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La fine della coscienza: la recensione del quinto numero di Samuel Stern

Samuel Stern: La fine della coscienza
Genere
Horror
Autore
Gianmarco Fumasoli, Massimiliano Filadoro, Luca Colandrea
Editore
Bugs Comics
Collana
Samuel Stern

Dopo essersi goduto una trasferta lontano da Edimburgo in L’isola dei perduti, Samuel Stern torna nella sua città per il quinto capitolo della sua saga, La fine della coscienza. Un episodio che amplia il mondo di Stern, cercano di dare una maggior struttura al tema portante, la possessione.

Già in precedenza, con storie come Legione, si è visto come la declinazione del tema della possessione in Samuel Stern sia particolarmente interessante. Pur rifacendosi ad archetipi moderni, il duo autoriale Fumasoli – Filadoro ha voluto puntare ad una caratterizzazione della possessione che funzioni su due piani, quello umano e quello demoniaco. Raramente questo tema viene affrontato dal punto di vista dell’altro, si cerca di relegare il demone automaticamente al ruolo di villain della storia, senza alcuna scusante.

Nuovi modi di vedere i demoni

Samuel Stern cerca di emanciparsi da questa gabbia narrativa, mostrando anche l’altro lato della possessione. Oltre il citato Legione, anche nelle altre storie si vede una volontà di costruire un modo differente di intendere questa simbiosi, in cui il demone diventa non uno strumento narrativo per accentuare le tinte horror, ma un attore di primo piano, con motivazioni e un ruolo centrale.

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Come precisa Fumasoli nell’introduzione de La fine della coscienza questo risultato si ottiene grazie alla pianificazione attenta a minuziosa del mondo in cui si muove il protagonista. Che non a caso viene chiamato Bibbia, in gergo, visto che raccoglie i dogmi della vita dei personaggi che non possono essere variati ma sono da considerarsi la base su cui lavoreranno anche autori che non hanno preso parte alla genesi della serie. Costruendo la Bibbia di Samuel Stern, i due autori hanno quindi imbastito un mondo in cui la possessione fosse rielaborata per presentarsi sotto una nuova luce. Un intento che ha trovato una giusta visione all’interno della serie.

Nonostante alcune perplessità legata ai primi numeri di Samuel Stern, soprattutto in merito ad una certa ripetitività dei finali, a partire dalla conclusione di Legione si è visto un cambio di rotta che ha dato a Samuel Stern una vitalità nuova, valorizzando proprio l’elemento tipico della serie: la possessione.

Se in Legione abbiamo visto l’altro lato, in L’isola dei perduti abbiamo assistito alla comparsa di un’altra fazione coinvolta da questa lotta. Al centro di tutto, però, rimane l’elemento umano, che sin dal primo numero della serie è stato considerato l’elemento scatenante della possessione. In La fine della coscienza si ritorna alla sfera umana della possessione, mostrando un lato oscuro dell’animo umano che si colloca perfettamente nel mondo di Samuel Stern.

Un mistero tra i disperati di Edinburgo

I disperati clochard che si rivolgono alla struttura di accoglienza in cui lavora Penny, l’amica di Samuel, iniziano a sparire, la donna si rivolge a Stern, chiedendogli di aiutarla a scoprire cosa stia accadendo. La polizia non indaga, e inizialmente anche Samuel sembra voler minimizzare la cosa, ma una bella sfuriata di Penny lo spinge a riconsiderare le sue reticenze.

Giunto alla struttura di accoglienza, Samuel assiste ad una violenta crisi epilettica di una delle giovani ospiti, Marillion. Tocca proprio a Samuel accompagnare la ragazzina in ospedale, evento che lo porterà a scoprire come nei meandri dell’edificio si nascondano segreti orrendi e che non possono essere lasciati impuniti.

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La fine della coscienza unisce alla solita atmosfera horror una nota di scienza di confine, incarnata dal ruolo del Dottore. Personaggio ben ideato, che viene reso in modo perfetto dai disegni Luca Colandrea. Per creare un contrasto con Samuele era necessario un villain credibile, ben caratterizzato, e il Dottore ha queste caratteristiche. Apprezzabile la scelta di non mostrarne mai gli occhi, nascosti dietro le grosse lenti degli occhiali, che con il suo inquietante sorriso sembrano quasi una maschera. Solo in due occasioni si ha modo di intravedere un minimo del suo sguardo, momenti in cui assistiamo alla nascita della sua ossessione e all’accettazione del suo fallimento.

L’intento del Dottore, infatti, è di accelerare quella che ritiene un’evoluzione, una simbiosi tra ospiti umani e demoni che dovrebbe condurre alla nascita di una nuova razza. Filadoro e Fumasoli creano una trama in cui le idee folli del Dottore sono narrate con lucidità, creando sin dall’inizio dell’albo un’atmosfera di scienza delirante in cui ogni aspetto della procedura sembra verosimile nella sua follia.

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Il contrasto tra la delirante intenzione del Dottore e l’animo di Stern è la chiave emotiva della storia. La trama si intreccia anche con il tessuto sociale di Edimburgo in cui si muove Samuel, dando maggior colore al mondo di Samuel Stern e mostrando di sapere rendere i personaggi secondari della serie non delle figure minori ma una parte integrante di questo complesso mondo in cui ci stiamo avventurando. Ancora una volta, i due autori riescono nel loro intento di mostrare i demoni sotto una nuova luce, in cui emergono anche le ombre dell’umanità.

Colandrea si rivela un buon interprete di Samuel Stern, soprattutto nella gestione delle ombre, utilizzate magnificamente per esaltare le atmosfere più inquietanti di questo albo. Colandre trova una felice intuizione nel ritrarre il Dottore, trovando un equilibrio tra la sua inquietante follia e il suo approccio scientifico, creando un sottotesto emotivo che viene pienamente valorizzato nelle rivelazioni finali.

D’effetto la copertina dell’albo, sufficientemente splatter ed evocativa della trama di La fine della coscienza, anche se il cervello esposto di Samuel sembra troppo voluminoso.

Samuel Stern torna in edicola il prossimo mese con Valery.

Samuel Stern: La fine della coscienza

La fine della coscienza conferma la crescita di Samuel Stern, offrendo nuovi dettagli del rapporto uomo-demoni, inserendo il tutto all'interno del contesto sociale in cui si muove il protagonista.

Pro

  • Storia interessante
  • La crescita del mondo di Samuel Stern continua
  • Si intravedono i segni di una continuity solida

Contro

  • Qualche perplessità sulla copertina