Il destino di Chrome, il browser più utilizzato al mondo, potrebbe trovarsi a una svolta decisiva che ridisegnerebbe completamente il panorama digitale globale. Mentre un tribunale federale si prepara a decidere se Google dovrà cedere il suo gioiello tecnologico, diverse aziende stanno già preparando offerte miliardarie per accaparrarsi quello che molti considerano uno degli strumenti più strategici dell'internet moderno. La battaglia legale che ha portato a questa situazione straordinaria affonda le radici in due sentenze che hanno riconosciuto Google colpevole di pratiche monopolistiche sia nel settore della ricerca online che in quello della pubblicità digitale.
Le offerte record che fanno tremare Big Tech
Search.com ha sorpreso tutti presentando un'offerta da 35 miliardi di dollari per acquisire Chrome, supportata da JP Morgan e diversi fondi di private equity. L'azienda, che fa parte del gruppo Public Good acquisito da Ad.com lo scorso luglio, vede nel browser di Google un'opportunità irripetibile per scalare rapidamente la propria base utenti. Melissa Anderson, presidente di Public Good, e Danny Bibi, CEO di Ad.com, hanno spiegato di aver contattato Google mercoledì scorso con una proposta che punta sull'utilizzo etico dell'intelligenza artificiale.
Non da meno, Perplexity ha messo sul piatto 34,5 miliardi di dollari, una cifra che supera persino la valutazione complessiva della startup specializzata in ricerca AI. Secondo il Wall Street Journal, diversi investitori si sono già dichiarati pronti a finanziare l'operazione, mentre l'azienda si è impegnata a mantenere il supporto per Chromium, il progetto open-source alla base di Chrome.
I giganti tecnologici entrano in campo
OpenAI, nonostante le dimensioni ancora ridotte rispetto ai colossi di Big Tech, ha manifestato un interesse concreto per l'acquisizione. Sam Altman, CEO dell'azienda che ha rivoluzionato il settore dell'AI con ChatGPT, ha dichiarato giovedì scorso: "Se Chrome è davvero in vendita, dovremmo prenderlo in considerazione". Durante le udienze del processo antitrust di aprile, Nick Turley, responsabile di ChatGPT, aveva già confermato l'interesse della compagnia, affermando che "molte altre parti" sarebbero interessate all'acquisto.
Anche Yahoo, competitor diretto di Google, ha fatto sapere attraverso Brian Provost, general manager di Yahoo Search, di essere pronta a partecipare alla corsa con il supporto di Apollo Global Management Inc., proprietaria del marchio. Provost ha definito Chrome "probabilmente il player strategico più importante del web" durante le udienze di aprile.
Le implicazioni per Google e il mercato
La perdita di Chrome rappresenterebbe un colpo durissimo per Google e la sua casa madre Alphabet Inc. Gli analisti di Barclays hanno descritto questo scenario come un potenziale "cigno nero" per le azioni Google, stimando un possibile crollo tra il 15% e il 25% del valore azionario. Il browser gratuito non è infatti solo uno strumento di distribuzione per Google Search e gli altri servizi dell'azienda, ma fornisce anche preziose informazioni sulle abitudini di ricerca degli utenti.
Google ha respinto con forza le accuse di monopolio, sostenendo in un post sul blog di maggio che cedere il browser a terzi potrebbe renderlo "obsoleto" ed "esporre miliardi di persone a cyber-attacchi". L'azienda di Mountain View si trova ora ad affrontare le conseguenze di due sentenze che hanno certificato le sue pratiche monopolistiche: la prima riguardante la ricerca online e la seconda, emessa ad aprile, relativa ai mercati pubblicitari digitali del web aperto.
Un futuro incerto per l'ecosistema digitale
La decisione del tribunale, attesa entro la fine del mese, potrebbe ridefinire gli equilibri di potere nel settore tecnologico. Chrome, utilizzato da miliardi di persone in tutto il mondo, non è semplicemente un browser ma un gateway fondamentale per l'accesso ai contenuti digitali. La sua eventuale cessione rappresenterebbe un precedente storico nella regolamentazione antitrust delle big tech, con potenziali ripercussioni su tutto il settore.
Le proposte presentate dai vari contendenti mostrano approcci diversi: mentre Search.com punta su un modello basato sull'accesso gratuito alla conoscenza, Perplexity promette di mantenere Google come motore di ricerca predefinito, lasciando agli utenti la possibilità di cambiare attraverso le impostazioni. Questo dettaglio sottolinea come l'eventuale nuovo proprietario dovrebbe bilanciare innovazione e continuità per non alienarsi la vasta base utenti di Chrome.