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Swagger: viaggio nel mondo del basket giovanile

“You walk on that court with swagger, you walk off with swagger”. Difficile trovare un’affermazione più calzante per identificare lo spirito della nuova serie AppleTV+ dedicata al mondo del basket giovanile statunitense. Non tanto per l’ovvio richiamo al suo titolo, Swagger, quanto per la perentoria verità delle parole con cui il coach Ike sbatte in faccia al giovane talento Jaice Carson il crudo realismo con cui deve confrontarsi. L’ambiente dello sport giovanile, per ogni disciplina, impone regole non scritte e meccanismi non sempre trasparenti, una consapevolezza che difficilmente travalica il mondo degli addetti ai lavori, rimanendo ignoto al grande pubblico, che può godersi la mitologia dello sportivo vincente baciato dalla fortuna del talento.

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Swagger scardina questa visione epica del campione, vuole mostrare l’altra faccia della medaglia, evidenziandone i lati più pericolosi e tentatori, specie agli esordi della carriera di potenziali sport heroes del futuro, dando allo stesso tempo risalto alla tempra e al carattere di chi è disposto a compiere grandi sacrifici pur di coronare la propria passione. In territorio americano, è noto,  lo sport ha una maggior influenza sulla vita dei giovani studenti rispetto alla società nostrana, oltreoceano c’è uno scouting più selvaggio e attento, che difficilmente vede i giovani atleti come un valore da proteggere per tutelarne l’aspetto umano, lasciando che a prevalere sia l’interesse puramente economico legato alla loro crescita sportiva, mirata alla costruzione di un brand. Una dinamica che difficilmente viene raccontata all’interno del mondo seriale, ma che Kevin Durant, nome storico dell’NBA, ha portare all’attenzione del grande pubblico, ispirando e producendo Swagger, sports drama in arrivo sul servizio streaming di Apple a partire dal 29 ottobre.

Swagger: l’altra faccia del basket giovanile

Addentrarsi in questo mondo non è semplice. L’elemento umano viene solitamente sacrificato sul piano narrativa per dare risalto alla più carismatica parabola ascendente dell’eroe, valorizzando quei dettagli di epica sportiva che entusiasmano gli spettatori. Raccontare la fatica, le delusioni e i compromessi che alimentano speranze di giovani sportivi e delle loro famiglie non aiuta a costruire un ritratto idilliaco del mondo sportivo giovanile, ma è un atto di onestà, necessario anche per comprendere quali siano i limiti e gli ostacoli affrontati in questo percorso. Che non solo solamente agonistici, ma soprattutto emotivi.

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Lo show di Apple TV+ opta quindi per una vicenda umana, fatta di spavalderia giovanile e rimpianti per occasioni sprecate, intrecciandola a una disamina attenta e lucida di tutti i meccanismi che ruotano attorno a questo mondo. La parabola di Jaice da giovane promessa del basket ad atleta è un percorso non solamente sportivo, ma soprattutto umano, portato sul piccolo schermo con spontaneità e attenzione, cercando di toccare le giuste corde emotive degli spettatori. Come ci ha spiegato il regista e ideatore della serie, Reggie Rock Bythewood, con Swagger non si è voluto dare una visione cinica di questo mondo, bensì svelare ai teen ager che i propri obiettivi si possono raggiungere, ma consci che richiederanno sacrifici e rinunce.

Un’identità narrativa solida, imperniata sulla figura del giovane cestista Jaice (Isaiah Hill), cresciuto nei sobborghi che tanto assomigliano a un ghetto per la popolazione di colore, assieme alla madre e alla sorella. Privo di una figura di paterna, scappata quando era ancora un bambino, Jaice è stato cresciuto dalla madre Jenna (Shinelle Azoroh), donna forte che affronta la vita con piglio sicuro, mantenendo la sua famiglia onestamente e cercando di costruire un futuro per suo figlio. È lei a motivarlo, a sostenerlo negli allenamenti e a promuovere la sua immagine, imponendo un ritmo di marcia ferreo per il ragazzo.  Ogni mezzo è utilizzato scientemente da Jenna, che non esita a ricorrere ai social per mostrare le capacità del suo ragazzo, cercando di portarlo all’attenzione dei talent scout.

Madre e procuratrice, ruolo che spesso si confonde e porta la donna a vedere meno il ragazzo presente e troppo il potenziale atleta. Un limite che però porta all’entrata nella vita di Jaice di coach Ike (O’Shea Jackson Jr.), promessa fallita dell’NBA divenuto allenatore di squadre giovanili. Mosso da un’etica quasi purile in questo mondo in cui dominano denaro e giochetti squallidi sulla pelle di giovani sognatori, Ike vede in Jaice un potenziale sportivo e umanoda plasmare, nascosto dietro la personalità complessa del ragazzo.

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Il rapporto che si instaura tra i due, prima che professionale, è basato su un’amicizia sincera. Nonostante il carattere non sempre facile di Jaice, presuntuoso per la troppa sicurezza della propria bravura e incapace di accettare la sconfitta, Ike continua a sostenerlo, a insegnarli non solamente come sul piano atletico ma soprattutto a diventare uomo. Nel primo episodio di Swagger, è nel momento della prima, cocente sconfitta che si cementa questa amicizia, resa forte dalla sincerità con cui Ike sceglie di dare al ragazzo una lezione di vita, priva di retorica e scaturita dai propri errori passati. Un tenore narrativo onesto ed emozionante che accompagna tutti gli episodi di Swagger, che non si fonda solamente sul basket, ma diventa una fotografia più ampia della società americana.

Vittorie e sconfitte, sul parquet e nella vita

Bythewood non ci nasconde la durezza con cui un giovane di colore deve affrontare la propria vita, ritraendo al meglio la comunità afroamericana. Con sensibilità ritrae il ruolo centrale delle madri all’interno della comunità nera, aiutato dalla recitazione impeccabile di Shinelle Azoroh, una vera leonessa nel difendere il futuro del proprio figlio, ma capace anche di lasciar scivolare la sua maschera per far emergere una personalità ricca di sfumature, prigioniera di una missione autoimposta che ne ha guidato ogni azione, ponendola di fronte a sacrifici e rinunce.  Una vera e propria missione, quella di Jenna, che la porta a confrontarsi con personaggi infidi e machiavellici, che cercano di far leva sul suo amore materno per pilotarne le scelte, seguendo fini che ben poco hanno a che vedere con il benessere futuro di Jaice.

Swagger fa luce su tutte le figure che compongono il mosaico del basket giovanile, non trascurando il ruolo degli allenatori, cruciali nella formazione dei futuri campioni. Ike (O’Shea Jackson Jr.) è una voce apparentemente fuori dal coro, legato a un’etica che vuole ancora tutelare anzitutto la giovinezza di questi atleti, preservandone il più possibile la salute mentale. I suoi fallimenti come atleta, dovuti all’incapacità di gestire l’incredibile stress caricato sulle spalle di ragazzini lungi dall’avere una struttura mentale formata e solida, sono un valore aggiunto al suo ruolo, una ricchezza che Ike offre a Jaice, guidandolo e fornendogli un supporto morale e affettivo centrale.

Una relazione che viene dipinta al meglio in scene coinvolgenti, dal primo scontro vissuto sul parquet ai giochi di sguardi durante le partite, momenti accompagnati da una colonna sonora vivida e in linea con il vissuto emotivo dei personaggi. La regia di Bythewood è puntuale, si sofferma con studiata maestria sui volti dei protagonisti per valorizzarne le emozioni, con movimenti di camera che accompagnano i dialoghi con una pacata attenzione, mostrandoci gestualità quotidiane. Effetto raggiunto con la felice intuizione di far comparire sullo schermo tweet e condivisioni social, dando risalto a un elemento imprescindibile della vita dei teen ager, che diviene uno strumento di promozione della figura di Jaice nella mani di Jenna.

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Ad accompagnare la crescita di Jaice, è anche la descrizione di una condizione sociale legata alla sua pelle, all’essere parte di una comunità lunghi dal godere degli stessi diritti dei cittadini bianchi. Difficile per noi comprendere come lo sport sia una speranza di rivalsa per la comunità afro, una via di fuga da un destino fatto di incomprensioni e soprusi ingiusti, presenti con garbo ma inequivocabile acidità anche in Swaggers. Bythewood cerca di trasmettere al meglio ogni elemento della black culture, non trascurando la centralità di un’identità musicale che tramite un’evoluzione stilistica che passa dall’hip hop anni ’90 a sonorità più moderne diviene un ponte emotivo tra due generazioni diverse anagraficamente, ma unite da sogni e speranze comuni.

Swagger si rivela una delle più interessanti proposte di AppleTV+, che dopo averci regalato grandi serie come The Morning Show e Foundation, ci invita a esplorare uno spaccato di realtà spesso ignorato, ma centrale nella vita dei giovani statunitensi.