Secondo le previsioni di Forrester per il 2026, nessuna compagnia del Vecchio Continente riuscirà a liberarsi completamente dalla dipendenza dai colossi tecnologici americani, nonostante gli sforzi intensivi per conquistare la sovranità sul proprio stack tecnologico. È una sfida che ricorda quella dell'energia: teoricamente possibile, praticamente complessa e costosa da realizzare nel breve periodo.
Il realismo vince sull'indipendenza tecnologica
La casa di ricerca americana dipinge un quadro in cui il pragmatismo economico prevale sulle ambizioni di autonomia digitale. Anche se singoli settori industriali stanno iniziando a migrare verso applicazioni di nicchia specifiche, l'impatto complessivo sul mercato cloud europeo rimane marginale. Un abbandono totale dei giganti come AWS, Google Cloud e Microsoft Azure in favore di fornitori locali risulta irrealistico nel medio termine.
"L'Unione Europea sta compiendo sforzi concertati per diventare più competitiva e ridurre la dipendenza dalle infrastrutture tecnologiche globali", spiega Dane Anderson, senior vice president della ricerca internazionale di Forrester. Tuttavia, la volatilità persistente e i vincoli operativi costringono le imprese europee a perseguire strategie più pragmatiche.
Sovranità digitale: un obiettivo da ripensare
Gli analisti non suggeriscono però di abbandonare completamente l'obiettivo della sovranità digitale. Le aziende dovrebbero ripensare la propria strategia cloud per raggiungere un livello di indipendenza tecnologica che sia fattibile, desiderabile, sostenibile e accessibile dal punto di vista economico. Un approccio particolarmente cruciale considerando le incertezze geopolitiche in corso.
Anche sul fronte dei sistemi operativi desktop, Forrester frena gli entusiasmi. Nonostante esempi virtuosi come quello dello Schleswig-Holstein o di Lione, che hanno fatto il grande salto verso Linux e le soluzioni open-source per ufficio e collaborazione, la maggior parte delle organizzazioni europee non seguirà questa strada entro il 2026. Il motivo principale resta la mancanza di offerte mission-critical completamente supportate.
L'intelligenza artificiale: un ritardo da colmare
Particolarmente preoccupante è il quadro che emerge nel campo dell'intelligenza artificiale, settore strategico per la competitività futura. Sebbene l'utilizzo quotidiano dell'IA generativa da parte degli utenti finali sia destinato a raddoppiare entro il 2026, le aziende europee continueranno a rimanere indietro rispetto agli Stati Uniti.
Il divario stimato dagli esperti è significativo: circa il 10% in meno nell'introduzione aziendale su larga scala dell'IA generativa rispetto alle controparti americane. Le cause sono molteplici e sistemiche: molti fornitori lanciano inizialmente le loro iniziative AI negli Stati Uniti prima di introdurle in Europa, le aziende europee hanno capacità di intelligenza artificiale meno mature e sono soggette a regolamentazioni UE più rigide.
La strada da percorrere
Di fronte a questo scenario, la raccomandazione degli analisti è chiara ma impegnativa: superare la fase dei proof-of-concept e accelerare la roadmap investendo specificamente nelle capacità di IA dell'organizzazione. Non si tratta solo di adottare nuove tecnologie, ma di costruire competenze interne che possano garantire una maggiore autonomia nel lungo periodo.
Il messaggio che emerge dalle previsioni di Forrester è duplice: da un lato, il riconoscimento che l'indipendenza tecnologica totale rimane un miraggio nel breve termine; dall'altro, l'importanza di non rinunciare a strategie che possano gradualmente ridurre la dipendenza tecnologica, anche se attraverso un percorso più lungo e articolato di quanto inizialmente sperato.