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Something is killing the children, Volume 1 recensione: lacrime e sangue

Leggendo le pagine di questo fumetto, breve ma intensissimo, ci sembra di sentire quella musica cupa e paurosa che viene mandata nei film, quando la luce al neon comincia a traballare, per poi spegnersi. Come la speranza di sopravvivere, soprattutto se si è bambini e si crede nei mostri. Perché esistono, no? Se avete ancora dei dubbi sulla loro esistenza, James Tynion IV, noto agli aficionados del settore in particolare per il suo lavoro dedicato a Batman per DC Comicse Werther Dell’Edera, disegnatore già di Sclavi, vi spiegano come fare per credere alla presenza di essere inquietanti e assetati di sangue in Something is killing the children, il fumetto arrivato in Italia grazie a Edizioni BD dallo scorso 27 maggio.

Recuperando le atmosfere dark che i due autori conoscono bene e di cui possono vantare una notevole esperienza, propongono il primo capitolo di una storia crudissima e dal finale con cliffhanger (se avete qualche dubbio sul significato di questa parola, ve lo spieghiamo qui con qualche esempio). Non perdiamo altro tempo; buttiamoci in questa vicenda fatta di paura e sangue.

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Chi ha paura del buio?

Sin da bambini, ci raccontano che nel buio si nascondono i peggiori mostri, che verranno a prenderci e portarci via quando combiniamo qualche marachella e che ci faranno qualche dispetto. Tutto corretto, eccetto la causa della venuta del mostro: non è necessario combinarne qualcuna, basta credere che esistano. E ci faranno molto, molto male.

Non sappiamo quanti siano, in Non andate nel bosco, titolo di questo primo volume suddiviso in cinque capitoli. Sappiamo solo che stanno sparendo sempre più bambini e giovani adolescenti, e quelli che vengono ritrovati, beh…sono praticamente difficili da riconoscere. Cadaveri squartati, teste mozzate, sangue ovunque.

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L’elemento splatter non manca di certo in questo fumetto, alimentato dai flashback narranti la vicenda di James, unico sopravvissuto a una notte di atroci abomini commessi nel burrone della foresta vicina alla città, dove tutti i suoi amici sono stati uccisi da una mano mostruosa, indecifrabile e, pare, inesistente.

Sì, perché non si sa chi abbia straziato i corpi di questi ragazzini, nessuno ha visto nulla, e James è salvo per miracolo. Facile dunque attribuirgli la colpa, additarlo come assassino, mentre lui non sa più di chi fidarsi e marina le lezioni. Finché non compare una ragazza bionda ossigenata, di cui vediamo un solo occhio, color ambra e perennemente spalancato come chi è terrorizzato o sotto effetto di droghe.

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Tra razionalità e coscienza

Erica Slaughter (letteralmente, macello o massacro) non si sa da chi sia stata inviata, sappiamo solo che è giunta qui in veste di “ammazzamostri”, una sorta di Buffy ammazzavampiri trent’anni dopo, e non lesina sicuramente sull’uso di armi, di tutti i tipi.

Non solo fisicamente si avvicina parecchio a Harley Quinn, ma è anche coinvolta in arti magiche e spirituali: il polpo di pezza che porta con sé e con cui parla, nasconde segreti e poteri ben più grandi di quanto possa fare un banale peluche con tanti anni alle spalle.

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La polizia la vuole tenere lontana dalle indagini, nessuno si fida di lei, ma sembra essere l’unica che sa destreggiarsi piuttosto bene in questo tipo di situazioni, alle quale dice di essere avvezza. Erica raggiunge James, sa bene chi è, ha letto anche il suo rapporto alla polizia.

Ormai tutti lo conoscono per il suo coinvolgimento nella faccenda, così la ragazza gli chiede di raccontarle tutto nel dettaglio, anche quelli a cui nemmeno lui può credere di aver visto. I mostri esistono dunque? Sì, ma solo se ci credi, e come ben sottolinea la bionda cacciatrice:

– Credere e sapere razionalmente sono due cose diverse. Sei abbastanza grande da sapere che al mondo non ci sono mostri. Ma crederlo? No, quando senti un rumore nei boschi, o vedi un’ombra dalla forma strana, la paura sale comunque.

Da una parte dunque le lacrime, le lamentele e le paure del giovane James; dall’altra, la sicumera e la freddezza di una cacciatrice come Erica. Il tutto reso con uno stile grafico dettato da linee quasi grezze, in alcuni punti del racconto, per rendere in maniera ovvia e volutamente sgraziata il dolore, la paura, l’irrazionalità del momento.

Dall’altro lato però, troviamo anche l’accuratezza nei dettagli narrativi, una trama che sa creare suspense e non solo per il suo contenuto, a metà tra thriller e fantasy dark, ma anche per la forma. L’anticipazione iniziale delle dichiarazioni rilasciate alla polizia da James, seguite dalle scene del passato, crea tanta attesa nel lettore, grazie anche a un netto cambiamento di stile grafico.

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Quest’ultimo è infatti piuttosto differente tra presente e passato, sottolineando quest’ultimo in primis da una cornice scura per evidenziare maggiormente la cupezza del momento narrato. Per deliziarci un po’ di più però, il volume ci regala una manciata di disegni alla fine della storia, grazie a una cover gallery dallo stile epico e piuttosto curato nei dettagli.

Ci sono infine tantissimi indizi narrativi che vengono disseminati lungo il percorso, gran parte dei quali non viene ripresa e che ci auguriamo non venga persa definitivamente nei prossimi volumi.

Something is killing the children non vuole tanto deliziare la nostra vista, per rifarci gli occhi con fantastici disegni patinati, ma creare tantissima tensione e attesa famelica nei lettori, proprio come i mostri lo sono mentre ricercano nuove giovani vittime.

Una storia brutale, quanto affascinante, che risveglia subitaneamente i nostri primordiali orrori, ma che, come ogni cosa che ci spaventa, non riusciamo davvero a distogliere lo sguardo.