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Goku, tra mito e leggenda: l’evoluzione di Kakarot nei decenni

Il 1984 non è solo l’anno di Goku: è un anno importante per l’entertainment, fondamentale per moltissimi avvenimenti. George Orwell ambienta in quest’anno il suo omonimo romanzo, una distopia struggente di un futuro che è sempre più il nostro presente, come un monito per il futuro; Stranger Things ambienta la sua seconda stagione nel 1984, perseguendo i suoi riferimenti culturali agli anni Ottanta; Terminator, l’archetipo delle macchine di guerra dell’intrattenimento cinematografico, viaggiava nel tempo partendo dal 1984 per uccidere Sarah Connor, mentre Kyle Reese provava a contrastarlo.

E per finire, spostandosi verso il medium videoludico, Hideo Kojima aveva deciso di ambientare Metal Gear Solid V: The Phantom Pain nello stesso anno, completando quella che era l’epopea di Big Boss, il miglior soldato del XX secolo e capostipite della progenie degli Enfants Terribles. Nel mezzo di questo mare magnum, che ha messo le basi in diversi medium narrativi, creando archetipi funzionali all’intrattenimento dei giorni nostri, arriva anche Son Goku, il protagonista assoluto dell’universo di Dragon Ball, una delle opere di maggior successo della produzione giapponese.

La genesi di Goku

Son Goku, più semplicemente noto come Goku, esordisce nella saga di Dragon Ball sin dal primo numero, nei panni di un ingenuo bambino con una coda da scimmia, caratterizzato da una forza spropositata e fuori dal comune, che gli permette di autosostentarsi soprattutto nel procacciarsi cibo per sopravvivere in solitudine. Della sua famiglia non si sa praticamente nulla, ma il suo carattere scanzonato e soprattutto ingenuo e naif riescono a farlo diventare subito un’icona della serie, che dopo l’incontro con Bulma, una ragazza di poco più grande di lui, dà il via alla famosa ricerca delle magiche sfere del drago, che permettono di esaudire un desiderio, qualsiasi tipo di desiderio.

È solo più avanti nella storia, nel segmento narrativo che in versione anime è diventato Dragon Ball Z, che si scopre la vera natura di Goku, venuto dallo spazio e appartenente al popolo extraterrestre e guerriero dei Saiyan, temutissimi lottatori ritenuti tra i più forti dell’intero universo conosciuto. Inviato sulla Terra col nome di Kakarot, per potersi salvare, Goku gradualmente si riscopre essere il guerriero più forte della Terra, in grado di salvaguardare il pianeta che doveva aiutarlo a sfuggire da morte certa. Un personaggio che pur mantenendo il suo stile scanzonato, che lo ha caratterizzato nella prima stagione, lo ha portato a diventare un’icona camaleontica della produzione visual non solo giapponese, ma internazionale, innalzandolo a paladino di tutti i protagonisti di manga e anime, al quale si legano dei momenti di altissimo pathos e tensione.

Per la creazione del personaggio, Akira Toriyama, l’autore di Dragon Ball, si era basato sul personaggio di Sun Wukong, protagonista del classico della letteratura cinese Il viaggio in Occidente: un saggio e guerriero, nonché mago, dall’aspetto di scimmia, partito insieme al monaco Sanzo per ritrovare i testi sacri del Buddhismo conservati in India. Lo stesso Saiyuki e The Monkey, anime giapponese di 39 episodi prodotto nel 1967, prendevano ispirazione da Sun Wukong, che nella versione giapponese, per l’appunto, assume lo stesso nome di Son Goku.

Dal pianeta Vegeta alla Terra

Figlio di Bardak e Gine, Kakarot nasce sul Pianeta Vegeta, principale colonia dell’impero Saiyan: ritenuto un soldato d’infimo livello, come anche il padre e suo fratello Radish, Goku viene spedito un mese prima della distruzione del suo pianeta sulla Terra, così da sfuggire dal massacro da parte di Freezer. Arrivato sul nostro pianeta, Kakarot viene adottato da Son Gohan, un uomo appassionato di arti marziali e abitante del Monte Paoz, dove si è ritirato per una vita da eremita. Qui l’indole del ragazzo, che viene rinominato Goku dal nonno adottivo, emerge e la sua trasformazione in Oozaru, una grossa scimmia nella quale si tramutano i Saiyan nelle notti di luna piena, lo spinge a uccidere proprio Son Gohan, senza ovviamente accorgersene. Rimasto solo, Goku ottiene in eredità una delle sfere del drago, quella dalle quattro stelle, e il bastone Nyoi, l’arma magica del nonno che un giorno gli permetterà di raggiungere il Santuario del Dio della Terra partendo dalla Torre di Karin.

È l’incontro con Bulma e l’inizio della ricerca delle altre sfere del drago che spinge Goku alla sua più grande avventura, la crescita: d’altronde è questo il fulcro dell’intera saga, che parte per raccontare il percorso di maturazione del Saiyan, affrontando numerosi avversari e soprattutto iniziando un duro allenamento con il Maestro Muten, che era stato maestro anche di suo nonno. In queste occasioni incontrerà un giovane monaco di nome Crilin, col quale inizierà a sfidarsi per prepararsi alle battaglie del Torneo Tenkaichi.

Le avventure di Goku sfociano in sfide sempre più ostiche, portando a quel segmento che abbiamo già nominato poc’anzi, che nella versione anime diventa Z: la saga porta alla maturazione del protagonista, che raggiunta l’età di ventiquattro anni è oramai sposato con Chichi ed è padre di un bambino di quattro anni di nome Son Gohan, proprio come suo nonno. Ha già avuto modo di scoprire i dolori della vita, come per esempio la morte di Crilin per mano di Tamburello, un sicario del Grande Mago Piccolo, l’avversario più ostico affrontato da Goku nel corso della sua avventura da bambino. L’esordio della nuova vita di Goku inizia con l’atterraggio sulla Terra di Radish, suo fratello che subito gli rileva le sue origini, raccontandogli della stirpe Saiyan e degli altri due guerrieri ancora superstiti, in arrivo sul pianeta. La battaglia, che lo porta a sconfiggere il fratello, comporta anche un altro importante passo in avanti nella storia di Goku: la scoperta della morte.

L’aldilà secondo Kakarot

In maniera molto edulcorata, il passaggio verso l’aldilà porta l’eroe della saga a volersi allenare con tutte le divinità che incontra sul percorso, in particolar modo con Re Kaio del Nord, a quel punto della storia ritenuto essere la più alta carica divina della Terra e dell’universo conosciuto. L’epopea di Goku lo porta a diventare, di battaglia in battaglia, una fonte fondamentale per la salvaguardia del pianeta, rispettato anche dalle divinità che incontra nel suo viaggio di crescita, mantenendo da un lato la sua natura sempre molto puerile e genuina e dall’altro continuando a guadagnare forza e potenza in grado di farlo diventare l’ultimo baluardo della salvaguardia della Terra.

Vegeta, il principe della razza Saiyan, vivrà un’eterna rivalità con Goku, l’uomo che gli ha tolto il titolo di più forte guerriero dell’universo: il loro rapporto, tra i più complessi all’interno della saga, che non li porterà mai a un’amicizia sincera, ma a un mutuo rispetto basato sull’essere gli unici in grado di competere l’un l’altro, per allenarsi e continuare a migliorarsi. La forza di Goku continua a passare soprattutto dai rapporti con i suoi amici e chi gli gravita intorno, soprattutto per quanto riguarda Crilin: nonostante la grande distanza che intercorre tra di loro, per potenza e per ambizioni, il ragazzino minuto conosciuto ai tempi degli allenamenti col Maestro Muten diventa a tutti gli effetti il motore trainante, insieme al figlio Gohan, di Goku per continuare a difendere il pianeta che lo ha accolto da piccolo. Anche per questo, quando l’amico viene ucciso in maniera barbara da Freezer, durante la ricerca delle sfere del drago sul pianeta Namecc, il Saiyan riesce a raggiungere la tanto temuta trasformazione in Super Saiyan, il guerriero della leggenda.

La bontà del guerriero

A punire, però, l’aspetto bonario di Goku c’è sempre la sua incapacità a terminare un avversario: Freezer, successivamente Cell, sconfitto a tutti gli effetti da Gohan, e infine anche Majin Bu, per il quale chiede di poter incontrare una futura reincarnazione, sono tutti avversari che dal Saiyan ottengono un momento di redenzione sul finire della propria battaglia, dimostrando una propensione alla bontà che a un guerriero così forte non si addice. È questa l’accezione che rende Goku un guerriero sui generis, in grado di attirare su di sé l’attenzione anche di altre potenti divinità come Kaioshin il Sommo e, nella saga di Super, anche del Dio della distruzione Beerus e del suo maestro Whis.

Con l’arrivo della saga di Super, collocata sei mesi dopo la sconfitta di Majin Bu, Goku scopre il resto dell’universo e degli universi, mondi che permettono all’eroe della Terra di espandere le proprie conoscenze e i propri territori di battaglia: così come la saga di GT, creata con la supervisione di Toriyama e che riportava Goku all’età di bambino, anche Super punta a dare maggior sfogo alle capacità di Kakarot, che dopo esser diventato l’eroe più forte della Terra, anche del suo universo, si sente pronto a sfidare altri pericolosi combattenti. Super è un’intera battle royale, che conduce Goku a mettere in piedi una squadra che gli permette di andare anche oltre gli schieramenti avversi, trovandosi spalla a spalla con C-17, l’androide creato dal Dottor Gero nella saga di Z, e Freezer, trasformatosi nella sua nuova versione Gold dopo esser stato recuperato dagli inferi dallo stesso Saiyan.

A testimonianza del suo grande strapotere, la seconda venuta di Trunks dal futuro, mette dinanzi agli occhi di Goku la presenza di un nuovo potentissimo avversario, una divinità di nome Zamasu, apprendista del Kaioshin del decimo universo, che ha assunto le sembianze di Goku stesso, ritenuto essere il guerriero più forte noto negli universi, con il nome di Black Goku. Super permette al Saiyan di andare oltre qualsiasi tipo di acredine nei confronti dei suoi avversari: quell’aspetto bonario che poteva essere un tallone d’Achille delle precedenti saghe, diventa un aspetto fondamentale per portarlo un passo avanti a Vegeta, guerriero che resta accidioso e cupo nei confronti di qualsiasi possibile rapporto interpersonale, salvo per quanto riguarda Bulma e il figlio Trunks. Un’evoluzione del personaggio che lo porta, sul finire del segmento narrativo di Super, a trionfare ancora una volta non solo sulla forza, ma anche sullo spirito, anche se anche stavolta non sarà lui l’eroe a mettere il punto finale sulle vicende bellicose degli universi capitanati da Zen’o, dio supremo di tutte le divinità.

Goku è diventato in questi quasi quarant’anni un’icona dalla quale è difficile prescindere. L’innocenza che lo rappresenta è sicuramente uno degli aspetti più importanti dell’identikit tratteggiato da Toriyama, in grado di creare un eroe fortissimo, ma caritatevole, pronto a porgere sempre l’altra guancia e attento alle esigenze di chi gli sta intorno, messi sempre prima di lui. La capacità di affrontare qualsiasi sfida con il sorriso in volto ha reso Son Goku un personaggio ispirazione anche per eroi come Naruto Uzumaki e Monkey D. Rufy. L’imminente uscita di Dragon Ball Z: Kakarot porrà ancora una volta l’accento sul personaggio che rappresenta lo scheletro portante dell’intera saga di Dragon Ball, il fulcro attorno al quale si sviluppano tutti gli sviluppi che hanno reso Goku non solo l’eroe più popolare degli anni Ottanta, tra action figures e film dedicati, ma probabilmente anche dei due decenni successivi.

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