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The Marvelous Mrs Maisel e il divorzio ai tempi di Midge

«Quando le donne arrivano a essere uguali a noi, ci sono già superiori». No, non stiamo citando qualche critico contemporaneo che supporta il movimento femminista, ma siamo risaliti fino all’anno 195 a.C., quando Catone il Censore pronunciava queste parole per commentare un fenomeno piuttosto importante, quanto attuale: le prime proteste in piazza per l’abrogazione della Lex Oppia, che vietava alle donne di indossare gioielli, vestirsi con colori sgargianti e girare in carrozza. Gli stessi lussi che una come Midge Maisel si può permettere nelle tre stagioni di The Marvelous Mrs Maisel , una serie che, come abbiamo visto nel nostro speciale, tiene alto lo stendardo del motto “potere alle donne” proprio in virtù delle loro capacità e della forza che le spinge a non tirarsi indietro, nemmeno di fronte alle difficoltà. In questo 8 marzo dedichiamo questo pezzo proprio a uno dei momenti più delicati della vita di ogni coppia “scoppiata”: il divorzio. Certo, la questione non deve essere considerata di necessità più tragica, rispetto a una coppia non sposata che si lascia dopo lunghi anni di condivisione di ogni fortuna e non. Ma di fronte alla legge, le cose si complicano…

Come nasce la morte del matrimonio

Il divorzio però, facendo capo alla giustizia di ogni Paese e cultura, diventa una questione ben più complessa, non solo per la burocrazia che si complica e si allunga, ma soprattutto per come l’occhio sociale si posa sui divorziati, illuminandoli con una luce ben diversa, e uno stigma chiaramente più pesante per la donna. In Italia, la legge sul divorzio è stata varata nel 1970 ma, come accade quasi sempre, in quell’anno non era più una novità per gli States, patria di Midge, la nostra protagonista istrionica che, nella sua serie di “stramberie” non plausibili nel curriculum di una donna perbene, portava anche la voce “divorziata”. E, fatto doppiamente pesante, non si curava nemmeno troppo dei due figlioletti. Madre degenere o femminista incallita? La verità sta nel mezzo e preferiremmo definirla “spirito libero e indipendente“, che credeva fortemente nelle sue capacità e nella voglia di rompere le maglie di una gabbia che la tenevano trincerata in uno schema sociale soffocante e noioso.

Uno schema che ha cominciato a mostrare segni di cedimento proprio quando la serpe della legge sul divorzio ha cominciato a nascere e crescere in seno a sempre più Stati, sferrando colpi sempre più potenti che dal sottosuolo mandavano chiari segnali di rivoluzione in atto, soprattutto per il cosiddetto “sesso debole”, che si trovò nella condizione di poter scegliere come vivere e con chi dividere la propria esistenza (alla faccia della “debolezza” insomma). Una libertà concessa però non a tutte le donne, non a tutte le coordinate geografiche del pianeta, non in tutte le epoche. Inutile dire che chi è sveglio, si fa sempre notare, in tutti gli ambiti socio-politico-culturali: parliamo degli Egizi, che davano alle donne la possibilità di restare indipendenti anche dopo il fatidico “sì”. Quando si sposavano infatti, rimanevano padrone dei propri beni, anche in caso di divorzio, per un semplice, fondamentale, sacrosanto motivo: davanti alla legge avevano stessi diritti e doveri degli uomini. “Wow”, direte, “erano davvero progressisti questi Egizi!”. Certo, peccato che stiamo parlando di millenni fa, quando tutto era evidentemente più semplice e logico.

Il labile confine tra logica e pregiudizio

Non tardiamo troppo e arriviamo all’epoca dei Romani, dove la donna che tradiva, veniva punita con la confisca della metà della dote, oltre a dover patire l’esilio su un’isola. Per non parlare delle regole imposte dal rigido credo cristiano, in virtù del quale la donna, in seguito alla fine del matrimonio, poteva scegliere se tornare a casa o rifugiarsi in convento. Non proprio una passeggiata di salute, insomma. La strada per arrivare al trionfo dell’individualismo e della libertà (almeno presunta) che respiriamo oggi era davvero lunga e doveva attendere i primi segnali lanciati dalla Rivoluzione Francese, che ha posto le basi per arrivare alla libertà di costumi dell’epoca contemporanea, non senza parecchie difficoltà, strascichi di eredità difficili da portarsi appresso. Un altro sintomo dell’evidenza che, con il passare del tempo, quello che abbiamo chiamato “progresso”, spesso diventa in realtà sinonimo di “complicazione e ingarbugliamento della logica”.

Ma siamo davvero liberi oggi? Fino a poco tempo fa, le problematiche sociali e determinate spesso dal giudizio pettegolo nei confronti dei divorziati (e delle divorziate) era piuttosto imbarazzante da dover sopportare, e se oggi lo stigma non si fa più sentire così tanto è solo perché siamo arrivati a una concezione diversa delle relazioni e degli status sociali legati alle situazioni sentimentali. Oggi le vere questioni pregnanti riguardano l’ufficializzazione delle unioni di coppie di fatto, le lotte per accettare l’infinita serie di genere che sono venute a galla con sempre maggiore trasparenza, temi più delicati di un “semplice” divorzio, che non deve essere affatto banalizzato, ma affrontato con la delicatezza e l’equilibrio di pesi e misure su entrambi i membri della coppia.

Del resto, perché rendere uomo e donna diversi? Non sono forse entrambi esseri umani? Lo stesso problema che si pone quando si parla di razzismo, ma non è certo questo il momento di aprire un altro, grande capitolo (ma lo faremo nei prossimi pezzi della coverage, considerando che Midge era ebrea e facente parte di una minoranza sociale in America). La vera questione è un’altra: stiamo trattando di problematiche da un lato assolutamente importanti e che necessitano di essere discusse, ma d’altro canto è anche vero che questa realtà dei fatti non dovrebbe sussistere. Come dicevamo, si tratta di un diritto valido per entrambe le parti di una coppia, uomo o donna che siano. La libertà è un diritto e non ha sesso. Questo è il pensiero che dovremmo inculcarci in testa oggi, come ogni altro giorno.

Se avete apprezzato la serie The Marvelous Mrs Maisel o ancora meglio, non la conoscete, vi consigliamo di ascoltare il CD Audio della colonna sonora della seconda stagione o la versione in vinile.