criptovalute

Tesla interrompe i pagamenti in Bitcoin: inquinano troppo

Elon Musk ha dichiarato che Tesla non accetterà più pagamenti in Bitcoin per l’acquisto delle sue autovetture elettriche. Il motivo è semplice: i costi energetici per il mining di questa cryptovaluta sarebbero eccessivi, e per un’azienda che punta a rivoluzionare il settore automotive con delle soluzioni elettriche ecosostenibili, accettare una forma di pagamento che utilizza una quantità esagerata di carburanti fossili non è proprio il massimo.

Non si tratta comunque di un addio, ma di una sorta di arrivederci: nel tweet pubblicato, Musk afferma infatti che i Bitcoin posseduti finora da Tesla non verranno venduti, ma verranno invece utilizzati per transazioni future una volta che le risorse utilizzate dal mining diventeranno più sostenibili (semmai lo saranno). Il CEO di Tesla crede fortemente nelle cryptovalute, tanto da concludere la sua dichiarazione spiegando che l’azienda sta valutando anche altre crypto che consumerebbero meno dell’1% dell’energia per ogni transazione rispetto al Bitcoin. Tra le tante spicca molto probabilmente Dogecoin, nata quasi per scherzo ma che sotto l’ala di Elon Musk è riuscita ad avere un incremento pauroso in pochissimo tempo (+14.000% da luglio 2020 ad aprile 2021!). Inoltre Musk ha recentemente twittato un sondaggio per verificare eventuali consensi sul fatto se Tesla dovesse accettare o meno Dogecoin come pagamento.

Dan Held Tweet Elon Musk

Ovviamente non esiste dichiarazione di Elon Musk che non sia soggetta a polemiche di qualsiasi tipo: poche ore dopo il tweet è arrivata subito la risposta di Dan Held, Growth Lead di Kraken (piattaforma di trading) e trader di cryptovalute (Bitcoin in particolare, ti abbiamo sgamato), che tiene dei corsi online per chiunque voglia approfondire la propria conoscenza sulle crypto. Il tweet di risposta, che mira a pungere la dichiarazione di Tesla e a proteggere gli interessi di Bitcoin, recita testualmente: “Interromperete anche i pagamenti in dollari americani prossimamente, che consumano ancora più energia?”

Dalla tabella si evince infatti che l’energia utilizzata per il mining di Bitcoin, in termini di GJ, diventi quasi irrisoria rispetto a quella utilizzata dalle banche: 183 milioni di GJ per i Bitcoin, per un costo di 4.5 miliardi di dollari americani, contro i 2,340 milioni di GJ consumati dalle banche, che vengono a costare annualmente 27,600 miliardi di dollari. Numeri da paura.