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Troppi satelliti: lo spazio rischia una collisione ogni 3 giorni

Un nuovo studio rivela che senza manovre i satelliti si scontrerebbero in meno di tre giorni. Colpa dell’aumento record degli oggetti in orbita.

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Avatar di Antonello Buzzi

a cura di Antonello Buzzi

Senior Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 17/12/2025 alle 08:25

La notizia in un minuto

  • L'orbita terrestre è così congestionata che se tutti i satelliti perdessero la capacità di manovra si verificherebbe una collisione entro 2,8 giorni, rispetto ai 121 giorni del 2018
  • La costellazione Starlink di SpaceX ha eseguito oltre 144.000 manovre di evasione in sei mesi, equivalenti a una ogni 1,8 minuti per l'intera flotta
  • Il CRASH Clock è una nuova metrica che misura il rischio crescente di collisioni nello spazio, evidenziando come l'ambiente orbitale rischi di diventare inutilizzabile senza regolamentazioni più stringenti

Riassunto generato con l’IA. Potrebbe non essere accurato.

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L'orbita terrestre sta diventando un ambiente sempre più congestionato, al punto che se tutti i satelliti attualmente in funzione perdessero improvvisamente la capacità di manovrare, si verificherebbe una collisione entro appena 2,8 giorni. A rivelarlo è un nuovo studio condotto da un team di ricercatori guidato da Sarah Thiele della Princeton University, che ha sviluppato una metrica innovativa per quantificare il rischio crescente di incidenti nello spazio circumterrestre. La ricerca evidenzia come l'esplosione del numero di satelliti artificiali negli ultimi anni – passati da circa 4.000 nel 2018 a quasi 14.000 oggi – abbia trasformato radicalmente le dinamiche orbitali, rendendo necessarie manovre di evasione sempre più frequenti e complesse.

Il principale responsabile di questa crescita esponenziale è la costellazione Starlink di SpaceX, che conta attualmente oltre 9.000 satelliti distribuiti in orbita terrestre bassa, tra 340 e 550 chilometri di altitudine. Questi dispositivi devono costantemente modificare la propria traiettoria per evitare collisioni con altri oggetti spaziali, sia attivi che inattivi. Secondo i dati forniti dalla stessa SpaceX, nel periodo compreso tra il 1° dicembre 2024 e il 31 maggio 2025, la compagnia ha eseguito 144.404 manovre di evasione, equivalenti a una ogni 1,8 minuti considerando l'intera costellazione. Un ritmo impressionante che testimonia quanto l'ambiente orbitale sia diventato affollato e quanto sia necessaria una gestione attiva per prevenire incidenti.

Per comprendere l'evoluzione del rischio, i ricercatori hanno analizzato i dati di posizionamento pubblici dei satelliti e hanno introdotto il CRASH Clock (Collision Realization And Significant Harm), una metrica che misura quanto tempo impiegherebbe a verificarsi una collisione se tutti i satelliti perdessero simultaneamente la capacità di manovra. Il nome richiama deliberatamente il celebre Doomsday Clock, l'orologio simbolico che dal 1947 rappresenta la vicinanza dell'umanità a una catastrofe nucleare globale. Come conferma Samantha Lawler dell'Università di Regina in Canada, membro del team di ricerca, il parallelo è stato oggetto di lunghe discussioni durante lo sviluppo del progetto.

Nel 2018, prima del lancio dei primi satelliti Starlink, il CRASH Clock indicava 121 giorni prima di una collisione ipotetica. Oggi il tempo si è ridotto a soli 2,8 giorni

La drastica riduzione del tempo di collisione teorico – da 121 giorni nel 2018 a meno di tre giorni oggi – ha sorpreso gli stessi autori dello studio. "Siamo rimasti scioccati che fosse così breve", ha dichiarato Thiele. Lo scenario ipotizzato presuppone un evento catastrofico capace di rendere tutti i satelliti incapaci di modificare la propria orbita simultaneamente, come potrebbe accadere durante una tempesta solare particolarmente intensa. Nel maggio 2024, una forte tempesta solare ha causato un effetto "onda" su alcuni satelliti Starlink, dimostrando la vulnerabilità di questi sistemi agli eventi meteorologici spaziali. Una ripetizione del Carrington Event del 1859, la più potente tempesta solare mai registrata, potrebbe generare problemi significativi, sebbene Wineed Vattapally di SES Satellites in Lussemburgo ritenga improbabile che un singolo evento possa disabilitare contemporaneamente tutti i satelliti in orbita.

La storia degli incidenti orbitali conta finora un solo caso documentato di collisione tra satelliti. Nel 2009, un satellite operativo della Iridium Communications si è scontrato con un satellite russo Kosmos ormai inattivo, generando centinaia di frammenti che ancora oggi orbitano intorno alla Terra. Questo episodio ha evidenziato un rischio concreto: ogni collisione produce migliaia di detriti metallici che potrebbero rendere inutilizzabili intere fasce orbitali, innescando la cosiddetta sindrome di Kessler, una reazione a catena di collisioni successive.

Hugh Lewis dell'Università di Birmingham nel Regno Unito sottolinea l'utilità di metriche come il CRASH Clock per comunicare efficacemente quanto l'orbita terrestre stia diventando satura. "Possiamo continuare ad aggiungere carte a questo castello?" si chiede il ricercatore. "Più carte vengono aggiunte, più grande sarà il crollo quando le cose andranno male". La metafora è particolarmente calzante considerando i piani futuri: nei prossimi anni sono previsti lanci di decine di migliaia di satelliti aggiuntivi da parte di SpaceX, Amazon e diverse compagnie cinesi, tutte impegnate nella costruzione di mega-costellazioni per fornire connettività globale.

Le prospettive future appaiono preoccupanti. Con l'aumento esponenziale del numero di satelliti, il CRASH Clock è destinato a ridursi ulteriormente, aumentando proporzionalmente il rischio di collisioni. La comunità scientifica internazionale sta discutendo la necessità di regolamentazioni più stringenti per la gestione del traffico orbitale, incluse norme sulla rimozione attiva dei detriti e sulla fine vita dei satelliti. "È spaventoso pensarci", ammette Thiele, riflettendo sulle implicazioni a lungo termine di questa corsa allo spazio commerciale. La sostenibilità dell'ambiente orbitale terrestre si configura così come una delle sfide più urgenti per garantire l'accesso futuro allo spazio, un patrimonio comune dell'umanità che rischia di trasformarsi in una discarica inaccessibile senza interventi coordinati a livello globale.

Fonte dell'articolo: www.newscientist.com

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