Avete presente quando, nelle grandi epopee, scoppia una guerra totale? Nel continente di Westeros nessuno combatte mai una sola battaglia: ogni alleanza è provvisoria, ogni stretta di mano può trasformarsi in un tradimento, e quando una casata accusa l’altra non lo fa mai per principio. Lo fa per potere. Se Game of Thrones non è il vostro genere, allora immaginate una scena dei film di Bud Spencer e Terence Hill: polvere che si alza, sedie che volano, pugni che partono da ogni direzione. Nessuno contro uno solo, ma tutti contro tutti.
Ecco, le notizie di questa settimana sembrano uscite proprio da questi set. Anthropic contro il Pentagono. Anthropic contro la Cina. Hollywood contro la Cina. Non è una singola disputa. È una rissa sistemica nell’AI Far West. Pronti?
Anthropic vs il Pentagono
Lo scontro nasce da mesi di negoziati sulle condizioni d’uso di Claude: Anthropic sarebbe disposta ad ammorbidire parte delle regole, ma insiste su due limiti netti che non vuole oltrepassare, cioè la sorveglianza di massa degli americani e lo sviluppo di armi che possano "sparare" senza coinvolgimento umano. Qui la news.
La tensione tra Anthropic e il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti è esplosa nelle ultime settimane, trasformando una collaborazione strategica in uno scontro sul futuro dell’intelligenza artificiale. Il modello Claude è oggi l’unico operativo nei sistemi militari classificati americani ed è stato impiegato in operazioni sensibili grazie alla partnership con Palantir (secondo alcune fonti anche nell’operazione per catturare Nicolás Maduro). Il Pentagono riconosce che funziona e funziona bene; il problema non è tecnico, è politico.
Il segretario alla Difesa USA Pete Hegseth, chiede che vengano rimosse le restrizioni etiche imposte da Anthropic, ed in particolare il divieto di utilizzo per armi autonome e sorveglianza di massa. L’ultimatum è chiaro: accettare l’uso per "tutti gli scopi leciti" oppure rischiare la designazione come "supply chain risk", una sorta di blacklist finora riservata ad aziende di Paesi avversari, vi ricordate la Huawei?. Non solo: il Pentagono ha chiesto a Boeing Defense e Lockheed Martin (due colossi della Difesa) di valutare la loro dipendenza da Claude, primo passo concreto verso questa possibile blacklist.
Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth (a sinistra) insieme al Capo di Stato Maggiore Congiunto, Generale Dan Caine, al Pentagono. Hegseth ha dato tempo ad Anthropic fino ad oggi venerdì 27 febbraio per fare marcia indietro sulle misure di sicurezza dell'Intelligenza Artificiale. Qui l'articolo.
Ma riflettiamo meglio un attimo. Anthropic non è in difficoltà anzi, cresce, raccoglie capitali, consolida la propria reputazione come azienda attenta alla sicurezza. Se il Pentagono dovesse davvero procedere, sarebbe un colpo pesante, ma potrebbe anche rafforzare l’immagine di un’azienda che non ha ceduto sulla corsa agli armamenti dell’Intelligenza Artificiale.
Nel frattempo, cosa vale la pena sottolineare? xAI di Elon Musk ha già accettato lo standard dei "tutti gli usi leciti" per entrare nei sistemi classificati del governo USA. Google e OpenAI sono in trattativa per fare lo stesso. Claude resta uno tra i modelli più capaci in ambito militare, ma Gemini di Google viene indicato come valida alternativa. Dario Amodei si ergerà ad eroe a favore dei diritti e dell’etica o prevarrà la sete di potere? La scazzottata, quindi, è tutt’altro che chiusa.
Tutti contro Anthropic
Non è solo il Pentagono a guardare Anthropic con sospetto. Anche i mercati finanziari hanno iniziato a reagire con nervosismo. Claude Code, la versione del modello pensata per gli sviluppatori, ha dimostrato di poter comprendere e riscrivere codice in linguaggi molto datati come COBOL, un linguaggio di programmazione nato negli anni ’60 e ancora oggi utilizzato da banche, assicurazioni e pubbliche amministrazioni. Ovvero tutti quei sistemi che sembravano intoccabili e che potrebbero essere modernizzati molto più velocemente del previsto.
Questo, ovviamente, ha spaventato gli investitori di alcune aziende storiche. In particolare IBM, simbolo dei cosiddetti sistemi mainframe (enormi computer centrali su cui girano ancora oggi molte infrastrutture critiche di grandi imprese e istituzioni finanziarie). IBM ha registrato un forte ribasso in borsa, con un calo superiore al 13% in una sola giornata.
E non si è trattato di un episodio isolato. Si è assistito ad una vera e propria vendita massiccia di azioni di altre aziende del software, come CrowdStrike e Data Dog, che hanno visto scendere in picchiata le proprie quotazioni. Il timore quindi è reale; se l’Intelligenza Artificiale riesce ad aggiornare, ottimizzare o sostituire parti di questi sistemi, una fetta importante del business tradizionale potrebbe ridursi. Ops!
La tecnica della "distillation"
Ma la pressione su Anthropic non arriva solo dalla finanza. Qualche giorno fa l’azienda ha denunciato pubblicamente che tre società cinesi di Intelligenza Artificiale (DeepSeek, Moonshot AI e MiniMax) avrebbero utilizzato una tecnica chiamata distillation per replicare parte delle capacità del modello Claude. Cos’è la distillation? In parole semplici, è un metodo con cui un modello "impara" osservando le risposte di un altro modello più avanzato. Poi invece di costruire tutto da zero, si fanno milioni di domande al sistema più potente e si usano i risultati per addestrarne uno nuovo. Secondo Anthropic, questo sarebbe avvenuto tramite decine di migliaia di account falsi e milioni di interazioni automatiche creando una forma di apprendimento indiretto su scala industriale.
Per contrastare questi attacchi, Anthropic annuncia nuovi sistemi di rilevamento, condivisione di informazioni con altri operatori del settore, controlli di accesso rafforzati e contromisure a livello di prodotto e API. L’azienda sottolinea che il problema richiede una risposta coordinata tra industria, provider cloud e decisori politici. Qui la loro dichiarazione ufficiale.
Tutti contro la Cina
E nell’AI Far West, mentre Anthropic punta il dito contro la Cina, un’altra "casata" entra in scena e sguaina la propria arma. Questa volta non è una startup, non è il Pentagono. È Hollywood.
Nel mondo del cinema si è acceso un nuovo fronte contro ByteDance, la società madre di TikTok. Al centro della polemica c’è Seedance 2.0, un software capace di generare scene cinematografiche con attori e personaggi animati celebri, riproducendo volti, movimenti e ambientazioni in modo estremamente realistico. Non sono semplici parodie o deepfake amatoriali, ma contenuti che sembrano usciti da un vero set hollywoodiano.
Qui il punto non è solo tecnologico. È identitario ed economico. Se un algoritmo può riprodurre il volto e l’espressività di un attore, o di un personaggio animato, chi controlla quell’immagine? Gli Studios parlano apertamente di minaccia alla proprietà intellettuale e al modello di business del cinema.
Questo fronte scoperto non si ferma a Los Angeles, restando in tema cinema e copyright, in Italia il doppiatore Luca Ward, una delle voci più iconiche del doppiaggio, ha depositato il marchio sonoro della propria voce per difendersi dall’uso illecito dell’Intelligenza Artificiale. Con questa iniziativa, Ward punta a rafforzare la protezione legale della propria identità vocale, aprendo un precedente importante nel dibattito tra doppiaggio, diritti d’autore e sviluppo dell'Intelligenza Artificiale.
Disney ha già intrapreso azioni simili in passato, ma questa è la sua mossa più diretta contro Seedance, a pochi giorni dal lancio. La Motion Picture Association ha chiesto a ByteDance di interrompere qualsiasi attività illecita, e gruppi come SAG-AFTRA hanno criticato quello che descrivono come un uso improprio su larga scala di opere creative. Qui la news.
Sipario e Conclusioni
E mentre in questo Far West le casate si affrontano tra ultimatum, accuse di copia e battaglie sul copyright, all’orizzonte si intravede un vessillo bianco. Non è una resa, non è un trattato di pace è un editto.
Dal Vaticano arriva infatti un messaggio chiaro: il Papa ha chiesto ai sacerdoti di non utilizzare l’Intelligenza Artificiale per scrivere o preparare le omelie. Il testo, insomma, deve restare frutto di riflessione personale, esperienza pastorale, basata sull’esperienza di ogni singola comunità. Eppure, quasi nello stesso momento, lo stesso Vaticano annuncia che le messe nella Basilica di San Pietro saranno dotate di traduzione simultanea in circa 60 lingue… grazie all’Intelligenza Artificiale.
Insomma l’AI non deve suggerire le parole del sacerdote, ma può tradurle in tempo reale per il mondo intero. Non può ispirare il messaggio, ma può amplificarlo.
Nel Far West dell’Intelligenza Artificiale, forse il punto non è chi vincerà questa guerra tra casate: startup, governi, studios, colossi tech, poteri antichi. Stiamo osservando qualcosa di più complesso: un mondo che prova a ridisegnare le proprie regole mentre combatte. Tutti contro tutti, l’un contro l’altro armato.
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