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Elogio dell’altrove: Tolkien e il fantasy

Pensare a Tolkien come uno degli autori più influenti dello scorso secolo è quasi riduttivo ma, per sostenere la grandezza della sua opera letteraria e il suo impegno accademico bisogna addentrarsi sempre più nei meandri del suo universo. Non solo la Terra di Mezzo è una delle ambientazioni più ricorrenti nell’opera di Tolkien ma è anche una sorta di cartina di tornasole per interpretare la realtà vista dall’esterno, dalla posizione di Dio creatore e, in qualche modo, giudice. Ciò però non deve semplificare la figura di Tolkien, poiché la sua opera non è costituita solo da quella ambientata nella Terra di Mezzo. Il Tolkien autore ha prodotto opere e studi fondamentali per chiunque voglia approcciarsi alla letteratura fantasy a tutto tondo, perché ha capito il legame indissolubile tra il genere fantastico e magnifico con la tradizione più antica della favola e della fiaba. Gli orizzonti fiabeschi nell’opera di Tolkien sono un discrimine da non sottovalutare e da tenere a mente per interpretare il mondo da lui creato che non può essere ridotto in nessun modo.

A fare da cornice a tutto ciò c’è, poi, il Tolkien accademico, linguista e glottologo. Non bisogna dimenticare i suoi studi e la sua attività universitaria poiché tutto è riconducibile all’opera romanzesca e dei racconti brevi. La mitologia, le ambientazioni, le descrizioni che possiamo ritrovare nelle sue opere sono frutto di attento studio la cui interpretazione non può di certo esaurirsi in un articolo o in centinaia di libri critici. Ma, è bello esplorare l’universo fantasy partendo da colui che ha dato un nome alle cose, colui che ha fatto iniziare tutto e a cui gli scrittori di genere fantasy non possono non ispirarsi.

Come tutto ebbe inizio: Tolkien e il fantasy

Ciò che colpisce così tanto dell’opera di Tolkien è il complesso, seppur schematicamente organizzato, insieme teogonico e cosmogonico che costituisce il background dei romanzi ambientati nella Terra di Mezzo. Tutto accompagnato da una perfetta cognizione linguistica nella creazione di nuovi linguaggi plausibili inseriti, appunto, nel gruppo delle storie e delle ambientazioni. Non stupisce che tutto ciò che va a costituire il legendarium sia in qualche modo fattibile di perfezione e verosimiglianza.

Tolkien ha creato un universo plausibile, seppur nel genere di una narrazione high fantasy. Quello che leggiamo nei romanzi Tolkieniani è frutto di attenta ricerca e studio, contestualizzato e credibile. Per questo, e altri motivi, Tolkien è sicuramente il capofila di tutta la narrativa fantasy che leggiamo ancora oggi e che fa parte di quella che definiamo cultura popolare.

Oltre che dal profondo studio, le opere ambientate nella Terra di Mezzo nascono anche da un acceso confronto letterario che lo scrittore ha avuto negli anni in cui era professore a Oxford in quello che è passato alla storia come Inklings di cui era parte attiva anche C.S. Lewis (Le Cronache di Narnia). Immaginiamolo come una sorta di simposio letterario, un convivio dove menti eccelse e simpatici scrittori si riunivano per dibattere di letteratura e lingua. Prova del fatto che solamente tramite un confronto attivo con l’altro è possibile produrre qualcosa di davvero grande, importante e significativo.

In principio era l’epica

Cosa sarebbe stato Tolkien se non avesse attinto a mani aperte da tutta la tradizione epica ed epico-cavalleresca medievale? Dal peregrinare di Ulisse fino a Orlando, passando per Sigfrido e Rodrigo Díaz de Bivar tutte le componenti del romanzo epico ed epico-cavalleresco europeo sono evidentissime nell’opera dello scrittore. La sua grandezza e maestosità sta proprio nel riconsegnarle alla tradizione letteraria totalmente trasfigurate e ricontestualizzate. Le opere che fanno parte del ciclo bretone e carolingio, i Nibelunghi e il Cid Campeador, solo per citarne alcuni, sono figlie del tempo in cui sono state scritte, e vivono di quegli ideali propri dell’epoca medievale. Tolkien, invece, rende universale la sua narrazione ricollocando le vicende in un’epoca e in un mondo che apparentemente non ci appartengono.

Oltre alla ricollocazione spaziale e temporale, Tolkien attua un processo di universalizzazione degli ideali propriamente cavallereschi rendendoli non più figli di un tempo specifico, bensì di un ignoto, sempre valido, perpetuo. E questi sono i valori universali a cui attingiamo tutti i giorni per cercare di essere persone migliori. Insomma, quella di Tolkien è una sorta di rivisitazione anche delle opere didascaliche di cui la letteratura è piena, ma che in questo caso ci propongono l’eterna lotta tra bene e male dove le due parti non sempre sono così chiaramente distinte, perché molteplice è la caratterizzazione dei personaggi su un piano psicologico.

Le Opere

Per avvicinarci maggiormente alla conoscenza dell’opera di Tolkien è bene conoscere tutte le opere dello scrittore inglese.

  • Lo Hobbit, pubblicato nel 1937, è probabilmente l’opera della svolta di Tolkien poiché attraverso essa dà inizio a quelli che saranno i racconti ambientati nella Terra di Mezzo. La storia la conosciamo bene e ci racconta le avventure di Bilbo in compagnia di una squadra di nani.

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  • Il Signore degli anelli è in assoluto l’opera più conosciuta di Tolkien, divisa in tre grandi capitoli: La Compagnia dell’Anello, Le Due Torri, Il Ritorno del Re. Le avventure narrate in quest’opera epica e di altissima qualità letteraria sono, per farla breve, quella di Hobbit, Nani, Elfi, Umani e Stregoni che cercano di unire le forze contro il male per evitare la totale corruzione del mondo conosciuto.

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  • Il Cacciatore di Draghi racconta di una serie di incontri tra il drago Chrysophylax e il contadino di Ham, Giles. La storia inizia con l’incontro tra un Gigante e il fucile del contadino Giles che lo scaccia dal Regno di Mezzo divenendo un eroe per tutto il villaggio in cui abita. Per rendere onore al contadino di Ham, il re gli porge in dono una spada, chiamata Mordicoda, che non rimane nel suo fodero se nelle sue vicinanze vi è un drago. In Italia esistono tre edizioni di quest’opera; la prima è quella degli anni ’70 per Rusconi fatta da Camillo Pennati, e poi quella Isabella Murro del 1989 in adozione ancora oggi per l’edizione Bompiani.

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  • Albero e Foglia è un particolare scritto di Tolkien dove l’autore esplora il mondo delle favole e del mito, partendo proprio dal significato stesso delle parole per ricostruire una sorta di storia delle origini di questa forma letteraria. Oltre a questo saggio introduttivo sull’origine della fiaba dell’edizione italiana Bompiani (che si avvale dell’introduzione ulteriore del figlio Christopher) abbiamo i seguenti racconti brevi: Foglia di Niggle e Il fabbro di Wootton Major. 

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  • Il Silmarillion è la Bibbia della Terra di mezzo, ci racconta le origini del mondo di Arda ad opera del dio Eru Ilúvatar e ci racconta tutte e tre le grandi Ere in cui si divide la storia del mondo. Si parte dalle canzoni introduttive da cui il mondo trasse forma e di come i Valar e i Maiar siano nate dal pensiero del Dio supremo Ilúvatar. La prima era è segnata dalle guerre dei Silmaril a cui segue la caduta di Númenor che sarà l’arco narrativo principale per spiegare la seconda era che si conclude con la venuta di Sauron e la creazione dell’Anello del Potere.

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  • I Racconti Incompiuti sono una raccolta pubblicata postuma e sono racconti inerenti alle tre ere di Arda e agli avvenimenti degni di nota avvenuti in queste linee temporali.

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  • The History of Middle-Earth: in dodici volumi enciclopedici si analizzano gli scritti di Tolkien e si raggruppano molti saggi dell’autore stesso inerenti alla Terra di Mezzo, alla sua mitologia e contengono, anche, delle versioni primitive di alcuni dei racconti principali che ne costituiscono la storia. Il libro è stato interamente curato da Christopher Tolkien.

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  • I Figli di Hurin è un romanzo pubblicato postumo e curato dal terzogenito di Tolkien e ci racconta le vicende di  Túrin Turambar e della sorella Nienor che sono i due figli di Húrin, dalla giovinezza fino allo scontro di Túrin con il drago Glaurung.

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  • Beren e Lúthien è un racconto ambientato nella prima era la cui prima versione si trova già nel Silmarillion e racconta le vicende di Beren, un umano, e di Lúthien una fanciulla di razza elfica. Lo struggente amore di Beren per Lúthien lo farà ritornare in vita per volere dei Valar, riproponendo così uno dei miti più ambiziosi e romantici della storia della letteratura.

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  • La caduta di Gondolin ambientato nella prima era, narra la caduta della città degli elfi Gondolin ad opera di Orchi, Draghi e Balrog agli ordini del Vala malvagio Morgoth.

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La Cronologia

L’ordine di lettura delle opere di Tolkien è abbastanza complesso, vi riportiamo la cronologia comunemente accreditata e accettata: Il Silmarillion, Beren e Lúthien e I Figli di Hurin che si uniscono poi nel racconto di una quarta storia che è La Caduta di Gondolin. A questi seguono in ordine Lo Hobbit, I Signore degli Anelli e La Canzone di Bilbo. A questi facciamo poi seguire le tre raccolte di racconti: Incompiuti, Ritrovati e Perduti.

Tolkien e la cultura pop

Pur essendo la sua opera complessa e di difficile interpretazione, Tolkien è pop. Già con Lo Hobbit, pubblicato per la prima volta nel 1937, Tolkien ebbe subito un grande successo editoriale che portò l’opera, in breve tempo, ad una seconda ristampa. Il successo si replica con Il Signore degli Anelli e l’insieme di opere pubblicate postume dal figlio Christopher.

Come ben sappiamo sia Il Signore degli Anelli sia Lo Hobbit hanno avuto trasposizioni cinematografiche di grandissimo successo, accendendo ancora di più l’amore dei fan verso l’opera e avvicinando le nuove generazioni alla lettura. Nel corso degli anni le trasposizioni di Peter Jackson sono diventate vere e proprie pietre miliari della cinematografia contemporanea creando interesse per tutto l’universo Tolkieniano. Per questo, e per altri motivi, tantissime sono state le edizioni delle opere dello scrittore, spesso curate, appunto, dal figlio Christopher.

Ma non ci sono stati solo i libri e il film ad attrarre così tanto i fan. Attorno all’opera di Tolkien gravitano serie innumerevoli di action figure, giochi da tavolo e di carte (Viaggi nella Terra di Mezzo solo per citarne uno), videogame, come L’Ombra di Mordor.

Ciò che più colpisce è la reazione dei lettori nei confronti delle opere di Tolkien, amate incondizionatamente da tutti coloro che si sono avvicinati alla lettura e all’interpretazione di un mondo così complesso quanto attraente. Per questo motivo Tolkien è pop, perché è riuscito ad attrarre verso la propria opera letteraria milioni e milioni di fruitori affamati e affascinati. Con ogni probabilità nessun autore è riuscito mai in questo intento come Tolkien portando il Signore degli Anelli e Lo Hobbit tra i libri più venduti della storia della letteratura.

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