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Chi è Captain Marvel? Dalle origini al film

Con il debutto di Carol Danvers a.k.a. Captain Marvel al cinema, scopriamo tutti gli eroi che hanno assunto il titolo di capitano nella storia dei fumetti.

Ha debuttato nelle sale Captain Marvel, film degli omonimi studios con al centro Carol Danvers, l’eroina in tuta rosso-blu impersonata al cinema da Brie Larson. Il lungometraggio racconta le origini del succitato supereroe, ma basta davvero a conoscere il suo passato e, soprattutto, la pesante eredità del nome che porta?

Visto che la curiosità non è mai troppa, ci pensiamo noi ad approfondire tutti gli eroi che hanno sfoggiato, nel tempo, il nome di Cap. Marvel. Scoprirete presto che è un titolo peggiore di “Professore di Difesa contro le Arti Oscure”…

captain marvel

Il primo Captain Marvel

Potrà sembrarvi bizzarro, ma il primo Captain Marvel della storia dei fumetti non è quello Marvel, bensì della Fawcett Comics, etichetta minore operante nel deflagrare della Golden Age dei supereroi. Capitan Marvel (nato peraltro con un altro nome ancora, “Cap. Thunder”, cambiato per problemi di omonimia) ottenne un grandissimo successo di vendite e un serial cinematografico dedicato, The Adventures of Captain Marvel (1941).

La sua fama crebbe, a tratti superando quella di Batman e Superman, cui si ispirava ai limiti del plagio. Anzi, oltre. DC Comics intentò causa alla Fawcett Comics, vincendola in appello, e ne ottenne un cospicuo risarcimento unito alla sospensione delle pubblicazioni dedicate a Cap. Marvel.

Negli anni ’70, DC acquisì la licenza di ripubblicare le avventure del personaggio ma, visto che nel frattempo la Marvel aveva creato il suo, di Captain Marvel (ci arriviamo dopo), fu costretta giocoforza a cambiarne il nome. Fu così che il primo Cap. Marvel diventò… Shazam! Esatto, proprio il supereroe in procinto di sbarcare al cinema interpretato da Zachary Levi.

Ci fu un altro Captain Marvel, tra quello di Fawcett-DC Comics (1939) e quello Marvel (1967): un robot alieno sotto le mentite spoglie di un professore di archeologia, praticamente un Indiana Jones Decepticon volto a proteggere la pace sul pianeta Terra. Fu pubblicato da Myron Fass Enterpraises nel 1966, ideato da Carl Burgos, ma visti i risultati scarsissimi fu sospeso dopo appena 4 numeri. Persa anche quest’occasione, un anno più tardi il nome sarebbe stato finalmente registrato, una volta per tutte, da Marvel..

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Mar-Vell

Il primo Captain Marvel effettivamente della Marvel nasce sul finire degli anni ’60 da Stan Lee e Gene Colan. La sua identità è quella di Mar-Vell, un alieno capitano dell’Impero Kree, in incognito sulla Terra per sviluppare tecnologia che avrebbe favorito i Kree nel loro conflitto spaziale più o meno con chiunque. Col tempo, Mar-Vell scopre e rinnega gli scopi imperialistici dei suoi mandanti e si affeziona invece alla Terra, con cui si schiererà e che proteggerà a ogni costo nei futuri conflitti spaziali. Mar-Vell, alias Cap. Marvel, finirà poi temporaneamente imprigionato nella Zona Negativa, dalla quale potrà uscire solo grazie a un legame da freaky friday di scambio dei corpi con Rick Jones, il sidekick per eccellenza della Casa delle Idee.

In un successivo rilancio, Mar-Vell riguadagnerà la libertà e combatterà ancora per proteggere le galassie, fino ad arrendersi a un nemico invincibile: un cancro inoperabile, il cui decorso è narrato nella storica run Death of Captain Marvel (1982).

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Monica Rambeau

Ricordate questo nome, se vi capita di passare al cinema nei prossimi giorni, perché potrebbe saltarvi all’orecchio. Monica Rambeau è il secondo Cap. Marvel dopo la morte di Mar-Vell: agente delle forze di polizia di New Orleans, viene esposta a flussi di energia dimensionale e ottiene una capacità decisamente interessante: trasformare a piacimento il proprio corpo in qualsiasi tipo di energia, assorbendola e usandola come arma. Dopo aver assunto il nome del fu Cap. Marvel, Monica entra a far parte degli Avengers, arrivando persino a dirigerli per una breve parentesi. Se la vede brutta quando, combattendo contro una gigantesca creatura marina, si trasforma in un enorme fulmine: accidentalmente, a contatto con l’acqua dell’oceano (conduttrice di elettricità), disperde i suoi atomi fino a non riuscire a “ricostruirsi”. Ricomporrà poi il suo corpo e riguadagnerà i suoi poteri lentamente, cambiando nome da Photon a Pulsar a Spectrum, che conserva tutt’oggi.

Menzione d’onore? La sua partecipazione in una serie tutta al femminile insieme a Gatta Nera, Hellcat e Firestar, ispirata vagamente a Sex & the City e chiamata Marvel Divas (2009).

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Genis-Vell, Phyla-Vell e Noh-Varr

Il nome di Cap. Marvel ritorna poi prerogativa dei Kree. Genis-Vell è il figlio di Mar-Vell creato in laboratorio dalla sua dolce metà, Elysium, dopo la sua morte, grazie a residui genetici delle sue cellule.

Genis-Vell conserva poteri e oneri del padre, ma viene inizialmente manipolato per fargli credere di aver avuto un’infanzia normale. Ovviamente, il riemergere della verità lo fa impazzire e lo trasforma nel “cattivo di turno”. Distrugge l’universo, lo ricrea con piccole ma decisive alterazioni (ad esempio: crea la sua stessa sorella, Phyla-Vell), poi muore e risorge, prende anche lui il nome di Photon, infine viene scomposto dal Barone Zemo e intrappolato in frammenti remoti di spaziotempo. Nel frattempo, la sua neo-generata sorella Phyla-Vell assume al posto suo l’identità di Cap. Marvel.

Combattendo fin da subito il fratello impazzito, e contendendogli il “titolo” di Cap. Marvel, Phyla-Vell è l’ennesima ad assumere tal nome per pochissimo tempo. Tra i partecipanti alla saga Annihilation (e ai suoi sequel), ha un flirt con la suadente Moondragon. Assumerà poi, poco dopo, l’alias di Quasar e, infine, quello di Martyr.

L’ultimo Cap. Marvel, grazie al cielo, prima di Carol Danvers è Noh-Varr, altrimenti detto Marvel Boy. Esordisce all’alba del nuovo millennio sulla neonata linea Marvel Knights, creato nientepopodimeno che da sir Grant Morrison. Si distingue durante Secret Invasion come combattente Kree e ammazza-Skrull, fino a entrare a far parte dei Dark Avengers di Norman Osborn, per l’appunto, come nuovo Cap. Marvel. Assumerà poi altri nomi e ruoli, tornando a brillare per qualità solo nella run degli Young Avengers di Kieron Gillen e Jamie McKelvie: in questa diventa il love interest di Katie Bishop, la giovane Occhio di Falco, in un team di eroi coraggiosi in piena confusione adolescenziale.

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Carol Danvers

Ultima ma, vien da sé, non meno importante, arriva Carol Danvers, l’eroina che detiene attualmente l’identità di Cap. Marvel nei fumetti e, da oggi, nel MCU.

Carol Danvers, a sua volta, ha assunto soltanto di “recente” (2012) il grado di capitano, con la celebre run di Kelly Sue DeConnick, che più di tutte ha influenzato look e trama del film Marvel Studios. Ma Carol Danvers nasce addirittura negli anni ’60, come vittima collaterale dello scontro tra l’Impero Kree e Mar-Vell, che riesce a stento a salvarle la vita a seguito di un’esplosione accidentale. Sul finire degli anni ’70, Carol viene “ripescata” e, con l’aggiunta di superpoteri, diventa Ms. Marvel: metà umana e metà Kree, icona dei movimenti femministi del periodo, simbolizzati dal prefisso “Miss”. Il succitato incidente che le è quasi costato la vita, ha fuso il suo DNA con quello di Mar-Vell e il flusso di energia le ha concesso capacità incredibili. Non ultima, quella di volare, tema ricorrente del personaggio.

Ms. Marvel viene successivamente soggiogata da Marcus, figlio di Immortus (alias di Kang, temibile nemesi dei Vendicatori e signore del tempo). Questi le fa il lavaggio del cervello per poi rapirla, costringerla in un’altra dimensione e metterla incinta. Gli Avengers credono che tra i due ci sia amore vero, così non si oppongono e, al ritorno di Carol sulla Terra ne subiscono l’ira funesta e pienamente legittima. Nel frattempo, Ms. Marvel viene attaccata dalla mutante Rogue, perde la memoria e la riacquista con l’aiuto degli X-men, ottiene i poteri di un buco bianco (fenomeno fisico ipotetico, inverso del buco nero) e si ribattezza “Binary”.

Ma, si sa, il tempo cura ogni ferita. Così, dopo apparizioni saltuarie qui e là, Carol Danvers torna a far parte degli Avengers, stavolta con il nome di “Warbird”, codice identificativo per potenti velivoli dell’aviazione. Poi, neanche a dirlo, gli Avengers si sciolgono e Carol non è inserita nella nuova formazione. Ma, fatto interessante, figura come “Captain Marvel” per la prima volta nella celeberrima realtà alternativa della saga House of M (quando Scarlet Witch plasma la realtà creandone una dove i Mutanti dominano la Terra).

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Restaurata la normale realtà, Carol torna Ms. Marvel e si schiera con Iron Man nella prima Civil War dell’Universo Marvel.

Curioso: nella seconda guerra civile sarà proprio lei a opporsi a Tony Stark. Ma prima: riveste un ruolo chiave contro l’invasione Skrull in Secret Invasion, poi si rifiuta di collaborare con i Vendicatori Oscuri di Osborn, che la sostituisce e va vicino a metterla fuori gioco. Infine, al suo ennesimo ritorno sulle scene, consapevole del peso che avrà sulle sue ambizioni e responsabilità, Carol Danvers assume il nome e l’eredità di Captain Marvel (lasciando il suo vecchio nome libero perché lo prenda la giovanissima Kamala Khan).

Di lì in poi, anche la sua “statura” all’interno dell’universo Marvel non fa che crescere. Nella realtà alternativa di Secret Wars, dirige i “Carol Corps”, poi entra a far parte dell’A-force, squadra di Vendicatrici tutta al femminile, fa un giro nello spazio con i Guardiani della Galassia e, come dicevamo, guida la fazione pro-sistema in Civil War II, contro Iron Man e i suoi seguaci eroi ribelli.

Conquistata la fama odierna, destinata a gonfiarsi ulteriormente con l’arrivo di Captain Marvel e Avengers: Endgame nei cinema, c’è ancora qualche novità di retcon da scoprire su di lei e le sue super-origini nella run di Margaret Stohl, Life of Captain Marvel. Visto che è storia recente, comunque, preferiamo non rischiare di spoilerarvi nulla. Sappiate solo che, senza barare, si raccontano novità piuttosto rilevanti sul suo passato e sull’incidente che le ha concesso di diventare, dopo appena qualche peripezia, l’eroina spaziale che oggi tutti conosciamo.