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Mary Shelley: Cacciatrice di Mostri – La recensione


Mary Shelley: Cacciatrice di Mostri
Genere
Horror
Formato
Cartonato
Autore
Adam Glass, Olivia Cuartero-Briggs, Hayden Sherman
Editore
SaldaPress

A cosa si è ispirata Mary Shelley nello scrivere il suo Frankenstein o il Moderno Prometeo? Quali fatti hanno dischiuso nella sua fantasia quello che è diventato il romanzo antesignano della fantascienza e dell’horror? Echi di un passato realmente vissuto dall’autrice britannica si mescolano alla finzione del graphic novel Mary Shelley: Cacciatrice di Mostri, in cui Adam Glass e Olivia Cuartero-Briggs reimmaginano il celebre romanzo come un lungo fatto autobiografico descritto dalla scrittrice sotto forma di un’opera di fantasia.

Il risultato è una sorprendente dichiarazione del potere femminile, in grado di plasmare la vita ma anche di toglierla, incarnato nella figura di Mary Shelley, qui madre e scrittrice oltre che cacciatrice di creature mostruose. Tra queste righe vi raccontiamo di Mary Shelley: Cacciatrice di Mostri, il nuovo graphic novel SaldaPress.

Mary Shelley: Cacciatrice di Mostri

È vivo!

Immaginate di poter assistere ai fatti che hanno condotto uno scrittore a mettere nero su bianco una sequenza di eventi fino a trasformarli in un romanzo, la cui fama mondiale è indiscutibile da oltre due secoli. Questo è ciò che hanno fatto Adam Glass e Olivia Cuartero-Briggs, accompagnati in questo viaggio di fantastica scoperta da Hayden Sherman per ciò che concerne i disegni. Mary Shelley: Cacciatrice di Mostri è difatti il racconto (immaginato) di come la giovane scrittrice abbia conosciuto l’orrore in prima persona, faccia a faccia con una creatura mostruosa sorta dalle parti rianimate di uomini defunti.

Mary Shelley: Cacciatrice di Mostri

Gli autori si sono destreggiati così nel ricostruire il viaggio compiuto da Mary Shelley a Ginevra, dove sembra che abbia realmente trovato l’ispirazione per il suo Frankenstein. Anche se, nel graphic novel, nella maniera peggiore possibile. Mary è figlia di una delle prime donne femministe della storia, Mary Wallstonecraft, e di William Godwin, un filosofo dalle idee anarchico-comuniste, e già all’età di diciannove anni sente gravare il peso delle convenzioni imposte dal suo genere. Le sue ideologie ricalcano così quelle della compianta madre e il suo stile di vita è votato all’amore libero, così ovunque si muova in Europa insieme al futuro sposo Percy Bisshe Shelley e alla loro compagnia di amici, Mary viene additata come un membro della “lega dell’incesto e dell’ateismo”.

Accompagnata infatti da Percy, dall’amico poeta Lord Byron e la sua amante Claire Clairmont, nonché dalla sorellastra, Fanny, Mary Shelley (o meglio, Godwin, all’epoca dei fatti) intraprende un viaggio alla volta di Ginevra, dove si ritrova ospite, suo malgrado, al castello Frankenstein. Qui, tra urla disumane, improvvisi boati e rumori raccapriccianti che sembrano provenire da una camera cui è stato proibito loro l’accesso, la compagnia decide di rimettersi in viaggio e fuggire dai possibili orrori che si celano all’interno del castello. Non prima però che Mary affronti faccia a faccia il suo proprietario nonché loro ospite per scoprire la vera natura di tali misteriosi fenomeni, il quale altro non è che… la dottoressa Victoria Frankenstein.

Mary Shelley: Cacciatrice di Mostri

Aiutata da Imogen Gull, sua assistente, la dottoressa sta cercando di instillare il respiro vitale ad un uomo composto dalle parti anatomiche di diversi cadaveri, per renderlo suo custode e consentirle di farsi strada in un mondo patriarcale governato prettamente dagli uomini senza essere intralciata. Mary, scoperta la verità, si unisce alle due donne nel loro progetto e ha così la possibilità di far parte di qualcosa che dà infine un senso alla sua vita irrequieta. Tuttavia, ciò che sembra una scoperta scientifica in grado non solo di ribaltare le conoscenze acquisite fino a quel momento nel campo chirurgico, ma anche di schiudere le porte del sapere e del potere alle figure femminili, presto si rivelerà essere un’orribile condanna.

Donne forti per storie forti

Con Mary Shelley: Cacciatrice di Mostri ci troviamo di fronte ad un’opera di finzione che si ispira ad un personaggio storico e, attraverso il velo dell’immaginazione delineata con il disegno, traspare ciò che doveva essere stata realmente Mary Shelley durante la sua vita fatta di inquietudine e dolore. È un graphic novel che apre a spunti riflessivi di grande importanza nel nostro periodo storico, e per comprendere appieno una delle ragioni per cui funziona, vale la pena spendere due parole sui suoi autori.

Mary Shelley: Cacciatrice di Mostri

Adam Glass è un autore che di confezionare storie ne sa qualcosa: sceneggiatore e produttore esecutivo di Supernatural, Cold Case e Criminal Minds: Beyond Borders, è stato anche autore di Deadpool: Suicide Kings e Suicide Squad, oltre che di The Normals, The Lollipop Kids e Rough Riders, tutti targati AfterShock. Anche la sua collega, Olivia Cuartero-Briggs, ha lavorato come autrice televisiva e sceneggiatrice, anche se pare che Mary Shelley: Cacciatrice di Mostri sia il primo vero fumetto firmato dalla scrittrice. La capacità di entrambi di scrivere una storia coinvolgente e, in questo caso, anche innovativa, viene indubbiamente fuori dalle pagine del graphic novel.

Da un’esistenza travagliata come quella vissuta da Mary Goldwin, è scaturito infatti un potente racconto di risolutezza: l’autrice gotica ha realizzato il suo Frankenstein o Il Moderno Prometeo nel 1817, all’età di soli diciannove anni e ha trascorso la sua vita scrivendo altri romanzi forse meno conosciuti, articoli e poesie; afflitta poi dalla perdita dei figli e del marito, è stata costretta a vivere da sola con l’unico figlio rimasto in vita sbarcando il lunario grazie alle sue doti di scrittrice. Una forza d’animo che emerge anche in Mary Shelley: Cacciatrice di Mostri, quando vediamo la protagonista passare oltre le maldicenze quasi con noncuranza, dritta verso ciò che potrebbe renderla completa e realizzata, benché rischioso; o anche nel momento in cui affronta senza paura i possibili pericoli celati all’interno del castello Frankenstein, nonostante sia in piena gravidanza ed i suoi compagni di viaggio le esortino a non correre pericoli.

Mary Shelley: Cacciatrice di Mostri

L’aura di forza femminile si espande e acquisisce poi maggiore pienezza allorché incontriamo Victoria Frankenstein e apprendiamo la storia del suo passato. Con piglio autorevole ed una presenza fortemente androgina, la dottoressa bandita dagli ambienti più eruditi per la sola ragione di essere donna persegue le sue ambizioni di realizzazione personale e vendetta, sfruttando le sue notevoli capacità e il suo intelletto per quello che crede possa essere un bene superiore. Glass e Cuartero-Briggs ci mettono così di fronte ad una questione pressante per questi tempi e lo fanno col tono horror-avventuroso del loro graphic novel: quello dell’uguaglianza di genere. Mary e Victoria ne diventano quindi gli stendardi e con la loro fermezza mostrano che questi non devono necessariamente essere colorati di rosa, ma possono anche assumere dei toni scuri e profondi schizzati qua e là del rosso sanguigno: quelli della lotta e del coraggio, anche a costo di sacrificare qualcosa di sè lungo la strada.

E in effetti le protagoniste di Mary Shelley: Cacciatrice di Mostri lasciano un pezzo di sè stesse dentro quel castello maledetto, quasi a voler dire che è questo ciò che fa la nostra società sin dai tempi antichi: costringe le donne a fare dei sacrifici più grandi di quelli che potrebbero essere fatti da un uomo, pur di affermare sè stesse e far sentire la loro flebile voce tra i ruggiti maschili. In questo caso, sia Mary che Victoria, e Imogen con esse, perdono parte della loro umanità, accolgono nei loro animi un nero abisso fatto di immoralità, di pratiche illecite che vanno aldilà delle leggi della natura per porsi al di sopra di quelle leggi stesse e fare propria una capacità considerata da sempre prettamente divina. Il graphic novel di Glass e Cuartero-Briggs è anche una storia, quindi, di sentimenti umani e fallibili, come possono esserlo l’ambizione, l’invidia o la gelosia: immancabilmente, anche l’essere creato in laboratorio sarà animato da quegli stessi impulsi e, colpo di scena, saranno proprio questi a rappresentare la rovina di tutti quelli che saranno coinvolti nella sua (nuova) esistenza. Che cercare di eguagliare Dio sia destinato sempre a fallire poiché siamo troppo… umani?

Una rivisitazione moderna

Graphic novel horror con derive thriller e una spolverata d’avventura incarnata da quella Mary Godwin che dà la caccia alle creature mostruose? Comunque lo si voglia definire, Mary Shelley: Cacciatrice di Mostri è in buona sostanza un’ottima rivisitazione di un classico della letteratura, che ci fornisce un nuovo punto di vista sul celebre Frankenstein, da lungo tempo tra i protagonisti del genere horror. Non vengono meno alcune delle tematiche principali che traspaiono dal romanzo dell’autrice britannica: l’ambizione di sostituirsi a Dio e forgiare la vita per mezzo di uno strumento terreno come può esserlo la scienza; il desiderio di vendetta cieca; la creatura, come una sorta di golem, che si ribella al suo creatore; un luogo tetro e spaventoso che fa da sfondo alle pratiche amorali perpetrate dai protagonisti. Ma nel graphic novel immaginato da Adam Glass e Olivia Cuartero-Briggs il racconto si arricchisce di nuove sfumature e rappresenta una variazione sul tema fortemente apprezzabile.

Mary Shelley: Cacciatrice di Mostri

Se infatti la condizione femminile aveva iniziato ad essere un tema piuttosto “sentito” dagli animi più sensibili dell’epoca in cui visse Shelley (lo vediamo ad esempio nella figura di Mary Wallstonecraft, madre dell’autrice), oggi rappresenta uno dei punti cruciali della nostra società. Una questione calda che non può essere ignorata, e rappresentarla attraverso la figura di Mary Shelley si rivela essere una scelta ingegnosa che vince su tutti i fronti: una giovane donna entrata a far parte a buon diritto della cerchia dei maestri horror, che si è fatta da sè e ha lottato per ritagliarsi il suo posto nel mondo, è il soggetto ideale di questa storia, che diventa nelle tinte horror di Glass e Cuartero-Briggs una vera e propria eroina in grado di sconfiggere qualsiasi aberrazione della natura.

Mary Shelley: Cacciatri di Mostri si presenta poi con le illustrazioni di Hayden Sherman, dalle palette “anticate” che spaziano tra i seppia e i porpora, con neri e gialli un po’ acidi per le sequenze più spaventose: particolarmente azzeccate e armoniose nel complesso con le linee rapide che delineano questa storia di inizi ‘800 dal sapore mitteleuropeo. Tuttavia, per quanto sia evidente la competenza di Sherman in fatto di illustrazione, probabilmente i suoi disegni piuttosto spigolosi e talvolta molto frettolosi sarebbero stati più adatti per un fumetto di un genere diverso, più dinamico, come uno sci-fi o un graphic novel d’avventura.

Mary Shelley: Cacciatrice di Mostri

In ogni caso, l’unico vero difetto riscontrato in Mary Shelley: Cacciatrice di Mostri è probabilmente uno soltanto: quello di presentarsi come un volume unico, senza (al momento) una prosecuzione che ci racconti le avventure della scrittrice gotica in giro per l’Europa contro vampiri, licantropi, streghe ed ogni sorta di creatura immaginabile. Ne avremmo voluto di più e speriamo in una nuova, possibile collaborazione tra i due autori per sfornare un sequel dedicato a questa nuova eroina armata di penna e fucile.

Mary Shelley: Cacciatrice di Mostri


Adam Glass e Olivia Cuartero-Briggs prendono la figura letteraria di Mary Shelley e la inseriscono in una tetra avventura horror come eroina, che fa delle sue sventure la materia per il suo più celebre romanzo, Frankenstein. Mary Shelley: Cacciatrice di Mostri è una rivisitazione di quest'ultimo che funziona su più fronti, soprattutto per il suo occhio attento ad una tematica moderna di fondamentale importanza: quella dell'uguaglianza di genere. Una storia di forza e risolutezza femminile, ma anche di sentimenti umani e per questo anche defettibili, di cui consigliamo di certo la lettura.

Pro

  • Un Frankenstein come non lo avevate mai visto prima;
  • Le protagoniste sono donne forti e risolute, personaggi che alzano l'asticella del racconto;
  • Tematiche odierne calate in un contesto "d'epoca", con protagoniste adatte allo scopo

Contro

  • Illustrazioni ben realizzate, ma poco adatte al contesto narrato;
  • Volume unico: vorremmo vedere ancora Mary Shelley in azione