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Daymare: 1998, abbiamo provato il survival horror italiano

Daymare: 1998 è il survival horror tutto italiano sviluppato da Invader Studios che abbiamo finalmente avuto modo di provare completando i primi due livelli nei panni dell’agente Liev, membro dell’organizzazione H.A.D.E.S – una per nulla sospetta unità paramilitare, il cui compito è risolvere situazioni spinose senza che il mondo intero lo venga a sapere.

La partita è incominciata con un viaggio in elicottero verso una struttura di ricerca della società Aegis, dove la fuga di un agente tossico sconosciuto ha fatto precipitare quei laboratori nel caos. Appena scesi dal nostro mezzo di trasporto nell’unica area di atterraggio disponibile, abbiamo quindi preso il controllo diretto del personaggio. Durante la nostra prova abbiamo optato per il controller e siamo rimasti soddisfatti soprattutto per quanto riguarda la mira: è molto precisa anche utilizzando lo stick analogico destro al posto del mouse, ma ci arriveremo per gradi.

Partiamo infatti dall’impatto visivo che Daymare: 1998 riesce ad avere. Grazie all’Unreal Engine 4 gli scenari sono di altissima qualità, anche se richiedono una buona potenza di calcolo. È perciò possibile ridurre la risoluzione di rendering dei fotogrammi al 75% per ottenere la maggiore fluidità della scena – l’immagine diventa più sfocata ma in generale è un buon compromesso fra prestazioni e qualità. Tra le altre opzioni grafiche possiamo cambiare la qualità delle texture, delle ombre, degli effetti visivi, attivare o disattivare il motion blur e i lens flare e impostare il livello dell’antialiasing. Quest’ultimo incide molto sulla velocità di generazione dei fotogrammi e purtroppo non può essere disattivato totalmente.

In ogni caso, le ambientazioni sono abbastanza dettagliate e i modelli tridimensionali di edifici, macchinari, arredamento e così via hanno una discreta complessità poligonale, ai quali sono poi accostate texture sufficientemente definite. Molto buona anche l’illuminazione, i riflessi e gli effetti ambientali. Per non consumare troppe risorse inutilmente, le ombre dinamiche sono proiettate solo da alcune fonti, tra cui la nostra torcia, e nemmeno per tutti i modelli 3D. Abbiamo infatti notato, ad esempio, che i non morti situati in determinate aree di un livello – separate fra l’altro da un caricamento – non hanno un’ombra se illuminati, mentre in altre zone ce l’hanno. Lo stesso vale per gli oggetti presenti nello scenario e con grande probabilità, in questo caso, dipende dal numero di poligoni da cui sono composti. Ma alla fine si tratta di una piccolezza davvero molto difficile da notare, perché nel complesso la resa visiva è molto alta grazie ai “muscoli” dell’Unreal Engine.

Anche i riflessi sulle superfici metalliche o bagnate e sui vestiti aiutano a ottenere questo risultato, mentre nei momenti in cui ci troviamo all’esterno gli effetti climatici come pioggia e nebbia sono simulati in modo credibile. A parte qualche calo di fotogrammi di tanto in tanto, il contatore degli FPS dell’overlay di Steam si è comunque mantenuto quasi sempre costante a 60 fotogrammi al secondo a 1080p.

L'appendiabiti e la ringhiera proiettano un'ombra, mentre la telecamera e altri elementi meno visibili no.

Pure gli iconici zombie risultano particolarmente riusciti, nonostante siano stati un po’ troppo spesso riciclati. A parte ciò, le animazioni sono buone e la vicinanza della telecamera alle spalle del personaggio crea volutamente dei punti ciechi quando si entra in una stanza o corridoio. In ogni caso, alla massima difficoltà non abbiamo avuto grandi problemi a completare i due livelli, seppur spesso sul filo del rasoio. Chi invece preferisce un’esperienza più semplice, prima di incominciare la sessione può selezionare la difficoltà, decidere se vedere o meno l’HUD e se attivare e a quale intensità l’automira.

Tra l’altro, abbiamo molto apprezzato alcune semplici ma coinvolgenti meccaniche scelte dagli sviluppatori: per ricaricare possiamo sostituire il caricatore riponendo quello scarico nell’inventario oppure lasciandolo cadere per terra per velocizzare il movimento e raccoglierlo dopo; le munizioni vanno inserite nel caricatore vuoto prima di poterlo riutilizzare; i medikit e i potenziamenti temporanei possono essere combinati in modo da unire gli effetti in un unico oggetto e quando si accede alle scorte il tempo non si ferma.

In generale, ci è piaciuto che Daymare: 1998 punti al realismo. Per di più abbiamo dovuto risolvere puzzle ed enigmi vecchio stile per riuscire ad avanzare nell’avventura. Non sono particolarmente complessi, però basta davvero poco per non capirne la logica e restare a rimuginarci sopra a lungo.

Inoltre, ad allungare la durata della partita ci sono un buon numero di documenti da raccogliere e leggere che svelano ulteriori informazioni su ciò che sta accadendo e, a volte, assieme a risorse fondamentali come proiettili o medicine, sono situati dietro qualche porta chiusa da aprire attraverso dei minigiochi. Noi abbiamo provato quello dell’hacking, che richiede semplicemente di premere due tasti al momento giusto entro il tempo limite per disattivare il blocco. Nulla di particolarmente virtuoso od originale ma, perlomeno, il consumabile da usare per hackerare il dispositivo si consuma solo se falliamo il minigioco.

Ciò che invece ci ha convinto di meno in assoluto è la qualità delle cutscene e la sincronizzazione fra le voci e il labiale. Quei momenti,  elaborati in tempo reale, appaiono molto sottotono, a causa delle animazioni facciali legnose e di come gli stessi volti sono illuminati. Considerando che Daymare: 1998 è un titolo estremamente story driven e piuttosto lineare, la trama svolge un ruolo fondamentale e i vari inframezzi narrativi non rendono affatto giustizia al gioco se paragonati al resto dei contenuti. Per fortuna il doppiaggio, solamente in inglese, aggiunge abbastanza pathos alla scena. Per quanto possa sembrare strano che uno studio italiano abbia sviluppato un videogioco solo sottotitolato nella nostra lingua, è stata una scelta molto saggia, perché dà una piega più “internazionale” alla produzione e, inoltre, nel cast troviamo perfino la voce originale di Leon Kennedy di Resident Evil 2.

Ora come ora non sappiamo come la storia si evolverà né vogliamo svelarvi troppi dettagli, ma nelle due ore necessarie a terminare il nostro primo “contatto” con il gioco abbiamo avuto qualche momento interessante e un inaspettato colpo di scena, che ci ha reso ancor più curiosi di capire come andrà a finire l’intera vicenda. Daymare: 1998 ha quindi tutte le carte in regola per essere un survival horror di alto livello, inoltre fa piacere sapere che si tratta del risultato raggiunto da una software house italiana. Perciò speriamo che il gioco completo riesca a non tradire le nostre alte aspettative.

Daymare: 1998 sarà disponibile quest’estate per PC, PS4 e Xbox One. Sarete in grado di sopravvivere agli orrori di Keen Sight?