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Thunder Force: la recensione della nuova commedia Netflix

Disponibile dal 9 aprile sulla piattaforma Netflix, Thunder Force è un concentrato di fumetti, videogiochi e cultura pop a 360 gradi. Scritto e diretto da Ben Falcone (marito di Melissa McCarthy che del film è protagonista indiscussa), il lungometraggio si presenta come una commedia vivace e scanzonata. L’idea è quella di cercare di inserirsi in maniera unica e originale all’interno della cinematografia contemporanea, per lo meno quella relativa al mercato mainstream, provando a condire il tutto con gli ingredienti che oggi vanno per la maggiore.

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Un concentrato di cultura pop

Il prologo del film Netflix Thunder Force è concepito girato come fosse una sorta di fumetto (il che già la dice lunga sul percorso che il film vorrà intraprendere) e prende le mosse dal 1983, ovvero l’anno di uscita del primo videogioco della serie omonima. Questo potrebbe essere una sorta di falso indizio perché, comunque sia, Thunder Force (il film) non è la trasposizione cinematografica di Thunder Force (il videogioco). La pellicola infatti è ambientata a Chicago, non nello spazio, e racconta l’incredibile avventura di due amiche per la pelle che, dopo molti anni in cui non si sono più rivolte la parola, dovranno fare i conti con dei super cattivi.

Da una parte c’è Lydia (interpretata da Melissa McCarthy), un’irruente e arcigna ragazza che ha un particolare debole per la giustizia seppur trascorra la maggior parte delle sue giornate a bighellonare ascoltando la musica dei Van Halen. Dall’altra invece c’è Emily (Octavia Spencer), la quale ha subito un forte lutto da piccola per via di un gruppo di supercriminali e per questo motivo ha deciso di dedicare la sua intera vita agli studi. Lo scopo è quello di creare una formula per trasformarsi in un superumano, con qualità uniche e potentissime di modo da potersi vendicare del torto subito.

Gli opposti si attraggono

Come si può intuire, Thunder Force non solo attinge dal mondo videoludico e da quello delle nuvole parlanti, ma si basa proprio su una struttura drammaturgica che prende perfettamente a modello una classica origin story. Per una buffa serie di motivi infatti il siero sarà somministrato a entrambe le amiche che diverranno ancor più complementari. Da una parte la bianca impulsiva e senza freni con il dono della forza bruta, dall’altra l’afroamericana rigida e studiosa capace di diventare invisibile. I poteri di entrambe differenziano ancora di più i caratteri delle due amiche combaciando però con la loro personalità. Ovviamente, per riuscire nella missione finale, solamente facendo squadra potranno cavarsela.

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Così, Thunder Force si maschera da cinecomic ma resta di fatto una commedia in tutto e per tutto. Oltre al profilo delle due protagoniste e alla verve interpretativa delle rispettive attrici (molto meglio la prova della McCarthy, decisamente più a suo agio rispetto a un’ingessata e svogliata Octavia Spencer), il messaggio alla base del film non vuole essere altro che un pretesto per poter divertire il pubblico con gag e sketch ai limiti dell’assurdo. Thunder Force spinge sull’acceleratore giocando con molti stereotipi per poi metterli alla berlina: dai costumi delle eroine alle fattezze degli antagonisti, passando ovviamente per la caricatura dei personaggi secondari e delle qualità soprannaturali.

Non tutto è al posto giusto

Se le intenzioni posso quindi essere interessanti e curiose, ci sono due evidenti problemi che ostacolano la riuscita del film. Il primo è legato proprio alla sua vena più comica. Thunder Force non è infatti un lungometraggio molto ispirato. Le battute non convincono come dovrebbero e nell’insieme sembra di assistere a un prodotto già invecchiato. Certo, l’idea di provare a mettere in scena un mondo alla rovescia (supereroine invece di supereroi, antagonisti buffi e fannulloni invece di spietati, corpi goffi e ingombranti invece di sexy e sinuosi) funziona eccome, tuttavia le trovate in fin dei conti sono meno spassose del previsto e neppure troppo originali.

Il secondo ostacolo che Thunder Force non riesce a superare è quello della critica alla società odierna. In maniera frettolosa e pressapochista, il film porta sullo schermo un mondo ideale che è figlio delle più recenti battaglie sociali. Oltre all’inclusione delle minoranze razziali e alla messa in scena di una sorta di vendetta “al femminile”, la Chicago che fa da sfondo alle avventure delle due eroine è alle prese con l’elezione del nuovo sindaco. Da una parte un losco e temibile alieno mascherato, dall’altra una donna in carriera dall’aria rassicurante.

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Sia chiaro, non c’è nulla di male nel lasciarsi guidare dal presente storico e dalle leggi dell’intrattenimento che il mercato via via segue per stare al passo coi tempi. Il cinema è da sempre un’industria basata su simili concetti ed è interessante notare come, lungo le decadi, simili prodotti abbiano mutato forma per rispecchiare al meglio lo spirito degli anni. Eppure Thunder Force si limita a sciogliere la questione troppo in fretta, senza voler entrare più nel dettaglio della metafora. Il regista lancia il sasso, ma poi nasconde la mano, finendo così per limitare il suo progetto.

Conclusioni

L’idea di realizzare una sorta di radiografia del presente cinematografico più contemporaneo, giocando con l’attualità e le tendenze del mercato più redditizie, è sicuramente il punto di maggior interesse di Thunder Force. Peccato quindi che non tutto sia al posto giusto, che la coppia di attrici non funzioni al meglio come altrove e alcuni passaggi e personaggi siano davvero troppo superficiali e stereotipati. Certo, rimane un prodotto d’intrattenimento senza altre pretese se non quelle di alleggerire la giornata dello spettatore per un’ora e mezza. Tuttavia in anni in cui la commedia cinematografica ha saputo dialogare sapientemente con il grande cinema mainstream forse è doveroso aspettarsi di più.