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Dopo 100 anni, la teoria dei colori di Schrödinger è completa

Tonalità, saturazione e luminosità emergono dalla geometria interna dello spazio cromatico, senza ricorrere a fattori culturali.

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Avatar di Antonello Buzzi

a cura di Antonello Buzzi

Senior Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 24/02/2026 alle 08:45

La notizia in un minuto

  • Un team di ricerca ha completato il modello di Erwin Schrödinger sulla percezione cromatica, dimostrando che tonalità, saturazione e luminosità emergono dalla geometria intrinseca dello spazio colore senza influenze culturali o apprese
  • La chiave del breakthrough è stata la formalizzazione matematica dell'asse neutro (dal nero al bianco) utilizzando geometrie non-riemanniane, risolvendo un problema irrisolto da quasi un secolo
  • Il nuovo framework spiega anomalie percettive come l'effetto Bezold-Brücke e ha applicazioni pratiche nella visualizzazione scientifica, dall'analisi dati alla sicurezza nazionale

Riassunto generato con l’IA. Potrebbe non essere accurato.

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La percezione umana dei colori, uno dei fenomeni più studiati all'intersezione tra fisica, neuroscienze e matematica, trova oggi una nuova definizione rigorosa che completa e perfeziona un'intuizione formulata quasi un secolo fa dal premio Nobel Erwin Schrödinger. Un gruppo di ricerca guidato da Roxana Bujack del Los Alamos National Laboratory ha dimostrato che le tre qualità fondamentali attraverso cui percepiamo i colori – tonalità, saturazione e luminosità – emergono direttamente dalla struttura geometrica interna del sistema cromatico stesso, senza necessità di costrutti esterni come l'apprendimento culturale o l'esperienza individuale. La scoperta, presentata durante la conferenza Eurographics on Visualization, rappresenta un avanzamento significativo nella modellizzazione matematica della visione e apre nuove prospettive per le scienze della visualizzazione.

Il sistema visivo umano si basa su tre tipologie di cellule coniche nella retina, ciascuna sensibile a una specifica porzione dello spettro elettromagnetico: rosso, blu e verde. Questa caratteristica biologica ha portato gli scienziati a rappresentare lo spazio cromatico in tre dimensioni. Nel XIX secolo, il matematico Bernhard Riemann propose che gli spazi percettivi potessero essere curvi anziché piatti, un'intuizione che negli anni '20 del Novecento ispirò Schrödinger a descrivere matematicamente le qualità cromatiche all'interno di un sistema di misurazione curvilineo. Tuttavia, nonostante l'eleganza teorica, il modello di Schrödinger presentava lacune strutturali che ne limitavano l'applicabilità pratica.

Il problema centrale riguardava l'asse neutro, quella linea ideale di toni grigi che va dal nero al bianco e rispetto alla quale si definiscono le posizioni dei colori nello spazio percettivo. Schrödinger aveva utilizzato questo concetto nelle sue definizioni, ma non lo aveva mai formalizzato matematicamente. Senza una definizione rigorosa dell'asse neutro, l'intera costruzione teorica restava formalmente incompleta, sospesa tra intuizione fisica e precisione matematica. Il team di Los Alamos ha risolto questa carenza stabilendo l'asse neutro esclusivamente attraverso la geometria della metrica cromatica, un risultato che ha richiesto di superare il tradizionale approccio riemanniano e di adottare strumenti matematici più avanzati.

Queste qualità cromatiche non emergono da costrutti esterni come esperienze culturali o apprese, ma riflettono le proprietà intrinseche della metrica del colore stesso

I ricercatori hanno inoltre affrontato due anomalie note nella percezione cromatica. La prima riguarda l'effetto Bezold-Brücke, per cui l'aumento della luminosità può far percepire uno spostamento nella tonalità di un colore. Invece di assumere che i colori cambino lungo linee rette nello spazio percettivo, il team ha calcolato il percorso più breve all'interno della geometria curva, ottenendo una descrizione più accurata del fenomeno. Il secondo problema riguarda i rendimenti decrescenti nella percezione: quando le differenze tra colori aumentano progressivamente, diventano meno distinguibili. Anche in questo caso, l'adozione di un approccio non-riemanniano basato sul percorso minimo ha fornito una soluzione elegante e matematicamente fondata.

Come sottolineato da Bujack, la metrica cromatica codifica geometricamente la distanza percettiva tra i colori, cioè quanto due colori appaiano diversi a un osservatore. Questa formalizzazione rigorosa fornisce il componente mancante per realizzare l'obiettivo originario di Schrödinger: un modello autosufficiente in cui tonalità, saturazione e luminosità siano determinate interamente dalla geometria e dal principio della massima similarità cromatica. Il risultato è un framework teorico che elimina le ambiguità e consolida su basi solide un'intuizione formulata quando la meccanica quantistica era ancora agli albori.

La ricerca, che fa parte di un progetto più ampio sulla percezione cromatica culminato anche in una pubblicazione del 2022 sui Proceedings of the National Academy of Sciences, ha implicazioni pratiche estese ben oltre la teoria pura. Modelli accurati della percezione dei colori sono essenziali per la scienza della visualizzazione, che sostiene ambiti che spaziano dalla fotografia e produzione video all'analisi di dataset complessi. Nel contesto della ricerca scientifica avanzata, una modellizzazione cromatica affidabile migliora l'interpretazione di simulazioni e dati, inclusi quelli utilizzati per la sicurezza nazionale. Il lavoro è stato finanziato dal programma Laboratory Directed Research and Development di Los Alamos e dal programma Advanced Simulation and Computing della National Nuclear Security Administration.

Stabilendo una base matematica più solida per il colore in uno spazio non-riemanniano, il team ha posto le fondamenta per futuri progressi nelle tecnologie di visualizzazione. La direzione futura della ricerca potrebbe includere l'applicazione di questi principi geometrici a spazi cromatici ancora più complessi, come quelli che tengono conto delle differenze individuali nella percezione o delle variazioni legate all'illuminazione ambientale. Resta inoltre da esplorare come questa nuova formalizzazione possa integrarsi con modelli neurobiologici della visione, connettendo la geometria astratta alla fisiologia delle vie nervose che elaborano l'informazione cromatica dalla retina alla corteccia visiva.

Fonte dell'articolo: www.sciencedaily.com

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