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Le tute dei vigili del fuoco nascondono rischi chimici

Una ricerca pubblicata su Environmental Science & Technology Letters rileva composti bromurati potenzialmente nocivi nelle tute protettive.

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Avatar di Antonello Buzzi

a cura di Antonello Buzzi

Senior Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 19/12/2025 alle 08:25

La notizia in un minuto

  • Uno studio rivela che tutti gli equipaggiamenti dei vigili del fuoco testati contengono ritardanti di fiamma bromurati, con concentrazioni estraibili più elevate proprio nelle tute commercializzate come prive di PFAS
  • Il decabromodifeniletano (DBDPE) è il composto più presente e presenta proprietà simili al decaBDE, sostanza tossica già eliminata a livello globale, con possibili effetti su ormoni tiroidei
  • Alcuni produttori offrono già equipaggiamenti privi sia di PFAS che di ritardanti bromurati, ma la mancanza di trasparenza sui trattamenti chimici complica le scelte informate dei dipartimenti

Riassunto generato con l’IA. Potrebbe non essere accurato.

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L'equipaggiamento di protezione utilizzato dai vigili del fuoco potrebbe contenere ritardanti di fiamma bromurati, sostanze chimiche associate a rischi sanitari significativi. È quanto emerge da uno studio pionieristico pubblicato il 16 dicembre sulla rivista scientifica Environmental Science & Technology Letters, che per la prima volta negli Stati Uniti documenta formalmente la presenza di questi composti nelle tute protettive indossate durante gli interventi di emergenza. La scoperta assume particolare rilevanza nel contesto della progressiva eliminazione dei PFAS dall'equipaggiamento antincendio, sollevando interrogativi critici sulle sostanze chimiche che stanno sostituendo questi composti già noti per la loro pericolosità.

Il punto di partenza della ricerca è stato apparentemente casuale ma scientificamente rigoroso. Heather Stapleton, professoressa presso la Nicholas School of the Environment della Duke University e coordinatrice dello studio, ha ricevuto voci non confermate secondo cui alcuni produttori stavano incorporando ritardanti di fiamma bromurati nei tessuti privi di PFAS. "Poiché alcuni ritardanti di fiamma bromurati presentano una tossicità nota, ho richiesto un campione dell'equipaggiamento in questione per condurre analisi", ha spiegato Stapleton, che dirige anche uno studio sull'incidenza dei tumori tra i vigili del fuoco.

La metodologia adottata dal team di ricerca, che ha coinvolto anche studiosi della North Carolina State University e della International Association of Fire Fighters, si è concentrata sull'analisi stratificata delle tute protettive. Questi dispositivi di protezione individuale sono composti da tre strati distinti: un guscio esterno resistente alle fiamme, una barriera intermedia contro l'umidità che blocca i germi pur consentendo la circolazione dell'aria, e un rivestimento interno progettato per regolare la temperatura corporea. Gli scienziati hanno esaminato nove set di equipaggiamento usato prodotto tra il 2013 e il 2020, insieme a tre set fabbricati nel 2024 e commercializzati come privi di PFAS, sottoponendo ciascuno strato a due tecniche analitiche distinte per quantificare sia il contenuto chimico totale sia i livelli "estraibili", ovvero la porzione potenzialmente trasferibile durante l'uso attraverso assorbimento cutaneo o inalazione.

"I vigili del fuoco ricevono già esposizioni elevate a molteplici sostanze chimiche per tutti i pericoli che affrontano durante il servizio, e non dovrebbero preoccuparsi di ricevere ulteriori esposizioni dal loro equipaggiamento"

I risultati hanno confermato le aspettative per quanto riguarda i PFAS: tutti gli equipaggiamenti prodotti tra il 2013 e il 2020 contenevano questi composti, utilizzati per respingere olio e acqua e contribuire alla resistenza alle fiamme. Al contrario, le tute fabbricate nel 2024 mostravano livelli estraibili di PFAS bassi o non rilevabili, coerentemente con le dichiarazioni dei produttori. Le piccole quantità rilevate erano probabilmente dovute a contaminazione ambientale durante l'utilizzo. Questa transizione riflette una tendenza più ampia: numerosi studi su esseri umani e animali hanno collegato l'esposizione ai PFAS a problemi di salute, inclusi specifici tipi di cancro, spingendo diversi stati americani ad approvare legislazioni che vieteranno l'acquisto di equipaggiamenti trattati con PFAS a partire dal 2027.

La scoperta più preoccupante, tuttavia, riguarda i ritardanti di fiamma bromurati. Ogni set di equipaggiamento testato conteneva questi composti, con livelli estraibili generalmente superiori a quelli misurati per i PFAS. Le concentrazioni estraibili più elevate sono state rilevate proprio negli equipaggiamenti commercializzati come privi di PFAS, in particolare nello strato di barriera all'umidità. Secondo Stapleton, questo pattern suggerisce un'aggiunta intenzionale da parte dei produttori per soddisfare i requisiti di infiammabilità stabiliti dalla National Fire Protection Association, probabilmente sostituendo un composto PFAS precedentemente utilizzato in quello strato.

Tra le sostanze identificate, il decabromodifeniletano (DBDPE) presentava i livelli estraibili più elevati. Sebbene non esistano studi statunitensi sugli effetti sanitari legati all'esposizione al DBDPE, i ricercatori hanno citato uno studio del 2019 condotto su lavoratori di un impianto chimico in Cina, che ha documentato associazioni tra esposizione a DBDPE, alterazioni dei livelli di ormoni tiroidei e segni di patologie tiroidee. "Sono rimasta davvero sorpresa che i produttori abbiano utilizzato DBDPE nell'equipaggiamento antincendio", ha dichiarato Stapleton. "Presenta proprietà simili a una sostanza chimica tossica chiamata decaBDE che è stata in gran parte eliminata a livello globale, sollevando interrogativi sulla sua sicurezza."

L'analisi ha anche rivelato pattern di distribuzione chimica significativi. Negli equipaggiamenti prodotti tra il 2013 e il 2020, il guscio esterno conteneva tipicamente livelli estraibili più elevati di ritardanti di fiamma bromurati rispetto alla barriera all'umidità o al rivestimento interno. Questo schema riflette probabilmente l'accumulo da fumo e fuliggine incontrati durante gli incendi: quando i materiali da costruzione bruciano, possono rilasciare ritardanti di fiamma bromurati nell'aria che aderiscono all'equipaggiamento e non si lavano facilmente. Contemporaneamente, la presenza di questi composti negli strati interni suggerisce che alcuni produttori li avevano incorporati nei trattamenti dell'equipaggiamento già da anni, anche prima dell'inizio dell'eliminazione graduale dei PFAS.

Le implicazioni pratiche dello studio sono immediate e concrete. R. Bryan Ormond, coautore della ricerca e professore associato presso il Wilson College of Textiles della NC State University, ha sottolineato il dilemma economico e di sicurezza che i dipartimenti dei vigili del fuoco devono affrontare. Un singolo set di equipaggiamento costa diverse migliaia di dollari e viene utilizzato per molti anni, rendendo necessaria una valutazione attenta dei costi finanziari e di sicurezza personale nel mantenere o sostituire l'attrezzatura. Gli ingredienti chimici utilizzati nei trattamenti dell'equipaggiamento non vengono tipicamente divulgati dai produttori, complicando ulteriormente le decisioni informate.

Sebbene i ricercatori non abbiano ancora determinato i livelli esatti di esposizione dei vigili del fuoco né gli effetti sanitari a lungo termine associati a questi composti chimici, lo studio fornisce informazioni cruciali per valutare l'equipaggiamento protettivo. Stapleton ha evidenziato che alcuni produttori ora offrono equipaggiamenti che evitano sia i PFAS sia i ritardanti di fiamma bromurati, incoraggiando i dipartimenti dei vigili del fuoco a richiedere maggiore trasparenza sui trattamenti chimici utilizzati. Il progetto è stato sostenuto dal North Carolina Collaboratory presso l'Università della Carolina del Nord a Chapel Hill, con finanziamenti stanziati dall'Assemblea Generale della Carolina del Nord, e rappresenta un passo fondamentale verso la protezione di coloro che proteggono la sicurezza pubblica, un obiettivo che richiede ulteriori ricerche per caratterizzare completamente i profili di esposizione e sviluppare alternative più sicure.

Fonte dell'articolo: www.sciencedaily.com

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