Nel dibattito scientifico sulla quantità ottimale di movimento quotidiano necessario per mantenersi in salute, emerge una nuova variabile cruciale: non conta soltanto quanti passi facciamo, ma soprattutto come li accumuliamo durante la giornata. Una ricerca pubblicata su Annals of Internal Medicine ha analizzato i dati di oltre 33.000 adulti britannici, rivelando che camminare in sessioni continuative di maggiore durata riduce significativamente il rischio di mortalità e malattie cardiovascolari, indipendentemente dal conteggio totale dei passi giornalieri. Lo studio si inserisce nel filone di ricerca epidemiologica che, negli ultimi anni, sta ridefinendo le linee guida sull'attività fisica, spostandosi da raccomandazioni generiche verso indicazioni più precise e personalizzate.
I ricercatori hanno attinto ai dati della UK Biobank, selezionando specificamente adulti con livelli di attività fisica medio-bassi, quantificati in meno di 8.000 passi al giorno. Questo campione rappresenta una porzione significativa della popolazione generale, spesso esclusa dagli studi che si concentrano su individui già attivi. L'analisi ha classificato i partecipanti in quattro categorie in base alla durata tipica delle loro camminate: sessioni inferiori a 5 minuti, da 5 a meno di 10 minuti, da 10 a meno di 15 minuti, e infine camminate di almeno 15 minuti consecutivi. La mediana dei passi giornalieri si attestava a 5.165, con una distribuzione piuttosto eloquente: il 42,9% dei partecipanti accumulava la maggior parte dei propri passi in brevi spostamenti inferiori ai 5 minuti, riflettendo probabilmente le tipiche attività domestiche o gli spostamenti frammentati tipici della vita sedentaria moderna.
Il follow-up, condotto nell'arco di 9,5 anni, ha prodotto evidenze statisticamente solide sulla correlazione tra durata delle sessioni di cammino e outcome di salute. Il rischio di mortalità per tutte le cause mostrava una chiara tendenza decrescente all'aumentare della durata delle camminate: partiva dal 4,36% (intervallo di confidenza al 95%: 3,52%-5,19%) per chi camminava prevalentemente in sessioni brevissime, scendeva drasticamente all'1,83% (IC: 1,29%-2,36%) nel gruppo che camminava per 5-10 minuti consecutivi, fino a raggiungere lo 0,84% (IC: 0,13%-1,53%) per chi manteneva sessioni di 10-15 minuti e lo 0,80% (IC: 0,00%-1,89%) per chi superava regolarmente i 15 minuti di cammino continuativo.
L'associazione si rivelava ancora più marcata per gli eventi cardiovascolari. Dopo 9,5 anni di osservazione, il rischio cumulativo di patologie cardiovascolari presentava differenze ancora più pronunciate tra i gruppi: dal 13,03% (IC: 11,92%-14,14%) per le camminate frammentate sotto i 5 minuti, al 4,39% (IC: 1,89%-6,83%) per le sessioni di almeno un quarto d'ora. Questo dato suggerisce che il sistema cardiovascolare tragga benefici specifici da un'attivazione più sostenuta e continuativa, probabilmente legata a meccanismi fisiologici come il miglioramento della funzione endoteliale, la modulazione della pressione arteriosa e l'ottimizzazione del metabolismo lipidico e glucidico.
Un sottogruppo particolarmente interessante dell'analisi riguardava gli individui più sedentari, con meno di 5.000 passi giornalieri. In questa popolazione, che rappresenta la fascia a più alto rischio cardiovascolare e metabolico, l'associazione tra durata delle sessioni di cammino e benefici sulla salute risultava ancora più evidente, indicando che proprio chi si muove meno potrebbe trarre i maggiori vantaggi da un cambiamento qualitativo, prima ancora che quantitativo, delle proprie abitudini motorie. Questo aspetto ha importanti implicazioni per le strategie di sanità pubblica, suggerendo che messaggi come "fai una camminata di almeno 15 minuti" potrebbero essere più efficaci e realistici rispetto agli obiettivi numerici spesso percepiti come irraggiungibili.
Dal punto di vista fisiologico, esistono diverse spiegazioni plausibili per questi risultati. Sessioni di cammino più lunghe mantengono elevata la frequenza cardiaca in una zona aerobica per un periodo sufficiente a innescare adattamenti cardiovascolari positivi, aumentano il dispendio calorico complessivo favorendo il controllo del peso, e stimolano la produzione di fattori protettivi come le miochine rilasciate dai muscoli in attività. Al contrario, brevi spostamenti frammentati, pur contribuendo al conteggio totale dei passi, potrebbero non raggiungere l'intensità o la durata necessarie per attivare questi meccanismi protettivi.
Lo studio presenta comunque alcune limitazioni metodologiche da considerare. Essendo di natura osservazionale, non può stabilire un nesso causale definitivo, ma solo identificare robuste associazioni statistiche. Inoltre, i partecipanti della UK Biobank potrebbero non rappresentare perfettamente la popolazione generale, tendendo a includere individui con maggiore consapevolezza sanitaria. Tuttavia, l'ampiezza del campione, la durata del follow-up e la significatività statistica dei risultati conferiscono solidità alle conclusioni.
Le prospettive applicative di questa ricerca sono significative per la medicina preventiva e per la definizione di linee guida più sfumate sull'attività fisica. Suggeriscono che, accanto alla promozione di un aumento generale del movimento quotidiano, sarebbe opportuno enfatizzare la qualità temporale dell'esercizio, incoraggiando anche chi conduce una vita sedentaria a ritagliarsi almeno una camminata continuativa di 15 minuti al giorno. Futuri studi randomizzati controllati potrebbero verificare se interventi mirati sulla durata delle sessioni di cammino producano effettivamente i benefici osservati in questo studio epidemiologico, aprendo la strada a raccomandazioni cliniche più precise e personalizzate, particolarmente utili per le popolazioni a maggior rischio cardiovascolare.