La dieta chetogenica, regime alimentare caratterizzato da un apporto estremamente elevato di grassi e una drastica riduzione dei carboidrati, continua a essere al centro di un vivace dibattito scientifico. Nata negli anni Venti del secolo scorso come terapia per l'epilessia farmacoresistente, questa dieta è stata adottata negli ultimi anni da milioni di persone per la perdita di peso e la gestione di condizioni metaboliche come obesità e diabete di tipo 2. Tuttavia, mentre gli studi a breve termine hanno documentato alcuni benefici metabolici, le conseguenze di un'adesione prolungata a questo regime alimentare rimangono in gran parte inesplorate. Una nuova ricerca pubblicata su Science Advances dai ricercatori dell'University of Utah Health solleva interrogativi cruciali sulla sicurezza metabolica della dieta chetogenica nel lungo periodo, evidenziando alterazioni potenzialmente dannose nel metabolismo di grassi e carboidrati.
Il gruppo di ricerca guidato da Molly Gallop, ora docente di anatomia e fisiologia all'Earlham College, ha condotto uno studio di lunga durata su modelli murini per colmare una lacuna significativa nella letteratura scientifica. "Abbiamo visto studi a breve termine e quelli che si concentrano solo sul peso, ma non esistevano realmente ricerche che esaminassero cosa accade nel lungo termine o con altri aspetti della salute metabolica", ha spiegato Gallop, che ha condotto lo studio come ricercatrice postdottorale in nutrizione e fisiologia integrativa presso l'University of Utah Health.
L'esperimento ha coinvolto topi maschi e femmine adulti, suddivisi in quattro gruppi alimentari distinti: una dieta occidentale ricca di grassi, una dieta povera di grassi e ricca di carboidrati, una dieta chetogenica tradizionale in cui quasi tutte le calorie provenivano dai grassi, e una dieta a basso contenuto di grassi con proteine equivalenti. Gli animali hanno seguito questi regimi alimentari ad libitum per nove mesi o più, un periodo significativo considerando la durata della vita murina. Durante l'intero studio, i ricercatori hanno monitorato non solo peso corporeo e consumo alimentare, ma anche livelli lipidici nel sangue, accumulo di grasso nel fegato, glicemia, insulinemia e attività genica nelle cellule pancreatiche produttrici di insulina, utilizzando tecniche avanzate di microscopia per comprendere i cambiamenti cellulari alla base degli effetti metabolici osservati.
I risultati hanno rivelato un quadro metabolico complesso e in alcuni casi preoccupante. Rispetto ai topi alimentati con la dieta occidentale ad alto contenuto di grassi, quelli sottoposti al regime chetogenico hanno mostrato un aumento di peso significativamente inferiore, un effetto osservato in entrambi i sessi. Tuttavia, questa apparente vittoria si è rivelata parziale: l'eventuale aumento ponderale nei topi chetogenici era dovuto principalmente all'incremento della massa grassa piuttosto che del tessuto magro, suggerendo una composizione corporea sfavorevole nonostante il controllo del peso totale.
Una delle scoperte più allarmanti riguarda lo sviluppo di steatosi epatica, comunemente nota come fegato grasso, una condizione che rappresenta un marker chiave di disfunzione metabolica e spesso precede lo sviluppo di patologie più gravi. "Una cosa molto chiara è che se segui una dieta davvero ricca di grassi, i lipidi devono andare da qualche parte, e di solito finiscono nel sangue e nel fegato", ha osservato Amandine Chaix, professoressa assistente di nutrizione e fisiologia integrativa presso l'University of Utah Health e autrice senior dello studio. Contrariamente alle aspettative, la dieta chetogenica non ha offerto alcuna protezione contro questa condizione: "La dieta chetogenica non è stata assolutamente protettiva nel senso della malattia del fegato grasso", ha sottolineato Chaix.
Un aspetto particolarmente interessante della ricerca riguarda le differenze tra i sessi. Mentre i topi maschi hanno sviluppato una grave steatosi epatica con compromissione funzionale, le femmine non hanno mostrato accumulo significativo di grasso nel fegato. Questo dimorfismo sessuale, che il team intende esplorare in futuri studi, solleva questioni importanti sulla variabilità individuale della risposta metabolica alla dieta chetogenica e sulla necessità di approcci personalizzati basati sul genere.
Le alterazioni più preoccupanti hanno riguardato la regolazione glicemica. Dopo due o tre mesi di dieta chetogenica, i topi presentavano livelli bassi di glicemia e insulina, un dato che potrebbe sembrare positivo. Tuttavia, quando venivano somministrati carboidrati, la risposta metabolica risultava completamente alterata. "Il problema è che quando dai a questi topi anche solo un po' di carboidrati, la loro risposta è completamente distorta", ha spiegato Chaix. "La loro glicemia aumenta moltissimo e rimane elevata per molto tempo, e questo è piuttosto pericoloso."
L'analisi approfondita ha rivelato che questa intolleranza glucidica derivava dall'incapacità delle cellule pancreatiche di secernere insulina in quantità sufficiente. I ricercatori ipotizzano che l'esposizione prolungata a elevate concentrazioni di grassi induca uno stress cellulare che interferisce con il corretto trasporto delle proteine all'interno delle cellule pancreatiche, compromettendo la loro funzionalità. Sebbene il meccanismo biologico preciso sia ancora oggetto di indagine, il team ritiene che questo stress cellulare giochi un ruolo centrale nella compromissione della risposta glucidica. Un elemento incoraggiante è che la regolazione glicemica migliorava una volta interrotta la dieta chetogenica, suggerendo una potenziale reversibilità di almeno alcuni dei danni metabolici osservati.
La ricerca, finanziata dai National Institutes of Health attraverso diversi istituti specializzati tra cui il National Institute on Aging, il National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases, il National Heart, Lung, and Blood Institute e il National Cancer Institute, rappresenta un contributo significativo alla comprensione degli effetti metabolici a lungo termine della dieta chetogenica. È importante sottolineare che, sebbene i risultati ottenuti su modelli murini non si traducano sempre direttamente nell'uomo, essi evidenziano rischi metabolici potenziali che finora non erano stati adeguatamente esplorati negli studi clinici.
Le implicazioni pratiche di questo studio sono rilevanti per i milioni di persone che considerano o seguono attualmente la dieta chetogenica. "Esorterei chiunque a parlare con un operatore sanitario se sta pensando di iniziare una dieta chetogenica", ha avvertito Gallop. La ricerca suggerisce che, mentre la dieta può offrire benefici a breve termine per il controllo del peso, gli effetti metabolici prolungati richiedono un'attenta valutazione del rapporto rischio-beneficio, soprattutto considerando l'accumulo lipidico epatico e la compromissione della tolleranza glucidica osservati nel modello sperimentale.
I prossimi passi della ricerca includeranno l'esplorazione delle basi molecolari del dimorfismo sessuale osservato nella risposta epatica alla dieta chetogenica e la caratterizzazione dettagliata dei meccanismi cellulari che collegano l'elevato intake lipidico allo stress delle cellule beta pancreatiche. Sarà inoltre fondamentale verificare se questi risultati si riproducono in studi clinici umani controllati di lunga durata, attualmente carenti nella letteratura scientifica.