche di un'accoglienza molto tiepida fin dalle prime voci che volevano Apple in procinto di realizzare uno smartphone super-sottile.
Un prodotto necessario più per Apple che per i suoi consumatori (come vi ho già raccontato qua) e che, come pronosticato fin dalle prime indiscrezioni, non ha convinto gli utenti, diventando uno degli iPhone meno venduti di sempre.
Mentre Apple rilasciava questo esperimento di miniaturizzazione, un "concept commerciale" che ha voluto lanciare in primis per testare i limiti strutturali di questo nuovo design, il resto del settore cosa ha fatto?
Invece di aspettare, analizzare la risposta degli utenti, o magari proporre una visione diversa, capace di rispondere ad altre esigenze di mercato, ha preferito cimentarsi in una corsa al limite del paranoico per arrivare in tempo, o addirittura anticipare, questa fantomatica sottigliezza che si credeva tutti avrebbero voluto in seguito al lancio dell'iPhone Air.
Brand che fino al giorno prima puntavano tutto su batterie enormi, moduli fotografici sporgenti e dimensioni generose, improvvisamente hanno deciso di concentrare le loro forze per realizzare smartphone sottili che riuscissero a ridurre al minimo i compromessi proposti da Apple alla sua utenza.
Il risultato finale? Smartphone sottili che non hanno impressionato. Nei casi migliori, e non voglio fare nomi perché non è la "smartphone-war" il topic di questo editoriale, abbiamo visto arrivare device che sono stati ben presto dimenticati perché afflitti da troppi compromessi e accompagnati da un prezzo di listino che non li giustificava. I casi peggiori? Copie carbone del design proposto da Apple, con specifiche da top di gamma, arrivati sul mercato troppo tardi per cavalcare quel, seppur contenuto, entusiasmo iniziale.
Cloni di un ipotetico trend mai arrivato, ma che una volta cominciati a progettare non si potevano semplicemente accantonare. Poteva sembrare ironico anni fa, quando tutti seguivano pedissequamente le decisioni di Apple pochi mesi dopo che venivano annunciate... ma vedere un settore inseguire un’idea di design che Apple non ha ancora annunciato è sconfortante.
Fra ossessioni cromatiche e il mito del "Pro"
Se Apple decidesse domani che il colore dell'anno è il verde acido con pois viola, e che un'isola fotografica a forma di triangolo sia effettivamente funzionale, sono pronto a scommettere che entro tre mesi moltissimi flagship Android presenterebbero una variante Pro della loro linea principale con la stessa identica palette e la stessa forma.
Facciamo un passo indietro, vi ricordate l’introduzione dell’Apple Watch Ultra? Un prodotto caratterizzato da una scelta estetica precisa: quel particolare colore arancione per il tasto azione, pensato sia come un elemento estetico che come una componente facilmente individuabile in ogni condizione atmosferica.
Nel giro di un anno, l’arancione è diventato il colore dell'industria per dire "questo è uno smartwatch per chi ama gli sport estremi". Ho visto smartwatch economici, tablet professionali e persino power bank riempirsi di accenti arancioni. Non perché l’arancione fosse il colore più funzionale o amato, ma perché Apple lo aveva "validato" come colore dell'eccellenza... di un device che andasse oltre l'etichetta di semplice prodotto "Pro".
E cosa è successo, nuovamente, lo scorso autunno con l'iPhone 17 Pro? Prima il design è stato replicato 1:1 (per lo meno dalle aziende che non stavano già producendo smartphone con le linee che si ispiravano al precedente iPhone 16 Pro) e ora iniziano a spuntare sempre più smartphone con la stessa tonalità di arancio. E quando un modello "Pro" si presenta sul mercato con lo stesso design e lo stesso colore dell'iPhone dell'anno corrente, cercando di convincere l'utenza di essere una versione più curata e performante dello smartphone di Cupertino, non so voi ma io non ci vedo una vittoria, ma solo un'estrema insicurezza.
Puoi creare un prodotto migliore? Bene, fai come tantissime altre aziende che negli anni hanno trovato la loro strada in termini di design e visione per distinguersi dai concorrenti e diventare riconoscibili, dopodiché presenta il tuo prodotto ultra performante cercando di essere diverso e non solo migliore rispetto a chi vuoi battere.
Nessuno dice che l'iPhone sia lo smartphone migliore del mondo, anzi in seguito a iOS 26 ci sarebbe molto di cui parlare in merito, ma il fatto che sia il più venduto non è dato dalla forma o dal colore, né tantomeno dalla potenza erogata, ma da un preciso posizionamento di mercato che l'azienda si è costruito anno dopo anno grazie a un lavoro di marketing curato persino più dei prodotti che vendeva.
La trappola della validazione
Il punto focale della mia stanchezza nel vedere un settore sempre più privo di una visione, risiede in quello che in molti chiamano il "Dogma della Validazione". Sembra che un’idea, almeno nel mercato odierno, non sia considerata "giusta", o "pronta per il mercato", finché non viene rilasciata da questa, o quella, azienda importante. Specialmente quando a prendere queste decisioni è Apple.
Vogliamo parlare della rimozione del jack delle cuffie? O della sparizione del caricabatterie dalla confezione? O del tanto detestato "Camera Control", una delle introduzioni più odiate dall'utenza Apple ma replicata a pappagallo da 3/4 dei produttori di smartphone Android?
Diamine, persino il linguaggio di design Liquid Glass, che gli utenti Apple stanno criticando fin dalla prima beta degli OS 26 per i vari dispositivi, sta venendo copiato bellamente dalla maggior parte dei produttori; quando potrebbero rielaborare, se proprio non hanno idee loro, l'ottimo Material 3 Expressive realizzato da Google con i suoi PIxel.
Detesto questa situazione dove ci sono tantissime aziende talentuose, con idee e visioni ben più che interessanti, che si umiliano copiando come se fossero gli ultimi della classe... e neppure facendolo bene, visto che clonano ogni idea di Apple, anche la peggiore, non fermandosi nemmeno un secondo a verificare prima se i clienti di Cupertino hanno apprezzato o meno "la novità dell'anno".
Per anni gli utenti Apple hanno odiato il notch, ora digeriscono male la dynamic island (che risulta ancora parecchio ingombrante) e da sempre guardano al "punch hole" degli smartphone Android con una punta di invidia per le dimensioni estremamente contenute.
Bene i produttori di smartphone Android prima copiano le funzioni della Dynamic Island (migliorandole persino in molteplici casi, sia chiaro) e ora stanno cominciando a sostituire il "buco" con la "pillola", in modo da integrare un riconoscimento del volto tridimensionale e andando a creare un "downgrade artificiale" per introdurre una funzione che nessuno ha mai realmente richiesto. L'aspetto ironico? Lo stanno facendo proprio ora che Apple sta lavorando per introdurre un FaceID che stia in un semplice buco posto in uno degli angoli dello schermo.
È semplicemente demotivante! Una volta avevamo i cellulari di plastica indistruttibile di Nokia, i design futuristici di Sony Ericsson, l'eleganza pratica dei BlackBerry, i micro-cellulari a conchiglia di Samsung. Oggi abbiamo una distesa infinita di mattonelle di vetro e metallo che cercano disperatamente di essere scambiate per un iPhone da lontano, dove le aziende che sono riuscite davvero a distinguersi sono state proprio quelle che hanno deciso di abbandonare "la corsa all'iPhone" per creare qualcosa di nuovo e immediatamente riconoscibile.
Un’inno alla pigrizia intellettuale
Il paradosso in tutto questo è che molte delle aziende che copiano sistematicamente Apple hanno capacità produttive e ingegneristiche superiori. Hanno accesso a tecnologie per i display, sensori fotografici, batterie e velocità di ricarica che Apple si sogna o che, semplicemente, implementa con il contagocce e con anni di ritardo, in maniera tale da avere sempre una novità da mostrare il settembre dell'anno successivo.
Eppure, scelgono di restare "seconde". Optando per lanciare cloni potenziati invece di prodotti originali e rivoluzionari. Le aziende che sono riuscite negli ultimi decenni a differenziarsi realmente, sono proprio quelle che invece di guardare esclusivamente nel giardino di Apple, hanno cominciato a chiedersi: "Qual è la prossima grande evoluzione che il settore sta ignorando?"
Una forma mentis che ci ha portato ad avere la splendida user experience offerta dai Google Pixel, o che ha fatto si che Samsung sia stata la prima a presentarsi sul mercato con degli smartphone pieghevoli, oltre che a rimanere l'unica azienda a proporre uno smartphone top di gamma con stylus integrato. Si, lo so, avevo detto che non avrei fatto nomi ma ho voluto citarvi i primi due esempi che mi sono passati per la mente, perdonatemi.
E chi paga il prezzo di questa omologazione sempre più costante? Noi. Sono stanco di vedere keynote dove la novità più grande è "uno smartphone leggero come l'aria" o che il colore dell'anno è il Rosso Cremisi, per poi vedere il giorno dopo la stessa identica narrativa su uno smartphone che costa la metà, è il doppio più performante ma non ha un'oncia di anima propria.
Sembrerà un desiderio da sognatore, considerando quanto il mercato odierno alla fine consideri poco le aziende che realmente provano a sperimentare con qualcosa di diverso, ma vorrei tornare a vedere prodotti che mi sorprendono genuinamente, che solleticano quelle emozioni che mi hanno fatto innamorare di questo settore, che mi fanno dire "lo voglio provare ora"...invece di "ah, guarda, hanno fatto un iPhone Air con tre camere e due giorni di autonomia".