La resistenza agli antibiotici rappresenta oggi una delle minacce sanitarie più insidiose a livello planetario, con proiezioni che indicano oltre 10 milioni di morti annue entro il 2050. Mentre i batteri patogeni evolvono strategie sempre più sofisticate per sfuggire ai trattamenti farmacologici, trasformandosi in "superbatteri" resistenti, la comunità scientifica risponde con strumenti biotecnologici d'avanguardia. Un team della University of California San Diego ha sviluppato un sistema innovativo basato su CRISPR che non si limita a contrastare la diffusione della resistenza, ma è capace di invertire attivamente questo processo nelle popolazioni batteriche, riportando i microrganismi a una condizione di sensibilità ai farmaci.
Il professor Ethan Bier, del Dipartimento di Biologia Cellulare e dello Sviluppo, insieme al collega Justin Meyer, esperto di ecologia ed evoluzione microbica, ha messo a punto una tecnologia di seconda generazione chiamata pPro-MobV. Questa piattaforma rappresenta un'evoluzione del sistema Pro-Active Genetics (Pro-AG) originariamente sviluppato nel 2019 in collaborazione con il team del professor Victor Nizet della School of Medicine. La caratteristica distintiva di questo approccio risiede nell'applicazione ai batteri di concetti tipici dei gene drive, strumenti genetici finora utilizzati principalmente negli insetti per bloccare la trasmissione di tratti indesiderati come la capacità di veicolare parassiti della malaria.
Il meccanismo d'azione si basa su una cassetta genetica che si inserisce nei plasmidi batterici, piccole molecole circolari di DNA che si replicano autonomamente all'interno delle cellule microbiche. È proprio su questi plasmidi che i batteri trasportano frequentemente i geni responsabili della resistenza agli antibiotici. Una volta integrata, la cassetta CRISPR disattiva specificamente questi geni, rendendo nuovamente vulnerabili ai trattamenti farmacologici microrganismi che altrimenti sarebbero inarrestabili. Il sistema sfrutta il trasferimento coniugale, un processo naturale simile a un accoppiamento batterico attraverso cui le cellule microbiche scambiano materiale genetico formando canali di comunicazione diretta.
I risultati pubblicati sulla rivista npj Antimicrobials and Resistance del gruppo Nature documentano come pPro-MobV sia in grado di diffondersi attraverso le popolazioni batteriche propagando gli elementi che neutralizzano la resistenza. Particolarmente rilevante è la dimostrazione dell'efficacia del sistema all'interno dei biofilm, comunità microbiche dense e strutturate che aderiscono alle superfici formando barriere protettive notoriamente difficili da eliminare. Questi aggregati batterici sono coinvolti nella maggior parte delle infezioni gravi e rappresentano uno dei principali ostacoli alla penetrazione degli antibiotici, permettendo ai microrganismi di sopravvivere ai trattamenti.
Come sottolinea Bier, il contesto dei biofilm per combattere la resistenza antibiotica è particolarmente importante poiché rappresenta una delle forme di crescita batterica più difficili da superare in ambito clinico. La capacità di operare in questi ambienti complessi apre prospettive applicative negli ospedali, dove i biofilm si formano su dispositivi medici e superfici, ma anche in contesti ambientali come gli impianti di trattamento delle acque reflue e gli allevamenti ittici. Secondo stime conservative, circa metà della resistenza agli antibiotici che minaccia la salute umana ha origine in ambienti non clinici, passando dagli animali all'uomo attraverso catene di trasmissione ambientale.
Il sistema integra anche una collaborazione potenziale con i batteriofagi, virus che infettano naturalmente i batteri. I ricercatori hanno scoperto che elementi del loro sistema genetico attivo possono essere trasportati da questi fagi, che stanno già venendo ingegnerizzati come vettori per superare le difese batteriche e rilasciare materiale genetico disruptivo nelle cellule. L'integrazione tra pPro-MobV e fagi modificati potrebbe amplificare significativamente l'efficacia dell'intervento, creando una strategia combinata più potente.
La piattaforma include anche un meccanismo di sicurezza basato sulla delezione per omologia, che consente agli scienziati di rimuovere la cassetta genetica inserita qualora necessario. Meyer evidenzia come questa tecnologia rappresenti uno dei pochi strumenti attualmente disponibili capaci di invertire attivamente la diffusione dei geni di resistenza agli antibiotici, anziché limitarsi a rallentarla o gestirne le conseguenze. Si tratta di un approccio che affronta il problema alla radice evolutiva, interferendo con i meccanismi genetici che permettono ai batteri di tramandare la resistenza attraverso le generazioni.
Le prospettive future di questa ricerca includono test in ambienti reali come ospedali e impianti di acquacoltura, dove la pressione selettiva degli antibiotici favorisce costantemente l'emergere e il consolidarsi di ceppi resistenti. La possibilità di intervenire direttamente sulle popolazioni batteriche negli ecosistemi confinati potrebbe rappresentare un punto di svolta nella lotta contro una delle emergenze sanitarie più pressanti del nostro tempo, offrendo finalmente uno strumento proattivo in un campo dove finora la medicina ha dovuto assumere una posizione prevalentemente difensiva.