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La Torre del Corvo: il nuovo fantasy di Oscar Fantastica

Dopo averci stupito con la Trilogia Imperial Radch, Ann Leckie torna in libreria con La Torre del Corvo, corposo volume pubblicato da Mondadori all’interno della collana Oscar Fantastica, in cui la scrittrice ribadisce, quasi fosse necessario, di essere un’interprete dinamica della narrativa contemporanea. Il passaggio dalle atmosfere sci-fi della serie di Ancillary a questa dimensione fantastica non ha minimamente scalfito la vena narrativa della Leckie, che ha nuovamente mostrato ai lettori di saper dare a vita a universi affascinanti utilizzando in modo innovativo alcuni degli elementi tipici del genere.

Leggendo la Trilogia del Radch, inizialmente si viveva una certa complessità nell’identificare il genere dei personaggi per via di una scelta, sociologica e lessicale, che tendeva a preferire la declinazione al femminile dei personaggi. Impostazione coraggiosa e che ha trovato nel tessuto narrativo una corrispondenza sociale che si è trasformata rapidamente in una delle dinamiche più avvincente del ciclo. Calandosi all’interno di una storia fantasy, la Leckie ha voluto identificare un nuovo elemento che potesse rappresentare una novità per i lettori, scelta non certo semplice in un contesto così ricco e particolare, ma seguendo quella che è una tendenza assai diffusa all’interno del genere letterario ha identificato nel rapporto con il divino il suo punto di partenza.

La Torre del Corvo: dèi e intrighi

Il fantasy moderno ha cercato di emanciparsi da una visione tradizionale del genere, basata essenzialmente su una diversificazione razziale dei protagonisti, che affonda le proprie radici nell’immaginario tolkeniano, poi preservato da autori come Brooks o Salvatore. Tra i diversi modi di intendere la narrativa fantasy, è stato valorizzato il rapporto con le divinità, non relegandole a semplici deus ex machina, ma dando loro un ruolo innovativo e di primo piano, che ha trovato una felici rappresentazioni nel ciclo de Il Libro Malazan  dei Caduti ( traduzione letterale de The Malazan book of the Fallen, preferibile all’adattamento italiano La Caduta di Malazan), in cui Steven Eriksson ordisce una particolare relazione tra divinità e uomini comuni, o nelle particolari dinamiche dio-fedeli di American Gods di Gaiman e della Trilogia della Prima Legge di Abercrombie.

Una diversa percezione del divino che trova una nuova, avvincente definizione in La Torre del Corvo. Il ruolo degli dèi, solitamente, è quello di essere personaggi risolutori e temuti, spesso invisibili e solo percepiti come entità sovrannaturali. Ann Leckie decide di andare oltre questi limiti della tradizione fantasy, dando alla venerazione per le divinità un tono più animista, portando i suoi personaggi a trovare un rapporto con il divino materiale e profondamente sentito. Un’intuizione narrativa che non solo consente all’autrice di dare vita a una società variegata, ma che si trasforma anche in un punto di vista particolare, rappresentato da una voce narrate sorprendente: un dio.

Il regno di Iraden non è governato da un monarca ma dal Fittavolo del Corvo, voce umana del dio Corvo, che dalla sua Torre di Vastai, la capitale, esercita il proprio potere. A legare il Corvo al Fittavolo è un giuramento di sangue, che prevede la morte di quest’ultimo quando lo Strumento, un corvo in cui si incarna il dio omonimo, muore, lasciando che il titolo di Fittavolo passi a un erede designato, a sua volta legato a una nuova reincarnazione del Corvo. È nel suo ruolo di Erede del Fittavolo che il giovane Mawat, comandante delle truppe di confine, giunge a Vastai assieme al suo fedele servitore Eolo, ma anziché venire incoronato scopre che suo padre non è morto come vorrebbe la tradizione, ma apparentemente è fuggito, lasciando che sia il fratello a prenderne il posto.

Un evento mai accaduto prima nella storia di Iraden, che sconvolge la corte, divisa tra le rivendicazioni di Mawat, Erede del Fittavolo, e lo zio, che sta esercitando il potere a lui spettante, nascondendosi dietro le ragioni di stato. Una situazione pericolosa, con nemici alle porte del regno, e che pare potersi risolvere solamente scoprendo cosa è realmente accaduto al precedente Fittavolo.

Divinità, destini e potere

Quella che ha tutto il sapore di una lotta famigliare per il potere diventa una trama ricca colpi di scena e di segreti, degna di una detective story in cui l’elemento sovrannaturale, rappresentato dagli déi, diviene parte integrante. La Torre del Corvo non lascia le divinità in secondo piano, ma le rendi anzi elementi di spicco della narrazione, affidando addirittura a una di essi il ruolo di voce narrante.

L’intera vicenda, infatti, viene scritta come se fosse una lunga confessione di un’antica divinità a Eolo, alternando racconti del passato, in cui vengono presentati i fondamenti della struttura sociale di Iraden, al presente, in cui seguiamo l’indagine di Eolo e Mawat all’interno di un ambiente di corte ostile e detentore di oscuri segreti. Questa alternanza temporale, in un primo momento, può confondere il lettore, complice un non marcata distinzione grafica delle due linee cronologiche, ma come si entra in sintonia con questa atipica voce narrante, La Torre del Corvo si rivela una lettura appagante e avvincente.

Ann Leckie si fa nuovamente interprete di una narrazione innovativa e stimolante, che pur chiedendo, come per la Trilogia Imperia Radch, al lettore uno sforzo iniziale per entrare in sintonia con la dialettica dell’autrice, ripaga con una trama ricca e stimolante. La scrittura dell’autrice viene valorizzata dalle scelte di affidare a una divinità il ruolo di narratore, tramite cui ci si possono concedere momenti di onniscienza ben calibrati e un tono a volte ironico e paternalistico che ben si adatta alla personalità del dio. Una visione che viene impreziosita dalla definizione autobiografica di questo Antico, che nel ripercorrere la sua esistenza, vissuta parallelamente all’evoluzione della società umana, lascia emergere tratti poco divini e debolezze molto umane, giocando mirabilmente sul rapporto con altre divinità e con i suoi stessi fedeli.

la torre del corvo 2

La Leckie offre una caratterizzazione cinica e meccanica dell’unione tra fedele e venerato, ricollegandosi al concetto di fede come fonte del potere degli dèi, un aspetto già utilizzato da altri autori, come Neil Gaiman per il suo American Gods. Dove le divinità di Gaiman lottavano per mantenere saldo il proprio potere in un mondo che si evolveva verso nuove forme di dèi, il dio narrante della Leckie non è spasmodicamente in cerca di fedeli, ma anzi pare vivere in modo abulico e rassegnato il proprio ruolo, quasi rifiutandolo e anzi cercando di dimostrare la propria inutilità. In alcuni passaggi, ad esempio, sembra di percepire le emozioni di una figura che vorrebbe allontanarsi dalla venerazione.

Una concezione che contrasta con la percezione umana, che vede anzi negli dèi un elemento essenziale della propria quotidianità. La Leckie trasmette questa interconnessione in modo ottimo, descrivendo una sinergia che assume la forma di venerazione di oggetti e animali, conferendo una sensazione di utilitaristica sacralità ad aspetti solitamente quotidiani e tutt’altro che spirituali. Le azioni dei protagonisti sono sempre guidate da questa spinta narrativa, che ne caratterizza aspirazioni e interazioni in modo impeccabile e imprevedibile.

Mondadori, dopo il Drago dedicato alla Trilogia Imperial Radch, conferma la propria ammirazione per la narrativa di Ann Leckie pubblicando La Torre del Corvo in un’edizione robusta e comoda da leggere, impreziosita da una grafica accattivante in cui il tono misterioso di una vicenda dai torbidi rivolti viene perfettamente ritratta da un’immagine di copertina dalle tinte oscure. Oscar Fantastica si arricchisce, quindi, di un’altra interessante lettura, ribadendo l’impegno della casa editrice di offrire ai propri lettori una gamma di storie varie e capaci di interpretare al meglio le diverse anime del fantasy contemporaneo.

La Torre del Corvo


La Torre del Corvo è il nuovo fantasy di Oscar Fantastia, in cui Ann Leckie ci accoglie in un mondo dove gli dèi sono una presenza costante, capaci di guidare gli uomini. Una storia avvincente, in cui intrighi e avventura trovano il giusto equilibrio, avvolgendo il lettore in una trama perfettamente scandita.

Pro

  • Trama avvincente
  • Utilizzo del divino ben conegniato
  • Personaggi affascinanti

Contro

  • Voce narrante inizialmente atipica