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Intervista a Jim Starlin: quattro chiacchiere con il creatore di Thanos

A molti di voi, probabilmente, il nome di Jim Starlin non dirà nulla. Del resto in un’epoca in cui i supereroi (ed il fumetto americano in generale) si ricordano più per gli attori che interpretano i personaggi al cinema che per gli autori che i personaggi li crearono, il nome di Starlin suonerà come una incognita.

Eppure stiamo parlando del creatore di Thanos, ovvero dell’uomo che ha creato e orchestrato buona parte delle storie che hanno messo al centro del mondo Marvel le sue trame più squisitamente “spaziali” e che ha dato i natali ad uno degli artefatti più potenti e ambiti dell’intero universo Marvel, ovvero il leggendario Guanto dell’Infinito.

Un autore eclettico e apprezzato, che nel cuore degli anni ’70 ha scritto storie seminali per lo sviluppo della Marvel e, in minor misura, della DC Comics, salvo poi lasciare ambo le parti per cercare la sua ispirazione altrove: nelle pubblicazioni indipendenti.

Spigliato, auto ironico e molto a suo agio dinanzi al pubblico italiano, Starling è un uomo con una carriera lunga, alle cui spalle ci sono alcuni momenti davvero segnanti all’interno del fumetto americano, partendo da Thanos e arrivando sino alla tragica morte di Jason Todd, ovvero il secondo tragico Robin, che finì per morire dopo i risultati sfavorevoli di un sondaggio telefonico proposto ai lettori americani.

Era il 1988, era “Batman: Una morte in famiglia”, un momento segnante per la vita dell’autore che, per altro, proprio a causa della morte di Jason Todd si ritroverà a lasciare la DC per tornare in quella Marvel in cui, poco dopo, avrebbe poi creato il Guanto dell’Infinito.

“L’idea fu di Dennis O’Neil. Pensò di far votare al pubblico se far vivere o morire Robin, e questo votò per ucciderlo. Tuttavia la cosa non fu comunicata al reparto commerciale di DC che si ritrovò, pertanto, con un mucchio di merchandising raffigurante un personaggio appena morto. Fu un disastro e quando si dovette dare la colpa a qualcuno, questa ricadde su di me. I progetti che mi erano stati assegnati furono ritirati e col tempo passai a Marvel. Fu un bene, perché è proprio in quel periodo che nacque il Guanto dell’Infinito.”

Jim Starlin

Thanos, si diceva, lo si deve proprio all’intuizione di Starlin che nel 1973 lo fece esordire sul numero 55 di The Invicible Iron Man, in quella che fu solo la prima di una serie di apparizioni che ne tracciarono il percorso psicologico ed emotivo. Un personaggio che, racconta Starlin, è stato centrale per la sua carriera, tanto da poterlo considerare come un figlio, un “bambino” da coccolare in qualche modo ed a cui sempre e comunque tornare, quanto meno col pensiero.

Un personaggio creato da Starlin sulle influenze dei suoi studi di psicologia e, probabilmente, anche su ispirazione del Maestro Jack Kirby a cui, confessa Starlin, avrebbe forse rubato l’idea di creare Hulk il cui concetto alla base, per vie traverse, è in qualche modo il medesimo di Thanos: “Avrei voluto creare Hulk. Kirby diceva Hulk nasceva come metafora della stupidità, perché più lo si picchia, più questo diventa forte. Un’idea che mi è sempre piaciuta e su cui ho lavorato per la creazione di Thanos la cui bramosia è tanto grande auto alimentarsi lasciandolo costantemente insoddisfatto”.

Del resto, il fascino del Titano Pazzo è indubbio, e per quanto il corso degli eventi abbia portato Starlin lontano da Thanos, l’autore ammette di aver sempre riservato un ricordo affettuoso per la sua prima creatura, cercando di tornare a scrivere del Titano anche quando Marvel, sulla scia dell’ottimo lavoro compiuto da Starlin, commissionava a questi lavori su personaggi diversi, come poi successe per le storie di Capitan Marvel e di Silver Surfer.

“Thanos è stato il primo personaggio che abbia mai creato. Mi hanno chiesto di fare Capitan Marvel e altri ma mentre ci lavoravo tornavo sempre al mio Thanos. alla fine si sono accorti che gli albi con Thanos erano quelli con le vendite maggiori, quindi alla fine Marvel si è arrese e mi lasciò lavorare prevalentemente su di lui. Thanos è il mio bambino.”

Un personaggio che Starlin definisce complesso e al di sopra di qualunque dogma manicheo che possa scindere nettamente i buoni dai cattivi. Thanos va al di sopra di questo paradigma basilare ed è forse proprio questo ad averlo reso così amato e malleabile all’intermo dell’universo fumettistico Marvel in cui, per altro, Thanos ha spesso giocato non solo il ruolo di villain ma anche quello di (anti) eroe, ammantato comunque da una certa tragicità e da una sottesa ambizione, ma comunque rendendosi artefice di momenti tanto devastanti quanto eroici. “Non credo nella distinzione tra buoni e cattivi, non mi piace questa tipologia di caratterizzazione e non credo di aver mai creato un personaggio che possa appartenere ad una sola delle due parti. Thanos ha sì distrutto la galassia ma altrettante volte ha contribuito a salvarla. Separare i due aspetti non ha alcun senso.”

Jim Starlin

Un personaggio che, nonostante l’allontanamento da Marvel, Starlin non ha mai abbandonato, quanto meno col pensiero, tanto da ammettere di aver seguito con attenzione lo sviluppo della controparte cinematografica di Thanos, restando per altro sorpreso dalla performance perfetta di Josh Brolin.

E quando poi si tratta di tirare le somme su quelli che possono essere stati i cambiamenti, le modifiche o gli stravolgimenti dettati dal mondo del cinema, Starlin non dimostra risentimento o rancore ma ammette di comprendere senza problemi quelli che sono i meccanismi che muovono i grandi film delle odierne major del cinema e afferma: “Chi si aspetta di avere un adattamento che ricopi fedelmente ciò che ha fatto nelle sue storie è uno stupido“. Una massima ecca, quasi lapidaria, ma che conferma la visione quadrata e limpida che l’autore ha del mondo del fumetto e del cine-fumetto mostrandosi, più che altro, fiero e orgoglioso di aver dato i natali ad un personaggi oggi fortemente impresso nel grande pubblico. “Il Marvel Cinematic Universe è qualcosa di diverso rispetto ai fumetti. Devo guardarlo così, evitando qualunque confronto con quello che ho creato io perché se lo facessi impazzirei ma mi è comunque piaciuto guardare quello che hanno creato, soprattutto considerando l’interpretazione di Josh Brolin.”

Jim Starlin

Starlin, insomma, ha amato i cinemics Marvel, e quando gli è stato chiesto un commento sulle critiche di Scorsese all’intero impianto cinematografico basato sugli eroi, questi ha semplicemente detto che l’opinione di Scorsese è una come tante e che questo, sostanzialmente, non modifica quello è l’ottimo lavoro portato al cinema: “Mi piace Scorsese ma la sua opinione vale come quella di chiunque altro. È una questione di gusti e se a lui non piacciono non importa”.

In chiusura l’autore si è detto sostanzialmente soddisfatto del percorso fatto, e si dice concentrato sul suo futuro su quel percorso che, già da qualche tempo, lo sta riportando verso lo sviluppo del personaggio di Dreadstar, nato da una costola della Marvel (fu infatti pubblicato dalla succursale Epic Comics) e diventato un piccolo cult del fumetto indipendente. Minato da una pubblicazione singhiozzante, Dreadstar è al centro dei pensieri dell’autore già dal 2013, anno in cui si vociferò della possibilità di un ritorno di Starlin sul personaggio.

Ritorno che, a quanto pare, comincerà da una ristampa integrale dei primi 40 numeri (sostanzialmente il primo corso narrativo del personaggio) sino all’imminente annuncio di un nuovo progetto. “Sto lavorando su Dreadstar con Ominous Press. C’è l’idea di fare una ristampa dei primi 40 numeri e una serie di graphic novel insieme ad altri autori ed artisti. Inoltre, nell’arco dei prossimi due mesi avrò un annuncio da fare in merito.” Che sia la tanto chiacchierata serie tv che, si diceva, sarà sviluppata insieme a Universal? Speriamo di scoprirlo prima del prossimo “snap”!

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