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Edgar Allan Poe: le origini dell’orrore

Edgar Allan Poe: prima dei maestri dell’horror che hanno segnato un intero secolo di letteratura del terrore; prima di Stephen King e Howard Phillips Lovecraft, prima degli autori che nel novecento hanno arricchito il genere con i loro romanzi e racconti, talvolta divenuti dei classici, c’è Poe. A fungere da punto di svolta e istitutore di un nuovo modo di fare letteratura horror, una sorta di precettore per gli scrittori a venire che non hanno potuto fare a meno di confrontarsi con questo gigante dalla vita grama e fare tesoro dei fondamenti di cui, nella sua breve esistenza, è stato l’iniziatore e il cardine.

Edgar Allan Poe

Scrittore del grottesco, dell’angoscia e del mistero: ripercorrere gli eventi salienti della biografia di Edgar Allan Poe significa ritrovare questi stessi elementi nelle vicende della sua vita, sregolata, alcolica e ribelle, dalla fine prematura ed enigmatica. Ecco chi era Poe, quali sono stati gli scritti più incisivi per la produzione di racconti horror nella letteratura moderna e cosa ispirava a livello più profondo la sua scrittura.

Il connubio perfetto: mal de vivre e letteratura

Negli anni intorno al 1830 è sorto un astro letterario che avrebbe influito non solo sul futuro del weird tale ma su quello del racconto breve in generale, modellando indirettamente tendenze e fortune di una grande scuola estetica europea. Per maggior fortuna di noi americani, quell’astro ci appartiene perché si tratta del celebre e sfortunato concittadino Edgar Allan Poe. […] Quali che siano i suoi limiti, Poe ha fatto qualcosa che a nessuno era mai riuscito o sarebbe potuto riuscire: a lui dobbiamo il moderno racconto dell’orrore nella sua ultima e perfetta espressione.

Così Howard Phillips Lovecraft descriveva l’avvento dello scrittore che più di tutti lo aveva ispirato e che aveva avuto un forte ascendente sugli autori suoi contemporanei (non immaginando che egli stesso sarebbe stato considerato un maestro dell’horror negli anni successivi alla sua morte). Edgar Allan Poe si è fatto portatore, infatti, di un nuovo tipo di approccio alla scrittura dell’orrore, slegato dalle convenzioni e dalle tendenze gotiche, un giro di boa non indifferente che ha trovato la sua essenza nell’angoscia, nell’inquietudine e nel caos umani.

Gli autori antecedenti a Poe avevano basato la loro letteratura – sempre secondo le parole di Lovecraft – su

il lieto fine, la virtù premiata, un didatticismo morale tutto esteriore, l’accettazione di valori e metri di giudizio popolari, la fatica (in quanto autori) di imporre sentimenti conformi alle idee artificiali della maggioranza.

L’autore di Boston ha trovato invece un terreno fertile nel racconto delle vicende umane segnate dal dolore, dalla paura e in generale da un forte senso di disagio: tutti sentimenti che nel genere horror, macabro e bizzarro, si sono collocati con Poe come mattoncini che si incastrano perfettamente nelle cavità ad essi dedicati. Edgar Allan Poe, comunque, non aveva bisogno di cercare la sua ispirazione in luoghi o in fatti troppo remoti: probabilmente gli bastava sentire l’angoscia causata dalla sua stessa esistenza per realizzare le opere che sono giunte a noi fino ad oggi con grande potenza.

Già l’infanzia dell’autore non era stata una tra le più fortunate: figlio di un attore girovago che abbandonò la famiglia, David Poe, e di Elizabeth Arnold, un’attrice inglese che non ebbe mai successo e morì quando il piccolo aveva ancora solo due anni, Edgar fu adottato in seguito da un commerciante di nome John Allan e dalla moglie Frances. I genitori adottivi si spostarono successivamente in Inghilterra, dove Poe studiò e subì il fascino dei più rinomati autori inglesi; tuttavia al rientro in America il rapporto con il padre iniziò lentamente ad incrinarsi.

Le cose andarono via via declinando per Edgar Allan Poe con l’inserimento all’università: benché fosse fondata su saldi valori e principi morali, Poe iniziò a fare uso di alcol e tabacco, oltre a dare fondo ai propri averi con il gioco d’azzardo – periodo che fu segnato dai continui litigi col padre. Dopo solo un anno abbandonò l’università, tuttavia l’autore diede inizio anche alla sua carriera di poeta e giornalista, con la pubblicazione delle prime opere.

Se gli studi non erano andati bene, nemmeno l’inserimento all‘Accademia Militare di West Point fu particolarmente fortunata: a seguito delle continui liti tra lui ed il padre adottivo, Edgar Allan Poe venne rinnegato da quest’ultimo e decise così di abbandonare l’accademia, da dove fu quindi espulso con disonore. L’unica cosa rimasta da fare per l’autore fu quella di trasferirsi a Baltimora presso una zia cui fu particolarmente legato, Maria Clemm, di cui sposò in seguito la figlia, Virginia.

Edgar Allan Poe

Nel frattempo Poe iniziò a vedersi riconoscere alcuni meriti per le sue opere letterarie: vinse infatti il primo premio per un concorso indetto dal giornale Southern Literary Messenger grazie al racconto Manoscritto Trovato in una Bottiglia, e in seguito a ciò il giornale lo assunse, divenendone poi il capo redattore; il Messenger, attraversò così un periodo piuttosto florido, ma il temperamento dello scrittore non mancò di farsi sentire ancora una volta. Edgar Allan Poe attraversava, in generale, dei periodi di profonde crisi depressive e il suo attaccamento alla bottiglia ne era una conseguenza, andando ad influire sulla sua vita in senso ampio e sul suo lavoro in particolare: lo scrittore fu infatti licenziato dal Messenger.

In seguito, si trasferì a New York insieme alla zia e a Virginia (fu qui che scrisse Le Avventure di Arthur Gordon Pym, il suo unico romanzo), lavorando con diverse testate giornalistiche; nonostante i travagli di questo periodo, Poe pubblicò alcuni dei suoi più celebri racconti, tuttavia la sua collaborazione con i giornali che ne avevano scoperto il potenziale non durò mai a lungo e lo scrittore si ritrovò ben presto a dover fronteggiare miseria e povertà. Senza contare il sopraggiungere della malattia di Virginia, che peggiorò fino alla morte.

Inutile sottolineare che l’alcolismo dell’autore subì un picco, mentre la sua vita andava declinando sempre più. Edgar Allan Poe trascorse gli ultimi anni della sua esistenza cercando di barcamenarsi tra la povertà e le sregolatezze, fino ad arrivare al giorno della sua misteriosa morte: lo scrittore di Boston fu infatti trovato privo di sensi in una strada di Baltimora, in condizioni miserevoli e portato in ospedale dove rimase in coma per diverse ore. Le sue condizioni erano tali che anche al suo risveglio (durante il quale iniziò ad invocare ripetutamente l’enigmatico nome di “Reynolds”) il suo corpo cedette fino al sopraggiungere della morte. Nella settimana precedente al suo ritrovamento Poe era sparito e non è chiaro cosa fosse accaduto in quei giorni, tuttavia l’ipotesi più accreditata afferma che lo scrittore sia stato fatto ubriacare (aggravando così il suo già pesante alcolismo) per votare ripetutamente lo stesso candidato alle elezioni di Baltimora – pratica piuttosto comune all’epoca.

Il grottesco, il mistero, il terrore e la poesia

L’autore che più di tutti nell’800, pur nell’arco di soli quarant’anni di vita, ha incarnato il simbolo del mistero è stato esso stesso vittima di una fine ancora oggi inspiegabile, mentre la sua intera esistenza è stata tormentata, densa di avvenimenti dolorosi e di un’inquietudine che Poe non è mai riuscito a vincere.

In una certa misura, è sulla pena della vita e sui drammi più profondi e ancestrali dell’uomo che si fondano i suoi racconti, trovando talvolta in questi tormenti le radici della paura, maggiore protagonista delle sue composizioni letterarie. Poe è stato quindi autore di numerosi racconti brevi che esprimono il terrore partorito dalla stessa mente umana e dalle sue psicosi: un esempio in questo senso può essere una delle più celebri storie di Edgar Allan Poe, Il Gatto Nero, in cui un uomo inizia a sviluppare una sempre più profonda antipatia verso il proprio gatto, causata dal suo alcolismo e dai suoi eccessi d’ira: ciò lo conduce addirittura ad uccidere la bestiola, per giungere poi a provare rimorso per il gesto compiuto e prendere con sè un altro gatto simile al primo. Tuttavia il protagonista non può fare a meno che iniziare a detestare anche quest’altro animale, tentando di uccidere anch’esso: l’uomo viene fermato dalla moglie, ma finisce per ucciderla e, per celare il misfatto, ne mura il cadavere in una parete della cantina. Quando la polizia giunge per indagare sulla scomparsa della donna, il marito li conduce spavaldo persino in cantina, dove non trovano nulla; tuttavia, dà un colpetto contro il muro all’interno del quale aveva murato la moglie e da lì giungono dei gemiti. Abbattuto il muro, la polizia scoprirà il corpo senza vita della donna ed il gatto sulla sua testa, vivo e miagolante.

Edgar Allan Poe

Poe deve comunque la sua fama anche e soprattutto alle sue composizioni brevi dedicate alla sfera del weird, del grottesco, dei fenomeni bizzarri e soprannaturali, i quali sono stati raccolti dallo stesso autore nel 1840 in due volumi dal titolo Racconti del Grottesco e dell’Arabesco. È di questa sezione di narrazioni che fa parte, ad esempio, La Rovina della Casa degli Usher: qui un uomo viene convocato con urgenza dall’amico, Roderick Usher, che richiede la sua presenza presso la sua dimora. Quest’ultima appare come un antico edificio, tetro e opprimente, che incute un terrore inspiegabile. Pur sembrando comunque molto solida, la casa degli Usher presenta tuttavia una crepa pressochè invisibile che corre lungo tutta la facciata. L’uomo che narra le vicende trascorre quindi del tempo al suo interno, cercando di consolare l’amico Roderick, in preda a tormenti psichici che lo consumano anche nella carne.

Sembrerebbe che anche la sorella, Lady Madeline, soffra degli stessi disturbi, tuttavia Roderick ne annuncia la morte alcuni giorni dopo e chiede all’amico di portare la bara contenente il corpo della sorella nelle segrete dell’antica casa. Una notte, durante una tempesta, Roderick è in preda al delirio e cerca conforto nell’amico, ma gli rivela anche un segreto agghiacciante: Madeline era ancora viva quando è stata rinchiusa nella bara e adesso vuole vendicarsi del gesto. La donna farà quindi la sua apparizione, trascinando via il fratello morto, nel frattempo, per il terrore. Il narratore delle vicende fuggirà da casa Usher, in preda ad una folle paura, giusto in tempo per non rimanere sepolto dalle sue macerie: la crepa sulla facciata si allarga infatti sotto gli occhi dell’uomo e la tempesta contribuisce a distruggere l’antica dimora, che viene completamente inghiottita dal nero abisso di un’oscura pozza d’acqua.

Le narrazioni di Edgar Allan Poe sono talvolta caratterizzate anche da una certa logica, una razionalità quasi scientifica che illustra le vicende e i fenomeni misteriosi di cui l’autore racconta, rendendoli reali e parte di questo mondo: non è un caso che questo metodo narrativo basato sul raziocinio potesse sfociare in racconti gialli e del mistero, come il più emblematico Gli Assassinii della Rue Morgue, il cui protagonista è l’investigatore August Dupin, impegnato a risolvere dei casi d’omicidio che solo in apparenza hanno del soprannaturale. E non è un caso nemmeno che questo caratteristico modo di raccontare i fatti seguendo la logica e le deduzioni abbia ispirato gli autori che si sono succeduti nel tempo dopo la morte di Poe: lo stesso Sir Arthur Conan Doyle, padre del celebre personaggio di Sherlock Holmes, si rifà alle storie dell’autore di Boston per costruire i suoi racconti.

Edgar Allan Poe

Nonostante l’occhio distaccato, freddo e metodico che Poe acquisisce nel suo filone di narrazioni più orientate all’indagine di fenomeni che possono essere spiegati attraverso il raziocinio, egli è stato anche un poeta e autore di componenti in versi basati ancora una volta sulle profondità che si celano nell’animo umano e sulla paura causata dal soprannaturale. Il momento più alto di questo afflato poetico è raggiunto probabilmente da Il Corvo, poesia che ha reso celebre Edgar Allan Poe nei salotti di New York, apprezzata particolarmente per la sua malinconia, il suo cupo terrore, il suo ritmo musicale e incalzante. Essa parla dell’amore perduto di un uomo, una donna chiamata Leonora che ha lasciato questa vita e, mentre l’uomo si strugge per la sua perdita, un corvo regale e spettrale fa il suo ingresso nella sua camera. L’uomo ne è incuriosito ma anche atterrito e inizia a parlare con esso, per ricevere tuttavia come risposta un continuo “Nevermore” (Mai più) che lo terrorizza per le implicazioni che egli coglie in quella semplice parola, fino a rimanerne distrutto, con il corvo ancora appollaiato sopra l’uscio, sovrastando il corpo dell’uomo ormai senza vita.

Edgar Allan Poe si configura così come un maestro del brivido non solo attraverso la prosa, ma anche con la sua poesia ed i suoi racconti gialli, trovando nelle angosce quotidiane che tormentano l’uomo il motivo ultimo di ogni profonda paura; un uomo che ha toccato in prima persona questi sentimenti per tutta la sua vita e li ha trasformati in narrazioni che sono specchio della modernità: quella fatta da affanni e inquietudini, dall’imprevedibilità e dal caos. Un autore che è diventato quindi non solo il simbolo per eccellenza dell’horror, ma anche del terrore provocato nell’uomo dallo stesso mondo che si è costruito.

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