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Akira, estasi visiva e perfezione tecnica

Pagina 1: Akira, estasi visiva e perfezione tecnica
Nota del curatore. C’è una cosa che mette d’accordo quasi tutti festival cinematografici del mondo e buona parte del pubblico, e riguarda i film di animazione. Molti pensano che sia un genere a sé stante, tant’è che esiste un Premio Oscar dedicato (Coco lo ha vinto nel 2018), e lo stesso vale per altri riconoscimenti. […]

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Nota del curatore. C’è una cosa che mette d’accordo quasi tutti festival cinematografici del mondo e buona parte del pubblico, e riguarda i film di animazione. Molti pensano che sia un genere a sé stante, tant’è che esiste un Premio Oscar dedicato (Coco lo ha vinto nel 2018), e lo stesso vale per altri riconoscimenti. Nel 1989, vinse Tin Toy di John Lasseter – che possiamo considerare il precursore di Toy Story.

Non è mai stata una scelta condivisibile, anzi è discriminatoria. Così come sarebbe inaccettabile dire che “tutta l’animazione è arte di buon livello”, lo è anche escluderla a priori – perché questo significa relegarla a una categoria a sé stante.

Her Lei Spike Jonze Joaquin Phoenix Scarlett Johansson7[1]

Non ha senso. Un film di animazione può aspirare a molti dei premi maggiori, ivi compreso quello per il miglior film, in ogni festival. Certo, gli attori danno solo la voce e questo è un limite. Ma d’altra nel 2013 Scarlett Johansson riuscì a vincere molto per Her di Spike Johns, film a cui prestò solo la voce.

A 30 anni dall’opera di Katsuhiro ÅŒtomo Omar Serafini torna a parlarci di Akira e ci ricorda che è un’opera a modo suo immortale, capace di ricordarci il passato quanto il presente, e di metterci in guardia sul futuro.

Spero solo che non ne passino altri 30 prima che l’animazione smetta di essere un ghetto. Prendo atto dei passi avanti, dei premi “maggiori” riconosciuti qui e là nel corso degli anni – basti guardare la lista di premi ottenuti da La Città Incantata. Ma ancora non basta.

Valerio Porcu